Una persona dal passato

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ma anche il tizio lasciasse la compagna per te, vista la già dichiarata poliamorosia o come si scrive, saresti pronta a una relazione del genere?
Se lascia la moglie per te, non è un Pollo Amoroso DOC. :LOL:

Il Pollo Amoroso vero non smonta una baracca per montarne un’altra uguale con un’etichetta più moderna sopra. Lascia in piedi tutte le cose e, soprattutto, la prima persona a cui lo spiega è la moglie. Non l’amante. Non il forum. Non sé stesso davanti allo specchio mentre cerca una parola elegante per dire che ha voglia di scopare altrove senza sentirsi Lino Banfi col cappotto sul braccio.

Il punto delle forme di non monogamia etica è tutto lì: dovrebbero essere fatte senza inculare nessuno. Etica vuol dire che le persone coinvolte sanno dove stanno, cosa stanno accettando e quanto costa. Poi può piacere o fare schifo, ma almeno il tavolo è quello.

Il poliamoroso, se è davvero tale, ha bisogno di trasparenza prima ancora che di varietà. Perché se deve nascondere, mentire, fare i turni col telefono, inventarsi riunioni e campare con due versioni parallele di sé, sta male lui per primo. La sua struttura non regge il clandestino.

Quelli che fanno le cose di nascosto non sono poliamorosi. Sono traditori all'italiana, però al passo coi tempi.

Che va anche bene, eh. Basta non metterci sopra il fiocchetto antropologico. :LOL:
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Io ho capito benissimo quello che vuoi dire, la penso esattamente come te, quella che deve capire però è lei che mi sembra per il momento invece orientata a fare la moglie di scorta...per questo ho detto che se la situazione è realmente come l'ha descritta dovrebbe chiudere il prima possibile, perché è sbagliata l'impostazione che lei ha dato alla cosa.
No no, questo sicuramente no...ma nel momento che uno si rende conto che sta andando a spiattellarsi contro un muro forse è meglio chiudere il prima possibile.
Penso che certe cose si capiscano solo vivendole per vedere fino in fondo dove portano, poi lei mi pare anche giovincella, avrà tempo di meditare e trarre le opportune conclusioni
 

danny

Utente di lunga data
Perché il martirio è un piacere sottile. Nessuno dovrebbe saperlo meglio di te :LOL:
Non è un piacere, assolutamente.
E' un dovere, qualcosa che senti come giusto, corretto, la scelta migliore per chi pensi di amare più di te stesso, i figli solitamente, o la tranquillità di una posizione acquisita.
Ma gradualmente ogni giorno sceglierlo ti lascia un senso di vuoto.
Come tutti i doveri per i quali hai limitato il piacere nella tua vita.
Per me, rinunciare a una persona solo per incasellare la propria scelta in quello che si percepisce come legittimo è una cazzata.
Si dia la giusta collocazione alla relazione e si goda quel che offre.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ma gradualmente ogni giorno sceglierlo ti lascia un senso di vuoto.
Ha centrato il punto come poche altre volte da quando ti conosco :LOL:
Il che apre un fronte enorme se inseriamo come tema tutte le strutture e sovrastrutture che uno si inventa, crea, prende in prestito o copia pedissequamente per tappare quel senso di vuoto.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ti sei sprecato. Certe donne sono zerbini per natura, non lo vogliono capire un discorso così.
Il punto è più largo.

Il mondo, alla fine, è diviso tra servi e padroni. Ma non nel senso da romanzo sociale con il padrone col sigaro e il servo col cappello in mano. È una postura interiore. C’è chi nasce per chiedere permesso anche quando ha ragione, e chi nasce con l’istinto di occupare spazio. Poi la vita ti rifinisce, ti rovina, ti corregge, ti spezza o ti tempra. Ma il materiale di partenza quello è.

I Greci dicevano diventa chi sei. Che non vuol dire inventati una personalità su Instagram o appiccicati addosso due frasi motivazionali. Vuol dire riconoscere la tua natura e portarla a compimento. Se sei servo, puoi diventare un servo lucidissimo, dignitoso, utile, magari perfino necessario. Se hai stoffa da padrone, puoi diventare struttura, direzione, forza. Ma se passi la vita a fingere di essere quello che non sei, diventi solo una caricatura.

