Chiara Matraini
Senora de la Vanguardia
:rotfl::rotfl::rotfl:Parliamo di questo lapsus :mrgreen:
sei inclassificabile
:rotfl::rotfl::rotfl:Parliamo di questo lapsus :mrgreen:
:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:Riguardo ai tacchi vi è solo na roba da dire...
Vedi delle donne in giro e ti sembrano papere che camminano...hai voglia tu...di fare pensieri sconci o sexy eh?
Finchè stanno ferme sei attratto poi iniziano a camminare e ti dici...eh no una vita assieme con quella papera lì no eh?
stando al noto trattato della professoressa Sbriciolata,dicesi facocera l'amante scaricata che non si rassegna:rotfl::rotfl::rotfl::rotfl:
cosa vuol dire facocera?
stavo pensando più o meno la stessa cosa, ma non riuscivo ad esprimerla: credo però che questa classificazione serva come rassicurazione. Mi spiego meglio: questa è l'epoca della classificazione, in cui ogni comportamento deve essere rubricato e motivato, ogni persona deve appartenere ad una categoria. Non sono una sociologa, ma una che rifugge dalle etichette per intolleranza istintiva e proprio per questo ho notato questo bisogno nel mondo che mi circonda. Bisogno che credo indotto. I modelli che ci propinano i media e le impostazioni dei social network sono evidenti. Ogni desiderio, ogni preferenza, ogni scelta deve essere motivata e registrata per poterla veicolare verso un'offerta e nello stesso modo ci stiamo abituando a gestire le nostre relazioni, più sulla base del nome che portano che sulla sostanza di valori che apportano.
Quindi ci sforziamo spesso di dare una definizione che sia riconoscibile a tutti di un qualcosa... magari prima ancora di averlo compreso veramente noi stessi. Ma questo è rassicurante perchè così riusciamo a rientrare in una categoria noi stessi e sentiamo un senso di appartenenza, forse.
a me non sembra che la nostra epoca sia di classificazioni...ma di sembianze...
E mentre si parla della zoccola o del trombamico si perde di vista un altro termine: la facocera...
Nessuno pensa alla femmina del facocero da quando si materializzò in sembianza lei "la facocera"...
Riguardo ai tacchi vi è solo na roba da dire...
E' il portamento che conta...no?
Vedi delle donne in giro e ti sembrano papere che camminano...hai voglia tu...di fare pensieri sconci o sexy eh?
Finchè stanno ferme sei attratto poi iniziano a camminare e ti dici...eh no una vita assieme con quella papera lì no eh?
:up:E’ il miracolo dell’etichetta:
produce l’impressione che l’essenza dell’altro sia visibile. A quel punto, l’altro non è più una molteplicità contraddittoria che esiste in un gioco di luci e di ombre, di velato e svelato, ma diventa immediatamente visibile e riconoscibile. Si è convinti, grazie all’etichetta, di sapere tutto dell’altro, chi è, cosa desidera e come è strutturata la sua vita, perchè l’etichetta non si limita a classificare, ma stabilisce un senso, una sorta di ordine nella vita di chi la porta.
Miguel Benasayag e Gérard Schimt (2004), L’epoca delle passioni tristi
Nemmeno io quanto vorrei (ahimè).:up:
Concordo ma io non ne sono immune.
Tu?
Perfettamente.Nemmeno io quanto vorrei (ahimè).
Ma non ho tanto la tendenza ad etichettare per macrocategorie: l'unica distinzione veramente netta che faccio è tra chi si guarda dentro e chi no, o chi ha la tendenza sistematica ad autoassolversi e chi non lo fa.
Negli altri casi può prevalere un senso di fatica a reggere un quadro unitario di qualcuno in cui coesistano forti contraddizioni interne. Ci riesco tanto meglio quanto più sono in equilibrio con me stessa (cioè in pratica quando riesco a far questo dentro di me, con le mie contraddizioni). In condizioni di forte stress emotivo divento tranchant, credo come strategia di semplificazione cognitiva. Appena ho più risorse torno ad aprire la porta ad un maggior numero di elementi.
Non so se mi sono spiegata![]()
molto moderatamente...direi. :up:Perfettamente.
Io ho imparato a essere tranchant. Non risolvo io i problemi degli altri: ho già abbastanza da fare con i miei.![]()
Graziemolto moderatamente...direi. :up:
E’ il miracolo dell’etichetta:
produce l’impressione che l’essenza dell’altro sia visibile. A quel punto, l’altro non è più una molteplicità contraddittoria che esiste in un gioco di luci e di ombre, di velato e svelato, ma diventa immediatamente visibile e riconoscibile. Si è convinti, grazie all’etichetta, di sapere tutto dell’altro, chi è, cosa desidera e come è strutturata la sua vita, perchè l’etichetta non si limita a classificare, ma stabilisce un senso, una sorta di ordine nella vita di chi la porta.
Miguel Benasayag e Gérard Schimt (2004), L’epoca delle passioni tristi
non se le fa perché ha appiccicato l'etichetta.E avrai pure ragione, ma l'insoddisfatta sei tu, non mi pare che lui si faccia domande. Comunque, sì, hai ragione e mi scuso.
Diciamo che ognuno ha molteplici etichette. Ci disturba quando considerano solo quella che cerchiamo di tenere sotto l'ascellanon se le fa perché ha appiccicato l'etichetta.
ma a me essere etichettata riesce sgradito, per così dire.
Diciamo che ognuno ha molteplici etichette. Ci disturba quando considerano solo quella che cerchiamo di tenere sotto l'ascella![]()
Un bellissimo esempio di significante no?stando al noto trattato della professoressa Sbriciolata,dicesi facocera l'amante scaricata che non si rassegna
Te lo spiego io allora il miracolo del conte no?E’ il miracolo dell’etichetta:
produce l’impressione che l’essenza dell’altro sia visibile. A quel punto, l’altro non è più una molteplicità contraddittoria che esiste in un gioco di luci e di ombre, di velato e svelato, ma diventa immediatamente visibile e riconoscibile. Si è convinti, grazie all’etichetta, di sapere tutto dell’altro, chi è, cosa desidera e come è strutturata la sua vita, perchè l’etichetta non si limita a classificare, ma stabilisce un senso, una sorta di ordine nella vita di chi la porta.
Miguel Benasayag e Gérard Schimt (2004), L’epoca delle passioni tristi
uhmmm, sai che non ne sono sicura.Diciamo che ognuno ha molteplici etichette. Ci disturba quando considerano solo quella che cerchiamo di tenere sotto l'ascella![]()
Io parlavo di noi persone e con una certa ironia.uhmmm, sai che non ne sono sicura.
ora ci penso.
oppppsss, non troppo eh
no, a me disturba quando un rapporto è limitato
dalle etichettature.
anch'io.Io parlavo di noi persone e con una certa ironia.
I rapporti le etichette ce le hanno, gliele diamo perché vogliamo avere un po' di chiarezza e sapere se ci stiamo innamorando di chi non si sogna di farsi coinvolgere.