Un dolore che non passa mai si gestisce meglio se diventa fisico

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ivanl

Utente di lunga data
Sì.

Il dubbio è.

Lontano da lui, starebbe bene?
Non perchè lui è l'uomo della sua vita o cose del genere.

Ma. Il tradimento ha scatenato questo malessere. Non è detto che sia la causa unica e che, allontanato il protagonista del malessere, il malessere scompaia.
Sono disturbi neurologici che possono essere scatenati da svariati eventi traumatici, ma che poi, magari, ahimè, sopravvivono anche dopo aver rimosso la causa scatenante. Perchè in realtà, appunto, è un disturbo. Una malattia. Che va curata a prescindere.
D'accordissimo e l'ho scritto subito. Resta il fatto che, per me, continuare questa storia non le fa certo bene...Rimuovere la causa puo' essere il primo passo
 

Sbriciolata

Escluso
Io mi sono chiesta un paio di cose leggendo sto 3d.
Anche più di un paio...
La prima è questa: una persona soffre, ok... ha evidentemente un vissuto che ha avuto effetti sulla propria autostima, sull'amore per sè... ok.
Arriva a procurarsi del male fisico con una certa regolarità.
Dico con una certa perchè un paio di pugni e capocciate a muro li ho dati pure io e penso anche altri qui.
Procurarsi dolore, non mutilarsi.
Farsi dei tagli e sbattere la testa a muro procura dolore, ma tagliare e far uscire sangue è diverso.
A parte il fatto che, sicuramente, il procurarsi danni e dolore ha tutto un significato ecc. ma non sono un'esperta e non ci entro...

Il fatto è che la nostra ragazza qui(a proposito, benvenuta), come tutti quelli che lo fanno, lo fa di nascosto.
Posso sbagliarmi ma non è neanche la prima volta.
Usare la lametta è una pratica diffusa tra le adolescenti che praticano autolesionismo: mi butto a indovinare... piedi?
Il resto del corpo può capitare che si veda... specie se si stanno facendo spesso visite mediche; i piedi... basta un paio di calzini e dire di aver freddo...
Il dolore che uno si causa libera endorfine, le endorfine entrano in circolo e ne sopiscono anche altri...
E', anche, una sorta di droga fatta in casa, oltre a tutto il simbolismo ed il significato di cui hanno parlato altri.
Oltre ad UN significato di cui non è stata fatta menzione ma che purtroppo esiste: ci si causa un danno visibile per dimostrare l'esistenza di uno invisibile causato da altri.
Un po' come se, sapendo con certezza chi è l'autore di un omicidio ma non avendo le prove da produrre per inchiodarlo, ne costruissimo una.
Comprensibile, umanamente, ma profondamente sbagliato eticamente.
Come tutte le droghe, anche quelle che si assumono per curare un dolore, può dare assuefazione.
Anche a distanza di anni, si può essere tentati di ricaderci.
E ... lei non accenna, mai, di avere intenzione di smettere in questa pratica nè di esserne spaventata.
Anzi, ha diversi motivi, a suo dire, per continuarla.
Per cui le cose che mi chiedo sono due:
1) se ha mai pensato quale sia la condizione per smettere di causarsi lesioni e dolore
2) se ha intenzione di smettere davvero, raggiunta quella condizione
e sto parlando di condizioni possibili...
a prescindere dal resto, perchè di storie nella vita ne possiamo avere diverse, invece di vita ne abbiamo una sola.
Quindi ragazza... fai un bel respiro e prendi atto che quello che stai facendo NON VA BENE e NON SERVE A NULLA.
Altro che sigaretta fuori dal locale, io fumo ma mica lo faccio di nascosto, sai?
Lo so anche io che faccio una cazzata, ma me ne assumo la responsabilità e non do mica la colpa a nessuno.
La stronza che si fa del male sono io.
Tu invece ti stai facendo a pezzettini, dai comunque la colpa ad un'altra persona ma alla fine manco glielo dici perchè... lo sai anche tu che non è quello il punto.
Fatti aiutare, per favore.
Per quello che possiamo anche qui...
Vai dal tuo medico, fagli vedere cosa ti sei fatta... non succede nulla, ma magari ti può aiutare.
Non dire che non hai tempo: non vuoi, hai paura che ti facciano smettere.
Per favore, invece, provaci.
 

banshee

The Queen
...ti capisco...

ciao Newbie, come te anche io sono nuova del forum...o meglio, sono "un'intrusa"... la mia infatti non è una storia di tradimento (perlomeno che io sappia, chiaro), ma semplicemente un amore enorme ma malato che è durato anni: anni di meravigliosi alti e terribili bassi. Sono incappata nel forum e leggo qui le storie di altri per capire come andare avanti dopo la separazione...l'esperienza di chi ce l'ha fatta, di chi soffre e si impegna, mi sta aiutando.

Ti capisco perché a me capita che tutti intorno mi dicano: ma guarda è meglio così, ma se ne esce, ma ti rifai una vita, sei fortunata che non ci hai fatto i figli, dai che sei giovane (ho 32 anni), ma hai fatto bene a lasciarlo, ma se ora era così figurati dopo..e bla bla bla.

Per carità, tutto giusto, tutto bello, tutto un sacco vero ma... e se uno non ce la fa? e se uno si sente che gli manca il respiro? che non riesce a chiudere tranquillamente? che fa?

Per questo ti scrivo, anche se non posso capire cosa tu stia passando perché, ripeto, non ho subito un tradimento (che io sappia, sottolineo) perché mi ha colpito tantissimo una tua frase (che non sono capace a citare)... non tutti ce la fanno. Già, è vero. Io so perfettamente cosa significa, a volte credo di non farcela, che non ce la farò, che ci rimarrò "sotto" a questo dolore.
quindi scusami, il mio commento è poco utile ai fini della tua vicenda dolorosa.. per questo non dico nulla sui fatti né sul tuo autolesionismo (che spero tu possa assolutamente e al più presto interrompere, e quoto chi ti dice di cercare aiuto)...ma vorrei darti un abbraccio virtuale.

E mi scuso con tutti gli utenti traditori/traditi per la mia intrusione, ma sappiate che leggere le vostre storie di "rinascita" mi aiuta molto.
 

Sbriciolata

Escluso
ciao Newbie, come te anche io sono nuova del forum...o meglio, sono "un'intrusa"... la mia infatti non è una storia di tradimento (perlomeno che io sappia, chiaro), ma semplicemente un amore enorme ma malato che è durato anni: anni di meravigliosi alti e terribili bassi. Sono incappata nel forum e leggo qui le storie di altri per capire come andare avanti dopo la separazione...l'esperienza di chi ce l'ha fatta, di chi soffre e si impegna, mi sta aiutando.

Ti capisco perché a me capita che tutti intorno mi dicano: ma guarda è meglio così, ma se ne esce, ma ti rifai una vita, sei fortunata che non ci hai fatto i figli, dai che sei giovane (ho 32 anni), ma hai fatto bene a lasciarlo, ma se ora era così figurati dopo..e bla bla bla.

