Avrei voluto evitare di aprire una nuova discussione, ma in quella precedente sono spuntati fuori dei conflitti che non riesco a seguire, qui da poco.
Resta però una parte che apprezzo molto (Sole, Diletta e altri), anche se non saprei come intervenire se non approvando.
Per chi non mi ha mai letto:
.
http://www.tradimento.net/48-confessionale/17605-nuova-arrivata-non-so-piu-cosa-voglio
.
http://www.tradimento.net/48-confessionale/17613-vi-aggiorno-e-andata-male-malissimo
E' cominciato il percorso terapeutico del mio forse-compagno.
Dopo un primo incontro di presentazione, oggi si è conclusa anche la seconda seduta.
A quanto pare è uscito dallo studio molto scosso, piangendo...
Lo psicologo ha detto che la situazione non è delle migliori, soprattutto se è arrivato a questo punto in due mesi, e prevede parecchie sedute.
Naturalmente massimo riserbo su cosa hanno già parlato, come, ecc.
Al telefono suo padre mi ha chiesto se davvero si comportava normalmente prima della scoperta. Ancora.
Si, solo un po' di ansia, quella che lo ha tradito...di nuovo tutta la storia.
Più che per informarmi sembra che mi abbia chiamata per sgridarmi e sfogarsi.
Comunque...ho provato ad informarmi riguardo alle terapie, ma ho trovato solo un po' di cose vaghe e non conosco persone con esperienze simili alle spalle.
Cosa devo aspettarmi? Come ne uscirà? Le solite domande.
C'è gente che parla di "stravolgimenti nel proprio modo di vivere", altri che notano "effetti minimi ma pur semprepositivi" e c'è persino chi è "sprofondato del tutto nella disperazione".
Leggo che la terapia tradizionale può durare anche anni,"dipende dalla complessità del problema, dalle aspirazionidel paziente e dalla teoria di riferimento dello psicoterapeuta".
L'utilizzo di farmaci durante la terapia può "modificare l'intensità delle emozioni e addirittura l'orientamento generale del pensiero, ma ogni caso gli effetti collaterali sono reversibili" (sempre?).
Io mi sono fatta da parte, dal giorno del crollo non l'ho più sentito.
Solo un paio di telefonate con sua madre, anche lei provata.
A volte mi convinco che finiremo per chiarirci come conoscenti fra chissà quanto tempo invece che come membri di una coppia a pezzi.
E' dura...le giornate passate senza pensare a lui sono trascorse tranquillamente. Lavoro, uscite, relax.
Ma è bastato un po' di attrito con il suo mondo per farmi infuriare. Ho perso due ore di lavoro a casa per andare a correre fino allo sfinimento.
Per ora è questa la mia unica valvola di sfogo: faticare.
Mettere su le scarpe da running o prendere la bici. Frustrante.
Cosa sto facendo?
Sono parte di una cosa che sono solo io a tenere in vita?
Continuando a pensare a questa situazione, mi sembra sempre più chiaro che ormai sia finita.
Ma non ne ho la certezza. Purtroppo non è facile svuotarsi di tutti quei sentimenti che ancora provo per lui.
Se non definisco in fretta e definitivamente la mia posizione in questa vicenda, rischio di esplodere.
Perchè illudersi che io stia bene aiuta fino ad un certo punto, ma basta davvero poco per riaprire la ferita.
Devo ficcarmi in testa che la persona che conoscevo prima non c'è più.
Alla fine del suo percorso potrebbe trovare la pace separandosi da me e negandomi il confronto che desidero.
Se anche non succedesse non lo guarderei più come prima e non avrebbe più la mia fiducia per molto tempo.
E con oggi ho cancellato tutta una settimana passata a prendermi cura di me stessa. Di nuovo pensieri in nero. Mi sembra di essere tornata alle domande che mi/vi facevo all'inizio...
Edit.
Dei forumisti mi hanno fatto notare che mancano delle cose per capire cosa voglio dire.
Non intendo attendere in eterno, domani o nei prossimi giorni voglio un incontro con i suoi per parlare della terapia e sentire lui per capire se mi vuole escludere da questa cosa. Perchè non l'ho abbandonato, mi hanno chiesto di stargli lontano, ma ora è troppo, voglio ristabilire una comunicazione diretta con lui.