Santoro - Annunziata

Stato
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Nordica

... is here!
Non ho visto la trasmissione ma tutti qui dicono che è stata faziosa e che Santoro è sempre fazioso ma è onesto e trasparente.
L'Annunziata ha solo detto che la trasmissione era faziosa: ha detto quello che tutti hanno qui confermato.
Non credo che Santoro abbia fatto del sarcasmo sull'età dell'Annunziata, ma ha fatto molto peggio.
Santoro non ha dato della faziosa all'Annunziata, le ha dato della giornalista "venduta" che è molto più grave. E l'ha fatto usando il mezzo televisivo che è come sparare con un cannone su una persona.
Ha detto: “Ma che cosa vuoi? Stai acquisendo dei meriti nei confronti di qualcuno dicendo queste cose?”
Se io fossi l'Annunziata denuncerei Santoro e chiederei i danni.
Santoro ha mica tanto torto!

dai Giobbe, maleducata come é la Annunziata sela merita!

lei chi é per dire a Santoro come deve gestire il suo programma?

ochhio per occhio.... non ti ricordi?
 

Nordica

... is here!
Sinceramente le varie trasmissioni che ho ascoltato e che han avuto un minimo di dibattito fra palestinesi ed israeliani, cercando di dar voce agli uni e agli altri, han sempre finito per tornare al '48 e al "chi ha rubato la terra a chi" "chi c'era prima" "chi ha sfruttato/devastato quelle terre" "chi ha attaccato/si è difeso per primo"....


Credo che occorrerà almeno un'altra generazione perchè possano cercare una soluzione davvero praticabile....
verità!
 

Nordica

... is here!
L'esercito israeliano chiarisce che lascerà comunque alcuni uomini nella Striscia
Il ministro degli Esteri Livni: 'Apertura definitiva dei confini legata alla liberazione di Shalit'

Ritiro da Gaza non sarà completo
Ban Ki-Moon tra le macerie


Autorizzata dal premier Olmert la visita del segretario delle Nazioni Unite



Nel campo di Jabaliya


GAZA - In un'atmosfera di relativa ma sostanziale tranquillità, prosegue il ripiegamento delle truppe israeliane dalle posizioni su cui si erano attestate durante i 22 giorni dell'Operazione "Piombo Fuso" nella Striscia di Gaza. Il ritiro, ha precisato una portavoce dell'esercito, Avital Liebovich, non sarà comunque totale. Mentre il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ha detto che l'apertura definitiva dei confini tra Israele e l'enclave palestinese è "legata" alla liberazione del caporale Gilad Shalit, prigioniero delle milizie di Hamas da due anni e mezzo. Intanto oggi il segretario dell'Onu Ban Ki-moon visita la Striscia: è il primo leader internazionale a entrare nel territorio palestinese dall'inizio delle ostilità, per constatare l'entità dei danni.

Il ritiro. L'esercito ha indirettamente smentito le indiscrezioni, filtrate ieri sui mass media israeliani, secondo cui l'intenzione dello stato maggiore sarebbe stata quella di lasciare completamente Gaza prima dell'avvento di Obama come nuovo presidente degli Stati Uniti, così da non creare imbarazzo fin dalle battute iniziali a un tradizionale e fondamentale alleato.

"Dipenderà dalla situazione concreta sul terreno", hanno commentato a loro volta fonti riservate del ministero della Difesa israeliano. "Stiamo progressivamente riducendo il numero dei nostri uomini nella Striscia di Gaza, ma le unità al di fuori di quel territorio le teniamo in allerta, allo scopo di reagire con rapidità a qualsiasi tipo di circostanza".

Oggi il ministro degli Esteri Livni ha fatto sapere che Israele non è disposto a concedere alcuna apertura definitiva dei varchi di confine "fino a quando non avrà ricevuto rassicurazioni sul destino del caporale Gilad Shalit". "Se Hamas vuole ottenere qualcosa da Israele - ha intimato la Livni - noi vogliamo recuperare qualcosa, vale a dire Gilad Shalit".

