Oh ca**o!!!

Stato
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Mari'

Utente di lunga data
L'INDAGINE

Ior, indagato Gotti Tedeschi
Sequestrati 23 milioni di euro


Il presidente della banca vaticana e un alto dirigente indagati per omissioni legate alla violazione della normativa antiriciclaggio. Nel mirino della Procura di Roma due trasferimenti operati da un conto aperto presso il Credito Artigiano: 20 milioni alla JP Morgan di Francoforte e 3 alla Banca del Fucino



Ettore Gotti Tedeschi





ROMA - Il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e un altro importante dirigente della banca vaticana sono indagati dalla Procura di Roma per violazione del decreto legislativo 231 del 2007, la normativa di attuazione della direttiva Ue sulla prevenzione del riciclaggio. La loro iscrizione è legata al sequestro preventivo, firmato dal gip Maria Teresa Covatta su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e del pm Stefano Rocco Fava ed eseguito ieri, di 23 milioni di euro (su 28 complessivi) che si trovavano su un conto corrente aperto presso la sede romana del Credito Artigiano spa. E' in assoluto la prima iniziativa che chiama in causa la banca vaticana e i suoi vertici da quando, nel 2003, la Cassazione ha attribuito alla giurisdizione italiana la competenza sullo Ior.

Nel mirino dell'autorità giudiziaria, sono finite due operazioni che prevedevano il trasferimento di 20 milioni alla JP Morgan Frankfurt e di altri tre alla Banca del Fucino. L'inchiesta della procura prende il via dalla segnalazione di una operazione sospetta da parte dell'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia, con sospensione della stessa operazione per cinque giorni lavorativi. Ciò ha consentito al nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza e alla Procura romana di attivarsi.

Il sequestro, si precisa, non è stato disposto perché c'è una prova di riciclaggio ma perché, secondo gli inquirenti, è già stato commesso, da parte dei vertici dello Ior, il reato omissivo norma antiriciclaggio. L'articolo 55 del decreto 231 del 2007 punisce con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa da 500 a 5000 euro "l'esecutore dell'operazione che omette di indicare le generalità del soggetto per conto del quale eventualmente esegue l'operazione o le indica false".

E ancora, lo stesso articolo prevede l'arresto da sei mesi a tre anni con l'ammenda da 5000 a 50mila euro "dell'esecutore dell'operazione che non fornisce informazioni sullo scopo e sulla natura prevista dal rapporto continuativo o dalla prestazione professionale o le fornisce false".


(21 settembre 2010)
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/21/news/ior_indagato_gotti_tedeschi-7280213/?ref=HREA-1


QUALCOSA SI MUOVE, ERA ORA! :rolleyes:
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Ma chi se lo sarebbe mai immaginato........!!!!

:rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes::rolleyes:
:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Ce ne sono di scheletri nel caveau dello IOR ..............:D
 

Mari'

Utente di lunga data

Mari'

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Mari'

Utente di lunga data
Intanto e' importante continuare a dare info

22/9/2010 (7:19) - RETROSCENA
"Mi sento umiliato. Non capisco
l'ansia di attaccare l'istituto"


Ettore Gotti Tedeschi + Bufera giudiziaria sui vertici Ior Indagati Gotti Tedeschi e Cipriani


Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior: mortificazione ingiusta


TEODORO CHIARELLI
TORINO

Mi sento profondamente umiliato. Sto subendo una mortificazione ingiusta e non dovuta». Non nasconde la sua irritazione Ettore Gotti Tedeschi raggiunto telefonicamente da La Stampa. Ha la voce rotta dall’emozione il presidente dello Ior indagato con la pesante accusa di riciclaggio. Non deve essere facile per lui, manager cattolico tutto d’un pezzo, banchiere che ama discutere di etica e moralità, vedersi appioppare un’ipotesi di reato così infamante. «Nessuna intervista - premette - Non mi sembra proprio il caso. E comunque non sarei sereno». Ma qualche considerazione sì, il banchiere ferito nell’amor proprio, accetta di farla.

«Non capisco - sbotta - da chi viene tutta questa ansia di attaccare l’Istituto proprio ora che stiamo concludendo il nostro lungo e accurato lavoro, d’intesa con la Segreteria di Stato vaticana e con la Banca d’Italia, per sistemare le situazioni che andavano normalizzate». Si sente vittima di un paradosso Gotti Tedeschi. «Da quando sono stato nominato alla presidenza dello Ior, nel settembre dello scorso anno, ho dedicato gran parte del mio tempo e delle mie energie ad affrontare proprio quei problemi per i quali ora vengo indagato. Su precise indicazioni del Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, sto lavorando alla trasparenza delle procedure così come richiesto dalla Banca d’Italia, sulla quale nutro la massima fiducia».

Non a caso una nota della Segreteria vaticana ispirata da Bertone, manifesta «perplessità e meraviglia» per l’iniziativa della Procura di Roma ed esprime «massima fiducia» nel presidente e nel direttore generale dello Ior. «È nota la chiara volontà, più volte manifestata da parte delle autorità della Santa Sede - si legge - di piena trasparenza per quanto riguarda le operazioni finanziarie dello Ior. Ciò richiede che siano messe in atto tutte le procedure finalizzate a prevenire terrorismo e riciclaggio di capitali. Per questo le autorità dello Ior da tempo si stanno adoperando nei necessari contatti e incontri, sia con la Banca d’Italia sia con gli organismi internazionali competenti per l’inserimento della Santa Sede nella cosiddetta White List».

Secondo il Vaticano i dati informativi necessari a chiarire la vicenda sono già disponibili presso l’ufficio competente della Banca d’Italia, e operazioni analoghe hanno luogo correntemente con altri istituti di credito italiani. Quanto poi agli importi, si tratterebbe di operazioni di giroconto per tesoreria presso istituti di credito non italiani il cui destinatario è il medesimo Ior. «Proprio così - insiste Gotti Tedeschi - i nostri operativi mi hanno assicurato che si tratta di operazioni Ior-su-Ior, non su conti estranei. Probabilmente l’errore è stato utilizzare una banca con la quale non sono state ancora definite le procedure volute da Bankitalia. Un equivoco che sono sicuro verrà chiarito al più presto. Insisto: oggi vengo umiliato, ma il nostro comportamento e i nostri atti sono coerenti con gli impegni presi».