Per carità, tutto giusto, tutto bello, tutto un sacco vero ma... e se uno non ce la fa? e se uno si sente che gli manca il respiro? che non riesce a chiudere tranquillamente? che fa?

Per questo ti scrivo, anche se non posso capire cosa tu stia passando perché, ripeto, non ho subito un tradimento (che io sappia, sottolineo) perché mi ha colpito tantissimo una tua frase (che non sono capace a citare)... non tutti ce la fanno. Già, è vero. Io so perfettamente cosa significa, a volte credo di non farcela, che non ce la farò, che ci rimarrò "sotto" a questo dolore.
quindi scusami, il mio commento è poco utile ai fini della tua vicenda dolorosa.. per questo non dico nulla sui fatti né sul tuo autolesionismo (che spero tu possa assolutamente e al più presto interrompere, e quoto chi ti dice di cercare aiuto)...ma vorrei darti un abbraccio virtuale.

E mi scuso con tutti gli utenti traditori/traditi per la mia intrusione, ma sappiate che leggere le vostre storie di "rinascita" mi aiuta molto.
Non ti devi scusare, non sei un'intrusa e non saresti neanche l'unica che scrive qui senza avere nulla a che fare con un tradimento. Quindi benvenuta e non farti problemi. Ciao
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Tranquilla, al momento non ho intenzione di passare allo step "figli". Anche volendo, sarebbe da incoscienti, visto che la ginecologa mi ha fatto una testa sulle necessità (per il feto) di debellare la MST prima di pensare a qsi gravidanza...In ogni caso non sono una 40enne alle soglie della menopausa con un castrato desiderio di maternità. Quindi, no problem.


Dire ad un autolesionista "quello che fai è sproporzionato" è come dire ad un anoressico "mangia perchè i bambini del terzo mondo muoiono di fame". Se è sproporzionato, posso saperlo solo io perchè solo io so i miei trascorsi, prima di lui e con lui. Lo so anch'io che esistono donne picchiate, stuprate, vendute, uccise, ecc. Al confronto, quello che è successo a me che vuoi che sia. Lo so anch'io. So pure che è indice di immaturità emotiva: non ho maturato altre "armi" per combattere il dolore, uso quelle che ho. Ho avuto un'unica relazione in tutta la mia vita, relazione nella quale sono cresciuta come in un giardino di fiori e uccellini a primavera. Che armi avrei dovuto/potuto sviluppare?

Lui non sa che sono "una statua di dolore mortifera". Sono ben attenta a cosa faccio e dove lo faccio. Il perchè lo faccio è, appunto, perchè non deve sapere che sto ancora male. I sensi di colpa li ha da solo e diventano più opprimenti ogni volta che lei gli scrive, ogni volta che il risultato del tampone è positivo e bisogna cominciare un nuovo ciclo di antibiotici, ogni volta che si dice "vuoi pizza stasera?" "non si può perchè c'è da pagare il medico" (il suo "passatempo" è arrivato a costare quasi 800 euro ad oggi).
Ma io su nessuna di queste cose ho potere.


E qui mi riaggangio al perchè non deve sapere che sto ancora male, di cui sopra. Non lo deve sapere, non deve conoscere la mia rabbia perchè
a) ha cmq sensi di colpa irrisolti di suo
b) non è giusto rompere i coglioni alla gente dopo mesi dall'evento. Ci sono ben altri problemi: il lavoro, le cose da pagare, genitori malati, ecc. Lo misi in croce a sufficienza nei primi mesi, ora il problema è solo mio.
c) lui ha un limite di sopportazione. Quando io ho dato sfogo alla mia rabbia rendendolo partecipe della stessa, ho sempre superato questo limite, oltre il quale incomincia il rinfaccio delle colpe reciproche che lo hanno portato a fare quello che ha fatto.
d) esprimere questa rabbia, dopo così tanti mesi, significherebbe dare importanza ad una persona che di importanza NON NE DEVE AVERE.
Ciao :)

ti è successa una cosa gravissima invece, a mio parere.

In termini assoluti sì, è un nulla...se ti confronti con l'assoluto del dolore, il tuo è un piccolo nulla, perso in tantissimi altri piccoli nulla che non hanno il minimo peso e la minima sostanza. Inesistenti. Indifferenti. Nascosti. Invisibili. Inutili.

Ma uscire dall'assoluto e relativizzare il dolore. Allora il tuo ha una portata indicibile. Ti opprime. Ti toglie il fiato. Ti schiaccia. Non ti permette di vedere altro all'orizzonte. E tutto intorno.

E, nella terra di mezzo fra assoluto e relativo ci si dibatte. Cercando una strada, una spiegazione, un piccolo piccolissimo perchè, che dia un senso, un segno e un orientamento.

E lì in mezzo cresce la rabbia sorda e silenziosa. Introiettata. E annegata. Nelle piccole consolazioni della quotidianità.
Un abbraccio, un bacio, una carezza. Una piccola attenzione che ridia un senso di esistenza.
E sembra davvero che il senso ci sia. E si riprende per un attimo a respirare.

Poi lei torna. E stringe. E non ci sono gesti a ridare quel segno. Un po' di calore. Un filo di pace e di quiete. Un sentire che dia un segno di esistere. E allora i gesti ce li autoproduciamo. E il segno è di nuovo lì. Una piccola consolazione.
Ma è una grande consolazione. Che questa non dipende da nessuno. Viene direttamente da dentro.

E' potere. Su se stessi e sugli altri. Un potere che calma. Rimette la prospettiva in equilibrio.

E capisco che non debba sapere. Che nessuno debba sapere. Il segreto è stringente. Abbraccia. Culla. E nel segreto si esiste come particolarità. In quel segreto, in quel silenzio assordante ci si può ancora riconoscere come esseri unici e speciali. Il segreto è un rifugio. E il silenzio la serratura. La rabbia protegge. E diventa quasi curativa.

E' una forza, quella rabbia. Sostiene. E tenerla nel segreto la rende ancor più feroce. Una presenza protettiva. Nascosta agli occhi di chiunque. E quella rabbia feroce scalda. Silenziosa. Si nasconde dietro allo sguardo. Nessuno sa.
Ma lei c'è. E' lì. Pronta. Forse per non intervenire mai. Ma è pronta a scattare. Ogni tanto esce, si affila i denti.

E' una presenza che non lascia mai soli. Fa compagnia. Insieme al dolore. Fisico od emotivo poco conta. Si intersecano. Cambiano le esplicitazioni.

Che non è il dolore. Il dolore è solo un percorso. Uno fra i tanti. Ma il più immediato. E anche il più a portata di mano.
Semplice, veloce e paradossalmente indolore.