La visita del segretario Onu. Ban Ki-moon è arrivato a Gaza intorno a mezzogiorno, ora locale: è il primo leader internazionale a entrare nella Striscia dopo tre settimane di guerra, una visita autorizzata dal premier israeliano Ehud Olmert. Ban è entrato dal valico di confine di Erez insieme ad alcuni rappresentanti della stampa, con l'obiettivo di constatare l'entità dei danni subiti dalla popolazione palestinese.

Il segretario generale delle Nazioni Unite ha voluto in particolare visitare la scuola dell'Unrwa colpita da proiettili israeliani, che hanno provocato una strage. La situazione è "straziante" ha detto, chiedendo che sull'episodio venga aperta un'inchiesta. "E' stato un attacco indegno e totalmente inaccettabile alle Nazioni Unite'', ha dichiarato Ban. ''Ci deve essere un'inchiesta approfondita - ha proseguito - una spiegazione completa per assicurare che non si ripeta piu. I responsabili devono rendere conto delle loro azioni davanti a un appropriato sistema giudiziario''. Dopo il sopralluogo nella Striscia, Ban Ki-Moon è atteso a Sderot, la città israeliana più bersagliata in questi mesi dai razzi palestinesi.

Intanto la tregua tiene, ma a Gaza si continua a morire: stamane due bambini sono rimasti uccisi in seguito all'esplosione accidentale di materiale abbandonato sul terreno dalle forze israeliane. Oggi, mentre Ban Ki-moon iniziava la sua visita, la tensione è salita quando una pattuglia militare israeliana è stata attaccata da miliziani palestinesi al valico di Kissufim. Poco dopo si è appreso dal campo profughi di Jabalya che un agricoltore era stato ucciso da colpi d'arma da fuoco: non è escluso un legame tra questi due episodi.
Corriere 20 gennaio 2009

tanti giornalisti oggi non sono potuti entrare a Gaza!
 

Nordica

... is here!
bla bla bla bla....facendo così non finirà mai
stavamo parlando di Santoro e Annunziata e non della guerra!

se io mi comporto bene con te, Asudem, penso che sia più facile che tu ti comporti bene con me!

se ti tratto male non credo che mi tratteresti bene!

tutti qui.... ciao!
 

Nobody

Utente di lunga data
NUOVI ITALIANI di Corrado Giustiniani

La guerra dei bambini in tv: ha ragione Michele Santoro
pubblicato il 19-01-2009 alle 14:03



Non credo di uscire dal seminato de “I nuovi italiani” se dico la mia sulla puntata di Annozero intitolata “La Guerra dei bambini”, che tante polemiche ha suscitato nei confronti del conduttore Michele Santoro. Non esco dal seminato, perché in studio o in collegamento con Santoro c'erano diversi “nuovi italiani”, immigrati palestinesi ma anche giovani israeliani che vivono nel nostro paese. E poi perché la sfida della convivenza fra religioni diverse è una delle più complesse che si pongono in tutti i paesi di immigrazione, Italia compresa, e quella guerra è un letale controspot alla convivenza.

Intanto, sono convinto che molti giornalisti che hanno scritto di quella puntata, non l'abbiano vista attentamente. Non c'è da stupirsi che questo accada. Annozero va in onda in diretta, e alla nove di sera i giornalisti dei quotidiani sono impegnati nella chiusura della prima edizione, difficile che abbiano due ore di tempo da dedicare tutte a Santoro, a meno che non vi siano state polemiche politiche preventive, che suscitano una particolare attesa proprio per quella puntata. Così, a informarli sono per lo più le agenzie di stampa, che nei loro servizi riportano le battute più salienti dei personaggi intervenuti. Credo, soltanto per fare un esempio fra i tanti possibili, che potrebbe non aver visto Annozero Giovanni Valentini, saggista e commentatore di cose televisive, autore su Repubblica di un fondo, dal titolo “La parabola del tribuno tv”, che a me è parso squilibrato ed esageratamente livoroso nei confronti di Santoro: se l'avesse seguita con attenzione, avrebbe certamente montato il suo ragionamento in modo diverso. Visionando la cassetta della trasmissione o la registrazione su Internet della stessa, vi sarebbe la possibilità di dare il giorno successivo un giudizio più pertinente e obiettivo. Ma per pigrizia si tralascia quest'incombenza. Anche perché decidere di fare un passo indietro sarebbe comunque imbarazzante.