Dal 2009 presidente dello Ior (battè sul filo di lana Hans Tietmeyer, ex presidente della Bundesbank), Gotti Tedeschi, classe 1945, cinque figli, è un ex McKinsey come molti banchieri italiani, da Corrado Passera ad Alessandro Profumo. Il suo primo posto importante fu alla Sige, la finanziaria dell’Imi che si occupava della gestione del risparmio. Qui lavorò con Gian Mario Roveraro (esponente di punta dell’Opus Dei, morto tragicamente qualche anno fa dopo essere stato sequestrato), con il quale fondò la Akros. Professore di Etica della Finanza all’Università Cattolica di Milano, Gotti Tedeschi è editorialista di punta dell’«Osservatore Romano sui temi economici». Emilio Botin lo ha voluto a capo delle attività italiane della banca spagnola Santander, mentre il ministro dell’Economia Giulio Tremonti lo ha chiamato nel consiglio di amministrazione della cassa Depositi e Prestiti.

Considerato vicino al cardinale Bertone e all’Opus Dei, il presidente dello Ior è stato l’ispiratore dell’enciclica sociale “Caritas in veritate” di papa Ratzinger. Economista cattolico e liberista, si è detto sempre convinto che dalla crisi si uscirà puntando sull’etica e la famiglia e ritiene che l'attuale depressione economica abbia avuto origine dal non aver seguito le indicazioni della “Humanae Vitae” di Giovanni Paolo II, cioè dalla negazione della vita e dal blocco delle nascite,oltre che dalla crescita drogata del debito portata avanti negli Stati Uniti.

A rimarcare l’appoggio e la solidarietà della Santa Sede al banchiere sotto accusa, poche ore dopo la diffusione della notizia l’Osservatore Romano ha pubblicato la prefazione scritta da Bertone al libro «Denaro e Paradiso. I cattolici e l’economia globale» dello stesso Gotti Tedeschi e di Rino Cammilleri pubblicato da Lindau. «Parlare di morale in economia oggi è quanto mai opportuno - scrive Bertone - dato che è stato ampiamente riconosciuto che la crisi economica globale ancora in atto è stata generata dallo sfaldamento o dal misconoscimento dei valori morali».

«Quello contro lo Ior e Gotti Tedeschi è un tiro mancino», chiosavano ieri in Vaticano. La parola d’ordine, ora più che mai, è fare quadrato.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58753girata.asp


LEGGI ANCHE:
http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2010/09/22/AM1KrX4D-ombre_passato_del.shtml

http://www.unita.it/news/italia/103755/sequestrati_conti_dello_ior_indagati_gotti_e_cipriani


:)
 

Mari'

Utente di lunga data
L’eredità avvelenata di Marcinkus
nel forziere vaticano

Sono passati quasi trent'anni dalla stagione degli scandali ma l'istitutodi credito non è ancora del tutto bonificato



Il guaio dello Ior è che non è mai guarito del tutto. Benché i cardinali tedeschi e americani, che reggono il borsello delle grandi donazioni per il Papa, abbiano preteso negli anni Ottanta una svolta dopo il crac dell’Ambrosiano e lo scandalo Marcinkus, benché si siano succeduti alla presidenza due personalità come Angelo Caloja ed Ettore Gotti Tedeschi impegnati a farlo diventare una banca trasparente, è talmente labirintico l’intreccio dei suoi conti che nessuna dubita di poter trovare nei suoi armadi qualche scheletro ancora.
Certo, la fase più avventurosa e irresponsabile si è chiusa nel 1984, quando a Ginevra di fronte all’establishment bancario internazionale, creditore dell’Ambrosiano, il Vaticano dovette pagare a denti stretti 406 milioni di dollari per il suo coinvolgimento nella colossale bancarotta della banca. Erano state le amicizie pericolose di mons. Paul Casimir Marcinkus, direttore dello Ior e organizzatore dei viaggi di papa Wojtyla, a creare l’incresciosa situazione. In cambio di finanziamenti clandestini a Solidarnosc, il sindacato polacco in lotta contro il regime comunista, Marcinkus aveva rilasciato le famose lettere di patronage a Roberto Calvi, garantendo per una serie di società fantasma che avevano permesso al banchiere milanese di condurre le sue catastrofiche operazioni.
“Non siamo una repubblica delle banane”, tuonò in parlamento l’8 ottobre 1982 l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, denunciando il buco di due miliardi di dollari dell’Ambrosiano, di cui un miliardo e 159 milioni garantiti dallo Ior. Da buon cattolico democratico, fedele al Vangelo e alla Repubblica, Andreatta avrebbe voluto andare fino in fondo. L’Ambrosiano fu liquidato, ma Marcinkus si salvò. Indagato nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta e colpito da mandato di cattura, il monsignore americano, amante del base-ball e del golf, la fece franca perché la Cassazione accettò la ridicola tesi che la banca vaticana fosse un “organo centrale della Chiesa cattolica” e quindi i suoi responsabili fossero protetti dall’immunità i forza dei Patti Lateranensi.
L’Italia si può ingannare, ma non i banchieri. Perciò, saggiamente, il segretario di stato vaticano Agostino Casaroli chiuse la vicenda con il “contributo volontario” dei quattrocento milioni di dollari, pur proclamando ufficialmente l’“estraneità” della Santa Sede ai maneggi di Calvi. Il risanamento dello Ior comincia da lì, sotto la direzione di una commissione cardinalizia e la chiamata alla presidenza nel 1989 dell’economista Angelo Caloja. “Noi amministriamo – spiegò a Famiglia Cristiana nel 2009, poco prima di lasciare – le risorse, che ci sono affidate dalla comunità ecclesiale valorizzandole al meglio, ma con investimenti chiari, semplici, eticamente fondati”.
Lo Ior ideale, quello delle speranze di Caloja e dei progetti dell’attuale presidente Gotti Tedeschi, è questo. Ma nel frattempo si è scoperto che anche dopo l’annunciata operazione pulizia i canali dello Ior sono serviti per operazioni maleodoranti. Basti un nome: Enimont. E soprattutto, aggirando gli sforzi di Caloja, ha continuato ad esistere uno “Ior parallelo”, fatto di conti opachi impiegati per operazioni per niente trasparenti come ha documentato Gianluigi Nuzzi nel suo affascinante “Vaticano S.p.a.”, basato su documenti “dall’interno”. Regista di operazioni dal valore di 310 miliardi di lire è stato il “prelato” dello Ior, mons. Donato De Bonis. Caloja stesso, allarmato, mandò un rapporto segreto a papa Wojtyla. Ma non sembra che sia riuscito a imporsi. Unico risultato è che dopo la morte di De Bonis, avvenuta nel 2001, il Vaticano ha rinunciato prudentemente a nominare un nuovo “prelato dell’Istituto”.
Gotti Tedeschi, arrivato esattamente un anno fa, è certamente la personalità che più vuole una banca vaticana pulita. Sua è la decisione di far aderire lo Ior alla convenzione internazionale anti-riciclaggio. Perciò si comprende il suo stato d’animo “umiliato”. Ma interessante è specialmente la reazione della Santa Sede, pubblicata sulla prima pagina dell’Osservatore Romano. Pur esprimendo perplessità per l’intervento della Guardia di Finanza, il Vaticano ci tiene a ribadire la sua “chiara volontà, più volte manifestata, di piena trasparenza per quanto riguarda le operazioni finanziarie dell’Istituto per le Opere di Religione”. Segno che la lezione del caso Marcinkus è stata metabolizzata e c’è solo una strategia possibile: fare pulizia anche nei cassetti più nascosti.

