No,per fortuna non è così.
Di questo parlava abbastanza dettagliatamente Hubbard su Scientology,per introdurre all'ipnosi.In sostanza portava l'esempio del trauma infantile.
Se da piccolo ti succede qualcosa di traumatizzante,un lutto in famiglia,una grave malattia,un periodo di litigi pesanti tra i tuoi,nel momento peggiore dovessi sentire un brano musicale,un odore,veder passare un furgone rosso di un elettricista,poi ogni volta che dovessi risentire il brano,oppure l'odore o veder passare un furgoncino rosso,ti senti dentro esattamente come nel momento peggiore vissuto in passato.
Questo non vuol dire che ci arrivi perché non hai smesso di pensarci,ma per questo motivo,di cui non ricordo la definizione,ma risolvibile con sedute di ipnosi,almeno mi sembra.
Non è generale, e non vale per tutti. E Hubbard...lasciam perdere chi entra nelle fragilità per usarle a suo comodo...
Io sono stata violentata a 19 anni.
Nessuna ipnosi.
Le cose si affrontano. Passo a passo. Soffrendo. E più che altro accettando il dolore. REndendosi presenti al dolore che nel momento in cui avviene è talmente imprevisto e intollerabile che la prima reazione di difesa (sana) è spostarsi. Per non sentire.
Affrontare significa entrare consapevolmente nel dolore. Con l'obiettivo chiaro e dichiarato a se stessi di prenderlo e renderlo Proprio.
La questione si fa complessa quando la difesa che la mente attua è la rimozione.
I flash back, che sono le ricadute di cui parli tu, sono meccanismi salvifici. Sono richiami al momento e devono essere vissuti...attraversarli significa vivere attivamente ciò che è stato vissuto passivamente.
E rendersene protagonista.
A dirla tutta, adesso, a distanza di 20 anni giusti giusti, l'essere stata violentata è una esperienza che mi compone. Che mi fa essere quella che sono.
E per certi versi, sono grata di averla vissuta.
Non fraintendermi, non è una cosa che desidererei rivivere o che auguro di vivere perchè è una esperienza formativa.
Ma ripulita dello sfregio, della rabbia per me è stata formativa.
E lo è anche adesso. Ripercorrerla è un qualcosa che mi fa bene.
Che mi da prospettive che non avrei senza quell'esperienza.
E non è che non ha lasciato segni. Ne ha lasciati.
Ma sono le mie cicatrici. E le porto con estrema fierezza. Io so di essere anche la violenza che ho subito.
E non vale solo per me.
Nel mio percorso ho conosciuto parecchie donne che hanno subito violenza, e quelle che se la portano addosso come una parte fondante anche il loro essere femmine, sono quelle che non hanno flash back improvvisi e "sconosciuti"...e quando il flash back arriva, che arriva, non è dolore che risale, ma una parte che può essere giocata...in molteplici modi.
Quando il flash back risale, e risale riproponendo lo stesso dolore, è un richiamo. Al fatto che quel dolore non è stato vissuto. Non è stato elaborato e masticato. Significa semplicemente che si è rimasti fermi a quel tempo con alcune parti di sè.
E se capita, io consiglio di affrontare. Perchè un discorso è accompagnarsi coi propri Dolori, altro discorso è esserne schiavi e lasciarsene condizionare, più o meno consapevolmente, nella quotidianità. E se il dolore risale quasi come allora...condiziona. Se non condizionasse, sarebbe semplicemente un ricordo. Brutto magari. Ma ricordo. Passato.