Giovedì 15 gennaio ero libero, e ho potuto vedere a casa mia, dall'inizio alla fine, la puntata sulla guerra di Gaza. Quasi nessuno ha colto che il vero valore aggiunto della trasmissione stava in uno straordinario reportage iniziale che mostrava i cadaveri dei bambini uccisi dalle bombe, e il trasporto in barella dei corpicini dilaniati ma rimasti ancora in vita. Filmati e interviste da lasciare senza respiro, realizzati da un giornalista arabo che, ha spiegato Santoro, collabora anche con l'agenzia Ansa. Mi è rimasto impresso il racconto di un ragazzo rimasto senza famiglia e gli occhi sbarrati di una bambina sdraiata per terra. Parlava a monosillabi, con una grande garza in testa, a coprire la ferita profonda causata da una scheggia. Sembrava il servizio di un grande network internazionale, la Bbc, o anche la Cbs, qualcosa insomma assolutamente fuori dagli schemi ai quali la Rai ci ha purtroppo abituato.

Un salutare pugno nello stomaco, perché una cosa è leggere frettolosamente un titolo di giornale che ti comunica, mentre bevi il caffé, che 450 bambini sono stati uccisi dagli attacchi in pochi giorni, un'altra è vederli, questi bambini. La spessa corteccia di indolenza e cinismo che tutto ci fa accettare, perché in fondo non succede a noi, o addirittura perché “mors tua vita mea” (pensiamo solo alla richiesta effettuata a Gheddafi di non farci arrivare più barconi di migranti: decida lui se decimarli a fucilate, torturarli, o farli morire di sete nel deserto) all'improvviso si squarcia, perché si mette in atto un processo di immedesimazione: quel bambino che vedi, e se è ancora in vita senti, potrebbe essere tuo figlio. Non è forse l'immedesimazione che crea la solidarietà, vera anima di ogni società democratica? Non è, per chi ci crede, il “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” uno dei principi fondanti del cristianesimo, che quando ci fa comodo siamo orgogliosi di sbandierare come nostra religione? E non è il documentare senza paura, l'essere testimoni diretti, sul campo, il vero, profondo valore del giornalismo?

Di quel reportage che valeva, da solo, l'intera trasmissione, si sono dette cose pazzesche. Che “strumentalizzava le emozioni” e che trasformava “il dramma in drammaturgia”. Ma andiamo avanti. Finito il filmato, si apre il dibattito. Ci sono in studio, oltre a Santoro e a Marco Travaglio, Lucia Annunziata, una scrittrice israeliana, un esperto di guerra, una giornalista palestinese che da molti anni vive in Italia, un giornalista di Al Jazira. Un parterre, come si vede, composito e sufficientemente equilibrato. Proprio all'Annunziata viene data per prima la parola. E ha il tempo di dire tutto quello che pensa: un contributo così lungo che a un certo punto sente quasi il bisogno di scusarsi (“sto per finire”). Dura per l'esattezza 5 minuti e 30 secondi, un'eternità per la televisione, e sarà il primo di ben tre interventi. Osserva tra l'altro, la giornalista ex-presidente della Rai, che «è molto difficile parlare come terzi, mi scuso se dipano l'emozione dalla razionalità, Israele dimostra di non saper far bene la guerra, non ci possiamo dividere dicendo chi ha torto e chi ha ragione...»