22 settembre 2010
http://www.ilfattoquotidiano.it/201...ata-di-marcinkus-nel-forziere-vaticano/63233/


 

Alce Veloce

Utente di lunga data
Cacchio, avere tempo!!! :mad:

Ho letto parecchio in passato, ma ci terrei a rispolverare.

Grazie dei link, Marì :up:
 

Mari'

Utente di lunga data
Cerchero' di aggiornarlo man mano questo 3d/caso, sono curiosa di capire dove ci portera' :eek: .
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Mi sa che vien fuori una bella bufera, ma sarà insabbiata come il caso "pedofilia".
 

Mari'

Utente di lunga data
23/9/2010 - Ior/ Vaticano ancora all'attacco.


Ior,Vaticano fa quadrato

Ipotesi "motu proprio" del Papa.Osservatore Romano:"Si poteva chiarire con semplicità e rapidità"

GIACOMO GALEAZZI




Va ancora all'attacco la Santa Sede sulla vicenda dello Ior, la banca vaticana finita sotto indagine alla procura di Roma per violazione delle norme sull'anti-riciclaggio. In una nota non firmata l''Osservatore romano', in prima pagina, sostiene che "la natura e lo scopo delle operazioni ora oggetto di indagine potevano essere chiariti con semplicità e rapidità". Il giornale Vaticano rende note alcune delle iniziative intraprese per adeguare le operazioni dello Ior alle procedure anti-riciclaggio. Il cardianal Bertone ha disposto la creazione di un "ufficio di informazione finanziaria" presso lo Ior e di una commissione 'ad hoc' guidate, entrambe, dal cardinal Attilio Nicora. A quanto si apprende, tra i principali obiettivi di questo organismo - e tra i motivi di una qualche lentezza - c'è la riduzione del numero di conti correnti intestati ai laici, e la stesura di due normative che dovrebbero ridisegnare il funzionamento della finanza vaticana: una legge per i rapporti tra Stato della Città del Vaticano e Unione europea (la scadenza è fissata dall'Ue al prossimo 31 dicembre) e un analogo, successivo provvedimento per la Santa Sede che, giuridicamente distinta dalla prima, riguarderebbe più specificamente lo Ior. E che potrebbe avere la forma di un 'motu proprio' del Papa. Sarà il contenuto esatto di questa normativa a decretare il miglioramento, o meno, dei rapporti con le istituzioni bancarie italiane, invitate di recente dalla Banca d'Italia ad applicare standard rafforzati di 'adeguata verifica' nelle intermediazioni finanziarie con lo Ior. Di certo la Santa Sede è impegnata, per un verso, in un'operazione di trasparenza tesa a dissolvere le ombre relative ai conti correnti anonimi dell'istituto creditizio vaticano ma, per altro verso, non rinuncerà a preservare la propria indipendenza rispetto alle autorità italiane. "Vale la pena ribadire - precisa infatti la nota dell''Osservatore romano' - che lo Ior non può essere considerata una banca nell'accezione corrente. Esso amministra infatti i beni di istituzioni cattoliche a livello internazionale ed, essendo ubicato nello Stato della Città del Vaticano, è al di fuori della giurisdizione delle diverse banche nazionali". L''Osservatore romano', peraltro, precisa che all'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) a al Gafi (Gruppo di azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio di capitali) è stata "prodotta la documentazione per l'iscrizione della Santa Sede alla cosiddetta White List" dei paesi che rispettano le norme anti-riciclaggio. Il giornale vaticano torna poi a difendere "l'integrità e l'autorevolezza" del presidente Gotti Tedeschi, indagato dalla procura di Roma, e rende noto che "l'inconveniente è stato causato da un'incomprensione, in via di chiarimento, tra lo Ior e la banca che aveva ricevuto l'ordine di trasferimento". Nessun accenno alla nomina del 'prelato' dello Ior, l'ufficiale di collegamento tra la commissione di cinque cardinali nominati dal Papa e la dirigenza dell'istituto di credito. Dal 25 gennaio la posizione è vacante. Quel giorno il Papa ha infatti spedito come nunzio in Camerun e Guinea Equatoriale l'allora prelato, mons. Piero Pioppo, fiduciario dell'ex Segretario di Stato Angelo Sodano. Trapela, nella nota del giornale vaticano, un senso di sorpresa nei confronti di Bankitalia. Da lì è partita una comunicazione alla procura di Roma, "eppure" - scrive l''Osservatore romano' - gli organi di Palazzo Koch e dello Ior "operano in stretto collegamento" per l'adeguamento alle norme antiriciclaggio. Il riferimento è più generico di ieri. Senza distinguere tra la segnalazione automatica di Bankitalia alla magistratura e le informazioni relative alle modifica in corso delle norme vaticane, infatti, la Segreteria di Stato sosteneva che "i dati informativi necessari sono già disponibili presso l'ufficio competente della Banca d'Italia". La vicenda dello Ior, intanto, conquista l'attenzione dei media internazionali. Il 'Financial Times' gli dedica l'apertura. "Il Vaticano non è rinomato per la velocità con cui risponde agli attacchi sulla sua credibilità", scrive il giornale finanziario britannico, invece stavolta "la Santa Sede ha reagito quasi istantaneamente in difesa dei suoi due principali banchieri, dopo che questi sono finiti sono indagine per presunto riciclaggio". Il giornale dei vescovi italiani 'Avvenire', invece, parla di una "drammatizzazione offensiva e inspiegabile" e sembra accennare ad una concatenazione non casuale tra le ombre del caso Ior e il successo del Papa in Gran Bretagna quando accenna ad una "singolare coincidenza con ben altri eventi". "Un errore di procedura viene usato come scusa per attaccare l'istituto per le opere di religione, il suo presidente e piu' in generale il Vaticano", afferma da parte sua Gotti Tedeschi. Difende Gotti Tedeschi il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione: "La magistratura faccia il suo lavoro e chiarisca al piu' presto la vicenda sgombrando il campo da ogni ombra, e i media diano all'esito della questione lo stesso risalto che hanno dato al suo avvio". Il presidente dello Ior potrebbe essere sentito presto dagli inquirenti della procura di Roma insieme al direttore generale Paolo Cipriani. Ma prima di allora il risultato di alcune verifiche potrebbe già essere consegnato ai magistrati.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/t...=242&ID_articolo=2701&ID_sezione=524&sezione=
 