Ma quella rabbia, tutta rivolta a te stessa, una presenza imprescindibile al tuo sostentamento...è anche un grosso rischio.
E' una parte di te. Della tua forza. Sei tu. Anche in quello.

E' un rischio perchè quella rabbia ingloba, inghiotte, fagocita.
E non è il dolore a essere mortifero.
Il dolore è vita. Pulsante. E' sangue. Caldo.

La rabbia introiettata è mortifera.
Non perchè uccide. La rabbia non uccide.

E' mortifera perchè porta morte. Nel giardino che hai descritto.

Tieniti il tuo dolore. Lasciati anche coccolare se vuoi.

Ma lascia andare la rabbia se puoi. Quando puoi. E' lei, che sembra tanto potente la tua migliore alleata, nel segreto, che toglie energia...a te e a tutto ciò che ti circonda.

In ogni caso...è la tua strada. Cerca di non cadere troppo in profondità nel segreto. E nel giudizio.

Che il tuo potere è anche in quella rabbia. Ma non soltanto.
 

disincantata

Utente di lunga data
ciao Newbie, come te anche io sono nuova del forum...o meglio, sono "un'intrusa"... la mia infatti non è una storia di tradimento (perlomeno che io sappia, chiaro), ma semplicemente un amore enorme ma malato che è durato anni: anni di meravigliosi alti e terribili bassi. Sono incappata nel forum e leggo qui le storie di altri per capire come andare avanti dopo la separazione...l'esperienza di chi ce l'ha fatta, di chi soffre e si impegna, mi sta aiutando.

Ti capisco perché a me capita che tutti intorno mi dicano: ma guarda è meglio così, ma se ne esce, ma ti rifai una vita, sei fortunata che non ci hai fatto i figli, dai che sei giovane (ho 32 anni), ma hai fatto bene a lasciarlo, ma se ora era così figurati dopo..e bla bla bla.

Per carità, tutto giusto, tutto bello, tutto un sacco vero ma... e se uno non ce la fa? e se uno si sente che gli manca il respiro? che non riesce a chiudere tranquillamente? che fa?

Per questo ti scrivo, anche se non posso capire cosa tu stia passando perché, ripeto, non ho subito un tradimento (che io sappia, sottolineo) perché mi ha colpito tantissimo una tua frase (che non sono capace a citare)... non tutti ce la fanno. Già, è vero. Io so perfettamente cosa significa, a volte credo di non farcela, che non ce la farò, che ci rimarrò "sotto" a questo dolore.
quindi scusami, il mio commento è poco utile ai fini della tua vicenda dolorosa.. per questo non dico nulla sui fatti né sul tuo autolesionismo (che spero tu possa assolutamente e al più presto interrompere, e quoto chi ti dice di cercare aiuto)...ma vorrei darti un abbraccio virtuale.

E mi scuso con tutti gli utenti traditori/traditi per la mia intrusione, ma sappiate che leggere le vostre storie di "rinascita" mi aiuta molto.

Benvenuta.:up:
 

Apollonia

Utente di lunga data
Ciao :)

ti è successa una cosa gravissima invece, a mio parere.

In termini assoluti sì, è un nulla...se ti confronti con l'assoluto del dolore, il tuo è un piccolo nulla, perso in tantissimi altri piccoli nulla che non hanno il minimo peso e la minima sostanza. Inesistenti. Indifferenti. Nascosti. Invisibili. Inutili.

Ma uscire dall'assoluto e relativizzare il dolore. Allora il tuo ha una portata indicibile. Ti opprime. Ti toglie il fiato. Ti schiaccia. Non ti permette di vedere altro all'orizzonte. E tutto intorno.

E, nella terra di mezzo fra assoluto e relativo ci si dibatte. Cercando una strada, una spiegazione, un piccolo piccolissimo perchè, che dia un senso, un segno e un orientamento.

E lì in mezzo cresce la rabbia sorda e silenziosa. Introiettata. E annegata. Nelle piccole consolazioni della quotidianità.
Un abbraccio, un bacio, una carezza. Una piccola attenzione che ridia un senso di esistenza.
E sembra davvero che il senso ci sia. E si riprende per un attimo a respirare.

Poi lei torna. E stringe. E non ci sono gesti a ridare quel segno. Un po' di calore. Un filo di pace e di quiete. Un sentire che dia un segno di esistere. E allora i gesti ce li autoproduciamo. E il segno è di nuovo lì. Una piccola consolazione.
Ma è una grande consolazione. Che questa non dipende da nessuno. Viene direttamente da dentro.

E' potere. Su se stessi e sugli altri. Un potere che calma. Rimette la prospettiva in equilibrio.

E capisco che non debba sapere. Che nessuno debba sapere. Il segreto è stringente. Abbraccia. Culla. E nel segreto si esiste come particolarità. In quel segreto, in quel silenzio assordante ci si può ancora riconoscere come esseri unici e speciali. Il segreto è un rifugio. E il silenzio la serratura. La rabbia protegge. E diventa quasi curativa.

E' una forza, quella rabbia. Sostiene. E tenerla nel segreto la rende ancor più feroce. Una presenza protettiva. Nascosta agli occhi di chiunque. E quella rabbia feroce scalda. Silenziosa. Si nasconde dietro allo sguardo. Nessuno sa.
Ma lei c'è. E' lì. Pronta. Forse per non intervenire mai. Ma è pronta a scattare. Ogni tanto esce, si affila i denti.

E' una presenza che non lascia mai soli. Fa compagnia. Insieme al dolore. Fisico od emotivo poco conta. Si intersecano. Cambiano le esplicitazioni.

Che non è il dolore. Il dolore è solo un percorso. Uno fra i tanti. Ma il più immediato. E anche il più a portata di mano.
Semplice, veloce e paradossalmente indolore.

Ma quella rabbia, tutta rivolta a te stessa, una presenza imprescindibile al tuo sostentamento...è anche un grosso rischio.
E' una parte di te. Della tua forza. Sei tu. Anche in quello.

E' un rischio perchè quella rabbia ingloba, inghiotte, fagocita.
E non è il dolore a essere mortifero.
Il dolore è vita. Pulsante. E' sangue. Caldo.

La rabbia introiettata è mortifera.
Non perchè uccide. La rabbia non uccide.

E' mortifera perchè porta morte. Nel giardino che hai descritto.

Tieniti il tuo dolore. Lasciati anche coccolare se vuoi.

Ma lascia andare la rabbia se puoi. Quando puoi. E' lei, che sembra tanto potente la tua migliore alleata, nel segreto, che toglie energia...a te e a tutto ciò che ti circonda.

In ogni caso...è la tua strada. Cerca di non cadere troppo in profondità nel segreto. E nel giudizio.

