Morto dentro.

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giorgiocan

Utente prolisso
la tua lei conosce la donna di sette anni fa? ha contatti con lei? temi possa dirglielo?
No, nessun contatto. E nemmeno io l'ho più vista. Forse adesso nemmeno la riconoscerei per strada. Ci vorrebbe una combinazione di eventi al limite dell'inverosimile perchè lo sapesse da altri che da me. Ma lo ammetto, gli attacchi di panico (quasi ogni giorno da mesi a questa parte) hanno portato anche paranoia, quindi sì, a volte temo anche che il caso si manifesti, magari più avanti, quando (anche se ci credo poco) io potrei aver superato questo momento.
Ma più che altro credo, o mi illudo, che cercando di espellere la mia oscurità adesso, questa verrebbe messa fuori gioco per sempre. Che tolto di mezzo il mostro, il futuro possa essere davvero lì dove lo vorrei. E' l'unica speranza che mi rende lontanamente accettabile il fatto di coinvolgere la persona che amo in questo disastro. Ed è una favola, lo so.
 
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Sole

Escluso
No, nessun contatto. E nemmeno io l'ho più vista. Forse adesso nemmeno la riconoscerei per strada. Ci vorrebbe una combinazione di eventi al limite dell'inverosimile perchè lo sapesse da altri che da me. Ma lo ammetto, gli attacchi di panico (quasi ogni giorno da mesi a questa parte) hanno portato anche paranoia, quindi sì, a volte temo anche che il caso si manifesti, magari più avanti, quando (anche se ci credo poco) io potrei aver superato questo momento.
Ma più che altro credo, o mi illudo, che cercando di espellere la mia oscurità adesso, questa verrebbe messa fuori gioco per sempre. Che tolto di mezzo il mostro, il futuro possa essere davvero lì dove lo vorrei. E' l'unica speranza che mi rende lontanamente accettabile il fatto di coinvolgere la persona che amo in questo disastro. Ed è una favola, lo so.
Tu speri di scrollarti di dosso il senso di colpa e ottenere da lei l'assoluzione, perché tu, forse, non sei in grado di perdonarti.

L'amore che traspare dalle tue righe è un amore tormentato che conosco bene... così come riconosco gli attacchi di panico e il malessere che descrivi. Ma al contrario della persona che mi ricordi, tu hai avuto fiducia nel tuo amore e hai trovato la forza di riavvicinarti a lei, facendo il tuo percorso e cercando aiuto per individuare i motivi che ti hanno spinto ad allontanarti e a tradire. Questa non è una cosa da tutti. Hai lottato in solitudine e sei quasi arrivato al traguardo!

Quello che ti manca adesso è la capacità di perdonarti. Cerca di capire il perché... può essere che tu non ti senta abbastanza autorevole per farlo... che non ti senta abbastanza 'grande'?
Ecco, anziché rovinare la possibilità di essere felice con l'amore della tua vita, continua a lavorare per questa felicità. Non è del suo perdono che hai bisogno, ma del tuo: concediti l'autorevolezza per assolverti e fatti carico delle tue responsabilità.
 

free

Escluso
No, nessun contatto. E nemmeno io l'ho più vista. Forse adesso nemmeno la riconoscerei per strada. Ci vorrebbe una combinazione di eventi al limite dell'inverosimile perchè lo sapesse da altri che da me. Ma lo ammetto, gli attacchi di panico (quasi ogni giorno da mesi a questa parte) hanno portato anche paranoia, quindi sì, a volte temo anche che il caso si manifesti, magari più avanti, quando (anche se ci credo poco) io potrei aver superato questo momento.
Ma più che altro credo, o mi illudo, che cercando di espellere la mia oscurità adesso, questa verrebbe messa fuori gioco per sempre. Che tolto di mezzo il mostro, il futuro possa essere davvero lì dove lo vorrei. E' l'unica speranza che mi rende lontanamente accettabile il fatto di coinvolgere la persona che amo in questo disastro. Ed è una favola, lo so.
più che una favola, è un modo piuttosto fuorviante di affrontare la questione, secondo me
il fatto che tu in passato l'abbia tradita, lasciando perdere i motivi, significa semplicemente che hai fatto in passato una cosa che eri "in grado" di fare, che era una strada che hai scelto di percorrere
ergo, non puoi espellere proprio niente, ma solo accettare che tu, anche tu come tanti altri del resto, sei "fatto" anche così, sei "capace" anche di questo, altrimenti, molto semplicemente, non lo avresti fatto
ciò non toglie che, da quanto dici, lei ti ama, ricambia il tuo amore per lei

a questo punto non importa che lei lo sappia, perchè tu con la tua sensibilità stai pagando/hai già pagato il conto e hai tratto le conclusioni da questa esperienza

non ti resta che archiviarla e passare innanzi, secondo me
non essere così severo con te stesso, del resto, se stimi lei, stimerai anche il fatto che ti voglia per sè:)
 

Brunetta

Utente di lunga data
Sei l'autore perfetto per un libro dal titolo "Come rovinarsi la vita". Credo sia già stato scritto, cercalo.
Però non capisco perché dovresti rovinarla anche a lei.
 

