Umiliazione

danny

Utente di lunga data
E per gli uomini... la chimica, l'attrazione, quel desiderio forte di volere quella donna va al di là dell'aspetto fisico? Avete mai provato attrazione, chimica e desiderio, al di fuori del vostro rapporto, per una donna comune, senza troppo seno, il sedere non troppo sporgente ecc.?
Sì.
 

danny

Utente di lunga data
@Brunetta, cercando dove avessi letto la frase del "fuoco dentro" ho visto anche questo post di karolina. Potrebbe essere strato scritto dalla mia ex, come da tante altre "ex". Per questo mi sento di poter rispondere

E' esattamente quello che lei diceva alle sue amiche. Ma essendo nella parte del marito (non dell'amante, Brunetta) vedo me al posto suo: non ho fisicità; non sono muscoloso e nemmeno atletico (però ho un fisico asciutto, non grasso e abbastanza tonico), ma in ogni caso non sono muscoloso, non ho un aspetto rude (tutt'altro), non ho modi rudi. Non mi faccio mettere i piedi in testa ma, sono sicuro di me ma non ho l'atteggiamento classico del "il maschio sono io". A parte questo amo il sesso, lo farei tutti i giorni e più volte al giorno, eppure la mia ex dicesa esattamente quanto scritto sopra: "per il mio lui il sesso non è importante, non mi cerca mai e bla bla bla...".
Guardandomi indietro oggi, a mente serena, mi rendo conto che era l'atteggiamento di lei a mettere distacco tra noi. Senza che me ne accorgessi, col tempo mi ha reso una persona sessualmente insicura, lavorando da sotto poco alla volta. Non voglio entrare nei dettagli, ma credo che lo scopo alla fine fosse quello di convincere se stessa, prima degli altri, per giustificare moralmente il tradimento. C'è chi non si fa problemi e tradisce senza rimorsi, e c'è chi ha bisogno prima di tutto di essere in pace con la propria coscenza trovando (inventandosi fino ad arrivare a convincersene) una giustificazione morale.

Come per la mia compagna non mi sento di condannare totalmente il tradimento (perché nessuno di noi è un santo), però quello che per me non è tollerabile è l'umiliazione e l'ipocrisia nell'inventarsi storie per giustificare il tradimento. Tendiamo a complicare tremendamente ogni cosa, strato su strato arriviamo a seppellire totalmente quello che alla fine è semplice e primordiale, e cadiamo sempre nel solito cliché.

Karolina, non so quanti anni avete, però se hai un po' di cuore libera tuo marito, perché stai tenendo un canarino in gabbia solo perché è più facile da gestire. Ma a te piacciono gli "uccelli" predatori (scusate il gioco di parole), e quelli non sono animali che puoi tenere in gabbia. Non ti st ogiudicando, è un tuo diritto preferire un tipo di uomo piuttosto che un altro, ci mancherebbe, ma stai anche facendo una cosa estremamente cattiva e crudele (non parliamo poi del tuo EGOismo), perché tuo marico è all'oscuro di tutto, non può scegliere, non può prendere decisioni, non gli stai dando la possibilità di rifarsi una vita. Lo tieni lì come un animale in gabbia mentre tu di nascosto soddisfi ogni tuo desiderio e fantasia.
:up:
 

Darietto

Utente di lunga data
Chiaro che non si tratta mai del tutto ma di una percentuale, e in questo caso molto alta.

Però il discorso secondo me cade nella logica del...i soldi non fanno la felicità, si stava meglio quando si stava peggio ecc. O come le discussioni sull'esistenza di un dio: fino a prova contraria non esiste, ma la cosa è talmente ovvia che alla fine risulta più stupido chi lo afferma rispetto a chi ne sostiene l'esistenza. L'essere umano ha imparato a vivere nell'ipocrisia oltre che nel dormiveglia perenne. E' parte essenziale del suo essere.

Danny, forse nella domanda precedente sono stato troppo generico. Anche per me culo e tette non sono una parte che determina l'attrazione che posso provare per una determinata persona. John Lennon e Yoko Ono ne sono l'esempio sopra tutti. Non sono stati di certo il culo e le tette di Yoko a fare innamorare John Lennon. Ma la domanda che viene dopo è questa: a John bastava, si sentiva completo in quel tipo di relazione, con quell'attrazione che andava ben oltre la fisicità? La risposta è nota, perché Lennon, nonostante quella relazione così meravigliosamente magica, che andava "oltre il tempo e la materia", cornificava non poco Yoko Ono.

Ci costruiamo un mondo magico fatto di karma, energia, attrazione chimica, amore incondizionato... mettiamo tutta la nostra cultura per far sembrare tutto più sublime ed intellettualmente elevato, ma poi finisce sempre a tette, culi e grossi arnesi. Me compreso.
 