Ieri ne parlavo con la bionda, proprio su questo: la differenza tra aiutare i deboli e aiutare chi ha potenziale.

Perché sono due cose completamente diverse.

Aiutare i deboli a prescindere, quelli che vogliono restare deboli, quelli che usano la fragilità come rendita, che trasformano ogni mano tesa in un diritto acquisito, è una forma di complicità schifosa. Non li stai salvando. Li stai mantenendo nel loro brodo. E spesso lo fai perché ti piace sentirti migliore, perché il dolore degli altri ti dà una posizione, ti fa sentire meno stronzo, meno vuoto, meno inutile. È carità tossica, non nobiltà.

Aiutare chi ha potenziale invece è un’altra cosa. Lì non stai accarezzando una ferita, stai investendo su una possibilità. Oggi non ce la fai, domani magari arrivi più lontano di me. Oggi ti tengo in piedi io, domani magari il bene che ho fatto mi torna indietro in un’altra forma, oppure semplicemente resta nel mondo qualcosa che prima non c’era.

E questa è una differenza enorme.

Lo zerbino non è chi soffre. Lo zerbino è chi si innamora della propria posizione bassa, chi chiama amore il farsi calpestare, chi chiama dedizione la paura di alzarsi, chi scambia la propria incapacità di scegliere per profondità morale.

E lì sì, ti sprechi. Perché puoi spiegarglielo in tutti i modi, puoi portargli la logica, l’esperienza, il sangue, gli esempi. Ma se uno dentro è servo e ha deciso che la sua gabbia è una virtù, non vuole essere liberato.

Vuole solo che tu gli dica che le catene gli stanno bene.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Buongiorno @Angy2026 sono il Presidente del comitato etico del forum: è un piacere averti tra noi.
Se tu lo ami davvero devi resistere e lottare fino alla vittoria completa, perché l'obiettivo finale è averlo tutto per te

Non devi assolutamente accettare compromessi, ma fargli pressione, la guerra è guerra, e l'amore la giustifica pienamente

Perché ti lo ami, vero?
 

Nicky

Utente di lunga data
E' corretto, certo e sicuramente sano.
Ma corretto non sempre è la scelta migliore.
E' una scelta razionale, misurata, ponderata, giusta.
Limita eventuali sofferenze e questo rende il tutto sano.
Però è come col cibo: certe cose si sa che fanno male ma si mangiano lo stesso.
Ma non si tratta di scelte razionali.
Non siamo obbligati a saper vivere tutto.
Obbligarsi a fare l'amante con leggerezza, a sapersi prendere il buono se quel buono non basta, non funziona.
Se si riesce, si fa, se è insostenibile, c'è altro.
L'altro che conviene che inizi a considerare, uscendo, dando spazio a nuove persone, vivendo la sua vita.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Buongiorno @Angy2026 sono il Presidente del comitato etico del forum: è un piacere averti tra noi.
Se tu lo ami davvero devi resistere e lottare fino alla vittoria completa, perché l'obiettivo finale è averlo tutto per te

Non devi assolutamente accettare compromessi, ma fargli pressione, la guerra è guerra, e l'amore la giustifica pienamente

Perché ti lo ami, vero?
Piacere, Perfidio Maria De Infamis :LOL:
 

Nicky

Utente di lunga data
Una cosa non esclude l'altra.
La leggerezza arriva proprio nel momento in cui la relazione con l'amante non diventa l'unico sostegno affettivo della tua vita.
Certo, anche questo è sostanzialmente utopico.
Se una persona ti è entrata in testa, gli altri non li vedi.
Neppure se lo lasci.
Ma no. Gli altri li vedi eccome, pure se non lasci.
E' solo questione di tempo.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Il punto è più largo.

Il mondo, alla fine, è diviso tra servi e padroni. Ma non nel senso da romanzo sociale con il padrone col sigaro e il servo col cappello in mano. È una postura interiore. C’è chi nasce per chiedere permesso anche quando ha ragione, e chi nasce con l’istinto di occupare spazio. Poi la vita ti rifinisce, ti rovina, ti corregge, ti spezza o ti tempra. Ma il materiale di partenza quello è.

I Greci dicevano diventa chi sei. Che non vuol dire inventati una personalità su Instagram o appiccicati addosso due frasi motivazionali. Vuol dire riconoscere la tua natura e portarla a compimento. Se sei servo, puoi diventare un servo lucidissimo, dignitoso, utile, magari perfino necessario. Se hai stoffa da padrone, puoi diventare struttura, direzione, forza. Ma se passi la vita a fingere di essere quello che non sei, diventi solo una caricatura.