Nordica

... is here!
Io non capisco perché non se la gode, visto che la ama tanto!

Invece di perdere tempo a deprimersi!
 

Calipso

Utente Eclettica
Perchè confessare qualcosa di vecchio, che non ha mutato l'amore che tu provi per lei? che di fatto non l'ha danneggiata?
Tu sei la sua roccia, se lei è diventata la persona perfetta che è oggi è grazie anche al tuo sostegno e alla tua fiducia.
La vita è fatta di momenti e a volte lo sconforto, può prendere piede e farci fare delle stupidaggini.
Non scaricarti la coscenza distruggendo lei.
La ami, l'hai sempre amata. Il passato è Esperienza. Non colpa.
Concentrati su ciò che di amorevole, dolce e importante hai fatto per lei durante gli anni in cui hai aspettato che lei venisse fuori per come tu la vedevi da sempre, non basare la valutazione di te stesso all'interno del rapporto, su un errore dettato una un milione di fattori, che tra l'altro risulterebbero impalpabili parlandone oggi.
Portati questo segreto dentro, ma perdonati e fatti una carezza perchè sei solo scivolato, non hai perso mai la strada.
Il percorso per arrivare ad oggi è stato lungo, complicato e faticoso, bhè, in mezzo a quel percorso c'è stato anche quell'episodio, perchè 3/4 volte non sono una relazione.
Da parte mia certamente non avrai critiche. Ognuno di noi è un essere umano e gli esseri umani sbagliano e tu hai imparato da quello sbaglio.
 

JON

Utente di lunga data
Mi sento un malato, un vigliacco, lo scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai conoscere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.
E continui a farlo.

Io non lo so se la tua è pura mancanza di autostima o una depressione latente, magari sono la stessa cosa.

Se lei è davvero una persona speciale, significa che qualcosa in te avrà trovato. Invece tu passi la vita a cercare puntualmente qualcosa che ti inabissi nello sconforto, ieri come oggi, soprattutto, il cui presente si profila costruttivo e progettuale. Secondo me il tradimento non può essere cosi limitante, soprattutto per il fatto che in fin dei conti è stato utile per riportarti sui tuoi passi. A riguardo, anche se puoi ritenerlo assurdo, potresti pensare di tacere l'accaduto in quanto non fa parte di voi. In realtà mentre in passato rappresentava un tentativo di fuga dal tuo impegno, oggi intendi rispolverarlo per il medesimo motivo.

Cos'è che ti spaventa realmente?

Mi sorprende il tuo attegiamento di adorazione nei confronti di lei, utile soltanto ad affossarti, come al solito.

Non ci sei più o non vuoi esserci?
 

Diletta

Utente di lunga data
No, nessun contatto. E nemmeno io l'ho più vista. Forse adesso nemmeno la riconoscerei per strada. Ci vorrebbe una combinazione di eventi al limite dell'inverosimile perchè lo sapesse da altri che da me. Ma lo ammetto, gli attacchi di panico (quasi ogni giorno da mesi a questa parte) hanno portato anche paranoia, quindi sì, a volte temo anche che il caso si manifesti, magari più avanti, quando (anche se ci credo poco) io potrei aver superato questo momento.
Ma più che altro credo, o mi illudo, che cercando di espellere la mia oscurità adesso, questa verrebbe messa fuori gioco per sempre. Che tolto di mezzo il mostro, il futuro possa essere davvero lì dove lo vorrei. E' l'unica speranza che mi rende lontanamente accettabile il fatto di coinvolgere la persona che amo in questo disastro. Ed è una favola, lo so.


E' una favola perché chi sta dall'altra parte viene sconvolto e sopraffatto dal dolore, eppure io riesco a capirti perché so, conoscendomi, che non ce la farei mai a tenermi un simile segreto per me e questo sicuramente per rispetto dell'altro, ma soprattutto per stare meglio io, quindi per egoismo, sperando di potere così allentare i sensi di colpa che sono terribili, e lo vedi chiaramente da quanto hanno intaccato anche la tua salute. Sono dei veri mostri, hai detto bene.
E ti dico questo:
mio marito aveva parecchia oscurità risalente ad un passato remoto che teneva sapientemente nascosta.
Lui se lo poteva permettere non avendo mai avuto rimorsi...ma ci ha pensato il destino a giocargli un brutto scherzo tanto da essere costretto a confessare l'inconfessabile...
In caso contrario si sarebbe portato il segreto nella tomba.
E' stato terribile, nonostante fossero passati tanti anni, terribile per me ovviamente, per lui imbarazzo e tanta paura.
Però ti posso dire che non vorrei mai e poi mai tornare indietro nell'ignoranza, nel non sapere, perché il mio rapporto di prima era falsato e inorridisco all'idea di aver vissuto tanti anni nell'ipocrisia, ora è finalmente autentico e vero.
Ovviamente, niente è più come prima...e il percorso fatto non è stato in discesa, proprio per niente.