Che il tuo potere è anche in quella rabbia. Ma non soltanto.
Ti aspettavo. Meravigliosa come sempre.:)
 

Fantastica

Utente di lunga data
Ti aspettavo. Meravigliosa come sempre.:)
Io invece sarò pessima.
Questo treddì mi soffia addosso aria artica. Sembra di stare alla Giudecca in mezzo a due anime morte, sepolte nel ghiaccio del loro mare d'odio, che adoperano la loro residua vitalità per continuare a farsi del male.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ti aspettavo. Meravigliosa come sempre.:)
Ciao Apollonia:)

Io invece sarò pessima.
Questo treddì mi soffia addosso aria artica. Sembra di stare alla Giudecca in mezzo a due anime morte, sepolte nel ghiaccio del loro mare d'odio, che adoperano la loro residua vitalità per continuare a farsi del male.
Ciao Fantastica:)

Perchè pessima?

E hai ragione. La rabbia è aria artica.
E per liberarsene...bisogna attraversarla.

E poterla dire. Ed esplicitare. Che trovi una via per uscire. Proprio per seppellire la sua vitalità residua.

Negarla. Perpetrare il segreto in cui si autogenera è darle nutrimento.

Svelarla. Portarla fuori. Come ha fatto Newbie è un piccolo passo per riconoscerla. Sollevare anche solo per un momento il velo del segreto, è un piccolo passo per riprendersi. E liberarsi.

E resta necessario fermarsi e vivere anche quel ghiaccio e quell'odio. Seppellire i fantasmi.
In pace.

Poi si può ricominciare.
Ma senza aver lasciato andare in pace, portandoseli vicini, quei fantasmi. Andare oltre è un'illusione.

Io credo Fantastica, che per rinascere si debba morire.
O almeno questo è quello che la mia esperienza mi ha insegnato.
 

newbie

Utente
Ringrazio ancora tutti per il supporto, l'incoraggiamento a non fare quello che voglio fare, la comprensione di chi ci è passato.
Ma proprio chi ci è passato dovrebbe sapere che se l'impulso a non farlo non parte dal sè, nemmeno Gesù Cristo redivivo riuscirà a persuaderti.

ovvio che non voglio uscirne. questo l'ho già detto. Per lo meno non ora. Se lo volessi, se non mi desse più fastidio che la cosa venisse allo scoperto, cercherei rimedio. Per ora no.


Sfogarsi in altro modo? be', per esempio...sarebbe veramente di sollievo rispondere ad una delle telefonata di lei e urlarle "BASTA ROMPERE I COGLIONI!! non gliene frega niente a nessuno se tu adesso ti senti a disagio, vuoi rimanere sua amica, vuoi che lui ti parli, pensi che lui sia una bella persona perchè non ti ha illuso, pensi che sia uno stronzo perchè non ti caga più, vuoi dare consigli perchè capisci che io sto soffrendo e lui non si sta occupando di me...BASTA! ECLISSATI, SPARISCI, EMIGRA.

Si, sarebbe di gran sollievo. Però non si può. Perchè poverina è anche lei vittima della situazione, perchè bisogna mantenere buoni i rapporti di lavoro, perchè bisogna ignorarla, perchè tanto non servirebbe a niente perchè il cambiamento parte da dentro di noi e altre aminità psico-filosofiche del genere.

Odio la psico-filosofia da bar.

Dopo un pomeriggio passato di pessimo umore, mi sono fatta 16 km coi pattini...ho un mal di gola tremendo, ma va meglio.

Cmq, no, non uso lamette e lascio in pace i miei piedi. evito il rischio di cicatrici perenni in zone che possono essere visibili (è dura giustificare dei calzini al mare o in piscina). E conto i giorni in modo tale che il giorno della visita medica non ci siano segni.
Pensavo, per una questione di correttezza, di dirlo al primo controllo medico per la donazione di sangue. Tanto è tenuto al segreto professionale. Ma finchè sono sotto antibiotici il problema non si pone.

L'umore di stasera è piuttosto diverso da quello dei post precedenti. Vorrei scusarmi se a tratti appaio petulante. So di essere emotivamente immatura. Non ho avuto bisogno di crescere negli ultimi 15 anni e quindi non l'ho fatto. Dovrei farlo adesso, ma mi rifiuto di farlo nella speranza di svegliarmi da un brutto sogno. A volte penso che avrei bisogno che sopravvenisse un ostacolo, un dolore più grande, per smuovere questa situazione: o torno a vivere del tutto, o soccombo del tutto. Entrambi gli scenari sarebbero migliori di quello attuale.

Perchè non lo lascio? ho meditato alcune motivazioni, che mi rendo conto alcuni potranno ritenere discutibili o tristi. Ma partono tutte dal presupposto di fare, egoisticamente, quello che ritengo meglio per me:
1) non ho una stabilità economica tale da poter vivere da sola
2) non accetto che 15 anni si cancellino con una scopata
3) mi rifiuto di dar ragione alla signora, la quale gli disse, con aria navigata "eh, quando accadono queste cose, il rapporto è finito" (il che sottointendeva, ovviamente, "tanto vale che stai con me")
4)quando sto con lui e facciamo le cose che appartengono solo a noi (cioè quelle che non ha fatto con la signora), obiettivamente, sto bene. cazzo, se sto bene! Quando fa la lotta col cane, mi prepara la cena, s'incazza perchè ho perso il cell, tenta di tenermi sveglia durate quei mattoni di film che si guarda lui...entro in un livello di pace dei sensi da far concorrenza ad un drogato di oppio. Non è, sia chiaro, la stessa pace dei sensi di 9 mesi fa, che era pulita, innocente e ingenua. Adesso è una pace dei sensi effimera, melanconica perchè consapevole di essere effimera, discontinua perchè cmq intervallata da picchi di nervosismo dettati da improvvisi brutti pensieri. Il sesso mi crea problemi perchè l'ha fatto con lei. Mi ha creato lo stesso turbamento, lo stesso senso di schifo, dover attraversare quei luoghi nei quali sapevo che erano stati anche loro. I vestiti che aveva addosso durante i loro incontri...glieli ho fatti buttare. Un bacio in ascensore è ok, è nostro. Un bacio a labbra sfiorate è ok. La lingua in trachea sotto le lenzuola...quello no, non è ok, quello mi fa schifo. Accarezzarsi la mano durante i pasti mi fa schifo. e cosi via.

Il problema è che speravo che la quantità di cose per cui provavo schifo diminuissero col tempo e ritornassimo ad un rapporto "normale". Invece aumentano. Tipo, per fare un esempio pratico: l'ho sempre saputo che durante i pasti la signora gli sedeva di fronte accarezzandogli la mano. All'inizio però non era tra le cose mi procuravano schifo (probabilmente perchè era un'abitudine anche nostra e, immagino, comune a molte coppie). Ora lo è.
Per questo sento di amarlo sempre meno, ma tuttavia di amarlo ancora.