Ieri ne parlavo con la bionda, proprio su questo: la differenza tra aiutare i deboli e aiutare chi ha potenziale.

Perché sono due cose completamente diverse.

Aiutare i deboli a prescindere, quelli che vogliono restare deboli, quelli che usano la fragilità come rendita, che trasformano ogni mano tesa in un diritto acquisito, è una forma di complicità schifosa. Non li stai salvando. Li stai mantenendo nel loro brodo. E spesso lo fai perché ti piace sentirti migliore, perché il dolore degli altri ti dà una posizione, ti fa sentire meno stronzo, meno vuoto, meno inutile. È carità tossica, non nobiltà.

Aiutare chi ha potenziale invece è un’altra cosa. Lì non stai accarezzando una ferita, stai investendo su una possibilità. Oggi non ce la fai, domani magari arrivi più lontano di me. Oggi ti tengo in piedi io, domani magari il bene che ho fatto mi torna indietro in un’altra forma, oppure semplicemente resta nel mondo qualcosa che prima non c’era.

E questa è una differenza enorme.

Lo zerbino non è chi soffre. Lo zerbino è chi si innamora della propria posizione bassa, chi chiama amore il farsi calpestare, chi chiama dedizione la paura di alzarsi, chi scambia la propria incapacità di scegliere per profondità morale.

E lì sì, ti sprechi. Perché puoi spiegarglielo in tutti i modi, puoi portargli la logica, l’esperienza, il sangue, gli esempi. Ma se uno dentro è servo e ha deciso che la sua gabbia è una virtù, non vuole essere liberato.

Vuole solo che tu gli dica che le catene gli stanno bene.
Sono per lo più d'accordo, ma mi pare un tantino semplificatorio. Credo manchino all'appello almeno altre 5 figure oltre al servo e al padrone. Per esempio l'autonomo. Mentre il padrone ha bisogno di qualcuno da dirigere e il servo di qualcuno da seguire, per l'autonomo la sua unità di misura è l'autonomia, non il potere. Non vuole occupare lo spazio degli altri, ma vuole essere sovrano nel suo. È quello che, davanti alla scelta tra comandare o obbedire, risponde: "Nessuna delle due, preferisco andarmene per conto mio". Poi c'è il cooperante, figura che scardina l'idea che l'unico modo di stare al mondo sia "sopra o sotto". Il cooperante crede nella sinergia e capisce che due persone che collaborano alla pari producono più valore di un padrone che frusta un servo: è una forma di intelligenza sociale. Chi vede solo servi e padroni spesso scambia la gentilezza o la disponibilità del cooperante per servilismo, commettendo un errore di valutazione. Poi c'è il ribelle, che non vuole essere padrone, perché detesta le catene, comprese quelle che deve tenere in mano chi comanda, ma non è un servo, perché la sua natura è il rifiuto dell'autorità. Il custode, colui che protegge perché riconosce il valore intrinseco della vita e della fragilità. Il custode sa che un domani il "padrone" di oggi potrebbe essere il ferito di domani. Non investe sul "potenziale" per un ritorno futuro, ma agisce per un dovere etico che trascende la convenienza. E infine c'è l'indifferente che non ha alcuna ambizione di potere né alcuna vocazione al sacrificio. Sono persone che cercano solo di vivere la propria vita con dignità, godendosi le piccole cose, senza sentire il bisogno di definirsi attraverso una gerarchia. Per il "padrone" possono essere invisibili, ma sono loro che spesso mandano avanti il mondo nel quotidiano.
 

ToyGirl

Utente di lunga data
Il punto è più largo.

Il mondo, alla fine, è diviso tra servi e padroni. Ma non nel senso da romanzo sociale con il padrone col sigaro e il servo col cappello in mano. È una postura interiore. C’è chi nasce per chiedere permesso anche quando ha ragione, e chi nasce con l’istinto di occupare spazio. Poi la vita ti rifinisce, ti rovina, ti corregge, ti spezza o ti tempra. Ma il materiale di partenza quello è.