Mari'

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L'INCHIESTA

Ior, la cassaforte vaticana
I segreti della banca di Dio


Da Marcinkus all'operazione trasparenza, fino alle accuse di oggi. Viaggio nel cuore della finanza (e dei misteri) dell'Istituzione finanziaria di Oltretevere. Gotti Tedeschi per il papa sarebbe degno del Nobel
di ALBERTO STATERA


La sede dello Ior
Spesse nove metri, le mura del Torrione di Niccolò V, eretto nel 1453, rappresentarono il potente baluardo della cristianità contro i turchi. Nel terzo millennio, quel bunker protetto dalle guardie svizzere che svetta oltre la porta vaticana di Sant'Anna, sede dell'Istituto per le Opere di Religione denominato all'origine "Ad pias causas", è giudicato se non proprio il paradiso, il purgatorio dell'offshore, dei misteriosi conti cifrati, del riciclaggio di denaro di origine opaca, di operazioni bancarie che virano sul grigio, quando non sul nero dell'inferno. Di quelle che insomma odorano da lontano di sterco del diavolo.

Il paradosso è che dopo secoli di diaboliche e impunite frequentazioni col maligno, sembra che il divino redde rationem giudiziario giunga proprio nel momento in cui decolla un tentativo di cristiana purificazione della finanza vaticana. Con papa Ratzinger, di cui gode la stima, e con gli altri plenipotenziari in tonaca, pare che il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, il moralizzatore, fosse proprio sul punto di lanciare il suo progetto-trasparenza per restituire prestigio alle istituzioni pontificie travolte continuamente dagli scandali, quando i magistrati di Roma l'hanno indagato con l'ipotesi di riciclaggio.

Niente più conti correnti anonimi intitolati a beati e santi, niente più pseudonimi, schermi e triangolazioni occulte, come quelle che per decenni hanno visto transitare nel Torrione miliardi e miliardi di denari talvolta d'ignobile provenienza. Queste le promesse del banchiere che da un anno si trova a maneggiare i segreti più imbarazzanti d'Oltretevere e non solo dell'ultimo mezzo secolo. Il tutto preceduto da un'inchiesta interna, segretissima, che deve aver affrontato momenti drammatici. Quando, per esempio, ha cercato di chiarire i movimenti di denaro sul conto di un ben noto cardinale, che ha dato in escandescenze. O quando si è imbattuta nei conti di Giulio Andreotti e del gentiluomo di Sua Santità Angelo Balducci, protagonista dello scandalo G8 e referente della cricca della Protezione Civile, che dimora a palazzo Chigi negli uffici di Gianni Letta e del suo factotum Luigi Bisignani, che lo fu anche del capo della Loggia P2 di Licio Gelli. Quello stesso Bisignani che, ancora giovanetto quasi imberbe, recava decine di miliardi della madre di tutte le tangenti (di allora) targata Enimont oltre la porta di Sant'Anna. Ben altro rispetto al miliardo e mezzo di lire attinto da Letta stesso anni prima dai fondi neri dell'Iri.

Aveva uno speciale pass Bisignani. E probabilmente lo conserva ancora, perché chi accede allo Ior, spesso con pesanti borse foderate di banconote, deve essere conosciuto per passare il vaglio della guardia svizzera. Valicata una barriera vetrata a comando elettronico - come ha raccontato in un suo libro Giancarlo Galli, che dal precedente presidente dello Ior Angelo Caloia fu condotto in visita nel Torrione blindato - si spalanca un salone moderno, un ottagono con pareti altissime, che sembrano quasi il paradiso. Il paradiso dell'offshore. In questa banca non esistono assegni con la stampigliatura Ior, solo contanti, lingotti d'oro e transazioni estero su estero via bonifico, con un clic elettronico. Niente ricevute, niente carte inutili. Chi è adeguatamente presentato può entrare portando una valigia piena di dollari di qualunque provenienza e uscirne senza ricevuta, ma con la certezza che il suo denaro andrà dove deve andare senza lasciare tracce.