Il confronto si apre agli altri interlocutori, e poi si allarga a giovani palestinesi che vivono in Italia, attraverso un collegamento esterno con Corrado Formigli, ma ci sono anche giovani ebrei in studio, a cominciare da Tobia Zevi. Margherita Granbassi introduce una ragazza israeliana, che entra in vivace polemica con una palestinese. A questo punto Lucia Annunziata interviene per la seconda volta, per tre minuti: «Michele non sono d'accordo su come stai conducendo il dibattito, non si possono far parlare così due ragazze» e sostiene che dalla trasmissione dovrebbe venir fuori «un punto di vista italiano».

Un punto di vista italiano? Non hanno diritto a dire la loro dei giovani che vivono le loro reciproche cause, israeliana e palestinese, non per sentito dire, ma come stimmate su cui è impressa tutta la loro esistenza? E perché mai? E il punto di vista italiano, non viene forse arricchito da “nuovi italiani” come quei giovani? L'obiettivo di quella trasmissione non era fare la storia della questione palestinese a partire dal 1948, e la Annunziata aveva comunque avuto ampio spazio per esprimere il suo pensiero, attaccando, giustamente, i terroristi di Hamas e il loro rifiuto di riconoscere lo Stato di Israele. C'erano, è vero, più ragazzi palestinesi che ebrei. Ma a nessuno è stata tolta la parola. La proposta più bella e innovativa è venuta fra l'altro da una ragazza religiosamente meticcia, se così possiamo dire, in quanto figlia di padre palestinese e madre ebrea: ha proposto uno scambio di famiglie, per un'estate, fra ragazzi delle due diverse religioni.

Ma il bello deve ancora venire. Lucia Annunziata interviene per la terza volta: «Michele ti disturbo...Non mi piace come hai condotto finora la trasmissione al 99,9 per cento». Dunque, non salvava niente. Ma come può, ragiono io, un collega contestare professionalmente un altro, in diretta, davanti a milioni di persone? Un atteggiamento eticamente e deontologicamente sbagliato. Se voleva, glielo diceva dopo, a riflettori spenti. E se la ferita era così grave da non sanarsi, a mente fredda poteva chiedere a Giulio Anselmi, il direttore de “La Stampa” di cui Lucia è editorialista, di poter scrivere una riflessione sul tema.

Il conduttore ha fatto male a perdere le staffe. Ma attenzione, rivediamo la sua frase-chiave, quella che ha causato il plateale abbandono del posto da parte di Lucia Annunziata. «Sei venuta a fare l'ospite? E allora dì quello che pensi. Stai acquisendo dei meriti nei confronti di qualcuno? No, e allora fai il tuo lavoro e dì quello che vuoi». I giornali hanno riportato questa domanda, con successiva negazione e invito a parlare, come una gravissima offesa senza punti interrogativi, e non hanno tenuto conto di quella professionale che Santoro aveva ricevuto. Se l'avessi subita io, incassare mi sarebbe stato difficile, lo confesso. Il conduttore, in realtà, è uscito fuori dai gangheri soprattutto dopo che l'Annunziata se n'è andata, e ha commesso degli errori, mettendosi contro tutti.

E' una cronaca diversa, cari amici, da quella che avete letto su altri media e che ha fornito assist per interventi pro-Annunziata all'universo mondo, dall'ambasciatore israeliano a Pippo Baudo. Magari anche io, per dare il succo, avrò forzato alcuni passaggi. Ma la democrazia di Internet sta nel fatto che potete rivedervi la trasmissione e giudicare con la vostra testa. Un'ultima cosa. Quello stesso giovedì 15 gennaio, all'ora di pranzo, ero in macchina e sentivo alla radio, sul secondo programma Rai, Barbara Palombelli che aveva in studio due esperti, il professor Israeli e un altro. Entrambi di parte israeliana, senza contraddittorio. Uno dei due diceva che i bambini muoiono unicamente perché Hamas li usa come scudi umani, a protezione dei terroristi. Questa trasmissione, però, non ha fatto scandalo.


 

Mari'

Utente di lunga data
GRAZIE M&M

Grazie per averlo postato questo articolo ... e scritto bene, ed e' molto equilibrato.
 