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Chiaro che non si tratta mai del tutto ma di una percentuale, e in questo caso molto alta.

Però il discorso secondo me cade nella logica del...i soldi non fanno la felicità, si stava meglio quando si stava peggio ecc. O come le discussioni sull'esistenza di un dio: fino a prova contraria non esiste, ma la cosa è talmente ovvia che alla fine risulta più stupido chi lo afferma rispetto a chi ne sostiene l'esistenza. L'essere umano ha imparato a vivere nell'ipocrisia oltre che nel dormiveglia perenne. E' parte essenziale del suo essere.

Danny, forse nella domanda precedente sono stato troppo generico. Anche per me culo e tette non sono una parte che determina l'attrazione che posso provare per una determinata persona. John Lennon e Yoko Ono ne sono l'esempio sopra tutti. Non sono stati di certo il culo e le tette di Yoko a fare innamorare John Lennon. Ma la domanda che viene dopo è questa: a John bastava, si sentiva completo in quel tipo di relazione, con quell'attrazione che andava ben oltre la fisicità? La risposta è nota, perché Lennon, nonostante quella relazione così meravigliosamente magica, che andava "oltre il tempo e la materia", cornificava non poco Yoko Ono.

Ci costruiamo un mondo magico fatto di karma, energia, attrazione chimica, amore incondizionato... mettiamo tutta la nostra cultura per far sembrare tutto più sublime ed intellettualmente elevato, ma poi finisce sempre a tette, culi e grossi arnesi. Me compreso.
Ma che cazzo stai a di'.
 

danny

Utente di lunga data
Chiaro che non si tratta mai del tutto ma di una percentuale, e in questo caso molto alta.

Però il discorso secondo me cade nella logica del...i soldi non fanno la felicità, si stava meglio quando si stava peggio ecc. O come le discussioni sull'esistenza di un dio: fino a prova contraria non esiste, ma la cosa è talmente ovvia che alla fine risulta più stupido chi lo afferma rispetto a chi ne sostiene l'esistenza. L'essere umano ha imparato a vivere nell'ipocrisia oltre che nel dormiveglia perenne. E' parte essenziale del suo essere.

Danny, forse nella domanda precedente sono stato troppo generico. Anche per me culo e tette non sono una parte che determina l'attrazione che posso provare per una determinata persona. John Lennon e Yoko Ono ne sono l'esempio sopra tutti. Non sono stati di certo il culo e le tette di Yoko a fare innamorare John Lennon. Ma la domanda che viene dopo è questa: a John bastava, si sentiva completo in quel tipo di relazione, con quell'attrazione che andava ben oltre la fisicità? La risposta è nota, perché Lennon, nonostante quella relazione così meravigliosamente magica, che andava "oltre il tempo e la materia", cornificava non poco Yoko Ono.

Ci costruiamo un mondo magico fatto di karma, energia, attrazione chimica, amore incondizionato... mettiamo tutta la nostra cultura per far sembrare tutto più sublime ed intellettualmente elevato, ma poi finisce sempre a tette, culi e grossi arnesi. Me compreso.

Forse abbiamo bisogno di entrambe le cose.
Abbiamo bisogno di fisicità e di testa, di sentimenti e di carnalità, di leggerezza e di impegno.
Ovviamente non riusciamo mai a essere soddisfatti totalmente se non per brevi periodi della nostra vita.
La nostra vita è fatta soprattutto di periodi in cui ci si chiede chi si è e cosa si vuole. Raggiunto un traguardo, è difficile che sia quello definitivo, l'instabilità temporanea e il cambiamento fanno parte del percorso di ogni persona.
Siamo come l'acqua, che quando scorre deve sempre trovare uno sbocco dove fluire.
A 15 anni una persona si chiede se già una donna o un uomo.
A 40, 50 si chiede se lo è ancora.
Sono domande che richiedono risposte, e prima ancora che arrivino esse mutano i rapporti, gli equilibri, le persone.
Il problema del matrimonio è che fornisce un'unica risposta, una sola soluzione per tutta la vita.
In realtà è sempre e solo quella dei 30 anni.
 

Rosarose

Utente di lunga data
Forse abbiamo bisogno di entrambe le cose.
Abbiamo bisogno di fisicità e di testa, di sentimenti e di carnalità, di leggerezza e di impegno.
Ovviamente non riusciamo mai a essere soddisfatti totalmente se non per brevi periodi della nostra vita.
La nostra vita è fatta soprattutto di periodi in cui ci si chiede chi si è e cosa si vuole. Raggiunto un traguardo, è difficile che sia quello definitivo, l'instabilità temporanea e il cambiamento fanno parte del percorso di ogni persona.
Siamo come l'acqua, che quando scorre deve sempre trovare uno sbocco dove fluire.
A 15 anni una persona si chiede se già una donna o un uomo.
A 40, 50 si chiede se lo è ancora.
Sono domande che richiedono risposte, e prima ancora che arrivino esse mutano i rapporti, gli equilibri, le persone.
Il problema del matrimonio è che fornisce un'unica risposta, una sola soluzione per tutta la vita.
In realtà è sempre e solo quella dei 30 anni.
Quando tutto cambia non possiamo pretendere che quella persona quella relazione possa essere la stessa risposta che cercavamo 20, 30 anni prima.
Solo i più fortunati riescono ad avere questo, ma certo non perché sono rimasti identici a se stessi..
Un po' impegno, ma molto casualità!