L'ingresso del paradiso vero è più riservata, come si conviene. Solo gli intimi degli intimi possono attraversare il cortile di San Damaso, il cortile del Maggiordomo, e guadagnare il ballatoio dove giunge l'ascensore che cala dall'appartamento pontificio, dove, dietro a una porticina, c'è lo studio del presidente dello Ior. Gotti Tedeschi, che Sua Santità reputa degno del premio Nobel per l'economia, non ha che da salire in ascensore per spiegargli cos'è quest'ennesimo scandalo.

Se ieri sia salito su quell'ascensore verso il cielo Gotti ovviamente non lo dice neanche a sé stesso, ma l'alta gerarchia della Curia non ignora certo che da molto tempo la procura di Roma indaga su banche e banchette, come quella del Fucino fondata dai principi Torlonia, che ogni giorno scambiano operazioni per centinaia di milioni con lo Ior, considerato uno schermo dietro il quale quasi mai c'è una persona fisica o giuridica. E soprattutto c'è la filiale 204 dell'ex Banca di Roma, oggi Unicredit, allocata in via della Conciliazione al confine con le Mura Leonine, meno di duecento metri da piazza San Pietro, dove in due anni sono transitati su un conto Ior quasi 200 milioni di euro. Conti sconosciuti, protetti e sospetti. Di cui sicuramente, a suo tempo, non ignorava l'esistenza Cesare Geronzi. Ammesso che ne fosse all'oscuro, di certo ne fu informato il suo uomo per i rapporti con il Vaticano Marco Simeon. Ma l'ispezione interna si arenò misteriosamente.

L'Istituto per le Opere di Religione, nato una prima volta nel 1887 sulla base di quanto stabilito dalla Commissione "Ad pias causas" costituita da Leone XIII, divenne una vera banca il 27 giugno 1942 con chirografo di Pio XII, prevedendo che a usufruirne fossero dicasteri del Vaticano, conferenze episcopali, arcidiocesi e diocesi, parrocchie, nunziature, ordini religiosi, preti e monache. Non andò proprio così, quando si scoprì che sulla riva del Tevere albergava per gli amici e gli amici degli amici una banca onshore e al tempo stesso offshore, dove tutto si poteva nel maneggiare tanto denaro in dispregio delle regole. Nel mezzo secolo successivo e se non fino ad oggi fino a ieri, stando almeno al senso di umiliazione sincera manifestato dal presidente Gotti Tedeschi per l'inchiesta che lo coinvolge, è stata una teoria ininterrotta di scandali.

Sindona, l'omicidio Calvi, la stagione di Tangentopoli, con il giovane Bisignani che versò sul suo conto proteso verso il cielo 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, Gelli, il denaro riciclato dei corleonesi di Totò Riina, l'ex governatore Fazio, che scambiava i ratios patrimoniali con le massime morali di San Tommaso d'Aquino, Fiorani e le scalate dei furbetti del quartierino, persino lo scandalo del calcio, con Moggi che dello Ior sarebbe uno straricco correntista. E, per finire, la cricca dei gentiluomini di Sua Santità, gonfi di ricchezze da nascondere perché ingiustificabili.

Il tutto tra guerre interne che oltre il portone di bronzo raramente filtrarono nella loro tragica povertà terrena.
"Santità - scrisse Roberto Calvi a papa Wojtyla poco prima di essere ucciso sotto il ponte dei Frati neri a Londra - sono stato io ad addossarmi il pesante fardello degli errori nonché delle colpe commesse dagli attuali e precedenti rappresentanti dello Ior; sono stato io che, su preciso incarico dei Suoi autorevoli rappresentanti, ho disposto cospicui finanziamenti in favore di molti paesi e associazioni politico-religiose dell'Est e dell'Ovest; sono stato io in tutto il Centro-Sudamerica che ho coordinato la creazione di numerose entità bancarie, soprattutto allo scopo di contrastare la penetrazione e l'espandersi di ideologie filomarxiste; e sono io infine che oggi vengo tradito e abbandonato".

Il cardinale Paul Marcinkus, ex capo dello Ior oggi defunto, che fu uno degli autori del disastro etico e d'immagine che ha segnato tutta la storia dell'oro del Vaticano maneggiando nel modo più indegno lo sterco del diavolo, paradossalmente mai si deve essere sentito il Maligno in clergyman, visto che quasi come un epitaffio sulla sua tomba disse: "Il denaro? No, non si può dirigere la chiesa con le Avemaria". Ecco, è proprio questo il tragico paradosso con cui deve confrontarsi con la sua coscienza nel Torrione il nuovo banchiere papale iperliberista che dice di vagheggiare la trasparenza.
a.statera@repubblica.it

(23 settembre 2010)
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/23/news/la_banca_di_dio-7338650/
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Da noi, nei giornali, solo una "nota". Insabbiamento in corso ;)
 

Mari'

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Mari'

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Le carte

I movimenti sospetti sui conti dello Ior


Il mistero di una riunione tra i vertici degli istituti di credito



Il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi (Ansa)


Tre operazioni di accredito, due conti correnti estinti, un elenco di «soggetti» che hanno incassato assegni o ricevuto bonifici. Su questo si concentra l’indagine della Procura di Roma sui depositi aperti presso il Credito Artigiano di Roma e intestati allo Ior dopo il sequestro dei 23 milioni avvenuto due giorni fa. Perché, nonostante il blocco operativo deciso dai vertici dell’istituto di credito il 19 aprile scorso, due settimane fa il presidente Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani hanno tentato di trasferire quel denaro in parte in Germania (20 milioni di euro presso la JP Morgan di Francoforte), in parte presso un altro conto (3 milioni presso una filiale della Banca del Fucino sempre nella capitale). E per questo sono accusati di violazione della normativa antiriciclaggio.

I vertici dello Ior erano stati avvisati della necessità di mettersi in regola con la normativa che impone a tutte le banche extracomunitarie di comunicare le informazioni sulla propria clientela prima di effettuare qualsiasi operazione. Si tratta dei cosiddetti «obblighi rafforzati » che riguardano la fornitura di assegni, l’esecuzione di bonifici e le operazioni contanti. Avevano assicurato di avere attivato la procedura e di essere pronti a consegnare le informazioni richieste. Ma non è accaduto quanto promesso ed è intervenuta la magistratura.