Tu conosci la tua compagna e dovresti sapere i principi in cui crede e se potrebbe reggere a quella verità.
Se pensi di no allora non dirglielo, non distruggere il bello che avete costruito.
Fai che sia una cosa tua e soltanto tua, come vedi stai già espiando questa colpa e consideralo un gesto di amore il preservare la tua compagna dal dolore che ne seguirebbe, perché il dolore è inevitabile, anche se riguarda eventi di tempi lontani o lontanissimi il dolore c'è sempre.
Mio marito ne sa qualcosa, e ancora ci stiamo leccando le ferite...
 

Nicole

Utente di lunga data
Non so nemmeno perchè scrivo qui, visto che tutto quel che sto leggendo sui forum mi sta probabilmente incasinando il cervello e basta. Ma tant'è, sentiamo anche questa campana, prima di quella del mio funerale.

Premessa: insultatemi pure, non mi tocca. Io mi riservo già un trattamento peggiore.

Provo a farla breve, ma sarà difficile: convivo da quasi 10 anni. Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli. Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media. L'ho sempre considerata migliore di me, e la persona che avrei voluto a fianco per sempre. Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto, mi sembrava quasi uno scherzo cattivo che una persona così strepitosa non lasciasse che le sue doti la guidassero. Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.
Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).
Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa. Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati. Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla: il problema è che in realtà non ci sarei mai riuscito; mi preparavo i miei discorsetti, poi la guardavo negli occhi e proprio non ci riuscivo. Mi sentivo sbagliato io. E dopo mesi, la situazione non cambiava, quindi è cominciata per me una depressione piuttosto marcata.
Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per un po', prima di incontrare la mia attuale partner. Personalmente meno intrigante, ma scafata, meno preoccupata delle sorti del mondo e più incline a cercare il lato concreto delle cose. Abbiamo cominciato a vederci anche da soli, senza troppa malizia, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, verso un nuovo coinvolgimento emotivo. Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, che entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro sentirci nuovamente bene assieme ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo perchè lì era il nostro posto, anche se doloroso, e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) se necessario, per rimanerci. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire meglio cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità credevo ormai non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto. In sostanza, mi sembrava di aver fatto la cosa più schifosa della mia vita per niente. E alla persona cui - in ogni caso - tenevo comunque di più al mondo. Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, in un disperato tentativo di redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai). E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio (quando possibile, perchè tutto sommato rimango sempre una persona che si odia e qualche ragione ci sarà!) le mie insoddisfazioni: frequentando persone che non mi sono simpatiche, traslocando in una casa costata troppo e che mi fa schifo, rinunciando al tentativo di condividere passioni ed interessi. Ora, non mi sto commiserando: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Ma tralasciamo, perchè 5 anni fa è successo qualcosa: la mia compagna ha cominciato finalmente ad uscire dal bozzolo, diventando via via una persona raggiante, sicura di sè, riuscita. E mentre succedeva, io ricominciavo a sorridere, a guardarla e sentirmi le lacrime per la commozione di stare assistendo a questo piccolo miracolo. E la cosa non si è più fermata. Lei è diventata la persona che vedevo agitarsi nella sua piccola prigione autoimposta quasi 10 anni fa. E' la persona più bella che veda quando mi guardo intorno. E' la persona di cui mi sono sempre sentito innamorato, ed ora finalmente è al mio fianco.
Questa nuova sicurezza ci ha permesso mesi fa di fare un passo avanti come coppia (qualcosa di profondamente condiviso, su cui però non scenderò nel dettaglio): diciamo semplicemente che per la prima volta qualcosa ci ha permesso di essere una vera squadra.
Ed è lì che io mi sono svegliato dal torpore, e sono morto dentro. E' tornato di fronte ai miei occhi il tradimento, pur come una cosa lontana, come un sogno da ubriachi. E' tornato, e non se ne va. Sono passati alcuni mesi ormai. Durante il primo mese sono cominciati gli attacchi di panico, e ho smesso di mangiare. Ma ho inventato qualche scusa e mi sono forzato a fare comunque buon viso. Mi sono poi rivolto a una psicologa, cui ho sottoposto il mio dilemma, il mio mal di vivere per la consapevolezza di quel che ho fatto 7 anni fa. Lei mi ha consigliato di tacere, visto che la cosa è parte di un passato di sofferenza e potrebbe disintegrare un presente di felicità. Il problema è che non credo ce la farò. Il problema è che sono un vigliacco. L'analisi su di me ha messo in luce ovviamente le mie enormi lacune, le mie colpe in quella che ai miei occhi era diventata una situazione insostenibile e che mi aveva convinto a levare le tende, quando probabilmente la persona che amo, pur con i suoi limiti e difetti, stava invece comunque tentando di mettersi in gioco. Ora che vedo meglio le cose, con qualche anno di più sulle spalle, io allora i problemi li ho probabilmente alimentati, non usando tutte le risorse che avevo per risolverli. Io sono stato debole e mi sono arreso, quando avrei potuto sicuramente fare di più. E forse è stato questo, il vero tradimento, invece che credermi di nuovo innamorato di una ragazza con cui ero stato bene tanto tempo fa.
Da qualche settimana ho deciso di rimettermi il sorriso. Non so quando scoppierà la bomba, ma nel frattempo voglio che lei sia felice, e voglio rubare quanti più ricordi felici per il futuro che mi attende, qualunque esso sarà. Credo di avere ancora tempo, per decidere cosa fare, ma non così tanto. Piango, mi dispero, fumo centinaia di sigarette. Cerco di tenere la mente occupata fino a sera, quando il sonno mi illude di sollievo.
Ma il fatto è che so di dover parlare. E so che per entrambi sarà un dolore mai vissuto prima. E so che potrei perdere l'unica persona che amo, e con la quale vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. E, a quel che leggo su questi forum, so anche che nulla sarà più come prima, anche decidesse mai di tenermi con sè. Insomma, so che è finita la più bella storia d'amore della mia vita, l'unica sincera, l'unica sensata. So di aver sprecato il tempo della persona migliore che io conosca. E mi sento morto, e mi sento un assassino. Mi sento un malato, un vigliacco, lo scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai conoscere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.

