Una persona dal passato

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Maschio Sigma?

Non mi piace la definizione. Sa di classificazione da forum americano per gente che vuole sentirsi lupo solitario perché non regge il branco.

Il punto è che i maschi sono definiti dalla gerarchia, e la gerarchia vera non è quella del potere astratto, del “comando io perché comando io”. È gerarchia di competenze. Di peso specifico. Di capacità di stare dentro una cosa e farla funzionare meglio degli altri.

Quindi l’autonomo esiste, certo. Ma se è altamente competente, prima o poi diventa alfa nel suo campo anche senza volerlo. Non perché si metta a frustare servi o a fondare sette, ma perché gli altri lo guardano, lo misurano e capiscono che lì c’è struttura. Il chirurgo bravo, l’avvocato bravo, l’artigiano bravo, il comandante bravo, perfino il solitario bravo: non hanno bisogno di gridare. Occupano spazio per densità.

Se invece l’autonomo è a bassa competenza, non è un sovrano del proprio regno. È uno che si è ritirato dalla competizione perché non reggeva il confronto. E allora diventa un servo a bassa intensità: magari non obbedisce a un padrone diretto, ma campa dentro sistemi costruiti da altri, regole fatte da altri, soldi prodotti da altri, Stato, famiglia, rendite, paracadute vari. Non comanda e non serve in modo plateale. Galleggia.

Il cooperante, il ribelle, il custode, l’indifferente: tutte figure interessanti, per carità. Ma non escono davvero dalla gerarchia. La colorano. La complicano. La rendono meno rozza. Però restano dentro il problema del peso.

Il cooperante competente vale. Il cooperante molle è solo uno che chiama sinergia la propria paura del conflitto.
Il ribelle competente spacca il tavolo e ne costruisce un altro. Il ribelle incapace fa casino al bar.
Il custode forte protegge. Il custode debole si fa mangiare dai feriti e poi chiama etica la propria estinzione.
L’indifferente può essere uno in pace col mondo o uno che ha rinunciato a misurarsi e si racconta la favola delle piccole cose perché non ha mai avuto fame vera.

Quindi sì, la distinzione servo/padrone è brutale e semplifica. Ma semplifica nel punto giusto: alla fine bisogna vedere se dentro la vita produci direzione o la subisci.