La riunione riservata tra i vertici delle banche
È proprio il provvedimento firmato dal giudice per «sigillare» la somma a ricostruire le movimentazioni degli ultimi tre anni. Ma anche a rivelare che il 23 aprile scorso, dunque quattro giorni dopo la decisione di «congelare » il conto, ci fu «un incontro tra i vertici dello Ior e del Credito Artigiano i cui esiti però non sono noti» e di cui sarà adesso chiesto conto ai due indagati. Bisognerà infatti verificare come mai, nonostante l’impegno a mettersi in regola, i responsabili della banca vaticana abbiano eluso le richieste formali che invece secondo quanto previsto dalle legge dovevano essere soddisfatte sin dal gennaio scorso e in base a un decreto legislativo entrato in vigore nel 2007. Nell’attesa degli interrogatori, i pubblici ministeri stanno esaminando la documentazione finanziaria già acquisita. Entrando nel dettaglio delle operazioni si scopre che quelle «censite come "Accrediti e incassi connessi a effetti" per un totale di 72 milioni e 440 mila euro corrispondono a tre distinte operazioni in avere effettuate il 17 marzo, il 17 giugno e il 16 settembre del 2009 rispettivamente da 22 milioni di euro circa la prima e 25 milioni di euro circa le altre due». Ed è a questo punto che si entra nel dettaglio rivelando come i 22milioni provengono «dall’estinzione del conto 11231 acceso sempre presso il Credito Artigiano, che in contropartita viene censita impropriamente come "prelevamento con moduli di sportello"».

I controlli sui beneficiari di assegni e bonifici
Simile procedura viene seguita anche negli altri casi. Gli accertamenti condotti dal nucleo valutario della Guardia di Finanza hanno consentito di verificare come i due versamenti da 25 milioni «si riferiscono all’accredito per "estinzione di deposito" da ritenere verosimilmente remunerato presso il medesimo istituto (circostanza ancora da verificare nel dettaglio con la banca). Tali operazioni trovano contropartita in altrettante operazioni in dare di analogo importo». I magistrati dovranno adesso accertare quali siano i reali motivi di questi "giroconto", ma soprattutto identificare i "soggetti" che hanno ricevuto bonifici o incassato assegni in modo da verificare la natura di questi rapporti. E dunque stabilire se le movimentazioni servissero in realtà a riciclare i soldi. E lo faranno partendo dall’analisi degli estratti conto già acquisiti. In base ai documenti è stato accertato che «al momento del blocco sul conto erano depositati 28 milioni e 300 mila euro, ma tra il 31 dicembre 2007 e il 30 novembre 2009 ci sono state movimentazioni nella colonna "dare" per 116 milioni e 300 mila euro e nella colonna "avere" per 117 milioni e 600 mila euro».

Le contestazioni di Bankitalia sul deposito Unicredit
L'esame di tutte queste operazioni deve partire, secondo il giudice, dalla relazione della Banca d'Italia che alla fine di un'ispezione effettuata «per approfondire il funzionamento di un conto corrente che risultava intestato allo Ior presso una dipendenza di Unicredit ha evidenziato alcune criticità e in particolare: il mancato rispetto degli obblighi di adeguata verifica della clientela, di norma non sono stati infatti individuati i titolari effettivi delle operazioni poste in essere dallo Ior; fino al 31 gennaio non risultano assolti gli obblighi di registrazione nell'archivio unico informatico delle operazioni di versamento di contante sul conto intestato allo Ior; in materia di negoziazione dei titoli di credito è stata riscontrata una prassi tendente ad escludere la tracciabilità dei fondi trasferiti oltre che violazioni alla legge sull'assegno». Nella richiesta di sequestro del denaro che doveva essere trasferito dal Credito Artigiano i pubblici ministeri evidenziano come «la condotta dell’esecutore di un’operazione che omette di comunicare la generalità dei soggetti per conto dei quali eventualmente esegue l’operazione stessa o non fornisce informazioni sullo scopo e sulla natura prevista dal rapporto continuativo integra gli estremi di reato previsti dal decreto 231 del 2007, appunto quello sulle norme antiriciclaggio, dunque non può che concludersi, esclusa evidentemente ogni indagine ulteriore volta a verificare la natura e gli scopi delle operazioni di trasferimento di fondi, che allo stato nei fatti di cui si tratta si ravvisano le fattispecie di reato delineate». Una tesi che il giudice ha accolto con un provvedimento motivato che adesso costituisce la base per effettuare i nuovi accertamenti.



Fiorenza Sarzanini
23 settembre 2010
http://www.corriere.it/economia/10_...ni_53717d88-c6d3-11df-ad8a-00144f02aabe.shtml
 

Ettore Petrolini

Utente di lunga data
Mi sa che vien fuori una bella bufera, ma sarà insabbiata come il caso "pedofilia".
Il mondo intero ci deride per l'importanza che ha la Chiesa nella società italiana.
I Talebani stanno qui da noi, nelle parrocchie e nella associazioni culturali cattolico-integraliste
"CL fuori legge !!!", si sarebbe detto tanti anni fa...
 

Mari'

Utente di lunga data
Vaticano: pronti a chiarire sullo Ior

di Domenico Lusi 24 settembre 2010

Il clamore suscitato nella stampa internazionale dal sequestro di 23 milioni di euro dello Ior destinati a due distinte operazioni di bonifico a favore di JP Morgan Frankfurt (20 milioni) e della Banca del Fucino (3 milioni) inducono la Segreteria di Stato vaticana a tornare ancora una volta sulla vicenda. Dopo l'Avvenire e l'Osservatore Romano, ieri è toccato al direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, difendere l'operato del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e del direttore generale, Paolo Cipriani, indagati dalla Procura di Roma per omissioni in violazione della normativa antiriciclaggio. Lo fa in una lettera, «a difesa del buon nome» dello Ior e dei suoi dirigenti, indirizzata al Financial Times. La Santa Sede, scrive Lombardi, ribadisce «la sua totale fiducia nei dirigenti» dello Ior, e «la volontà della piena trasparenza delle operazioni finanziarie da esso compiute». Per il prelato, «il problema con cui abbiamo a che fare è stato causato da un equivoco, che ora si sta esaminando, tra lo Ior e la banca che ha ricevuto l'ordine di trasferimento», vale a dire il Credito Artigiano, istituto controllato dal Credito Valtellinese.