Ecco, questa è la mia confessione, che qui si ferma perchè le lacrime mi impediscono di proseguire, e devo ricompormi prima che lei torni a casa, per farle trovare cena e conforto, prima che tutto finisca. Non so cosa chiedervi, non so se ci sia qualcosa che posso sperare. Sto solo cercando di capire cosa le dirò quando sarà il momento, quando almeno i suoi impegni quotidiani le permetteranno di affrontare la cosa meglio di quanto accadrebbe parlandone con lei stasera.
ciao giorgiocan,
la cosa che mi ha colpito di più è che in 10 anni di rapporto tu ne hai trascorsi 9 soffrendo, per un motivo o per un altro ... non so ... c'è qualcosa che non mi torna
 

sienne

lucida-confusa
ciao giorgiocan,
la cosa che mi ha colpito di più è che in 10 anni di rapporto tu ne hai trascorsi 9 soffrendo, per un motivo o per un altro ... non so ... c'è qualcosa che non mi torna

Ciao

perfetto :up:

era questo che intendevo!

non è abituato a stare bene ... non sa come gestire questo sentimento.

questo è, semmai il lato oscuro ...

sienne
 

Sole

Escluso
E' una favola perché chi sta dall'altra parte viene sconvolto e sopraffatto dal dolore, eppure io riesco a capirti perché so, conoscendomi, che non ce la farei mai a tenermi un simile segreto per me e questo sicuramente per rispetto dell'altro, ma soprattutto per stare meglio io, quindi per egoismo, sperando di potere così allentare i sensi di colpa che sono terribili, e lo vedi chiaramente da quanto hanno intaccato anche la tua salute. Sono dei veri mostri, hai detto bene.
E ti dico questo:
mio marito aveva parecchia oscurità risalente ad un passato remoto che teneva sapientemente nascosta.
Lui se lo poteva permettere non avendo mai avuto rimorsi...ma ci ha pensato il destino a giocargli un brutto scherzo tanto da essere costretto a confessare l'inconfessabile...
In caso contrario si sarebbe portato il segreto nella tomba.
E' stato terribile, nonostante fossero passati tanti anni, terribile per me ovviamente, per lui imbarazzo e tanta paura.
Però ti posso dire che non vorrei mai e poi mai tornare indietro nell'ignoranza, nel non sapere, perché il mio rapporto di prima era falsato e inorridisco all'idea di aver vissuto tanti anni nell'ipocrisia, ora è finalmente autentico e vero.
Ovviamente, niente è più come prima...e il percorso fatto non è stato in discesa, proprio per niente.

Tu conosci la tua compagna e dovresti sapere i principi in cui crede e se potrebbe reggere a quella verità.
Se pensi di no allora non dirglielo, non distruggere il bello che avete costruito.
Fai che sia una cosa tua e soltanto tua, come vedi stai già espiando questa colpa e consideralo un gesto di amore il preservare la tua compagna dal dolore che ne seguirebbe, perché il dolore è inevitabile, anche se riguarda eventi di tempi lontani o lontanissimi il dolore c'è sempre.
Mio marito ne sa qualcosa, e ancora ci stiamo leccando le ferite...
Ma questa è la tua storia, Diletta. Non la sua.
Io non credo proprio che il rapporto di Giorgio con la sua compagna sia falsato. Perché lui ha vissuto quel singolo episodio come una breve deviazione da un lungo percorso d'amore e di fedeltà alla sua donna.