Tutto il resto sono sottocategorie. Belle, anche eleganti. Ma quando arriva la botta, quando il mondo smette di essere un seminario e torna a essere carne, soldi, tempo, rischio, figli, lavoro, malattia, desiderio, competizione, si vede subito chi regge il peso e chi invece ha solo trovato una definizione più carina per non ammettere dove sta.
Ah si, in effetti quando la situazione collassa bisogna assumere uno dei 2 ruoli. Ma è pur sempre una maschera, spesso di convenienza. A volte ci si traveste da servo per metterla in quel posto ad altri padroni più facilmente, poi ci sono quelli che sono arroganti coi più deboli e zerbini coi potenti (cit. Frankie hi-nrg mc...) e così via
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
e niente, il mito dell'uomo forte non è sindacabile, caro @ParmaLetale :LOL:
A me se c'è una cosa che urta è il potere. Mi disgusta doverlo esercitare anche solo per lavoro, e ancora di più mi disgusta se uno mi rompe i coglioni cercando di usarlo su di me
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Com'era quel detto sul potere? :p
Certo che se la situazione esige una presa di posizione è meglio esercitarlo che subirlo, infatti ho scritto che "ancora di più mi disgusta se uno mi rompe i coglioni...", ma ciò non toglie che normalmente la mia prima regola di vita è non rompere i coglioni agli altri
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ah si, in effetti quando la situazione collassa bisogna assumere uno dei 2 ruoli. Ma è pur sempre una maschera, spesso di convenienza. A volte ci si traveste da servo per metterla in quel posto ad altri padroni più facilmente, poi ci sono quelli che sono arroganti coi più deboli e zerbini coi potenti (cit. Frankie hi-nrg mc...) e così via
È proprio questo il punto: non sono ruoli diversi, sono sfumature di grigio tra servo e padrone.
La maschera esiste, certo. Uno può fare il dimesso per fregarti meglio, può fingersi gregario mentre aspetta il momento giusto, può leccare sopra e mordere sotto, può fare il gradasso coi deboli e lo zerbino coi potenti. Ma non stiamo parlando di categorie nuove. Stiamo parlando sempre della stessa scala, solo percorsa con più o meno vigliaccheria, più o meno furbizia, più o meno struttura.
Chi è servo al cento per cento non riesce fisicamente a reggere un ruolo da padrone. Non perché sia necessariamente stupido, ma perché va in ansia appena esonda dai confini che qualcun altro gli ha assegnato. Il gregario vuole che la responsabilità delle sue azioni venga incarnata da un altro. Ha bisogno che qualcuno gli dica dove stare, cosa fare, fin dove può arrivare. Se manca quella cornice, si blocca. Non agisce: aspetta autorizzazione.
All’opposto, chi è padrone al cento per cento preferisce sempre essere forte che essere furbo. Che non vuol dire essere cretino. Vuol dire che dentro di lui la furbizia da sottoscala, quella del chiagni e fotti, stride. La può usare se serve, ma gli fa schifo. Perché il padrone vero non vuole soltanto vincere: vuole vincere restando intero.
Poi, parliamoci chiaro, noi italiani siamo stati allevati per secoli a diffidare del potere. Dal dopo Roma in poi, il padrone è quasi sempre stato qualcuno che passava, prendeva, rapinava, tassava, prometteva ordine e poi veniva sostituito da un altro che faceva la stessa cosa con un accento diverso. Questa roba ce la portiamo nelle ossa. Il chiagni e fotti non è solo un difetto morale: è una strategia storica di sopravvivenza.
Anche l’evasione fiscale, prima ancora che convenienza economica, è un riflesso culturale: la diffidenza atavica verso il potente di turno. Lo Stato non è percepito come casa comune, ma come esattore straniero con il timbro. E allora la gente sottrae, nasconde, trattiene, ricicla nel circuito reale. Poi possiamo farci sopra tutte le lezioncine civiche del mondo, ma quella è la radice. E in certi periodi, piaccia o no, è stata pure una forma di salvezza dell’economia concreta: soldi tolti alle inefficienze del Leviatano e ributtati nella mano invisibile, nel commercio, nel favore, nella bottega, nella famiglia, nel lavoro vero.

Ma senza allargarla troppo, il punto resta umano.