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Darietto

Utente di lunga data
Forse abbiamo bisogno di entrambe le cose.
Abbiamo bisogno di fisicità e di testa, di sentimenti e di carnalità, di leggerezza e di impegno.
Ovviamente non riusciamo mai a essere soddisfatti totalmente se non per brevi periodi della nostra vita.
La nostra vita è fatta soprattutto di periodi in cui ci si chiede chi si è e cosa si vuole. Raggiunto un traguardo, è difficile che sia quello definitivo, l'instabilità temporanea e il cambiamento fanno parte del percorso di ogni persona.
Siamo come l'acqua, che quando scorre deve sempre trovare uno sbocco dove fluire.
A 15 anni una persona si chiede se già una donna o un uomo.
A 40, 50 si chiede se lo è ancora.
Sono domande che richiedono risposte, e prima ancora che arrivino esse mutano i rapporti, gli equilibri, le persone.
Il problema del matrimonio è che fornisce un'unica risposta, una sola soluzione per tutta la vita.
In realtà è sempre e solo quella dei 30 anni.

la domanda rimane: questi "drammi" e dilemmi esistenziali sono innati, fanno parte dell'istinto oppure diventano drammi proprio perché essendoci imposti dalla morale vanno contro il nostro stesso istinto?

Per esperienza ho visto che il più delle vote quegli amici che vivono situazioni di tradimento tendono poi a criticare altri che invece scelgono di vivere onestamente e apertamente le loro scelte sessuali. E' come se ci fosse un qualche contratto non scritto che impone una condotta di facciata standard in rispetto di determinate regole, con la clausula sottintesa del "permesso" al tradimento. Di contro invece sembra che chi sceglie una vita libera e onesta è più soggetto additato socialmente. Sono contraddizioni, lo so, ma chi può affermare il contrario?

Che poi...anche qui, semplificando e riducendo il tutto ad un principio primordiale, sappiamo tutti che alla base c'è il discorso del... prima metti su famiglia, genera prole e poi fai quello che vuoi. No prole, no party! Dopotutto il mondo ha bisogna di forza lavoro per andare avanti.

Ora, ritornando a noi, quello che più mi infastidisce pensando ai tradimenti subiti, non sono più gli stessi tradimenti, ma il fatto che in un rapporto a due quella che si è divertita, e non poco, è stata la mia ex. A me rimane l'amaro del tradimento, ma anche, in misura uguale, le occasioni perse a cui ho rinunciato per onestà e amore nei confronti di lei, e non sono poche. Parlo dai miei 33 ai 44 anni. Adesso ho 48 anni. Faccio ancora la mia bella figura, ma non ho più 30 anni. A quei tempi c'erano continue scenate di gelosia da parte di lei perché capitava spesso di donne che flirtavano cone me. Lei faceva le sue scenate, per un flirt ricevuto e non ricambiato, mentre mi tradiva. Anche se andavo a trovare i miei genitori dovevo chiamarla ogni tot perché fosse tranquilla. Se tardavo di 20 minuti mi faceva scenate, anche quando lei non era a casa. Col senno di poi mi rendo conto che mi imponeva di rientrare a casa ad una certa ora mentre lei era tranquillamente al motel con l'amante (facendomi credere che fosse ad una conferenza di lavoro). Ripeto, oggi non è il tradimento che mi "tormenta", è la situazione surreale, di estrema falsità e ipocrisia. E' tutto quello che mi sono perso.
 
