Ho capito, Zia.
Però fammi essere brutale, che è l’unico modo onesto.
Tu sai quante dita servono, come e per quanto, perché una donna perda il controllo sul serio?
No, perché se avessi fatto il falegname probabilmente avrei comunque capito più cose della vita reale che con tre leuree e due citazioni giuste.
Siamo maschi.
Non siamo un’astrazione culturale, non siamo una tesi di dottorato, non siamo un esperimento sociale riuscito male.
Combattere, rischiare, arrivare all’età adulta per puro caso e magari finire in una palla di fuoco è infinitamente preferibile che mummificare nell’ignoranza e nell’accidia. Hai mai visto due ottantenni al supermercato?
Lui decrepito, già mezzo morto, e lei che amorevolmente gli nega il seppuku: quella non è vittoria della vita, è accanimento.
Le donne sono fatte per durare.
Per custodire la memoria del mondo.
Gli uomini no.
Gli uomini sono fatti per brillare meno, consumarsi prima, e avere almeno la dignità di una fine scelta, non subita.
Se duriamo troppo funziona male per tutta l'ultima parte della vita.
Un gatto randagio campa nove anni.
Un gatto di casa ne campa venti.
Peccato che il gatto di casa passi la vita a guardare fuori dalla finestra.
Anche no.
Io se va tutto come voglio vivrò finché ho da dare.
Quando diventerò un peso, un parassita, un corpo mantenuto per inerzia morale, mi tolgo dal cazzo ringraziando.
Non resto a carico di nessuno.
Mai.
Non sei brutale
Non so le altre donne, so quante ne servono a me, e la risposta è nessuna e quante più possibile il mio corpo ne possa contenere.
Ho bisogno di entrambi gli aspetti.
Non è il falegname o il laureato, ma per esperienza se non mi entri in testa non perdo il controllo in nessun modo, per il semplice motivo che non ho il desiderio di darmiti.
Per esperienza il concretone mi accende a livello genitale.
MA mica perdo il controllo lì.
Godo, ma non sono pienamente appagata. Manca proprio l'universo creativo in cui abbandonarmi.
Io penso che uomini e donne vadano insieme, e solo insieme possano creare.
Il sesso è lo strumento creativo della sessualità a mio modo di vedere.
Io ricordo ancora vivamente il primo incontro con G.: stavamo bevendo un tè e non so, non lo ricorda bene neppure lui, ci siamo ritrovati a letto. Non so come e quando ci siamo tolti i vestiti, non so chi di noi ha fatto la prima mossa.
Ma ricordo vividamente che il luogo in cui eravamo finiti catapultati insieme era da brivido e che il solo pensare di uscirne mi faceva male.
A distanza di anni, è ancora così. Quel luogo creativo, in cui ci in-contriamo è vivo e vivido. Ne esco migliorata, vera, vibrante, col desiderio di vivere sotto il suo sguardo e sedurlo con la mia vita in ogni momento. Anche quando sono talmente dentro di me che mi dimentico di lui.
PS: il patto fra noi è che lo ucciderò io se lui non sarà in grado. E lui farà lo stesso con me.