Grazie per l'attenzione
 

Divì

Utente senza meta
Dire ad un autolesionista "quello che fai è sproporzionato" è come dire ad un anoressico "mangia perchè i bambini del terzo mondo muoiono di fame". Se è sproporzionato, posso saperlo solo io perchè solo io so i miei trascorsi, prima di lui e con lui. Lo so anch'io che esistono donne picchiate, stuprate, vendute, uccise, ecc. Al confronto, quello che è successo a me che vuoi che sia. Lo so anch'io. So pure che è indice di immaturità emotiva: non ho maturato altre "armi" per combattere il dolore, uso quelle che ho. Ho avuto un'unica relazione in tutta la mia vita, relazione nella quale sono cresciuta come in un giardino di fiori e uccellini a primavera. Che armi avrei dovuto/potuto sviluppare?
Io non ho affatto utilizzato il termine sproporzionato per paragonare il tuo dolore a quello di altri, la sproporzione che vedo e' tra il torto subito - che e' reale, e che nessuno nega - e il tipo di risarcimento che stai perseguendo, ancor piu' grave proprio perche' lui non ne conosce esattamente il profilo.

L'immaturita' emotiva: cosa ti fa credere che il dolore vada combattuto? Il dolore dell'anima e' sempre la conseguenza della rottura di un equilibrio, dovresti impiegare le tue energie per "riparare" te stessa, e ritrovare un nuovo equilibrio anziche' dispiegarle per gestire la rabbia attraverso l'autolesionismo che altro non e' che un modo per controllare una situazione che sfugge al tuo controllo.

Ma anche il controllo di se' attraverso il canale del dolore inflitto al corpo, come accade nell'autolesionismo, o nell'anoressia e cosi' magistralmente descritto da Lucrezia, e' una delle grandi illusioni, perche' noi non abbiamo un corpo, noi siamo il nostro corpo. Ecco perche' ho parlato di rappresentazione della tua ferita narcisistica, ecco perche' e' mortifera, ecco perche' devi farti aiutare. Non puoi salvarti da sola, anche se pari convinta del contrario.

Concordo con Nausicaa su tutto, in particolare che lo stai tradendo anche tu, visto che non affronti il problema tra voi in modo diretto.

Ricordo molto bene la tua storia, e sento anche io potente - come Ipazia - la rabbia che ti abita.

Mi dispiace davvero per te, per voi. Ma sono convinta che vi dovreste lasciare. Ciononostante non credo che potrai fare a meno di affrontare il tuo autolesionismo. Le endorfine sono una droga davvero a buon mercato, e tra l'altro spesso sono il movente anche per chi tradisce.
 

Fantastica

Utente di lunga data
Ciao Apollonia:)



Ciao Fantastica:)

Perchè pessima?

E hai ragione. La rabbia è aria artica.
E per liberarsene...bisogna attraversarla.

E poterla dire. Ed esplicitare. Che trovi una via per uscire. Proprio per seppellire la sua vitalità residua.

Negarla. Perpetrare il segreto in cui si autogenera è darle nutrimento.

Svelarla. Portarla fuori. Come ha fatto Newbie è un piccolo passo per riconoscerla. Sollevare anche solo per un momento il velo del segreto, è un piccolo passo per riprendersi. E liberarsi.

E resta necessario fermarsi e vivere anche quel ghiaccio e quell'odio. Seppellire i fantasmi.
In pace.

Poi si può ricominciare.
Ma senza aver lasciato andare in pace, portandoseli vicini, quei fantasmi. Andare oltre è un'illusione.

Io credo Fantastica, che per rinascere si debba morire.
O almeno questo è quello che la mia esperienza mi ha insegnato.
Non sono capace di esprimere compiutamente, come fai bene tu, un pensiero. Ho scritto che sono pessima, perché questo tipo di grido che è insieme fatto, sì, ma strozzato in gola e lì coccolato come un cancro, fa insorgere in me una vera ripugnanza. Voglio dire che non riesco a provare nessuna pietà per chi s'attorciglia nelle spire della propria idra velenosa.
Perseo per sconfiggere Medusa adoperò uno scudo come specchio perché lei vi si vedesse riflessa. Io non dispongo di quello scudo, non sono difesa abbastanza per "trattare" con questo tipo di mostro. Ne ho un vero orrore, l'istinto immediato è la fuga da chiunque se lo porti addosso; non lo vedo come una maschera che si possa delicatamente levare per scoprire un volto. Lo vedo come un alien.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Non sono capace di esprimere compiutamente, come fai bene tu, un pensiero. Ho scritto che sono pessima, perché questo tipo di grido che è insieme fatto, sì, ma strozzato in gola e lì coccolato come un cancro, fa insorgere in me una vera ripugnanza. Voglio dire che non riesco a provare nessuna pietà per chi s'attorciglia nelle spire della propria idra velenosa.
Perseo per sconfiggere Medusa adoperò uno scudo come specchio perché lei vi si vedesse riflessa. Io non dispongo di quello scudo, non sono difesa abbastanza per "trattare" con questo tipo di mostro. Ne ho un vero orrore, l'istinto immediato è la fuga da chiunque se lo porti addosso; non lo vedo come una maschera che si possa delicatamente levare per scoprire un volto. Lo vedo come un alien.


Ho capito. :)

Io sento comprensione invece.
Nè pietà nè ripugnanza.

Comprensione sì, però.
Nel senso etimologico del termine. Senza sentimento a riguardo.

E quel grido strozzato, dalla rabbia, l'ho sentito nettamente.
Poi è ridisceso. Ma c'è stato.

Chissà se Newbie se ne è accorta. Lo spero.

Ed è quello che mi ha colpito, perchè penso che il dolore e la sua esplicazione siano semplici conseguenze.
Pericolose certo. Ma conseguenze.

Quella rabbia, che è potere su di sè e sull'altro. Nell'essere trattenuta e secretata. Nel silenzio. Nel non detto. Che in quel non dire, Newbie riprende in parte anche il potere sul marito.

Questo mi colpisce. Sempre. La trovo una delle trappole più pericolose in cui si possa cadere.

Quell'affermarsi negandosi, mi colpisce sempre come un pugno nello stomaco.

E vedere, in tutto questo un grido, anche soffocato, lo trovo un provare comunque ad uscire dalle spire.
Che lei lo sa che da sola non può. Che ha bisogno di farsi aiutare.

Ma la sensazione di potenza, è più forte, per ora, del sentire il bisogno di aiuto.
E la ferita è ancora fresca.

Ma adesso ho capito quello che intendevi.
E non lo trovo per niente pessimo, a dire il vero.

Che hai ragione. Non è una maschera che si può togliere. E neanche un alien però, a mio parere.

E' una parte del sè che ha necessità di essere scoperchiata. Anche attraverso l'orrore.
Ma anche ha bisogno di essere riflessa. Per poterla vedere.

Vista. La si può affrontare. Poi delle possibilità...sono possibilità. E quando è in azione questa trappola qua, effettivamente è facile rimanere nelle spire di cui parlavi.
E la conseguenza peggiore non è l'autolesionismo.

