Ciao
ti è successa una cosa gravissima invece, a mio parere.
In termini assoluti sì, è un nulla...se ti confronti con l'assoluto del dolore, il tuo è un piccolo nulla, perso in tantissimi altri piccoli nulla che non hanno il minimo peso e la minima sostanza. Inesistenti. Indifferenti. Nascosti. Invisibili. Inutili.
Ma uscire dall'assoluto e relativizzare il dolore. Allora il tuo ha una portata indicibile. Ti opprime. Ti toglie il fiato. Ti schiaccia. Non ti permette di vedere altro all'orizzonte. E tutto intorno.
E, nella terra di mezzo fra assoluto e relativo ci si dibatte. Cercando una strada, una spiegazione, un piccolo piccolissimo perchè, che dia un senso, un segno e un orientamento.
E lì in mezzo cresce la rabbia sorda e silenziosa. Introiettata. E annegata. Nelle piccole consolazioni della quotidianità.
Un abbraccio, un bacio, una carezza. Una piccola attenzione che ridia un senso di esistenza.
E sembra davvero che il senso ci sia. E si riprende per un attimo a respirare.
Poi lei torna. E stringe. E non ci sono gesti a ridare quel segno. Un po' di calore. Un filo di pace e di quiete. Un sentire che dia un segno di esistere. E allora i gesti ce li autoproduciamo. E il segno è di nuovo lì. Una piccola consolazione.
Ma è una grande consolazione. Che questa non dipende da nessuno. Viene direttamente da dentro.
E' potere. Su se stessi e sugli altri. Un potere che calma. Rimette la prospettiva in equilibrio.
E capisco che non debba sapere. Che nessuno debba sapere. Il segreto è stringente. Abbraccia. Culla. E nel segreto si esiste come particolarità. In quel segreto, in quel silenzio assordante ci si può ancora riconoscere come esseri unici e speciali. Il segreto è un rifugio. E il silenzio la serratura. La rabbia protegge. E diventa quasi curativa.
E' una forza, quella rabbia. Sostiene. E tenerla nel segreto la rende ancor più feroce. Una presenza protettiva. Nascosta agli occhi di chiunque. E quella rabbia feroce scalda. Silenziosa. Si nasconde dietro allo sguardo. Nessuno sa.
Ma lei c'è. E' lì. Pronta. Forse per non intervenire mai. Ma è pronta a scattare. Ogni tanto esce, si affila i denti.
E' una presenza che non lascia mai soli. Fa compagnia. Insieme al dolore. Fisico od emotivo poco conta. Si intersecano. Cambiano le esplicitazioni.
Che non è il dolore. Il dolore è solo un percorso. Uno fra i tanti. Ma il più immediato. E anche il più a portata di mano.
Semplice, veloce e paradossalmente indolore.
Ma quella rabbia, tutta rivolta a te stessa, una presenza imprescindibile al tuo sostentamento...è anche un grosso rischio.
E' una parte di te. Della tua forza. Sei tu. Anche in quello.
E' un rischio perchè quella rabbia ingloba, inghiotte, fagocita.
E non è il dolore a essere mortifero.
Il dolore è vita. Pulsante. E' sangue. Caldo.
La rabbia introiettata è mortifera.
Non perchè uccide. La rabbia non uccide.
E' mortifera perchè porta morte. Nel giardino che hai descritto.
Tieniti il tuo dolore. Lasciati anche coccolare se vuoi.
Ma lascia andare la rabbia se puoi. Quando puoi. E' lei, che sembra tanto potente la tua migliore alleata, nel segreto, che toglie energia...a te e a tutto ciò che ti circonda.
In ogni caso...è la tua strada. Cerca di non cadere troppo in profondità nel segreto. E nel giudizio.
Che il tuo potere è anche in quella rabbia. Ma non soltanto.