I Greci dicevano diventa chi sei. Che non vuol dire inventati una personalità su Instagram o appiccicati addosso due frasi motivazionali. Vuol dire riconoscere la tua natura e portarla a compimento. Se sei servo, puoi diventare un servo lucidissimo, dignitoso, utile, magari perfino necessario. Se hai stoffa da padrone, puoi diventare struttura, direzione, forza. Ma se passi la vita a fingere di essere quello che non sei, diventi solo una caricatura.

Ieri ne parlavo con la bionda, proprio su questo: la differenza tra aiutare i deboli e aiutare chi ha potenziale.

Perché sono due cose completamente diverse.

Aiutare i deboli a prescindere, quelli che vogliono restare deboli, quelli che usano la fragilità come rendita, che trasformano ogni mano tesa in un diritto acquisito, è una forma di complicità schifosa. Non li stai salvando. Li stai mantenendo nel loro brodo. E spesso lo fai perché ti piace sentirti migliore, perché il dolore degli altri ti dà una posizione, ti fa sentire meno stronzo, meno vuoto, meno inutile. È carità tossica, non nobiltà.

Aiutare chi ha potenziale invece è un’altra cosa. Lì non stai accarezzando una ferita, stai investendo su una possibilità. Oggi non ce la fai, domani magari arrivi più lontano di me. Oggi ti tengo in piedi io, domani magari il bene che ho fatto mi torna indietro in un’altra forma, oppure semplicemente resta nel mondo qualcosa che prima non c’era.

E questa è una differenza enorme.

Lo zerbino non è chi soffre. Lo zerbino è chi si innamora della propria posizione bassa, chi chiama amore il farsi calpestare, chi chiama dedizione la paura di alzarsi, chi scambia la propria incapacità di scegliere per profondità morale.

E lì sì, ti sprechi. Perché puoi spiegarglielo in tutti i modi, puoi portargli la logica, l’esperienza, il sangue, gli esempi. Ma se uno dentro è servo e ha deciso che la sua gabbia è una virtù, non vuole essere liberato.

Vuole solo che tu gli dica che le catene gli stanno bene.
Io non credo in una suddivisione così radicale e netta. Non esiste una persona che è sempre serva con tutti.

Di solito queste donne così sono totalmente sottomesse agli uomini che le trattano come oggetti, e sono crudeli, insensibili e vipere verso le altre donne. Stupidamente le vedono come rivali e nemiche della loro felicità. Quando poi le prime a osteggiarsi da sole sono loro stesse.

Ma una che ha gli occhi a cuoricino e sogna la favola di amore monogamo verso un uomo che, magari, poche ore prima, ha leccato la vagina di un'altra donna e magari ci ha eiaculato dentro, cosa può capire?
Un conto è essere amanti trasgressivi e complici, un conto è accettare le bricioline e piangere.
 

Nicky

Utente di lunga data
Dipende. Io ti direi anche di sì.
Ma dipende dal livello di coinvolgimento.
Certo, io capisco che, se si è innamorati, è difficile aprire lo sguardo verso altri, ma queste non sono situazioni adatte a tutti. E non c'è nulla di male nel riconoscere di non essere adatti, di non sapersi godere il bello in queste situazioni e provare ad anteporre sé stessi veramente.
 

Etta

Utente di lunga data
" ... ci siamo conosciuti più di quindici anni fa in università ... " per cui io direi meno di 40
Dipende quando l’ha iniziata. Mica tutte iniziano l’uni a 20 anni.

Ha scritto che si sono conosciuti 15 anni fa all'università. Sarà sui 35 anni.

Anziché cercare uno con cui sistemarsi e figliare, avendo anche i tempi stretti, perde tempo così.

E vabbè dai, ci sono tanti gatti che hanno bisogno di essere adottati 😅 vediamo il lato positivo.
Attendiamo la nostra amica che ci illumina sull’età. 😄
 

jack-jackson

Utente di lunga data
Ha scritto che si sono conosciuti 15 anni fa all'università. Sarà sui 35 anni.

Anziché cercare uno con cui sistemarsi e figliare, avendo anche i tempi stretti, perde tempo così.

