Non si cambia...ma la sensazione di squilibrio rimane...che non è rimpianto ..che è altra cosa
Era una sensazione che avevo anch'io, tempo fa.
Col tempo è diminuita, perché è cambiato tutto il resto, determinando nuove condizioni di equilibrio.
Io avvertivo la fine di un equilibrio precedente e un acuto senso di ingiustizia in tutta la situazione, quando il fulcro della mia vita era ancora mia moglie, il mio desiderio per lei, una mia percezione di ingratitudine da parte sua verso i sentimenti che mostravo, i fallimento di un progetto di vita.
Lei era causa del mio dolore e allo stesso tempo fonte da cui attendevo il mio piacere.
Una contraddizione che non può durare senza causare altro male.
Il tempo e l'elaborazione dell'accaduto gradualmente hanno mutato questa condizione.
Tu sei ancora molto legata a tua marito, lo percepisco nei tuoi discorsi.
Io ultimamente mi sento sempre più lontano da mia moglie.
Anche lei ha compreso l'errore che è stato alla base della nostra relazione, quello che ci ha portati fuori strada.
E' difficile rimediare, perché le condizioni sono ancora presenti, perché la consapevolezza senza la capacità di trovare una soluzione non serve a nulla...
Ma occorre togliersi la maschera e comprendere le dinamiche di coppia e quali margini ci sono ancora per riuscire a "stare bene" insieme.
No, non è solo il tradimento il problema. Se si circoscrive a questo evento tutto quanto, si rischia di restare fermi, ancorati a un rancore, cristallizzati in una condizione di vittima.
La verità, per quanto mi riguarda (ti sto portando ad esempio la mia situazione) è che la coppia non funziona.
Io vengo da una situazione familiare e affettivo molto precari. Mi legai moltissimo a mia moglie perché lei si dimostrò nei miei confronti molto attenta, capace di confrontarsi e entrare in profondità, di comprendermi. O così credevo, ma il mio termine di confronto allora erano altre relazioni superficiali, il cui scopo principale era divertirsi e stare bene insieme e... oltre a questo non si andava. Lei aveva una famiglia molto unita, due fratelli, un grande senso delle tradizioni familiari, dell'unità parentale. Era una ragazza intelligente, studiosa, rigorosa. Per nulla sensuale, suscitava il mio desiderio con il contrasto del suo aspetto adolescenziale e le contraddizioni che manifestava in ambito erotico.
Ma, come sai, il nostro fu un rapporto contrastato fin dall'inizio.
Mia moglie cercava, nel rapporto di coppia, una situazione accogliente e protettiva, un rifugio, una zona comfort dai confini ben definiti. Tutti i suoi no, il suo limitare le mie amicizie, quella specie di gelosia possessiva erano un modo per avere il controllo di sé attraverso il controllo di chi la circondava.
Io, i miei genitori, i miei amici: tutti siamo stati coinvolti in questa situazione in cui ognuno di noi due cercava una stabilità. Io quella affettiva, un punto di riferimento determinato, una persona da amare e da cui essere amato, una famiglia, una figlia e lei invece un luogo ove trovare una stabilità priva di qualsiasi stress, imposizione, uscite dai binari, un partner accondiscendente, non troppo esigente, accomodante e fedele e soprattutto legato alla famiglia d'origine a cui lei sentiva ancora di appartenere.
Ovviamente non è andata così.
Lei gli stress li ha avuti ugualmente, io non ho trovato in lei una persona affettuosa come volevo. E con la morte dei genitori e della sorella, lei pian piano ha perso l'equilibrio senza ritrovarlo del tutto, è venuta meno quella zona comfort, quella stabilità che si era creata ed è cresciuta in lei la sensazione di aver fallito tutti gli obiettivi di una vita, di averli mancati per incapacità, una frustrazione che si accompagna al suo mostrarsi sempre vittima, crogiolandosi nell'inazione Ed è così che dopo il tradimento lei non ha partecipato alla ricostruzione.
Se ne è rimasta lì, occupata solo a cercare di tornare a stare bene, a ritrovare il suo equilibrio e io mi sono ancora ritrovato nel ruolo di assistente. Ruolo che a un certo punto ho cominciato a rifiutare, quando ho capito che del mio dolore in fin dei conti a lei non era fregato niente.
Jaka, la vita è adesso.