Ma il perdersi in un deserto artico. E sprecare tempo e vita.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ringrazio ancora tutti per il supporto, l'incoraggiamento a non fare quello che voglio fare, la comprensione di chi ci è passato.
Ma proprio chi ci è passato dovrebbe sapere che se l'impulso a non farlo non parte dal sè, nemmeno Gesù Cristo redivivo riuscirà a persuaderti.

ovvio che non voglio uscirne. questo l'ho già detto. Per lo meno non ora. Se lo volessi, se non mi desse più fastidio che la cosa venisse allo scoperto, cercherei rimedio. Per ora no.


Sfogarsi in altro modo? be', per esempio...sarebbe veramente di sollievo rispondere ad una delle telefonata di lei e urlarle "BASTA ROMPERE I COGLIONI!! non gliene frega niente a nessuno se tu adesso ti senti a disagio, vuoi rimanere sua amica, vuoi che lui ti parli, pensi che lui sia una bella persona perchè non ti ha illuso, pensi che sia uno stronzo perchè non ti caga più, vuoi dare consigli perchè capisci che io sto soffrendo e lui non si sta occupando di me...BASTA! ECLISSATI, SPARISCI, EMIGRA.

Si, sarebbe di gran sollievo. Però non si può. Perchè poverina è anche lei vittima della situazione, perchè bisogna mantenere buoni i rapporti di lavoro, perchè bisogna ignorarla, perchè tanto non servirebbe a niente perchè il cambiamento parte da dentro di noi e altre aminità psico-filosofiche del genere.

Odio la psico-filosofia da bar.

Dopo un pomeriggio passato di pessimo umore, mi sono fatta 16 km coi pattini...ho un mal di gola tremendo, ma va meglio.

Cmq, no, non uso lamette e lascio in pace i miei piedi. evito il rischio di cicatrici perenni in zone che possono essere visibili (è dura giustificare dei calzini al mare o in piscina). E conto i giorni in modo tale che il giorno della visita medica non ci siano segni.
Pensavo, per una questione di correttezza, di dirlo al primo controllo medico per la donazione di sangue. Tanto è tenuto al segreto professionale. Ma finchè sono sotto antibiotici il problema non si pone.

L'umore di stasera è piuttosto diverso da quello dei post precedenti. Vorrei scusarmi se a tratti appaio petulante. So di essere emotivamente immatura. Non ho avuto bisogno di crescere negli ultimi 15 anni e quindi non l'ho fatto. Dovrei farlo adesso, ma mi rifiuto di farlo nella speranza di svegliarmi da un brutto sogno. A volte penso che avrei bisogno che sopravvenisse un ostacolo, un dolore più grande, per smuovere questa situazione: o torno a vivere del tutto, o soccombo del tutto. Entrambi gli scenari sarebbero migliori di quello attuale.

Perchè non lo lascio? ho meditato alcune motivazioni, che mi rendo conto alcuni potranno ritenere discutibili o tristi. Ma partono tutte dal presupposto di fare, egoisticamente, quello che ritengo meglio per me:
1) non ho una stabilità economica tale da poter vivere da sola
2) non accetto che 15 anni si cancellino con una scopata
3) mi rifiuto di dar ragione alla signora, la quale gli disse, con aria navigata "eh, quando accadono queste cose, il rapporto è finito" (il che sottointendeva, ovviamente, "tanto vale che stai con me")
4)quando sto con lui e facciamo le cose che appartengono solo a noi (cioè quelle che non ha fatto con la signora), obiettivamente, sto bene. cazzo, se sto bene! Quando fa la lotta col cane, mi prepara la cena, s'incazza perchè ho perso il cell, tenta di tenermi sveglia durate quei mattoni di film che si guarda lui...entro in un livello di pace dei sensi da far concorrenza ad un drogato di oppio. Non è, sia chiaro, la stessa pace dei sensi di 9 mesi fa, che era pulita, innocente e ingenua. Adesso è una pace dei sensi effimera, melanconica perchè consapevole di essere effimera, discontinua perchè cmq intervallata da picchi di nervosismo dettati da improvvisi brutti pensieri. Il sesso mi crea problemi perchè l'ha fatto con lei. Mi ha creato lo stesso turbamento, lo stesso senso di schifo, dover attraversare quei luoghi nei quali sapevo che erano stati anche loro. I vestiti che aveva addosso durante i loro incontri...glieli ho fatti buttare. Un bacio in ascensore è ok, è nostro. Un bacio a labbra sfiorate è ok. La lingua in trachea sotto le lenzuola...quello no, non è ok, quello mi fa schifo. Accarezzarsi la mano durante i pasti mi fa schifo. e cosi via.

Il problema è che speravo che la quantità di cose per cui provavo schifo diminuissero col tempo e ritornassimo ad un rapporto "normale". Invece aumentano. Tipo, per fare un esempio pratico: l'ho sempre saputo che durante i pasti la signora gli sedeva di fronte accarezzandogli la mano. All'inizio però non era tra le cose mi procuravano schifo (probabilmente perchè era un'abitudine anche nostra e, immagino, comune a molte coppie). Ora lo è.
Per questo sento di amarlo sempre meno, ma tuttavia di amarlo ancora.

Grazie per l'attenzione
newbie..io penso che tu ti stia concentrando su cose che ti portano fuori strada, rispetto al tuo centro.

Quella rabbia che traspare quando scrivi ti dovrebbe dare il segno di dove sei. Ora.

L'autolesionismo rischia di diventare una scusa per non affrontarla.
E sia chiaro, non sottovaluto il problema. Ma lo leggo come un sintomo di altro ben più profondo.

Quella non la puoi smettere a comando. Quella non la puoi sospendere prima di una visita o di un incontro di lavoro. Quella ci devi proprio passare attraverso. Ed è un percorso tuo. Soltanto tuo.

Un aiuto, quando te lo permetterai...potrebbe essere un'opzione interessante.

Direi vitale. Ma temo tu non senta, ora come ora.

Che quell'energia rabbiosa spinge avanti ma anche consuma dentro. E poi il prezzo che si paga è alto.
 

Divì

Utente senza meta
newbie..io penso che tu ti stia concentrando su cose che ti portano fuori strada, rispetto al tuo centro.

Quella rabbia che traspare quando scrivi ti dovrebbe dare il segno di dove sei. Ora.

L'autolesionismo rischia di diventare una scusa per non affrontarla.
E sia chiaro, non sottovaluto il problema. Ma lo leggo come un sintomo di altro ben più profondo.

Quella non la puoi smettere a comando. Quella non la puoi sospendere prima di una visita o di un incontro di lavoro. Quella ci devi proprio passare attraverso. Ed è un percorso tuo. Soltanto tuo.

Un aiuto, quando te lo permetterai...potrebbe essere un'opzione interessante.

Direi vitale. Ma temo tu non senta, ora come ora.