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spleen

utente ?
la domanda rimane: questi "drammi" e dilemmi esistenziali sono innati, fanno parte dell'istinto oppure diventano drammi proprio perché essendoci imposti dalla morale vanno contro il nostro stesso istinto? Per esperienza ho visto che il più delle vote quegli amici che vivono situazioni di tradimento tendono poi a criticare altri che invece scelgono di vivere onestamente e apertamente le loro scelte sessuali. E' come se ci fosse un qualche contratto non scritto che impone una condotta di facciata standard in rispetto di determinate regole, con la clausula sottintesa del "permesso" al tradimento. Di contro invece sembra che chi sceglie una vita libera e onesta è più soggetto additato socialmente. Sono contraddizioni, lo so, ma chi può affermare il contrario? Che poi...anche qui, semplificando e riducendo il tutto ad un principio primordiale, sappiamo tutti che alla base c'è il discorso del... prima metti su famiglia, genera prole e poi fai quello che vuoi. No prole, no party! Dopotutto il mondo ha bisogna di forza lavoro per andare avanti. Ora, ritornando a noi, quello che più mi infastidisce pensando ai tradimenti subiti, non sono più gli stessi tradimenti, ma il fatto che in un rapporto a due quella che si è divertita, e non poco, è stata la mia ex. A me rimane l'amaro del tradimento, ma anche, in misura uguale, le occasioni perse a cui ho rinunciato per onestà e amore nei confronti di lei, e non sono poche. Parlo dai miei 33 ai 44 anni. Adesso ho 48 anni. Faccio ancora la mia bella figura, ma non ho più 30 anni. A quei tempi c'erano continue scenate di gelosia da parte di lei perché capitava spesso di donne che flirtavano cone me. Lei faceva le sue scenate, per un flirt ricevuto e non ricambiato, mentre mi tradiva. Anche se andavo a trovare i miei genitori dovevo chiamarla ogni tot perché fosse tranquilla. Se tardavo di 20 minuti mi faceva scenate, anche quando lei non era a casa. Col senno di poi mi rendo conto che mi imponeva di rientrare a casa ad una certa ora mentre lei era tranquillamente al motel con l'amante (facendomi credere che fosse ad una conferenza di lavoro). Ripeto, oggi non è il tradimento che mi "tormenta", è la situazione surreale, di estrema falsità e ipocrisia. E' tutto quello che mi sono perso.
Se ti fai la domanda significa che ancora non hai deciso, se facevi bene tu o se faceva bene lei. Puoi tranquillamente pensare che la vita sia una gara "di chi è più furbo", in effetti qualcuno passa la sua vita a convincersi che far credere in qualche regola sia un espediente di alcuni per fregare gli altri. Per me c'è dell'altro, oltre a tette culi e "affari", i bisogni delle persone sono centrati anche su quello, ma non certo -solo- su quello. Nota: Una che mi rompe i coglioni anche quando sono dai miei e che vuole che le telefoni per sorveglirmi si prende un vaffanculo in un millisecondo.
 

Rosarose

Utente di lunga data
la domanda rimane: questi "drammi" e dilemmi esistenziali sono innati, fanno parte dell'istinto oppure diventano drammi proprio perché essendoci imposti dalla morale vanno contro il nostro stesso istinto?

Per esperienza ho visto che il più delle vote quegli amici che vivono situazioni di tradimento tendono poi a criticare altri che invece scelgono di vivere onestamente e apertamente le loro scelte sessuali. E' come se ci fosse un qualche contratto non scritto che impone una condotta di facciata standard in rispetto di determinate regole, con la clausula sottintesa del "permesso" al tradimento. Di contro invece sembra che chi sceglie una vita libera e onesta è più soggetto additato socialmente. Sono contraddizioni, lo so, ma chi può affermare il contrario?

Che poi...anche qui, semplificando e riducendo il tutto ad un principio primordiale, sappiamo tutti che alla base c'è il discorso del... prima metti su famiglia, genera prole e poi fai quello che vuoi. No prole, no party! Dopotutto il mondo ha bisogna di forza lavoro per andare avanti.

Ora, ritornando a noi, quello che più mi infastidisce pensando ai tradimenti subiti, non sono più gli stessi tradimenti, ma il fatto che in un rapporto a due quella che si è divertita, e non poco, è stata la mia ex. A me rimane l'amaro del tradimento, ma anche, in misura uguale, le occasioni perse a cui ho rinunciato per onestà e amore nei confronti di lei, e non sono poche. Parlo dai miei 33 ai 44 anni. Adesso ho 48 anni. Faccio ancora la mia bella figura, ma non ho più 30 anni. A quei tempi c'erano continue scenate di gelosia da parte di lei perché capitava spesso di donne che flirtavano cone me. Lei faceva le sue scenate, per un flirt ricevuto e non ricambiato, mentre mi tradiva. Anche se andavo a trovare i miei genitori dovevo chiamarla ogni tot perché fosse tranquilla. Se tardavo di 20 minuti mi faceva scenate, anche quando lei non era a casa. Col senno di poi mi rendo conto che mi imponeva di rientrare a casa ad una certa ora mentre lei era tranquillamente al motel con l'amante (facendomi credere che fosse ad una conferenza di lavoro). Ripeto, oggi non è il tradimento che mi "tormenta", è la situazione surreale, di estrema falsità e ipocrisia. E' tutto quello che mi sono perso.
Concordo sull'osservazione che qui da noi in Italia, sia più tollerata l'ipocrisia di un matrimonio di facciata, più tosto che una sana decisione di separarsi e vivere la propria vita alla luce del sole.
Lo dicono le statistiche che mettono l'Italia all'ultimo posto nella classifica dei divorzi. Lo dice la mentalità corrente che ritiene ancora la " famiglia" un valore assoluto a cui sacrificare tutto.
Poi della tua storia che dire! Incredibile.
Ricordati solo una cosa guarda avanti.
Gli uomini verso i 50 anni raggiungono l'apice del loro fascino, è un'età bellissima basta aprirsi al mondo.