Tu, invece, hai scoperto che tuo marito giustifica il tradimento fisico come una specie di svago legittimo che non intacca l'essenza di una coppia: ovvio che per te il rapporto risultasse falsato. Tu e tuo marito avete viaggiato su binari opposti quando tu credevi di andare nella stessa direzione.

Sono due storie e due percorsi di coppia totalmente differenti.
 

Nicole

Utente di lunga data
Ciao

perfetto :up:

era questo che intendevo!

non è abituato a stare bene ... non sa come gestire questo sentimento.

questo è, semmai il lato oscuro ...

sienne
forse non sa "gestire" la felicità, ed è questo il lato oscuro e il suo problema, oppure il rapporto con lei semplicmente non funziona e ciò non vuol dire che lui abbia dei problemi ... Sta di fatto che il tradimento in tutto questo dolore mi sembra il problema minore
 

sienne

lucida-confusa
forse non sa "gestire" la felicità, ed è questo il lato oscuro e il suo problema, oppure il rapporto con lei semplicmente non funziona e ciò non vuol dire che lui abbia dei problemi ... Sta di fatto che il tradimento in tutto questo dolore mi sembra il problema minore

Ciao Nicole,

non credo neanche che si tratti di un "problema",
ma quando sei abituato per tanto tempo a stare in un certo modo,
ti può anche confondere lo stare bene ... non capisci ... e ti spaventa.

forse ho perso qualche passaggio ... non aveva scritto che era
un periodo bello tra loro ora? ...

sienne
 

Nicole

Utente di lunga data
Ciao Nicole,

non credo neanche che si tratti di un "problema",
ma quando sei abituato per tanto tempo a stare in un certo modo,
ti può anche confondere lo stare bene ... non capisci ... e ti spaventa.

forse ho perso qualche passaggio ... non aveva scritto che era
un periodo bello tra loro ora? ...

sienne

non lo so, mi pare di aver capito che appena sono riusciti a sentirsi una vera squadra lui ha cominciato a star male per il tradimento commesso. Però forse era da tempo che stavano abbastanza bene. La cosa che mi sconvolge è che questa persona è passata da senso di solitudine e incomunicabilità, a depressione, a inappetenza, ad attacchi di panico, fino a sentirsi morto dentro, finito, mi sembra disperato ... e non credo che il problema di tanti anni di vita di coppia trascorsi così, possa essere il tradimento
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Su questo ti do assolutamente ragione, ma non so quando e se questo parametro potrà cambiare.



Il fatto è che credo il cassetto si sia sfasciato. Ho cercato di rimetterlo a posto, ma se prima si trattava semplicemente di mentire trattenendo fiato e lacrime, ora il corpo non mi segue più. Non so spiegartelo, e d'altra parte al momento ho esaurito il budget consultorio/psicologo.

La tua opinione rispecchia il punto di vista di un buon 60/70% degli utenti di forum con argomento analogo a questo, e razionalmente lo capisco. Cercherò dunque di ritrovarla, la razionalità, e vedere se in qualche modo riesco a reggere il peso della "colpa", come tu la definisci.

Ma sto cominciando a credere ci sia altro. E più che egoismo forse parlerei di vigliaccheria e ingenuità. Sono stato un ingenuo dall'inizio, probabilmente. E so di essere debole, soprattutto ora. Inoltre, ora non mi sento più nemmeno all'altezza. Come se avessi visto la mia vera immagine riflessa allo specchio. Ed è una creatura che vorrei tenere lontano da lei.
Comunque capisco il tuo punto di vista, e in ogni caso, non sarà stasera.
assomigli parecchio al quasi compagno di Millepensieri. sono tentato di mandarle un messaggio e segnalarle la tua storia,credo sia l'unica che possa consigliarti in modo decisivo qui dentro
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Giorgiocan...io non lo so se devi o non devi dire del tuo tradimento, ma leggendoti mi pare che la tua percezione di te non dipenda dal tradimento in se stesso.

Hai scritto "sono un problema nato" e tante altre cose, tutte tese a massacrarti, come persona.

Non so cosa hai vissuto, prima della tua storia con lei e durante la tua storia con lei.

Però ti giro un consiglio che mi ha fatto bene...calmati e respira.
Nient'altro. Respira.

La paura e la fretta di liberarsene non servono a nulla.
Ti stai avvitando su te stesso, girando e rigirando nei tuoi stessi pensieri.

Fermati un attimo.

Non devi necessariamente decidere qualcosa ORA, che sei sommerso dall'onda, lasciala arrivare e lasciala andare via.

Guarda cosa succede. Stai fermo un attimo con la testa.

Non fare forzature.

Non cambia niente, no?

Per un attimo, se riesci, smetti di giudicarti, di punirti (e io sono fra chi pensa che non sia il tradimento in se stesso a darti queste sferzate, forse è un grimaldello che ha scoperchiato altro).

A volte la soluzione di un problema è proprio individuare il problema...così, da come ti leggo, non mi sembra che il tradimento sia l'essenza del tuo problema...forse è un accessorio, forse un' aggravante, forse un mezzo per far emergere altro.
 