O

Old giobbe

Guest
NUOVI ITALIANI di Corrado Giustiniani

La guerra dei bambini in tv: ha ragione Michele Santoro
pubblicato il 19-01-2009 alle 14:03



Non credo di uscire dal seminato de “I nuovi italiani” se dico la mia sulla puntata di Annozero intitolata “La Guerra dei bambini”, che tante polemiche ha suscitato nei confronti del conduttore Michele Santoro. Non esco dal seminato, perché in studio o in collegamento con Santoro c'erano diversi “nuovi italiani”, immigrati palestinesi ma anche giovani israeliani che vivono nel nostro paese. E poi perché la sfida della convivenza fra religioni diverse è una delle più complesse che si pongono in tutti i paesi di immigrazione, Italia compresa, e quella guerra è un letale controspot alla convivenza.

Intanto, sono convinto che molti giornalisti che hanno scritto di quella puntata, non l'abbiano vista attentamente. Non c'è da stupirsi che questo accada. Annozero va in onda in diretta, e alla nove di sera i giornalisti dei quotidiani sono impegnati nella chiusura della prima edizione, difficile che abbiano due ore di tempo da dedicare tutte a Santoro, a meno che non vi siano state polemiche politiche preventive, che suscitano una particolare attesa proprio per quella puntata. Così, a informarli sono per lo più le agenzie di stampa, che nei loro servizi riportano le battute più salienti dei personaggi intervenuti. Credo, soltanto per fare un esempio fra i tanti possibili, che potrebbe non aver visto Annozero Giovanni Valentini, saggista e commentatore di cose televisive, autore su Repubblica di un fondo, dal titolo “La parabola del tribuno tv”, che a me è parso squilibrato ed esageratamente livoroso nei confronti di Santoro: se l'avesse seguita con attenzione, avrebbe certamente montato il suo ragionamento in modo diverso. Visionando la cassetta della trasmissione o la registrazione su Internet della stessa, vi sarebbe la possibilità di dare il giorno successivo un giudizio più pertinente e obiettivo. Ma per pigrizia si tralascia quest'incombenza. Anche perché decidere di fare un passo indietro sarebbe comunque imbarazzante.

Giovedì 15 gennaio ero libero, e ho potuto vedere a casa mia, dall'inizio alla fine, la puntata sulla guerra di Gaza. Quasi nessuno ha colto che il vero valore aggiunto della trasmissione stava in uno straordinario reportage iniziale che mostrava i cadaveri dei bambini uccisi dalle bombe, e il trasporto in barella dei corpicini dilaniati ma rimasti ancora in vita. Filmati e interviste da lasciare senza respiro, realizzati da un giornalista arabo che, ha spiegato Santoro, collabora anche con l'agenzia Ansa. Mi è rimasto impresso il racconto di un ragazzo rimasto senza famiglia e gli occhi sbarrati di una bambina sdraiata per terra. Parlava a monosillabi, con una grande garza in testa, a coprire la ferita profonda causata da una scheggia. Sembrava il servizio di un grande network internazionale, la Bbc, o anche la Cbs, qualcosa insomma assolutamente fuori dagli schemi ai quali la Rai ci ha purtroppo abituato.

Un salutare pugno nello stomaco, perché una cosa è leggere frettolosamente un titolo di giornale che ti comunica, mentre bevi il caffé, che 450 bambini sono stati uccisi dagli attacchi in pochi giorni, un'altra è vederli, questi bambini. La spessa corteccia di indolenza e cinismo che tutto ci fa accettare, perché in fondo non succede a noi, o addirittura perché “mors tua vita mea” (pensiamo solo alla richiesta effettuata a Gheddafi di non farci arrivare più barconi di migranti: decida lui se decimarli a fucilate, torturarli, o farli morire di sete nel deserto) all'improvviso si squarcia, perché si mette in atto un processo di immedesimazione: quel bambino che vedi, e se è ancora in vita senti, potrebbe essere tuo figlio. Non è forse l'immedesimazione che crea la solidarietà, vera anima di ogni società democratica? Non è, per chi ci crede, il “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” uno dei principi fondanti del cristianesimo, che quando ci fa comodo siamo orgogliosi di sbandierare come nostra religione? E non è il documentare senza paura, l'essere testimoni diretti, sul campo, il vero, profondo valore del giornalismo?