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Annina123

Utente di lunga data
Concordo sull'osservazione che qui da noi in Italia, sia più tollerata l'ipocrisia di un matrimonio di facciata, più tosto che una sana decisione di separarsi e vivere la propria vita alla luce del sole.
Lo dicono le statistiche che mettono l'Italia all'ultimo posto nella classifica dei divorzi. Lo dice la mentalità corrente che ritiene ancora la " famiglia" un valore assoluto a cui sacrificare tutto.
Poi della tua storia che dire! Incredibile.
Ricordati solo una cosa guarda avanti.
Gli uomini verso i 50 anni raggiungono l'apice del loro fascino, è un'età bellissima basta aprirsi al mondo.

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Il mio è il classico che andrebbe a marciare per la famiglia tradizionale... ed è sempre pronto a giudicare le situazioni altrui... dimenticando la sua... io da questa relazione ho invece imparato un po' di umiltà, lui evidentemente si sente una eccezione per qualche motivo a me oscuro...

Cmq sulla carta è perfetto, credo davvero che sia sopra ogni sospetto... ma se penso a quanto ha fatto per creare questa situazione.... non so. Sicuramente questa storia mi toglie un po' di fiducia nell'umanità.

Infine, non so come siano i 50 anni... credo che Rosarose abbia detto bene.. l'importante è rimanere aperti agli altri. E non mi sembra una cosa facile nemmeno a 36 anni.....

Per quello che vale... io apprezzo più chi cerca di essere più autentico possibile... anche quando è difficile.
 

stany

Utente di lunga data
la domanda rimane: questi "drammi" e dilemmi esistenziali sono innati, fanno parte dell'istinto oppure diventano drammi proprio perché essendoci imposti dalla morale vanno contro il nostro stesso istinto?

Per esperienza ho visto che il più delle vote quegli amici che vivono situazioni di tradimento tendono poi a criticare altri che invece scelgono di vivere onestamente e apertamente le loro scelte sessuali. E' come se ci fosse un qualche contratto non scritto che impone una condotta di facciata standard in rispetto di determinate regole, con la clausula sottintesa del "permesso" al tradimento. Di contro invece sembra che chi sceglie una vita libera e onesta è più soggetto additato socialmente. Sono contraddizioni, lo so, ma chi può affermare il contrario?

Che poi...anche qui, semplificando e riducendo il tutto ad un principio primordiale, sappiamo tutti che alla base c'è il discorso del... prima metti su famiglia, genera prole e poi fai quello che vuoi. No prole, no party! Dopotutto il mondo ha bisogna di forza lavoro per andare avanti.

Ora, ritornando a noi, quello che più mi infastidisce pensando ai tradimenti subiti, non sono più gli stessi tradimenti, ma il fatto che in un rapporto a due quella che si è divertita, e non poco, è stata la mia ex. A me rimane l'amaro del tradimento, ma anche, in misura uguale, le occasioni perse a cui ho rinunciato per onestà e amore nei confronti di lei, e non sono poche. Parlo dai miei 33 ai 44 anni. Adesso ho 48 anni. Faccio ancora la mia bella figura, ma non ho più 30 anni. A quei tempi c'erano continue scenate di gelosia da parte di lei perché capitava spesso di donne che flirtavano cone me. Lei faceva le sue scenate, per un flirt ricevuto e non ricambiato, mentre mi tradiva. Anche se andavo a trovare i miei genitori dovevo chiamarla ogni tot perché fosse tranquilla. Se tardavo di 20 minuti mi faceva scenate, anche quando lei non era a casa. Col senno di poi mi rendo conto che mi imponeva di rientrare a casa ad una certa ora mentre lei era tranquillamente al motel con l'amante (facendomi credere che fosse ad una conferenza di lavoro). Ripeto, oggi non è il tradimento che mi "tormenta", è la situazione surreale, di estrema falsità e ipocrisia. E' tutto quello che mi sono perso.
Si rinuncia sempre a qualcosa , scegliendo una situazione; quando ignoravi stavi bene, a te andava bene così!
Nessuno potrà mai sapere come sarebbe stato il proprio percorso se avesse scelto un'altra strada.
La falsità e l'ipocrisia sono state necessarie per farti vivere dieci anni gratificanti. Se a te bastava quel rapporto e ti faceva stare bene, non dovresti pensare a rivalse non attuate. Non credo che eventuali tue rivalse non attuate avrebbero cambiato la considerazione sul vostro rapporto e, soprattutto, ti avrebbero fatto accettare lei.
Il fatto è che non si conosce abbastanza una persona con la quale si convive magari da vent'anni.
 

