Forse vuoi dare al tutto una valenza troppo complicata o semplicemente vuoi trovarci il pelo nell'uovo.
Potrebbe essere semplicemente gioco di seduzione e conseguente apporto all'autostima che ne deriva. Magari quello che è cambiato nel tempo è che hai imparato a scremare la parte grezza e faticosamente inutile che queste situazioni possono portare.
Sai che l'ho sempre pensato anche io?
Il grassetto intendo.
Ma qualcosa non tornava mai fino in fondo. Ne ho parlato spesso anche con lo psyco.
Quando entrava in gioco l'affetto, a me scattavano tutta una serie di meccanismi di chiusura interna che mi impedivano di continuare il gioco. A prescindere se l'affetto fosse ricambiato o meno eh. Non era importante.
In presenza di affetto, il gioco si stoppava prima ancora che ne avessi piena consapevolezza.
G. lo chiama "freno a mano di emergenza".
Ne abbiamo parlato spesso anche fra noi, perchè a lui scattava un meccanismo simile.
(l'ho già detto che ho avuto un gran culo a incontrarlo?


...è stato, ed è, uno specchio potentissimo a riguardo...roba che a volte siam finiti a vomitare per la distorsione che lo specchio ci provocava).
Con lo psyco mi sono accorta che quel gioco non era tanto legato alla seduzione, quanto alla vessazione. E all'imposizione. Al comando. E alla sottomissione. Potere (potenza) in buona sostanza.
Ovviamente, in presenza di affetto...scatta il conflitto, potentissimo, del trovare un piano tale da poter contenere un gioco che richiama vessazione e affetto o, in alternativa, scegliere fra una cosa e l'altra.
Mettendomi in condizione di tradirmi in entrambi i casi, in caso di scelta.
Un paradosso irrisolvibile.
Credo che, fra l'altro, sia stata, storicamente, la parte che escludevo di me dalle relazioni ufficiali e che poi ad un certo veniva a richiamarmi a gran voce alla mia interezza. E che andavo a compensare nelle relazioni extra. Che erano a quel punto ovviamente facilmente gestibili anche dal punto di vista sentimentale.
Me ne rendo conto con G., in particolare.
La seduzione è semmai uno strumento per aprire i giochi. Come un passo del valzer.
Ma un passo non fa la figura.
Ho ovviamente dovuto ricollocare tutta una serie di questioni. In primis la vessazione.
Io tendo ad essere vessatoria. Seppur a mio parere sia "a fin di bene"

, tendo alla vessazione.
Ho imparato l'offerta libera. L'accettazione. L'attesa. La pazienza (anche se non sono una specialista della pazienza...mi stufo, mi innervosisco, specialmente quando a me le cose sembrano talmente evidenti da sembrarmi impossibile che l'altro non veda quello che vedo io e il primo impulso sarebbe quello di "guarda, cazzo, faccio io che è meglio!).
Ho anche imparato che per me è più facile dare che ricevere.
sono veramente una schiappa nel ricevere.
quel giochetto mi serviva pure per dare (prendendo).
Mettendomi in condizione di non ricevere...tanto che mi stufavo una volta preso quel che mi interessava.
Senza scambio, senza compenetrazione...la noia è ovvia. (adesso, allora non capivo e pensavo di essere semplicemente cattiva e punto).
E più che di autostima, si tratta di affermazione di me. Di quel che sono.
Una cosa come "mi vedi?!?!?!?"
E questo ha radici antiche...probabilmente risale ancora ai tempi in cui mia madre in me non vedeva, e non voleva vedere me, ma voleva vedere se stessa.
E io più che combattere confusamente per non scomparire non potevo fare.
E poi quel che è venuto dopo.
Se devo dirtela tutta, quando ho iniziato a ragionarne con lo psyco che mi ha messo in discussione la questione della seduzione, mi ero pure incazzata con lui.
Lui mi aveva fatto notare che quella rabbia forse nascondeva qualcosa anche a me stessa. Forse.
Adesso, dopo aver girovagato in quei posti che evitavo attentamente (accontentandomi pure di soddisfazioni piccole, giusto per non rimanere proprio digiuna) credo che avesse ragione, che la rabbia fosse una pesante coperta per cose con cui non ero in pace e di cui mi vergognavo ai miei stessi occhi.
Come se una femmina non potesse sentire a quel modo. Tanto che ero in competizione coi maschi per "appropriarmi" di quel sentire. (in fondo sono storicamente un maschio mancato in casa mia, agli occhi di mio padre io ero e sono un maschio. Anche oggi si stupisce quando "scopre" che sono una donna :rotfl
Adesso riconosco il riflesso (nelle conseguenze) per cui gioco quella parte, e fra l'altro solo con una certa tipologia di maschi, che rispondono istintivamente anche senza essere pienamente consapevoli. (era parte del territorio dove giocavo potere, la loro inconsapevolezza...che io riconoscevo che lì c'era un varco e ci entravo in modo anche incosciente).
Credo che adesso come adesso, la parte di responsabilità per quel varco la percepisco molto più di allora.
Allora credevo che tutti funzionassero come me. Quindi non mi preoccupavo molto di loro.
Salvo poi trovarmi incastrata nel sentirmi responsabile. Con le conseguenze del caso.
La maggior parte delle volte mi stufavo e sfanculavo.
Col mio ex, ti ricordi? , ci sono rimasta sotto...che la responsabilità di essere entrata mi aveva sovrastata.
E anche la potenza del suo affidamento a me.
Adesso sono molto attenta. Molto.
Ed è questo tipo di gestione che tengo a distanza.
E' troppo impegnativa. E non sempre ne vale la pena.
O meglio, non sempre ne esco, come ho sempre pensato prima del mio ex, indenne che tanto io tengo botta.
Che è pur vero, che tengo botta...ma aver avuto accesso alle mie fragilità mi ha ridato indietro prospettive molto diverse sul mio essere delicata e anche fragile. E sulla cura di quelle fragilità, che prima trattavo come se fossi sempre in regime marziale.
E anche sul dovere, anche questo molto antico, di prendermi comunque cura dell'altro.
Che, per paradosso, anche tenere i compartimenti stagni come facevo, era una forma della cura.
Altro papiro