Molta dell'infelicità che ho visto in vita mia nasce dal fatto che la gente non trova la propria natura e passa la vita a fare compromessi, raccontandosi che quel compromesso sia saggezza. Il servo si racconta che resistere sia forza. Il padrone mancato si racconta che aspettare sia prudenza. Il debole si racconta che non scegliere sia profondità. E intanto passano gli anni, la carne si spegne, i desideri marciscono e uno finisce a difendere la gabbia che non ha avuto il coraggio di rompere.
Per inciso, quanta gente conosco convinta che la forza stia nel resistere. Cazzata cosmica. La forza è agire. La resistenza è la misura del servo, non del padrone. Il servo resiste perché non può fare altro. Il padrone cambia il campo, rompe il tavolo, sposta la partita, paga il prezzo e si prende la responsabilità.
Non è un caso che le religioni, che sono la migliore cartina di tornasole dei sistemi di controllo sociale per menti semplici ma non stupide, abbiano addestrato per secoli i maschi a essere pecorelle obbedienti verso il sistema e piccoli tiranni in casa. Fuori chini il capo, dentro sfoghi la frustrazione su moglie e figli. Una geometria perfetta della meschinità: servi davanti al potere, padroncini davanti a chi non può difendersi.
Ecco perché non credo troppo alle maschere come spiegazione finale. La maschera viene dopo. Prima c’è la struttura.
Non saremmo così meschini se non ci fosse stato un lunghissimo addestramento a considerare la meschinità una forma di intelligenza.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
È proprio questo il punto: non sono ruoli diversi, sono sfumature di grigio tra servo e padrone.
La maschera esiste, certo. Uno può fare il dimesso per fregarti meglio, può fingersi gregario mentre aspetta il momento giusto, può leccare sopra e mordere sotto, può fare il gradasso coi deboli e lo zerbino coi potenti. Ma non stiamo parlando di categorie nuove. Stiamo parlando sempre della stessa scala, solo percorsa con più o meno vigliaccheria, più o meno furbizia, più o meno struttura.
Chi è servo al cento per cento non riesce fisicamente a reggere un ruolo da padrone. Non perché sia necessariamente stupido, ma perché va in ansia appena esonda dai confini che qualcun altro gli ha assegnato. Il gregario vuole che la responsabilità delle sue azioni venga incarnata da un altro. Ha bisogno che qualcuno gli dica dove stare, cosa fare, fin dove può arrivare. Se manca quella cornice, si blocca. Non agisce: aspetta autorizzazione.
All’opposto, chi è padrone al cento per cento preferisce sempre essere forte che essere furbo. Che non vuol dire essere cretino. Vuol dire che dentro di lui la furbizia da sottoscala, quella del chiagni e fotti, stride. La può usare se serve, ma gli fa schifo. Perché il padrone vero non vuole soltanto vincere: vuole vincere restando intero.
Poi, parliamoci chiaro, noi italiani siamo stati allevati per secoli a diffidare del potere. Dal dopo Roma in poi, il padrone è quasi sempre stato qualcuno che passava, prendeva, rapinava, tassava, prometteva ordine e poi veniva sostituito da un altro che faceva la stessa cosa con un accento diverso. Questa roba ce la portiamo nelle ossa. Il chiagni e fotti non è solo un difetto morale: è una strategia storica di sopravvivenza.
Anche l’evasione fiscale, prima ancora che convenienza economica, è un riflesso culturale: la diffidenza atavica verso il potente di turno. Lo Stato non è percepito come casa comune, ma come esattore straniero con il timbro. E allora la gente sottrae, nasconde, trattiene, ricicla nel circuito reale. Poi possiamo farci sopra tutte le lezioncine civiche del mondo, ma quella è la radice. E in certi periodi, piaccia o no, è stata pure una forma di salvezza dell’economia concreta: soldi tolti alle inefficienze del Leviatano e ributtati nella mano invisibile, nel commercio, nel favore, nella bottega, nella famiglia, nel lavoro vero.

Ma senza allargarla troppo, il punto resta umano.