Foglia

utente viva e vegeta
la domanda rimane: questi "drammi" e dilemmi esistenziali sono innati, fanno parte dell'istinto oppure diventano drammi proprio perché essendoci imposti dalla morale vanno contro il nostro stesso istinto?

Per esperienza ho visto che il più delle vote quegli amici che vivono situazioni di tradimento tendono poi a criticare altri che invece scelgono di vivere onestamente e apertamente le loro scelte sessuali. E' come se ci fosse un qualche contratto non scritto che impone una condotta di facciata standard in rispetto di determinate regole, con la clausula sottintesa del "permesso" al tradimento. Di contro invece sembra che chi sceglie una vita libera e onesta è più soggetto additato socialmente. Sono contraddizioni, lo so, ma chi può affermare il contrario?

Che poi...anche qui, semplificando e riducendo il tutto ad un principio primordiale, sappiamo tutti che alla base c'è il discorso del... prima metti su famiglia, genera prole e poi fai quello che vuoi. No prole, no party! Dopotutto il mondo ha bisogna di forza lavoro per andare avanti.

Ora, ritornando a noi, quello che più mi infastidisce pensando ai tradimenti subiti, non sono più gli stessi tradimenti, ma il fatto che in un rapporto a due quella che si è divertita, e non poco, è stata la mia ex. A me rimane l'amaro del tradimento, ma anche, in misura uguale, le occasioni perse a cui ho rinunciato per onestà e amore nei confronti di lei, e non sono poche. Parlo dai miei 33 ai 44 anni. Adesso ho 48 anni. Faccio ancora la mia bella figura, ma non ho più 30 anni. A quei tempi c'erano continue scenate di gelosia da parte di lei perché capitava spesso di donne che flirtavano cone me. Lei faceva le sue scenate, per un flirt ricevuto e non ricambiato, mentre mi tradiva. Anche se andavo a trovare i miei genitori dovevo chiamarla ogni tot perché fosse tranquilla. Se tardavo di 20 minuti mi faceva scenate, anche quando lei non era a casa. Col senno di poi mi rendo conto che mi imponeva di rientrare a casa ad una certa ora mentre lei era tranquillamente al motel con l'amante (facendomi credere che fosse ad una conferenza di lavoro). Ripeto, oggi non è il tradimento che mi "tormenta", è la situazione surreale, di estrema falsità e ipocrisia. E' tutto quello che mi sono perso.
Benvenuto.

Credo che "tormentarsi", adesso, su quel che sarebbe potuto essere non abbia un gran senso.

Cosa significa poi che fai ancora la tua bella figura? :D

No, scherzi a parte, ho capito eh.

E' che non mi pare un buon punto di partenza per te, quello di descriverti dal punto di vista degli altri, e fare di te quello che sei e che puoi essere se, in quanto e nella misura in cui tu possa avere ancora "un mercato". Oltre a quello che ti rammarichi di avere perso.

Cioè: comprendo quando uno dice "ho perso i miei anni migliori", ma in quanto sfogo (per il che, il tradimento "tormenta" eccome). Circoscritto.
Ma in realtà tu hai vissuto quegli anni. E punto. Diversamente non faresti altro che cucirti addosso tutta quella ipocrisia che - al contrario - sembri tanto stigmatizzare. Che non credo che la vita possa ridursi ad una comparazione di chi si è divertito di più. Che poi a tirar le somme di tutto il divertimento altrui io non sarei capace.

E' assai facile dire a posteriori che "con un allenatore migliore sarei stato un campione". E invece sono solo uno dei tanti ;)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Benvenuto.

Credo che "tormentarsi", adesso, su quel che sarebbe potuto essere non abbia un gran senso.

Cosa significa poi che fai ancora la tua bella figura? :D

No, scherzi a parte, ho capito eh.

E' che non mi pare un buon punto di partenza per te, quello di descriverti dal punto di vista degli altri, e fare di te quello che sei e che puoi essere se, in quanto e nella misura in cui tu possa avere ancora "un mercato". Oltre a quello che ti rammarichi di avere perso.

Cioè: comprendo quando uno dice "ho perso i miei anni migliori", ma in quanto sfogo (per il che, il tradimento "tormenta" eccome). Circoscritto.
Ma in realtà tu hai vissuto quegli anni. E punto. Diversamente non faresti altro che cucirti addosso tutta quella ipocrisia che - al contrario - sembri tanto stigmatizzare. Che non credo che la vita possa ridursi ad una comparazione di chi si è divertito di più. Che poi a tirar le somme di tutto il divertimento altrui io non sarei capace.

