
L’astrologia è un interessante fenomeno di costume. Tuttavia gli astrologi, in alcuni casi, rivendicano un fondamento scientifico alla loro arte. Ma qual è, oggi, l’atteggiamento della scienza nei confronti dell’astrologia? L’abbiamo chiesto a
Margherita Hack:
“La scienza considera l’astrologia una superstizione. Venti secoli fa quando gli astrologi guardavano in cielo, lo guardavano sia per il calendario,sia perché pensavano che in cielo ci fossero delle divinità e che queste potessero influire sulla vita umana. Il calcolare la posizione dei pianeti, è un calcolo che non può avere assolutamente nessuna influenza sulla vita umana, quindi di scientifico non c’è assolutamente niente.
Una volta gli astrologi e gli astronomi guardavano il cielo e si accorgevano, scrutandolo per scopi pratici, di certe regolarità nel ripetersi dell’eclissi di sole o di luna. Si può dire che astronomia e astrologia sono nate insieme e che erano all’origine praticamente la stessa cosa. Poi, pian piano, si sono andate dividendo, parlo di decine di secoli fa. Si è visto che l’astrologia ha seguitato a cercare di interpretare le posizioni degli astri, dei pianeti come aventi degli effetti sulla vita umana, mentre l’astronomia ha cominciato a capire quali erano i moti del sole, dei pianeti e a cercare di capire qual era la posizione della Terra nel sistema solare e più tardi nell’universo”.
Questa era l’opinione di un astrofisica come
Margherita Hack, che si occupa di scienza per professione. Eppure, come fenomeno di massa l’astrologia sembra rispondere alle esigenze ed alle difficoltà comuni di tipi diversi di individui. L’astrologo, in alcuni casi, sembra sostituire lo psicologo, nel consigliare ed aiutare le persone.
Attualmente quindi l’astrologia rappresenta una possibilità di evasione da diversi aspetti della vita quotidiana. In effetti, l’astrologia non cerca una competizione sul terreno scientifico con altre discipline, ma si accontenta di acquistare spazio nel costume e nella vita quotidiana della gente. E probabilmente il suo successo mediatico dipende proprio dalla capacità di riempire dei reali vuoti comunicativi presenti nella nostra società.