Molta dell'infelicità che ho visto in vita mia nasce dal fatto che la gente non trova la propria natura e passa la vita a fare compromessi, raccontandosi che quel compromesso sia saggezza. Il servo si racconta che resistere sia forza. Il padrone mancato si racconta che aspettare sia prudenza. Il debole si racconta che non scegliere sia profondità. E intanto passano gli anni, la carne si spegne, i desideri marciscono e uno finisce a difendere la gabbia che non ha avuto il coraggio di rompere.
Per inciso, quanta gente conosco convinta che la forza stia nel resistere. Cazzata cosmica. La forza è agire. La resistenza è la misura del servo, non del padrone. Il servo resiste perché non può fare altro. Il padrone cambia il campo, rompe il tavolo, sposta la partita, paga il prezzo e si prende la responsabilità.
Non è un caso che le religioni, che sono la migliore cartina di tornasole dei sistemi di controllo sociale per menti semplici ma non stupide, abbiano addestrato per secoli i maschi a essere pecorelle obbedienti verso il sistema e piccoli tiranni in casa. Fuori chini il capo, dentro sfoghi la frustrazione su moglie e figli. Una geometria perfetta della meschinità: servi davanti al potere, padroncini davanti a chi non può difendersi.
Ecco perché non credo troppo alle maschere come spiegazione finale. La maschera viene dopo. Prima c’è la struttura.
Non saremmo così meschini se non ci fosse stato un lunghissimo addestramento a considerare la meschinità una forma di intelligenza.
Non ho capito una cosa: evidentemente un servo/gregario necessita di un padrone/guida, altrimenti è perso. Ma un padrone senza servi esiste?
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Non ho capito una cosa: evidentemente un servo/gregario necessita di un padrone/guida, altrimenti è perso. Ma un padrone senza servi esiste?
Assolutamente sì.
Il servo ha bisogno di contesto sociale, il padrone esercita controllo indifferentemente sull'ambiente, sulle persone, gli animali, sulle cose.
Se non trovo delle persone all'altezza di starmi vicino, perché dovrei perdere tempo con loro?
È il motivo per cui i servi sono la stragrande maggioranza della specie umana.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Assolutamente sì.
Il servo ha bisogno di contesto sociale, il padrone esercita controllo indifferentemente sull'ambiente, sulle persone, gli animali, sulle cose.
Se non trovo delle persone all'altezza di starmi vicino, perché dovrei perdere tempo con loro?
È il motivo per cui i servi sono la stragrande maggioranza della specie umana.
E i servi per loro struttura non dovrebbero avere istinto predatorio, o se ce l'hanno non hanno il coraggio di esercitarlo, tanto che comunque si aggregano e/o si sottomettono per paura e/o per non volontà/capacità di decidere. Ma nella struttura dei padroni che ruolo ha questo istinto?
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
E i servi per loro struttura non dovrebbero avere istinto predatorio, o se ce l'hanno non hanno il coraggio di esercitarlo, tanto che comunque si aggregano e/o si sottomettono per paura e/o per non volontà/capacità di decidere. Ma nella struttura dei padroni che ruolo ha questo istinto?
Continui a fare l'errore di pensare che non ci siano sfumature di grigio, per te sono profili diversi compartimentati.
Quello che fa loro non fa l'altro, quello che pensa uno non pensa l'altro.
In una piramide gerarchica non ci stanno soltanto il re e i pedoni.
Oltretutto non ti scordare mai che per il padrone o il leader se preferisci, l'istinto predatorio non è mai per sé ma è per il branco appunto io porto il cinghiale alla tana, non me lo mangio io.
È per questo che la gerarchia si basa sulle competenze e non, ad esempio, sulla ricchezza e basta.
Io posso spendere i soldi che guadagno Per far sì che mia figlia studi nelle migliori scuole per acquisire le migliori competenze e diventare meglio di me un domani, o posso farmi il culo in fabbrichetta H24 scaricando i miei sensi di colpa sui figli riempiendoli di soldi e creare millemila Gianluca Vacchi.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Continui a fare l'errore di pensare che non ci siano sfumature di grigio, per te sono profili diversi compartimentati.
Quello che fa loro non fa l'altro, quello che pensa uno non pensa l'altro.
In una piramide gerarchica non ci stanno soltanto il re e i pedoni.
Oltretutto non ti scordare mai che per il padrone o il leader se preferisci, l'istinto predatorio non è mai per sé ma è per il branco appunto io porto il cinghiale alla tana, non me lo mangio io.
È per questo che la gerarchia si basa sulle competenze e non, ad esempio, sulla ricchezza e basta.
Io posso spendere i soldi che guadagno Per far sì che mia figlia studi nelle migliori scuole per acquisire le migliori competenze e diventare meglio di me un domani, o posso farmi il culo in fabbrichetta H24 scaricando i miei sensi di colpa sui figli riempiendoli di soldi e creare millemila Gianluca Vacchi.
A parte che il grigio l'ho introdotto io nel discorso, non sono sicurissimo che in natura chi vive in branco benefici sempre e aggratis del cibo portato dal capo. Anzi più spesso il capo o viene servito e riverito dai cacciatori senza fare un tubo (tipo il leone) o se caccia poi distribuisce il cibo selettivamente ai suoi alleati per mantenere il potere o alle femmine per ottenere sesso (scimpanzè). Tra l'altro in natura, a livello individuale, un predatore senza prede è un predatore morto, perciò fondamentalmente è un parassita, pur se necessario per mantenere l'equilibrio dell'ecosistema, mentre una preda senza predatore camperebbe tranquillamente tutto il tempo che ha a disposizione. Perciò in effetti se le 2 cose sono funzionali a mantenere un certo equilibrio generale, ha senso.
 
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