Di quel reportage che valeva, da solo, l'intera trasmissione, si sono dette cose pazzesche. Che “strumentalizzava le emozioni” e che trasformava “il dramma in drammaturgia”. Ma andiamo avanti. Finito il filmato, si apre il dibattito. Ci sono in studio, oltre a Santoro e a Marco Travaglio, Lucia Annunziata, una scrittrice israeliana, un esperto di guerra, una giornalista palestinese che da molti anni vive in Italia, un giornalista di Al Jazira. Un parterre, come si vede, composito e sufficientemente equilibrato. Proprio all'Annunziata viene data per prima la parola. E ha il tempo di dire tutto quello che pensa: un contributo così lungo che a un certo punto sente quasi il bisogno di scusarsi (“sto per finire”). Dura per l'esattezza 5 minuti e 30 secondi, un'eternità per la televisione, e sarà il primo di ben tre interventi. Osserva tra l'altro, la giornalista ex-presidente della Rai, che «è molto difficile parlare come terzi, mi scuso se dipano l'emozione dalla razionalità, Israele dimostra di non saper far bene la guerra, non ci possiamo dividere dicendo chi ha torto e chi ha ragione...»

Il confronto si apre agli altri interlocutori, e poi si allarga a giovani palestinesi che vivono in Italia, attraverso un collegamento esterno con Corrado Formigli, ma ci sono anche giovani ebrei in studio, a cominciare da Tobia Zevi. Margherita Granbassi introduce una ragazza israeliana, che entra in vivace polemica con una palestinese. A questo punto Lucia Annunziata interviene per la seconda volta, per tre minuti: «Michele non sono d'accordo su come stai conducendo il dibattito, non si possono far parlare così due ragazze» e sostiene che dalla trasmissione dovrebbe venir fuori «un punto di vista italiano».

Un punto di vista italiano? Non hanno diritto a dire la loro dei giovani che vivono le loro reciproche cause, israeliana e palestinese, non per sentito dire, ma come stimmate su cui è impressa tutta la loro esistenza? E perché mai? E il punto di vista italiano, non viene forse arricchito da “nuovi italiani” come quei giovani? L'obiettivo di quella trasmissione non era fare la storia della questione palestinese a partire dal 1948, e la Annunziata aveva comunque avuto ampio spazio per esprimere il suo pensiero, attaccando, giustamente, i terroristi di Hamas e il loro rifiuto di riconoscere lo Stato di Israele. C'erano, è vero, più ragazzi palestinesi che ebrei. Ma a nessuno è stata tolta la parola. La proposta più bella e innovativa è venuta fra l'altro da una ragazza religiosamente meticcia, se così possiamo dire, in quanto figlia di padre palestinese e madre ebrea: ha proposto uno scambio di famiglie, per un'estate, fra ragazzi delle due diverse religioni.

Ma il bello deve ancora venire. Lucia Annunziata interviene per la terza volta: «Michele ti disturbo...Non mi piace come hai condotto finora la trasmissione al 99,9 per cento». Dunque, non salvava niente. Ma come può, ragiono io, un collega contestare professionalmente un altro, in diretta, davanti a milioni di persone? Un atteggiamento eticamente e deontologicamente sbagliato. Se voleva, glielo diceva dopo, a riflettori spenti. E se la ferita era così grave da non sanarsi, a mente fredda poteva chiedere a Giulio Anselmi, il direttore de “La Stampa” di cui Lucia è editorialista, di poter scrivere una riflessione sul tema.