Ultima modifica:

Nicole

Utente di lunga data
Giorgiocan...io non lo so se devi o non devi dire del tuo tradimento, ma leggendoti mi pare che la tua percezione di te non dipenda dal tradimento in se stesso.

Hai scritto "sono un problema nato" e tante altre cose, tutte tese a massacrarti, come persona.

Non so cosa hai vissuto, prima della tua storia con lei e durante la tua storia con lei.

Però ti giro un consiglio che mi ha fatto bene...calmati e respira.
Nient'altro. Respira.

La paura e la fretta di liberarsene non servono a nulla.
Ti stai avvitando su te stesso, girando e rigirando nei tuoi stessi pensieri.

Fermati un attimo.

Non devi necessariamente decidere qualcosa ORA, che sei sommerso dall'onda, lasciala arrivare e lasciala andare via.

Guarda cosa succede. Stai fermo un attimo con la testa.

Non fare forzature.

Non cambia niente, no?

Per un attimo, se riesci, smetti di giudicarti, di punirti (e io sono fra chi pensa che non sia il tradimento in se stesso a darti queste sferzate, forse è un grimaldello che ha scoperchiato altro).

A volte la soluzione di un problema è proprio individuare il problema...così, da come ti leggo, non mi sembra che il tradimento sia l'essenza del tuo problema...forse è un accessorio, forse un' aggravante, forse un mezzo per far emergere altro.
:up:
concordo su tutto, stai fermo giorgiocan, fai passare l'onda, e ascolta cosa c'è dopo, forse c'è qualcosa oltre al senso di colpa e al panico di perderla
 

Diletta

Utente di lunga data
Ma questa è la tua storia, Diletta. Non la sua.
Io non credo proprio che il rapporto di Giorgio con la sua compagna sia falsato. Perché lui ha vissuto quel singolo episodio come una breve deviazione da un lungo percorso d'amore e di fedeltà alla sua donna.

Tu, invece, hai scoperto che tuo marito giustifica il tradimento fisico come una specie di svago legittimo che non intacca l'essenza di una coppia: ovvio che per te il rapporto risultasse falsato. Tu e tuo marito avete viaggiato su binari opposti quando tu credevi di andare nella stessa direzione.

Sono due storie e due percorsi di coppia totalmente differenti.


Certo, la mia è una storia totalmente diversa, però so come sono e quello che farei se fossi nella sua situazione.
Anche una breve deviazione come la sua la vedrei come una macchia sul mio rapporto d'amore, macchia che dovrei lavare via con la confessione.
Ma so benissimo che non è la decisione migliore da prendere: perché rovinare tutto quanto per una parentesi, uno scivolone, uno sbaglio di anni fa che non ha minacciato la loro coppia? Ha dell'assurdo.
Quindi, sono d'accordo con tutti coloro che consigliano di tenersi per sé il segreto: quando si ama non è lecito dirsi proprio tutto se quel tutto porterà dolore al proprio compagno.
Ma è una parola! Il fatto è che non siamo tutti uguali e per la personalità di Giorgio quello che ha fatto è di una gravità assoluta e non so fino a che punto riuscirà a rasserenarsi, probabilmente è una persona rigida e impostata e chi è così non si perdona.
E vive male, nel malessere.
 
Ultima modifica:

Simy

WWF
non dire nulla... smazzati da solo i tuoi sensi di colpa e se davvero credi nel vostro rapporto lasciati il passato alle spalle e vai avanti

devi solo imparare a convivere con la cazzata che hai fatto
 

Circe

Utente di lunga data
Non so nemmeno perchè scrivo qui, visto che tutto quel che sto leggendo sui forum mi sta probabilmente incasinando il cervello e basta. Ma tant'è, sentiamo anche questa campana, prima di quella del mio funerale.

Premessa: insultatemi pure, non mi tocca. Io mi riservo già un trattamento peggiore.

