Vergogna

hammer

Utente di lunga data
È il consueto scaricare sulla scuola, immaginata inadempiente e incapace, la soluzione di tutti i problemi.
Ma è solo la dimostrazione della ignoranza di come funziona l’apprendimento.
Per carità io sono una sostenitrice della importanza di conoscere la teoria, senza la quale non potremmo avere idea di migliaia di cose, ma pensare che sia necessario spiegare i sentimenti con un corso specifico, è particolarmente imbecille.
Qualunque insegnante usa metà del tempo a occuparsi delle relazioni.
Non è il mio campo e in questo settore non ne capisco un kaiser.
Chiedo se per "educazione sentimentale" si intende soltanto spiegare i sentimenti.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Non è il mio campo e in questo settore non ne capisco un kaiser.
Chiedo se per "educazione sentimentale" si intende soltanto spiegare i sentimenti.
Non lo so cosa si intende. Da quello che vedo proporre sono corsi fatti da psicologi, generalmente di associazioni riconosciute, che fanno poche ore e oltretutto autorizzati dai genitori.
Purtroppo (per fortuna dico come genitore) la scuola ha una importanza ridotta rispetto alla famiglia e se gli insegnamenti, espliciti o impliciti, confliggono con quelli della famiglia, l’alunno non può che “scegliere“ la famiglia.
Se avessi voglia di costruire una vignetta, rappresenterei i genitori che dicono “La maestra ha detto che dici parolacce, cazzo! Non puoi evitare di dirle, così non veniamo convocati da quella stronza?”
I sentimenti e il saperli vivere dipendono da come vengono vissuti, dalla nascita.
Se un neonato e poi un bambino viene lasciato piangere per ore da solo, si instaurerà un terrore dell’abbandono che potrà riaccendersi da adulto, facendo provare uno smarrimento inconsolabile e una rabbia incontrollabile infantile.
O qualcuno pensa che a scuola si incoraggi la vendetta?
 

Nicky

Utente di lunga data

E anche qui l'arguta conclusione dell'anonimo articolista è che bastava qualche corso a scuola e non sarebbe successo
Figurati a che possono servire, se solo si pensa che la donna è stata insultata al funerale.
La mentalità è questa, le persone condividono in fondo l'idea che sia lecito farsi "giustizia" in qualche modo se si subisce un torto e questo è soloil, risultato estremo di un pensiero radicato.
 

Gaia

Utente di lunga data
Non è il mio campo e in questo settore non ne capisco un kaiser.
Chiedo se per "educazione sentimentale" si intende soltanto spiegare i sentimenti.
Ho avuto modo di fare un corso. Si parla di come imparare a gestire i propri sentimenti.
Ad esempio come imparare a gestire il no senza scadere in problemi di autostima.
Si insegna una corretta modalità di dialogo ma non solo fra i generi, anche con il compagno di scuola per non scadere nel bullismo.
Si insegna a pensare alle parole prima che queste vengano pronunciate in modo da ragionare su quanto queste possano ferire l’altro.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Non lo so cosa si intende. Da quello che vedo proporre sono corsi fatti da psicologi, generalmente di associazioni riconosciute, che fanno poche ore e oltretutto autorizzati dai genitori.
Purtroppo (per fortuna dico come genitore) la scuola ha una importanza ridotta rispetto alla famiglia e se gli insegnamenti, espliciti o impliciti, confliggono con quelli della famiglia, l’alunno non può che “scegliere“ la famiglia.
Se avessi voglia di costruire una vignetta, rappresenterei i genitori che dicono “La maestra ha detto che dici parolacce, cazzo! Non puoi evitare di dirle, così non veniamo convocati da quella stronza?”
I sentimenti e il saperli vivere dipendono da come vengono vissuti, dalla nascita.
Se un neonato e poi un bambino viene lasciato piangere per ore da solo, si instaurerà un terrore dell’abbandono che potrà riaccendersi da adulto, facendo provare uno smarrimento inconsolabile e una rabbia incontrollabile infantile.
O qualcuno pensa che a scuola si incoraggi la vendetta?
Anche perchè fino a quando ero studente io, ormai 40 anni fa, fra genitori e insegnanti c'era come una sorta di alleanza silenziosa, e nessuno metteva in discussione l'"autorità" (brutto termine, ma per rendere idea), per cui se la maestra o la prof ti "rimproveravano" per qualcosa anche non inerente gli studi, ma ad esempio alla civile convivenza, se lo raccontavi a casa ti davano il resto, non c'era discussione su ragione o meno dell'insegnante. Oggi, purtroppo secondo me, se gli insegnanti hanno pure smesso di rimproverare è perchè temono le peggio ritorsioni. Dico ciò perchè nel mio piccolo l'ho constatato con mio figlio fin dalle elementari, perchè normalmente è "educato" e "disciplinato", tuttavia talvolta si fa trascinare da altri e magari non si comporta in maniera del tutto appropriata e ogni volta che una maestra prima o un prof delle medie adesso vedo che vorrebbe informarmi di ciò ha regolarmente dei "tentennamenti" come se avesse timore della mia reazione, e puntualmente ogni volta devo chiarire "guardi, non si preoccupi che con me ha mano libera, in tutti i sensi vorrei dire, se non fosse ormai fuori legge" e vedo sempre dei sospiri di sollievo.
 