La natura e lo scopo delle operazioni oggetto d'indagine - ribadisce padre Lombardi - potevano essere chiariti con estrema semplicità e rapidità, trattandosi di operazioni di tesoreria di cui è destinatario lo stesso Istituto su conti di sua pertinenza esistenti presso altri istituti di credito». Quanto a Gotti Tedeschi, il rappresentante vaticano sottolinea che ha lavorato «con grande impegno per assicurare la trasparenza delle attività dello Ior. Un impegno svolto per mandato esplicito delle massime autorità vaticane e del Consiglio di sorveglianza dell'Istituto». Lombardi ricorda che «sono in corso intensi e fecondi contatti con la Banca d'Italia, con l'Unione Europea e con gli organismi internazionali competenti» per includere la Santa Sede nella 'white list' dell'Ocse. Da qui la «perplessità e meraviglia per una iniziativa di indagine della Procura di Roma, proprio mentre questo impegno e questi contatti sono in corso con la migliore buona volontà di arrivare rapidamente a soluzioni stabili».



Sul fronte giudiziario, i magistrati prendono atto della volontà vaticana di chiarire l'“equivoco”, si dicono disponibili, in tal caso, a sbloccare i fondi sequestrati, e restano in attesa di una iniziativa spontanea degli indagati per spiegare in maniera formale i punti ancora oscuri della vicenda. Che non sono pochi. A partire dalla mole delle somme transitate per l'oramai famoso conto 49557 aperto presso il Credito Artigiano su cui sono stati sequestrati i 23 milioni. Nel decreto di sequestro preventivo, il gip Maria Teresa Covatta rileva che tra il 31 dicembre 2007 e il 30 novembre 2009 nelle voci di uscita (116,3 milioni) e quelle di entrata (117,6 milioni) si registrano operazioni che lasciano aperto più di un dubbio. Non si spiega come mai nel 2009, in tre occasioni (17 marzo, 17 giugno, 16 settembre), sul conto in questione vengano effettuati versamenti (da 22 milioni il primo, da 25 milioni gli altri) provenienti dalla estinzione di altri conti dello Ior «verosimilmente accesi presso lo stesso Credito Artigiano». Non solo. Sul conto 49557 vengono versati in due anni assegni circolari per 2,1 milioni. «Tali versamenti - scrive il gip - si riferiscono ad assegni tratti da altri su banche terze, a favore di numerosi soggetti ora non elencabili nel dettaglio, ma in ogni caso mai coincidenti con lo Ior, che vi appone solo il timbro di girata». Insomma, all'apparenza non proprio «operazioni di tesoreria».
Quanto alle indiscrezioni di stampa secondo cui dietro alla denuncia che ha portato all'inchiesta ci sarebbe Giovanni De Censi, presidente del Credito Valtellinese e consigliere dello Ior, fonti vaticane le bollano come «risibili». Al di là delle dietrologie resta il fatto che, come anticipato il 21 settembre dal Sole 24 Ore, la segnalazione alla Banca d'Italia da cui è nata l'inchiesta è partita il 14 settembre scorso dal Credito Artigiano. La banca segnalò la richiesta dello Ior di effettuare i bonifici da 23 milioni e l'impossibilità di adempiere agli «obblighi rafforzati di adeguata verifica» chiedendo di disporre la eventuale sospensione dei bonifici.


http://www.ilsole24ore.com/art/fina...no-pronti-chiarire-090040.shtml?uuid=AYvbd2SC
 

Mari'

Utente di lunga data
IL CORRIERE DELLA SERA/ Gotti Tedeschi: Nessuna forzatura dei conti né tensioni con Bankitalia


Redazione


venerdì 24 settembre 2010


L’INTERVISTA DE IL CORRIERE DELLA SERA A ETTORE GOTTI TEDESCHI
- Il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, intervistato da Il Corriere della Sera, precisa alcuni punti circa le indagini che lo vedono coinvolto sulla presunta violazione delle normative antiriciclaggio europee.

Intervistato del Corriere della Sera il presidente dello Ior Ettore gotti tedeschi, indagato per la violazione delle norme antiriciclaggio smentisce di che la banca vaticana abbia trasferito illecitamente fondi all’estero o che si sia tentato di forzarne i conti. «Secondo lei – chiede rivolgendosi al giornalista – la direzione operativa dello Ior, dirigenti che hanno passato un’intera vita in banca, avrebbero operato su quei conti se avessero saputo che erano bloccati?» E, sui rapporti con la Banca d’Italia esclude che via sia ogni attrito, definendo l’ipotesi «pura invenzione».


Gotti Tedeschi, inoltre, fa presente che con Via Nazionale i rapporti, in questi mesi, sono stati costanti. «Devo dare atto alla vigilanza – spiega – ed in particolare alla dottoressa Tarantola e al governatore Draghi, il percorso intrapreso dallo Ior per attuare tutte le direttive internazionali in materia di antiriciclaggio». Non solo. Gotti Tedeschi rivela che fu proprio Draghi a consigliagli di chiedere l’ammissione alla White list, nella quale sono inseriti i Paesi virtuosi per quanto riguarda l’antiriciclaggio.

http://www.ilsussidiario.net/News/R...-dei-conti-ne-tensioni-con-Bankitalia/114964/
 

Quibbelqurz

Heroiken Sturmtruppen
Hai visto? Si sono già messi d'accordo.
 