E' assai facile dire a posteriori che "con un allenatore migliore sarei stato un campione". E invece sono solo uno dei tanti ;)
:up:

Il passato non si cambia.
 

Brunetta

Utente di lunga data

danny

Utente di lunga data
Non si cambia...ma la sensazione di squilibrio rimane...che non è rimpianto ..che è altra cosa
Era una sensazione che avevo anch'io, tempo fa.
Col tempo è diminuita, perché è cambiato tutto il resto, determinando nuove condizioni di equilibrio.
Io avvertivo la fine di un equilibrio precedente e un acuto senso di ingiustizia in tutta la situazione, quando il fulcro della mia vita era ancora mia moglie, il mio desiderio per lei, una mia percezione di ingratitudine da parte sua verso i sentimenti che mostravo, i fallimento di un progetto di vita.
Lei era causa del mio dolore e allo stesso tempo fonte da cui attendevo il mio piacere.
Una contraddizione che non può durare senza causare altro male.
Il tempo e l'elaborazione dell'accaduto gradualmente hanno mutato questa condizione.
Tu sei ancora molto legata a tua marito, lo percepisco nei tuoi discorsi.
Io ultimamente mi sento sempre più lontano da mia moglie.
Anche lei ha compreso l'errore che è stato alla base della nostra relazione, quello che ci ha portati fuori strada.
E' difficile rimediare, perché le condizioni sono ancora presenti, perché la consapevolezza senza la capacità di trovare una soluzione non serve a nulla...
Ma occorre togliersi la maschera e comprendere le dinamiche di coppia e quali margini ci sono ancora per riuscire a "stare bene" insieme.
No, non è solo il tradimento il problema. Se si circoscrive a questo evento tutto quanto, si rischia di restare fermi, ancorati a un rancore, cristallizzati in una condizione di vittima.
La verità, per quanto mi riguarda (ti sto portando ad esempio la mia situazione) è che la coppia non funziona.
Io vengo da una situazione familiare e affettivo molto precari. Mi legai moltissimo a mia moglie perché lei si dimostrò nei miei confronti molto attenta, capace di confrontarsi e entrare in profondità, di comprendermi. O così credevo, ma il mio termine di confronto allora erano altre relazioni superficiali, il cui scopo principale era divertirsi e stare bene insieme e... oltre a questo non si andava. Lei aveva una famiglia molto unita, due fratelli, un grande senso delle tradizioni familiari, dell'unità parentale. Era una ragazza intelligente, studiosa, rigorosa. Per nulla sensuale, suscitava il mio desiderio con il contrasto del suo aspetto adolescenziale e le contraddizioni che manifestava in ambito erotico.
Ma, come sai, il nostro fu un rapporto contrastato fin dall'inizio.
Mia moglie cercava, nel rapporto di coppia, una situazione accogliente e protettiva, un rifugio, una zona comfort dai confini ben definiti. Tutti i suoi no, il suo limitare le mie amicizie, quella specie di gelosia possessiva erano un modo per avere il controllo di sé attraverso il controllo di chi la circondava.
Io, i miei genitori, i miei amici: tutti siamo stati coinvolti in questa situazione in cui ognuno di noi due cercava una stabilità. Io quella affettiva, un punto di riferimento determinato, una persona da amare e da cui essere amato, una famiglia, una figlia e lei invece un luogo ove trovare una stabilità priva di qualsiasi stress, imposizione, uscite dai binari, un partner accondiscendente, non troppo esigente, accomodante e fedele e soprattutto legato alla famiglia d'origine a cui lei sentiva ancora di appartenere.
Ovviamente non è andata così.
Lei gli stress li ha avuti ugualmente, io non ho trovato in lei una persona affettuosa come volevo. E con la morte dei genitori e della sorella, lei pian piano ha perso l'equilibrio senza ritrovarlo del tutto, è venuta meno quella zona comfort, quella stabilità che si era creata ed è cresciuta in lei la sensazione di aver fallito tutti gli obiettivi di una vita, di averli mancati per incapacità, una frustrazione che si accompagna al suo mostrarsi sempre vittima, crogiolandosi nell'inazione Ed è così che dopo il tradimento lei non ha partecipato alla ricostruzione.
Se ne è rimasta lì, occupata solo a cercare di tornare a stare bene, a ritrovare il suo equilibrio e io mi sono ancora ritrovato nel ruolo di assistente. Ruolo che a un certo punto ho cominciato a rifiutare, quando ho capito che del mio dolore in fin dei conti a lei non era fregato niente.

Jaka, la vita è adesso.
 

Brunetta

Utente di lunga data
[MENTION=5392]danny[/MENTION] il peggio è quando le proprie frustrazioni vengono attribuite al partner.
 