E vabbè dai, ci sono tanti gatti che hanno bisogno di essere adottati 😅 vediamo il lato positivo.
Eccola qui la nonna
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Sono per lo più d'accordo, ma mi pare un tantino semplificatorio. Credo manchino all'appello almeno altre 5 figure oltre al servo e al padrone. Per esempio l'autonomo. Mentre il padrone ha bisogno di qualcuno da dirigere e il servo di qualcuno da seguire, per l'autonomo la sua unità di misura è l'autonomia, non il potere. Non vuole occupare lo spazio degli altri, ma vuole essere sovrano nel suo. È quello che, davanti alla scelta tra comandare o obbedire, risponde: "Nessuna delle due, preferisco andarmene per conto mio". Poi c'è il cooperante, figura che scardina l'idea che l'unico modo di stare al mondo sia "sopra o sotto". Il cooperante crede nella sinergia e capisce che due persone che collaborano alla pari producono più valore di un padrone che frusta un servo: è una forma di intelligenza sociale. Chi vede solo servi e padroni spesso scambia la gentilezza o la disponibilità del cooperante per servilismo, commettendo un errore di valutazione. Poi c'è il ribelle, che non vuole essere padrone, perché detesta le catene, comprese quelle che deve tenere in mano chi comanda, ma non è un servo, perché la sua natura è il rifiuto dell'autorità. Il custode, colui che protegge perché riconosce il valore intrinseco della vita e della fragilità. Il custode sa che un domani il "padrone" di oggi potrebbe essere il ferito di domani. Non investe sul "potenziale" per un ritorno futuro, ma agisce per un dovere etico che trascende la convenienza. E infine c'è l'indifferente che non ha alcuna ambizione di potere né alcuna vocazione al sacrificio. Sono persone che cercano solo di vivere la propria vita con dignità, godendosi le piccole cose, senza sentire il bisogno di definirsi attraverso una gerarchia. Per il "padrone" possono essere invisibili, ma sono loro che spesso mandano avanti il mondo nel quotidiano.
Maschio Sigma?

Non mi piace la definizione. Sa di classificazione da forum americano per gente che vuole sentirsi lupo solitario perché non regge il branco.

Il punto è che i maschi sono definiti dalla gerarchia, e la gerarchia vera non è quella del potere astratto, del “comando io perché comando io”. È gerarchia di competenze. Di peso specifico. Di capacità di stare dentro una cosa e farla funzionare meglio degli altri.

Quindi l’autonomo esiste, certo. Ma se è altamente competente, prima o poi diventa alfa nel suo campo anche senza volerlo. Non perché si metta a frustare servi o a fondare sette, ma perché gli altri lo guardano, lo misurano e capiscono che lì c’è struttura. Il chirurgo bravo, l’avvocato bravo, l’artigiano bravo, il comandante bravo, perfino il solitario bravo: non hanno bisogno di gridare. Occupano spazio per densità.

Se invece l’autonomo è a bassa competenza, non è un sovrano del proprio regno. È uno che si è ritirato dalla competizione perché non reggeva il confronto. E allora diventa un servo a bassa intensità: magari non obbedisce a un padrone diretto, ma campa dentro sistemi costruiti da altri, regole fatte da altri, soldi prodotti da altri, Stato, famiglia, rendite, paracadute vari. Non comanda e non serve in modo plateale. Galleggia.

Il cooperante, il ribelle, il custode, l’indifferente: tutte figure interessanti, per carità. Ma non escono davvero dalla gerarchia. La colorano. La complicano. La rendono meno rozza. Però restano dentro il problema del peso.

Il cooperante competente vale. Il cooperante molle è solo uno che chiama sinergia la propria paura del conflitto.
Il ribelle competente spacca il tavolo e ne costruisce un altro. Il ribelle incapace fa casino al bar.
Il custode forte protegge. Il custode debole si fa mangiare dai feriti e poi chiama etica la propria estinzione.
L’indifferente può essere uno in pace col mondo o uno che ha rinunciato a misurarsi e si racconta la favola delle piccole cose perché non ha mai avuto fame vera.

Quindi sì, la distinzione servo/padrone è brutale e semplifica. Ma semplifica nel punto giusto: alla fine bisogna vedere se dentro la vita produci direzione o la subisci.

Tutto il resto sono sottocategorie. Belle, anche eleganti. Ma quando arriva la botta, quando il mondo smette di essere un seminario e torna a essere carne, soldi, tempo, rischio, figli, lavoro, malattia, desiderio, competizione, si vede subito chi regge il peso e chi invece ha solo trovato una definizione più carina per non ammettere dove sta.
 
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