Provo a farla breve, ma sarà difficile: convivo da quasi 10 anni. Il primo anno è passato come una lunga festa, per l'esperienza di vivere da soli. Poi sono cominciati i guai: la mia partner, a mio giudizio, è una persona con potenzialità enormemente superiori alla media. L'ho sempre considerata migliore di me, e la persona che avrei voluto a fianco per sempre. Ma il secondo anno è stato durissimo: dopo i bagordi iniziali, mi sono reso conto (o me ne sono convinto) che per quanto tra noi ci fossero amore ed affetto, mancasse tutto il resto. Ovvero condivisione di obiettivi e interessi, intesa sul quotidiano, capacità di fare squadra. Aggiungo qualche inibizione (ben distribuita su entrambi). Ho cominciato a sentirmi fuori posto, mi sembrava quasi uno scherzo cattivo che una persona così strepitosa non lasciasse che le sue doti la guidassero. Al contrario, invece, tante piccole insicurezze mi sembrava impedissero al nostro rapporto di avviarsi verso quel che definirei una coppia funzionale e serena.
Io ho sempre creduto di essere un abile comunicatore, ma mi rendo conto che non c'era verso di affrontare assieme gran parte dei nostri problemi senza arrivare ad un blocco, che sicuramente era reciproco, anche se io vedevo le sue chiusure come insormontabili (e cominciavo a covare rabbia).
Quindi, per quanto il cuore mi dicesse di stare, la testa invece voleva fare i bagagli e andarsene senza ripensamento. Ho cominciato a meditare di lasciarla, a lasciarle qualche briciolina da seguire per farglielo capire. A dare segnali d'allarme insomma: quel che ottenevo era probabilmente soltanto di deprimerla e farla sentire in colpa. Quindi facevo un passo indietro, riprovavo a comunicare i miei punti di vista (e probabilmente non nella maniera più efficace), ma ci ritrovavamo bloccati. Ho cominciato quindi a fare l'antipatico, a farle capire esplicitamente che stavo meditando di lasciarla: il problema è che in realtà non ci sarei mai riuscito; mi preparavo i miei discorsetti, poi la guardavo negli occhi e proprio non ci riuscivo. Mi sentivo sbagliato io. E dopo mesi, la situazione non cambiava, quindi è cominciata per me una depressione piuttosto marcata.
Ai tempi, frequentavo ancora, per amicizie comuni, una ragazza con cui ero uscito per un po', prima di incontrare la mia attuale partner. Personalmente meno intrigante, ma scafata, meno preoccupata delle sorti del mondo e più incline a cercare il lato concreto delle cose. Abbiamo cominciato a vederci anche da soli, senza troppa malizia, finchè non è sembrato ad entrambi che le cose stessero cambiando, verso un nuovo coinvolgimento emotivo. Ora posso dire che probabilmente non era proprio così, che entrambi avevamo un periodo di forte crisi di coppia e il nostro sentirci nuovamente bene assieme ci è sembrato profondo e sincero. E nella mia testa è scattato qualcosa: mi sono convinto che forse, se avessi fatto qualcosa di irrimediabile (secondo il mio codice d'onore d'allora, adesso me lo ficcherei dove immaginate, l'onore), avrei dovuto poi lasciarla per forza, la mia partner (e credo lo stesso abbia pensato l'altra). Così mi lasciai andare. Lasciai che capitasse, 3-4 volte, anche se in maniera piuttosto patetica, ma giusto per avere un argomento irremovibile per troncare la mia relazione e convivenza. Solo che a quel punto ci accorgemmo, io e la mia complice, che non saremmo andati da nessuna parte, che saremmo rimasti dove eravamo perchè lì era il nostro posto, anche se doloroso, e avremmo mentito (e l'abbiamo fatto entrambi) se necessario, per rimanerci. Il che ci distrusse, anche se inizialmente non avemmo il coraggio di ammetterlo a noi stessi.
Entrambi tornammo dai rispettivi compagni, in una situazione in cui (almeno per quanto mi riguarda) per settimane a letto non ci si sfiorava e durante il giorno era un'alternanza di musi lunghi e piccole aperture d'affetto. Personalmente ero bloccato, più che dalla vergogna, dalla confusione. Non sapevo più che cosa fare, ed ero terrorizzato. Non riuscivo a dormire, non riuscivo a pensare. Ho deciso allora di mettere la testa in pausa, per capire meglio cosa fare. Ma intanto il tempo passava, e se la felicità credevo ormai non sarebbe tornata, io non ero nemmeno più sicuro del significato di ciò che avevo fatto. In sostanza, mi sembrava di aver fatto la cosa più schifosa della mia vita per niente. E alla persona cui - in ogni caso - tenevo comunque di più al mondo. Allora ho deciso: se non trovavo il modo nè per sentirmi felice, nè per andarmene, avrei rimosso l'accaduto e dedicato me stesso - pur con le mie enormi lacune - a prendermi cura di lei, creatura perfetta in potenza, imbrigliata nel proprio bozzolo, in un disperato tentativo di redenzione (si fa per dire eh, non mi sentirò redento nemmeno morto ormai). E così ho fatto per i due anni successivi, cercando di ridurre al silenzio (quando possibile, perchè tutto sommato rimango sempre una persona che si odia e qualche ragione ci sarà!) le mie insoddisfazioni: frequentando persone che non mi sono simpatiche, traslocando in una casa costata troppo e che mi fa schifo, rinunciando al tentativo di condividere passioni ed interessi. Ora, non mi sto commiserando: ero infelice, ma sono sempre stato parte del problema. Anzi, forse senza di me non ci sarebbe stato alcun problema. Io sono un problema nato.