Mari'

Utente di lunga data
banchiere di Dio sfida i pm senza santi in paradiso

di Gianluigi Nuzzi - L'operazione trasparenza dello Ior. Gotti Tedeschi rinuncia agli scudi giudiziari del Vaticano: vedrà gli inquirenti. Vuol dire che il Papa non li teme




Di Gianluigi Nuzzi - Paul Casimir Marcinkus nel 1987 non varcava Porta Sant’Anna pur di evitare l’arresto per il crac dell’Ambrosiano per la sua spregiudicata presidenza dello Ior, la banca del Papa. Suo padre era uno degli autisti prediletti da Al Capone e già da ragazzo Paul Casimir sapeva portare a casa la pelle a Cicero, nel sobborgo più violento di Chicago. Qualche anno dopo il suo successore, il bazoliano Angelo Caloia, durante Mani pulite temeva di finire anche lui arrestato per la maxi tangente Enimont riciclata nella banca.
Lo avvisarono amici delle Fiamme Gialle: «In procura ci hanno chiesto dove abiti». Caloia aprì canali diplomatici con Francesco Saverio Borrelli, per evitare di presentarsi anche come teste e trovarsi «sulle spalle tutta la responsabilità - scriveva all’allora segretario di Stato Angelo Sodano - della migliore rappresentazione di una situazione che sembra avere risvolti personali e istituzionali nonché ecclesiali, di dimensione inaudita». Grazie alla mediazione del cardinale Carlo Maria Martini, i giudici di Milano optarono per una rogatoria.
Oggi tocca ad Ettore Gotti Tedeschi, a un anno dalla staffetta proprio con Caloia. Anche lui è finito indagato per un’operazione che avrebbe violato i criteri anti-riciclaggio. Con una prima differenza, che segnerà la storia vaticana, e indica un rumoroso punto di rottura con il passato. Il neo presidente infatti, tra una settimana, dieci giorni, verrà interrogato dai pubblici ministeri della procura di Roma Nello Rossi e Stefano Rocco Fava.
Sarà l’avvocato della Santa Sede Vincenzo Scordamaglia a formalizzare la richiesta che spariglia le carte e i pregiudizi. Gotti Tedeschi rinuncia quindi agli scudi spaziali previsti dai Patti Lateranensi, rinuncia a quell’immunità di fatto che è in vigore grazie all’assenza di trattati giudiziari tra Roma e Oltretevere.
È un passo che non può e non deve essere sottovalutato, nel faticoso cammino di Joseph Ratzinger nel rinnovamento. È un passo che non può non essere profondamente apprezzato. Per voltare pagina servono gesti ad alto impatto.
il passato
Per allontanare un passato ancora oggi sotto gli occhi di tutti. Il mandato di cattura per Marcinkus finì cestinato dalla Cassazione perché ritenuto illegittimo tra stati sovrani. Monsignor Donato de Bonis, il prelato chiave ai tempi di Enimont, ben si guardò dal presentarsi ai magistrati milanesi per proteggere la rete di conti cripati descritta nel mio Vaticano SpA.
Oggi, quindi, con Benedetto XVI, Gotti Tedeschi si presenta, anzi, chiederà lui stesso lunedì di essere interrogato. È una mossa della segreteria di Stato, del cardinale Tarcisio Bertone, che cristallizza bene la forza del Santo Padre nel desiderio del proporre moduli nuovi. Anche nel mercato finanziario, dove ci si può proporre solo e se si offrono strumenti competitivi. E la trasparenza non può non essere considerata tra questi. Nasce quindi come frutto di una condivisione nei Sacri Palazzi tra lo stesso Bertone e un gruppo di cardinali coinvolti, come Attilio Nicora, per arrivare fin lassù con padre George sensibile alla delicatezza del momento. “Andiamo e raccontiamo che non abbiamo lavato i soldi di nessuno; quelli sono investimenti nostri”.
È una mossa di indubbia efficacia mediatica. Non annovera precedenti né nella storia dello Ior che, anzi, è sempre stata caratterizzata dal segreto assoluto e da ignobili scandali, né in quella del Vaticano. Bisogna tornare indietro al 1999 per trovare qualche vicenda raffrontabile.
All’epoca il cardinale di Napoli Michele Giordano venne sentito per una inchiesta di usura che poi si sgonfiò finendo nel nulla. Ma il porporato non stava oltre le mura leonine e la storia aveva una radicalizzazione territoriale, non toccando i segreti del torrione Nicolò V che ospita i caveau del Papa. La mossa esprime forza e sicurezza della Santa Sede nel rivendicare bontà dell’azione e dei propositi. Rilancia il confronto con la banca d’Italia e, soprattutto, offre un volto di dialogo già percipito con la prima nota attendista della Santa Sede sull’operazione con Jp Morgan Frankfurt.
A questo punto sarà il procuratore capo di Roma con l’aggiunto Nello Rossi, a decidere se e quando sentire il presidente della banca.
faccia a faccia
In linea di diritto l’indagato può farsi sentire tra la conclusione delle indagini e la determinazione successiva (richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio). Ma è anche chiaro che una mossa di questo tipo non può essere relegata nella fase successiva alle indagini preliminari. È un segno di apertura che molti magistrati attendono da anni, dopo essersi visti respingere rogatorie di ogni tipo e da ogni latitudine del mondo, dopo aver visto mortificata ogni indagine di fronte al niet che ricevevano dalla Santa Sede. Se la richiesta non venisse accolta andrebbe a creare una distanza siderale, un incidente diplomatico di rara rilevanza. I magistrati, è chiaro, sono e devono essere liberi nella loro iniziativa giudiziaria di interrogare chi vogliono ma non sfugge la rilevanza della tesi difensiva che andrà espressa e del pragmatismo giudiziario che la situazione chiede.
Il fatto che la segreteria di Stato mandi in procura il proprio banchiere a fare chiarezza è un ulteriore momento concreto di un percorso inarrestabile, che coniuga i dettami dell’enciclica Caritas in Veritate con una politica di trasparenza tangibile. Ignorarlo o accettarlo per fabbricare una dilatazione mediatica sull’interrogatorio, sarebbe solo il frutto di una miopia di altri tempi.

25/09/2010
http://www.libero-news.it/news/496317/Il_banchiere_di_Dio_sfida_i_pm_senza_santi_in_paradiso.html



Gianluigi Nuzzi e' l'autore del libro Vaticano S.p.A.

http://www.youtube.com/watch?v=yJwXLz1LPpk



;)
 
Stato
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