Che quell'energia rabbiosa spinge avanti ma anche consuma dentro. E poi il prezzo che si paga è alto.
Quoto. E non aggiungo altro.
 

newbie

Utente
Effettivamente mi interessa poco "essere consumata dentro".

Non sono nata con un ideale di coppia, anzi....direi che non me ne è proprio fregato nulla fino ai 20 anni...avevo ben altri progetti su cui concentrarmi.

Poi le cose sono andate come sono andate e negli anni ho sviluppato questo sogno di coppia ideale destinata a perdurare nei secoli e secoli, questo sogno di "noi, solo noi" sulle note di Cotugno.
Poi il sogno si è infranto e adesso non sarà mai più possibile realizzarlo, con nessuno. Quindi l'ho abbandonato. Ho perso, ceduto il testimone, vedetela un po' come vi pare.
Ho un carattere per cui "o si fa perfetto o non si fa". Ora perfetto non potrò mai più.
Adesso semplicemente ho il bisogno di ricominciare da capo con me stessa. Morire e rinascere, come ha detto ipazia. Ma rinascere "pulita", e questo non si può. Spero di aver reso comprensibile il senso di impotenza che provo.
Per questo la consunzione interiore non m'interessa. non ho un motivo reale per fermala. Quindi ben venga.

Chi lo sa, forse dovrei tirar fuori dal cassetto i sogni di quando ero bambina, sogni individuali in cui la presenza del maschio non solo non era prevista, ma nemmeno voluta, se non come oggetto di svago occasionale....ma non so, superati gli enta mi pare tardi per spolverare vecchi sogni.

Concludo con una postilla, al fine di non apparire maleducata. Domani torno a casa mia. In questi giorni ho potuto scrivere perchè avevo preso dei giorni off dal lavoro per via dei miei. Tornando alla routine quotidiana, durante il giorno non avrò tempo e la sera non sarò sola ed inoltre usiamo lo stesso computer...Quindi molto probabilmente questo sarà il mio ultimo post, almeno per un po.

Continuerò a leggere, tuttavia, come ho fatto questi mesi, dal lavoro, nelle pause caffè o nei momenti morti.
Vi ringrazio per lo spazio, l'ascolto, la comprensione e anche la non-comprensione (si, fantastica, parlo con te ;) ).

Per quanto possa apparire assurdo, considerando quello che (mi) faccio, io non comprendo le persone che fumano. Queste persone che, in nome di pochi attimi di serenità, coccolano e nutrono il loro cancro, inquinando l'ambiente, avvelenando il prossimo col fumo passivo, gravando sulla spesa sanitaria nazionale, puzzando, e facendo preoccupare parenti e amici (alzi la mano il fumatore che non è mai stato incentivato a smettere!)..... Vedi, è solo questione di punti di vista, o di vissuti personali, il cosa si è in grado di capire, i panni di chi si è in grado di mettere. Io fuggo il fumatore come tu fuggi l'autolesionista. Io sono solo più fortunata perchè il fumatore è manifesto.

Arrivederci alla prossima.
 

Fiammetta

Amazzone! Embe'. Sticazzi
Staff Forum
ciao Newbie, come te anche io sono nuova del forum...o meglio, sono "un'intrusa"... la mia infatti non è una storia di tradimento (perlomeno che io sappia, chiaro), ma semplicemente un amore enorme ma malato che è durato anni: anni di meravigliosi alti e terribili bassi. Sono incappata nel forum e leggo qui le storie di altri per capire come andare avanti dopo la separazione...l'esperienza di chi ce l'ha fatta, di chi soffre e si impegna, mi sta aiutando.

Ti capisco perché a me capita che tutti intorno mi dicano: ma guarda è meglio così, ma se ne esce, ma ti rifai una vita, sei fortunata che non ci hai fatto i figli, dai che sei giovane (ho 32 anni), ma hai fatto bene a lasciarlo, ma se ora era così figurati dopo..e bla bla bla.

Per carità, tutto giusto, tutto bello, tutto un sacco vero ma... e se uno non ce la fa? e se uno si sente che gli manca il respiro? che non riesce a chiudere tranquillamente? che fa?

Per questo ti scrivo, anche se non posso capire cosa tu stia passando perché, ripeto, non ho subito un tradimento (che io sappia, sottolineo) perché mi ha colpito tantissimo una tua frase (che non sono capace a citare)... non tutti ce la fanno. Già, è vero. Io so perfettamente cosa significa, a volte credo di non farcela, che non ce la farò, che ci rimalrrò "sotto" a questo dolore.
quindi scusami, il mio commento è poco utile ai fini della tua vicenda dolorosa.. per questo non dico nulla sui fatti né sul tuo autolesionismo (che spero tu possa assolutamente e al più presto interrompere, e quoto chi ti dice di cercare aiuto)...ma vorrei darti un abbraccio virtuale.

E mi scuso con tutti gli utenti traditori/traditi per la mia intrusione, ma sappiate che leggere le vostre storie di "rinascita" mi aiuta molto.
Ciao e benvenuta, credo di capire da quale melma stai cercando di uscire, si può uscirne facendo forza sulla propria volontà che non è facile mantenere salda ma un passo alla volta si riesce. La tua storia di non tradimento può essere paradossalmente più dolorosa perché "gli alti e bassi" di una relazione malata sono devastanti e tocca uscirne prima possibile.
 

Dalida

Utente di lunga data
Ringrazio ancora tutti per il supporto, l'incoraggiamento a non fare quello che voglio fare, la comprensione di chi ci è passato.
Ma proprio chi ci è passato dovrebbe sapere che se l'impulso a non farlo non parte dal sè, nemmeno Gesù Cristo redivivo riuscirà a persuaderti.

ovvio che non voglio uscirne. questo l'ho già detto. Per lo meno non ora. Se lo volessi, se non mi desse più fastidio che la cosa venisse allo scoperto, cercherei rimedio. Per ora no.


Sfogarsi in altro modo? be', per esempio...sarebbe veramente di sollievo rispondere ad una delle telefonata di lei e urlarle "BASTA ROMPERE I COGLIONI!! non gliene frega niente a nessuno se tu adesso ti senti a disagio, vuoi rimanere sua amica, vuoi che lui ti parli, pensi che lui sia una bella persona perchè non ti ha illuso, pensi che sia uno stronzo perchè non ti caga più, vuoi dare consigli perchè capisci che io sto soffrendo e lui non si sta occupando di me...BASTA! ECLISSATI, SPARISCI, EMIGRA.

Si, sarebbe di gran sollievo. Però non si può. Perchè poverina è anche lei vittima della situazione, perchè bisogna mantenere buoni i rapporti di lavoro, perchè bisogna ignorarla, perchè tanto non servirebbe a niente perchè il cambiamento parte da dentro di noi e altre aminità psico-filosofiche del genere.

Odio la psico-filosofia da bar.

Dopo un pomeriggio passato di pessimo umore, mi sono fatta 16 km coi pattini...ho un mal di gola tremendo, ma va meglio.