Ma tralasciamo, perchè 5 anni fa è successo qualcosa: la mia compagna ha cominciato finalmente ad uscire dal bozzolo, diventando via via una persona raggiante, sicura di sè, riuscita. E mentre succedeva, io ricominciavo a sorridere, a guardarla e sentirmi le lacrime per la commozione di stare assistendo a questo piccolo miracolo. E la cosa non si è più fermata. Lei è diventata la persona che vedevo agitarsi nella sua piccola prigione autoimposta quasi 10 anni fa. E' la persona più bella che veda quando mi guardo intorno. E' la persona di cui mi sono sempre sentito innamorato, ed ora finalmente è al mio fianco.
Questa nuova sicurezza ci ha permesso mesi fa di fare un passo avanti come coppia (qualcosa di profondamente condiviso, su cui però non scenderò nel dettaglio): diciamo semplicemente che per la prima volta qualcosa ci ha permesso di essere una vera squadra.
Ed è lì che io mi sono svegliato dal torpore, e sono morto dentro. E' tornato di fronte ai miei occhi il tradimento, pur come una cosa lontana, come un sogno da ubriachi. E' tornato, e non se ne va. Sono passati alcuni mesi ormai. Durante il primo mese sono cominciati gli attacchi di panico, e ho smesso di mangiare. Ma ho inventato qualche scusa e mi sono forzato a fare comunque buon viso. Mi sono poi rivolto a una psicologa, cui ho sottoposto il mio dilemma, il mio mal di vivere per la consapevolezza di quel che ho fatto 7 anni fa. Lei mi ha consigliato di tacere, visto che la cosa è parte di un passato di sofferenza e potrebbe disintegrare un presente di felicità. Il problema è che non credo ce la farò. Il problema è che sono un vigliacco. L'analisi su di me ha messo in luce ovviamente le mie enormi lacune, le mie colpe in quella che ai miei occhi era diventata una situazione insostenibile e che mi aveva convinto a levare le tende, quando probabilmente la persona che amo, pur con i suoi limiti e difetti, stava invece comunque tentando di mettersi in gioco. Ora che vedo meglio le cose, con qualche anno di più sulle spalle, io allora i problemi li ho probabilmente alimentati, non usando tutte le risorse che avevo per risolverli. Io sono stato debole e mi sono arreso, quando avrei potuto sicuramente fare di più. E forse è stato questo, il vero tradimento, invece che credermi di nuovo innamorato di una ragazza con cui ero stato bene tanto tempo fa.
Da qualche settimana ho deciso di rimettermi il sorriso. Non so quando scoppierà la bomba, ma nel frattempo voglio che lei sia felice, e voglio rubare quanti più ricordi felici per il futuro che mi attende, qualunque esso sarà. Credo di avere ancora tempo, per decidere cosa fare, ma non così tanto. Piango, mi dispero, fumo centinaia di sigarette. Cerco di tenere la mente occupata fino a sera, quando il sonno mi illude di sollievo.
Ma il fatto è che so di dover parlare. E so che per entrambi sarà un dolore mai vissuto prima. E so che potrei perdere l'unica persona che amo, e con la quale vorrei trascorrere il resto dei miei giorni. E, a quel che leggo su questi forum, so anche che nulla sarà più come prima, anche decidesse mai di tenermi con sè. Insomma, so che è finita la più bella storia d'amore della mia vita, l'unica sincera, l'unica sensata. So di aver sprecato il tempo della persona migliore che io conosca. E mi sento morto, e mi sento un assassino. Mi sento un malato, un vigliacco, lo scherzo di un dio malvagio. Sto per uccidere l'amore più grande che potrò mai conoscere, l'amore per cui adesso vivo ogni giorno, e senza il quale la mia vita è quella di un fallito. E lo dico in modo scevro di giudizio, ormai non mi compatisco nè mi disprezzo. Mi sono quasi sempre odiato nella vita, ma ora quell'odio è come fosse rivolto ad un corpo, che vedo accasciato allo specchio mentre piango da solo. Io non ci sono più. Io sono morto.

Ecco, questa è la mia confessione, che qui si ferma perchè le lacrime mi impediscono di proseguire, e devo ricompormi prima che lei torni a casa, per farle trovare cena e conforto, prima che tutto finisca. Non so cosa chiedervi, non so se ci sia qualcosa che posso sperare. Sto solo cercando di capire cosa le dirò quando sarà il momento, quando almeno i suoi impegni quotidiani le permetteranno di affrontare la cosa meglio di quanto accadrebbe parlandone con lei stasera.
giorgio ascolta, sei pentito e depresso. cura il tuo mal di vivere con un cammino individuale. chiedi perdono a dio x i tuoi errori. Ma lascia stare la confessione a tua moglie x ora. devi prima stare meglio. poi deciderai.
mio marito mi ha tradito x anni, io l'ho scoperto e sono ancora con lui.
tutto l'amore, il bene, l'affetto e i figli in comune comunque non bastano a farmi vivere con un sorriso anche solo di attimi. si crea un prima e un dopo. e tu hai provato entrambi. pensi che sia il caso di distruggerle la vita con leggerezza? ama prima te stesso e poi decidi.
 
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