Jacaranda

Utente di lunga data
Era una sensazione che avevo anch'io, tempo fa.
Col tempo è diminuita, perché è cambiato tutto il resto, determinando nuove condizioni di equilibrio.
Io avvertivo la fine di un equilibrio precedente e un acuto senso di ingiustizia in tutta la situazione, quando il fulcro della mia vita era ancora mia moglie, il mio desiderio per lei, una mia percezione di ingratitudine da parte sua verso i sentimenti che mostravo, i fallimento di un progetto di vita.
Lei era causa del mio dolore e allo stesso tempo fonte da cui attendevo il mio piacere.
Una contraddizione che non può durare senza causare altro male.
Il tempo e l'elaborazione dell'accaduto gradualmente hanno mutato questa condizione.
Tu sei ancora molto legata a tua marito, lo percepisco nei tuoi discorsi.
Io ultimamente mi sento sempre più lontano da mia moglie.
Anche lei ha compreso l'errore che è stato alla base della nostra relazione, quello che ci ha portati fuori strada.
E' difficile rimediare, perché le condizioni sono ancora presenti, perché la consapevolezza senza la capacità di trovare una soluzione non serve a nulla...
Ma occorre togliersi la maschera e comprendere le dinamiche di coppia e quali margini ci sono ancora per riuscire a "stare bene" insieme.
No, non è solo il tradimento il problema. Se si circoscrive a questo evento tutto quanto, si rischia di restare fermi, ancorati a un rancore, cristallizzati in una condizione di vittima.
La verità, per quanto mi riguarda (ti sto portando ad esempio la mia situazione) è che la coppia non funziona.
Io vengo da una situazione familiare e affettivo molto precari. Mi legai moltissimo a mia moglie perché lei si dimostrò nei miei confronti molto attenta, capace di confrontarsi e entrare in profondità, di comprendermi. O così credevo, ma il mio termine di confronto allora erano altre relazioni superficiali, il cui scopo principale era divertirsi e stare bene insieme e... oltre a questo non si andava. Lei aveva una famiglia molto unita, due fratelli, un grande senso delle tradizioni familiari, dell'unità parentale. Era una ragazza intelligente, studiosa, rigorosa. Per nulla sensuale, suscitava il mio desiderio con il contrasto del suo aspetto adolescenziale e le contraddizioni che manifestava in ambito erotico.
Ma, come sai, il nostro fu un rapporto contrastato fin dall'inizio.
Mia moglie cercava, nel rapporto di coppia, una situazione accogliente e protettiva, un rifugio, una zona comfort dai confini ben definiti. Tutti i suoi no, il suo limitare le mie amicizie, quella specie di gelosia possessiva erano un modo per avere il controllo di sé attraverso il controllo di chi la circondava.
Io, i miei genitori, i miei amici: tutti siamo stati coinvolti in questa situazione in cui ognuno di noi due cercava una stabilità. Io quella affettiva, un punto di riferimento determinato, una persona da amare e da cui essere amato, una famiglia, una figlia e lei invece un luogo ove trovare una stabilità priva di qualsiasi stress, imposizione, uscite dai binari, un partner accondiscendente, non troppo esigente, accomodante e fedele e soprattutto legato alla famiglia d'origine a cui lei sentiva ancora di appartenere.
Ovviamente non è andata così.
Lei gli stress li ha avuti ugualmente, io non ho trovato in lei una persona affettuosa come volevo. E con la morte dei genitori e della sorella, lei pian piano ha perso l'equilibrio senza ritrovarlo del tutto, è venuta meno quella zona comfort, quella stabilità che si era creata ed è cresciuta in lei la sensazione di aver fallito tutti gli obiettivi di una vita, di averli mancati per incapacità, una frustrazione che si accompagna al suo mostrarsi sempre vittima, crogiolandosi nell'inazione Ed è così che dopo il tradimento lei non ha partecipato alla ricostruzione.
Se ne è rimasta lì, occupata solo a cercare di tornare a stare bene, a ritrovare il suo equilibrio e io mi sono ancora ritrovato nel ruolo di assistente. Ruolo che a un certo punto ho cominciato a rifiutare, quando ho capito che del mio dolore in fin dei conti a lei non era fregato niente.

Jaka, la vita è adesso.
Mi è chiaro, oggi più di ieri, che il problema non è lui,ma sono io. Lui sta che è un fiore....io no.
Dovrei stare bene con me stessa prima che con chiunque altro ... il problema è, paradossalmente, che per riuscire a farlo dovrei snaturarmi...io sono quello che sono ormai...nonostante gli sforzi...
Ora la crisi è la mia ...è lui ne rappresenta solo un pezzo....anche se è convinto di essere totalizzante.
Cosa voglio ? Cosa mi aspetto da me stessa? Cosa mi piace davvero fare ?
Non mi so rispondere....e questo non mi piace.
 
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