Il conduttore ha fatto male a perdere le staffe. Ma attenzione, rivediamo la sua frase-chiave, quella che ha causato il plateale abbandono del posto da parte di Lucia Annunziata. «Sei venuta a fare l'ospite? E allora dì quello che pensi. Stai acquisendo dei meriti nei confronti di qualcuno? No, e allora fai il tuo lavoro e dì quello che vuoi». I giornali hanno riportato questa domanda, con successiva negazione e invito a parlare, come una gravissima offesa senza punti interrogativi, e non hanno tenuto conto di quella professionale che Santoro aveva ricevuto. Se l'avessi subita io, incassare mi sarebbe stato difficile, lo confesso. Il conduttore, in realtà, è uscito fuori dai gangheri soprattutto dopo che l'Annunziata se n'è andata, e ha commesso degli errori, mettendosi contro tutti.

E' una cronaca diversa, cari amici, da quella che avete letto su altri media e che ha fornito assist per interventi pro-Annunziata all'universo mondo, dall'ambasciatore israeliano a Pippo Baudo. Magari anche io, per dare il succo, avrò forzato alcuni passaggi. Ma la democrazia di Internet sta nel fatto che potete rivedervi la trasmissione e giudicare con la vostra testa. Un'ultima cosa. Quello stesso giovedì 15 gennaio, all'ora di pranzo, ero in macchina e sentivo alla radio, sul secondo programma Rai, Barbara Palombelli che aveva in studio due esperti, il professor Israeli e un altro. Entrambi di parte israeliana, senza contraddittorio. Uno dei due diceva che i bambini muoiono unicamente perché Hamas li usa come scudi umani, a protezione dei terroristi. Questa trasmissione, però, non ha fatto scandalo.
Ho segnalato in rosso dei tipici esempi di manipolazione dell'informazione. Basta verificare su youtube che le cose non sono andate così.
Per fortuna che lo ammette pure il giornalista nella frase evidenziata in blu.

Seguendo il link sono capitato nel site di Annozero.
Premetto che sono di sinistra e che Fini mi sta sulle balle, ma c'è questa immagine prima del commento di Fini:

View attachment 2441

Spero che sia una coincidenza, perché nessuno ha il diritto di offendere a suo piacimento, il presidente della camera, sia esso Bertinotti o Fini.
 

Nobody

Utente di lunga data
Ho segnalato in rosso dei tipici esempi di manipolazione dell'informazione. Basta verificare su youtube che le cose non sono andate così.
Per fortuna che lo ammette pure il giornalista nella frase evidenziata in blu.

Seguendo il link sono capitato nel site di Annozero.
Premetto che sono di sinistra e che Fini mi sta sulle balle, ma c'è questa immagine prima del commento di Fini:

View attachment 2441

Spero che sia una coincidenza, perché nessuno ha il diritto di offendere a suo piacimento, il presidente della camera, sia esso Bertinotti o Fini.
Ci vuol coraggio a fare outing...

p.s.: Bertinotti lo offenderei più volentieri che Fini... anche se non sopporto nessuno dei due.
 

Persa/Ritrovata

Utente di lunga data
MM

Hai postato un articolo molto bello che aiuta a capire molto.
L'Annunziata è decisamente competente e sapeva bene che la sua provocazione avrebbe avuto una risposta e (anche se forse l'abbandono della trasmissione non era premeditata) probabilmente lo era il voler spostare l'attenzione dall'argomento vero a una bega tra giornalisti.
 
O

Old giobbe

Guest
MM. grazie per averlo messo qui quell'articolo. Mi ha chiarito le idee. OTTIMO.
MM

Hai postato un articolo molto bello che aiuta a capire molto.
L'Annunziata è decisamente competente e sapeva bene che la sua provocazione avrebbe avuto una risposta e (anche se forse l'abbandono della trasmissione non era premeditata) probabilmente lo era il voler spostare l'attenzione dall'argomento vero a una bega tra giornalisti.
Il mondo è bello perché è vario.
Credo che avreste giustificato il comportamento di Santoro anche se avesse dato un calcio in bocca all'Annunziata.
 
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
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