Pincopallino

Utente di lunga data
Ancora con sta fissa che basta qualche lezione a scuola e si risolvono tutti i problemi.
Ma da dove arriva sta sicurezza che
a. a scuola ci sia gente in grado di insegnare affettività
b. che un corso a scuola sia in grado di risolvere qualsiasi problema sociale?
Ci sono evidenze che sia mai successo?
In un mondo in cui il genitore medio regala una connessione a internet al figlio di 8 anni, arrivano alla lezione di educazione sentimentale e sessuale e si annoiano. Come quando mio figlio, di 14 anni mi disse che una sua compagna ei classe era in cinta ed io gli risposi: oh, se ti servono i preservativi dimmelo che te li compro io.
Pa ne ho la cartella piena da due anni, tranquillo che già li uso.

Meno male che quella volta non eravamo in moto, se no cadevo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Anche perchè fino a quando ero studente io, ormai 40 anni fa, fra genitori e insegnanti c'era come una sorta di alleanza silenziosa, e nessuno metteva in discussione l'"autorità" (brutto termine, ma per rendere idea), per cui se la maestra o la prof ti "rimproveravano" per qualcosa anche non inerente gli studi, ma ad esempio alla civile convivenza, se lo raccontavi a casa ti davano il resto, non c'era discussione su ragione o meno dell'insegnante. Oggi, purtroppo secondo me, se gli insegnanti hanno pure smesso di rimproverare è perchè temono le peggio ritorsioni. Dico ciò perchè nel mio piccolo l'ho constatato con mio figlio fin dalle elementari, perchè normalmente è "educato" e "disciplinato", tuttavia talvolta si fa trascinare da altri e magari non si comporta in maniera del tutto appropriata e ogni volta che una maestra prima o un prof delle medie adesso vedo che vorrebbe informarmi di ciò ha regolarmente dei "tentennamenti" come se avesse timore della mia reazione, e puntualmente ogni volta devo chiarire "guardi, non si preoccupi che con me ha mano libera, in tutti i sensi vorrei dire, se non fosse ormai fuori legge" e vedo sempre dei sospiri di sollievo.
Perché c’era un’etica condivisa.
Ho vivo il ricordo di un dialogo con un padre al quale riferivo che il figlio aveva detto “sporco negro” a un compagno. Il padre mi guardava con una espressione che diceva “e come lo avrebbe dovuto chiamare?”
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Perché c’era un’etica condivisa.
Ho vivo il ricordo di un dialogo con un padre al quale riferivo che il figlio aveva detto “sporco negro” a un compagno. Il padre mi guardava con una espressione che diceva “e come lo avrebbe dovuto chiamare?”
Si ma almeno hai provato a dirglielo, oggi mi pare che abbiano gettato la spugna, e se provo a mettermi nei loro panni li capisco anche
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Ho avuto modo di fare un corso. Si parla di come imparare a gestire i propri sentimenti.
Ad esempio come imparare a gestire il no senza scadere in problemi di autostima.
Si insegna una corretta modalità di dialogo ma non solo fra i generi, anche con il compagno di scuola per non scadere nel bullismo.
Si insegna a pensare alle parole prima che queste vengano pronunciate in modo da ragionare su quanto queste possano ferire l’altro.
e poi la marmotta incartava la cioccolata
 

Brunetta

Utente di lunga data
Si ma almeno hai provato a dirglielo, oggi mi pare che abbiano gettato la spugna, e se provo a mettermi nei loro panni li capisco anche
Dipende dall’insegnante.
C’è chi concorda con quel padre.
 
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