Cmq, no, non uso lamette e lascio in pace i miei piedi. evito il rischio di cicatrici perenni in zone che possono essere visibili (è dura giustificare dei calzini al mare o in piscina). E conto i giorni in modo tale che il giorno della visita medica non ci siano segni.
Pensavo, per una questione di correttezza, di dirlo al primo controllo medico per la donazione di sangue. Tanto è tenuto al segreto professionale. Ma finchè sono sotto antibiotici il problema non si pone.

L'umore di stasera è piuttosto diverso da quello dei post precedenti. Vorrei scusarmi se a tratti appaio petulante. So di essere emotivamente immatura. Non ho avuto bisogno di crescere negli ultimi 15 anni e quindi non l'ho fatto. Dovrei farlo adesso, ma mi rifiuto di farlo nella speranza di svegliarmi da un brutto sogno. A volte penso che avrei bisogno che sopravvenisse un ostacolo, un dolore più grande, per smuovere questa situazione: o torno a vivere del tutto, o soccombo del tutto. Entrambi gli scenari sarebbero migliori di quello attuale.

Perchè non lo lascio? ho meditato alcune motivazioni, che mi rendo conto alcuni potranno ritenere discutibili o tristi. Ma partono tutte dal presupposto di fare, egoisticamente, quello che ritengo meglio per me:
1) non ho una stabilità economica tale da poter vivere da sola
2) non accetto che 15 anni si cancellino con una scopata
3) mi rifiuto di dar ragione alla signora, la quale gli disse, con aria navigata "eh, quando accadono queste cose, il rapporto è finito" (il che sottointendeva, ovviamente, "tanto vale che stai con me")
4)quando sto con lui e facciamo le cose che appartengono solo a noi (cioè quelle che non ha fatto con la signora), obiettivamente, sto bene. cazzo, se sto bene! Quando fa la lotta col cane, mi prepara la cena, s'incazza perchè ho perso il cell, tenta di tenermi sveglia durate quei mattoni di film che si guarda lui...entro in un livello di pace dei sensi da far concorrenza ad un drogato di oppio. Non è, sia chiaro, la stessa pace dei sensi di 9 mesi fa, che era pulita, innocente e ingenua. Adesso è una pace dei sensi effimera, melanconica perchè consapevole di essere effimera, discontinua perchè cmq intervallata da picchi di nervosismo dettati da improvvisi brutti pensieri. Il sesso mi crea problemi perchè l'ha fatto con lei. Mi ha creato lo stesso turbamento, lo stesso senso di schifo, dover attraversare quei luoghi nei quali sapevo che erano stati anche loro. I vestiti che aveva addosso durante i loro incontri...glieli ho fatti buttare. Un bacio in ascensore è ok, è nostro. Un bacio a labbra sfiorate è ok. La lingua in trachea sotto le lenzuola...quello no, non è ok, quello mi fa schifo. Accarezzarsi la mano durante i pasti mi fa schifo. e cosi via.

Il problema è che speravo che la quantità di cose per cui provavo schifo diminuissero col tempo e ritornassimo ad un rapporto "normale". Invece aumentano. Tipo, per fare un esempio pratico: l'ho sempre saputo che durante i pasti la signora gli sedeva di fronte accarezzandogli la mano. All'inizio però non era tra le cose mi procuravano schifo (probabilmente perchè era un'abitudine anche nostra e, immagino, comune a molte coppie). Ora lo è.
Per questo sento di amarlo sempre meno, ma tuttavia di amarlo ancora.

Grazie per l'attenzione
ciao newbie.
scusa se te lo dico, ma secondo me hai bisogno di un aiuto psicologico con una certa urgenza.
sei consapevole di avere un grave problema, l'autolesionismo è la punta dell'iceberg, ma non vuoi uscirne, anzi dici proprio che vuoi continuare.
non ci vuole un genio della psichiatria per capire che questa cosa è patologica e va fermata quanto prima.
non vuoi lasciare lui ma nemmeno hai intenzione di andare avanti, vuoi rigirarti nel dolore.
non so dove questa cosa ti possa portare.
 

perplesso

Administrator
Staff Forum
Effettivamente mi interessa poco "essere consumata dentro".

Non sono nata con un ideale di coppia, anzi....direi che non me ne è proprio fregato nulla fino ai 20 anni...avevo ben altri progetti su cui concentrarmi.

Poi le cose sono andate come sono andate e negli anni ho sviluppato questo sogno di coppia ideale destinata a perdurare nei secoli e secoli, questo sogno di "noi, solo noi" sulle note di Cotugno.
Poi il sogno si è infranto e adesso non sarà mai più possibile realizzarlo, con nessuno. Quindi l'ho abbandonato. Ho perso, ceduto il testimone, vedetela un po' come vi pare.
Ho un carattere per cui "o si fa perfetto o non si fa". Ora perfetto non potrò mai più.
Adesso semplicemente ho il bisogno di ricominciare da capo con me stessa. Morire e rinascere, come ha detto ipazia. Ma rinascere "pulita", e questo non si può. Spero di aver reso comprensibile il senso di impotenza che provo.
Per questo la consunzione interiore non m'interessa. non ho un motivo reale per fermala. Quindi ben venga.

Chi lo sa, forse dovrei tirar fuori dal cassetto i sogni di quando ero bambina, sogni individuali in cui la presenza del maschio non solo non era prevista, ma nemmeno voluta, se non come oggetto di svago occasionale....ma non so, superati gli enta mi pare tardi per spolverare vecchi sogni.

Concludo con una postilla, al fine di non apparire maleducata. Domani torno a casa mia. In questi giorni ho potuto scrivere perchè avevo preso dei giorni off dal lavoro per via dei miei. Tornando alla routine quotidiana, durante il giorno non avrò tempo e la sera non sarò sola ed inoltre usiamo lo stesso computer...Quindi molto probabilmente questo sarà il mio ultimo post, almeno per un po.

Continuerò a leggere, tuttavia, come ho fatto questi mesi, dal lavoro, nelle pause caffè o nei momenti morti.
Vi ringrazio per lo spazio, l'ascolto, la comprensione e anche la non-comprensione (si, fantastica, parlo con te ;) ).

Per quanto possa apparire assurdo, considerando quello che (mi) faccio, io non comprendo le persone che fumano. Queste persone che, in nome di pochi attimi di serenità, coccolano e nutrono il loro cancro, inquinando l'ambiente, avvelenando il prossimo col fumo passivo, gravando sulla spesa sanitaria nazionale, puzzando, e facendo preoccupare parenti e amici (alzi la mano il fumatore che non è mai stato incentivato a smettere!)..... Vedi, è solo questione di punti di vista, o di vissuti personali, il cosa si è in grado di capire, i panni di chi si è in grado di mettere. Io fuggo il fumatore come tu fuggi l'autolesionista. Io sono solo più fortunata perchè il fumatore è manifesto.

Arrivederci alla prossima.
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