Non si nasce assassini. Il criminale deve espiare la sua colpa ma anche la società che lo ha partorito. È l'unico modo possibile che ha la società per espiare le sue colpe è riportarlo al suo interno, quando ci sono le condizioni di redenzione e di annullamento della pericolosità sociale.
Quanto al carcere a vita, se devi privare della libertà una persona, fino alla sua morte, tanto vale ucciderla subito.
ANche perchè ci costa dodicimila euro all'anno...
Oltre 66 mila erano, circa 66 mila restano. A parte qualche centinaio, fuoriusciti con la seconda “svuota-carceri”.
Questi i numeri dei galeotti ospiti delle patrie galere.
Compreso il dato – senza uguali – dei carcerizzati per reati di droga, magari lievi, nella certezza che tutto può accadere in carcere tranne che si venga curati. Ma c’è di più.
Un detenuto costa allo Stato italiano, tutto compreso, 12 mila euro al mese, quanto un deputato.
I calcoli li ha fatti l’Osapp (Sindacato autonomo polizia penitenziaria): tra personale, manutenzioni, vitto, alloggio e attività ricreative, se si divide la cifra per 66.153 detenuti si arriva «a circa 12mila euro mensili pro-capite, quasi identica allo stipendio di un parlamentare italiano».
«Un’emergenza assillante, dalle imprevedibili e forse ingovernabili ricadute», così nel luglio 2011 il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, aveva definito la questione del “sovraffollamento” dei penitenziari. Aggiungendo «va affrontata con i rimedi già messi in atto e con ogni altro possibile intervento, non escludendo nessuna ipotesi che potrebbe essere necessaria».
Nel nostro Paese, l’82% dei condannati finisce in carcere: vitto e alloggio a spese del cittadino onesto. In Francia, invece, la percentuale scende al 26% mentre il residuo 74% sconta pene alternative (come, per es., l’affidamento in prova al Servizio Sociale, la semilibertà, la detenzione domiciliare).
“Fossimo organizzati come in Francia oggi avremmo 21 mila detenuti anziché 66.883” commenta Rosalba Reggio dalle pagine de “Il Sole 24 Ore”.
Con una politica che favoreggi le misure alternative potremmo risparmiare 2 milioni di euro all’anno. La spendig review però non ha ancora toccato questa voce di spesa.
Il Guardasigilli Severino ammonisce: “Occorre vincere il pregiudizio italiano verso le pene alternative e considerare la detenzione come extrema ratio”.
Invece, il nostro sistema registra un calo delle misure alternative.
Anzi: i posti letto nelle carceri stanno aumentando a seguito dei recenti piani carcerari di ampliamento e ristrutturazione. Entro la primavera 2013, avremo infatti cinquemila posti letto in più da destinare ai detenuti.
“Il vero risparmio per il Paese – spiega Luigi Pagano, vice capo Dipartimento dell’amministrazione finanziaria, intervistato da “Il Sole 24 Ore” – “sarà rappresentato dalla riduzione della recidiva.
Se aumentiamo il numero di detenuti che scontano pene alternative al carcere, di fatto, trasferiamo i costi dalle strutture penitenziarie a quelle di assistenza sociale.
Non abbiamo quindi alcun vantaggio diretto.
Il vero beneficio è indiretto. Solo lavorando al reinserimento dei detenuti nella società e nel mondo del lavoro, infatti, creiamo un circolo virtuoso che riduce strutturalmente i costi – sociali e finanziari – della delinquenza”.