Primo grassetto: sono d'accordo. Sottolineo semplicemente che appiattire il tradimento al tradimento fisico, è appiattire un atto che ha radici ben più profonde del fisico. E di cui il fisico è l'emersione finale. Sostengo che fermarsi all'atto finale (la fisicità) è inutile. Nel senso che il dolore ha radici in posti diversi dal fisico.
E diventa avere il mal di pancia per un tumore, ma prendere un gastroprotettore per curare il mal di pancia.
Poi, c'è chi è ben dentro e allineato ai parametri storici e sociali da cui proveniamo, che hai ben descritto, e allora ce la fa. Qualunque sia la soluzione finale. Altri che no, non ce la fanno. Perchè sentono continuamente battere il tarlo del qualcosa che non torna...e finiscono a dibattersi su "quante volte hai scopato"...che è una domanda. Ma non è la domanda giusta per seguire il dolore e liberarlo...che la domanda è "come hai potuto "dimenticarti" di me?". (fra le molte...ma questa è spesso un urlo di dolore profondo e stupefatto...come se la realtà fosse improvvisamente in discussione...e lo è, in effetti, per certi versi)
E allora io non nego il tradimento.
Ma chiedo, praticamente ogni volta che intervengo qui o altrove, COSA conta.
Perchè è anche lì il volano. COSA e COME conta per te.
Che non esistono regole auree, per rispondere a questo. Ognuno ha le sue regole...e le sue sfumature.
Proprio perchè l'istituzione ha perso la presa nella definizione di queste questioni, le regole che reggevano fino a non molti anni fa non reggono più così bene e si inizia a vedere come colino acqua da più parti...e io credo che abbia iniziato a perderla anche da quando l'adulterio femminile è stato depenalizzato, e quindi anche la posizione femminile ha iniziato ufficialmente a cambiare (e io dubito che allora avessero anche solo immaginato le ripercussioni di un atto di quel genere, non l'averebbero fatto altrimenti, probabilmente).
Tanto che ai maschi restano spesso ingabbiati al corpo della loro femmina. Quando in realtà anche loro sono figli di questo tempo, e pur provenendo da una storia in cui era sul corpo della donna che si giocava la partita, vivono anche il fatto che non è più soltanto sul corpo che la partita si gioca.
Che l'immagine della femmina riflessa negli occhi dei maschi è cambiata tanto quanto l'immagine dei maschi negli occhi delle femmine.
Tanto che adesso, per fare un esempio sciocco ma significativo, non fa più neanche tanto scalpore che una femmina indossi un strap e penetri il suo maschio. E lui ne goda. Senza per questo che in discussione ci sia la virilità.
Ai tempi di mio nonno...dubito che la situazione fosse questa.
Ragionare sul tradimento senza calarsi nei tempi, senza calarsi nei cambiamenti che sono avvenuti e avvengono, a volte anche strisciando nella coscienza, io penso che sia poco produttivo.
Fra l'altro siamo in un periodo storico in cui, complice anche la fluidità fra i generi, la "guerra" fra generi sta prendendo forme diverse. e le conseguenze di questo si vedono anche sulla questione dell'istituzione della famiglia.
Che nella mia testa, a volte e quando ho voglia di ridacchiare, fa venire in mente un vecchietto di 100 anni con le palle avvizzite e vuote. E l'immagine è al maschile perchè la famiglia è una istituzione che discende da una visione fondamentalmente patriarcale. In cui la femmina in un qualche modo trovava una protezione che nel sociale non era presente. E ci trovava pure ruolo sociale. Non aveva molte altre opzioni....
Oggi la questione è cambiata. E sta cambiando...e io sono piuttosto convinta che,
seppur i meccanismi interni (il tuo specifico) hanno sempre le stesse radici ancestrali, il terreno sociale in cui si appoggiano influisce e non poco su come poi si esprimono e su come si manifestano.
Ecco perchè mi incuriosisce molto aprire il discorso riguardo al tradimento al COSA conta per quel singolo individuo, che semplicemente ragionare intorno al fatto che conta. Se non contasse, non si potrebbe neanche ragionare intorno al COSA conta, al COME conta e al per CHI conta...ti pare?
Perchè ogni individuo in questo momento sta elaborando gli input che provengono contemporaneamente da tutto il mondo ad una velocità di trasmissione altissima, se rapportata a come avveniva anche soltanto 20 anni fa. E gli input influenzano il sistema che cerca equilibrio nello squilibrio.
E penso che oggi, molto più che in epoche passate, la consapevolezza a riguardo sia importante. Proprio perchè in epoche passate, come dicevi tu, l'istituzione interveniva anche brutalmente.
Una donna come me non avrebbe avuto un ruolo sociale rispettabile, 100 anni fa.
Qualche centinaio di anni fa, alcune cose che dico e faccio, mi avrebbero spedita direttamente sul rogo. Insieme ai miei gatti.
Fortunatamente sono nata in questo oggi
E in ogni caso, anche io che sono relativamente giovane, ho vissuto sulla mia pelle il giudizio della puttana per il semplice fatto che esprimevo la mia sessualità in modo ritenuto non femminile. E appartengo a quel genere di ragazze che il mondo istituzionalizzato definiva "cattive ragazze", ossia quelle che vanno bene per divertirsi ma non per fare famiglia. Che non sono affidabili per la famiglia. Dice l'istituzione.
E io sono piuttosto d'accordo, adesso.
Tanto che quel "è roba tua" per me è invece assolutamente valido.
Che io non potrei fare coppia con una persona che affida le sue regole di coppia all'istituzione. E quindi diventerebbe roba sua per il semplice motivo che non andrebbe più bene per me.
Non sono d'accordo sulla questione del nessuna dimensione istituzionale.
Fra i vari cambiamenti dell'istituzione esistono anche quelli della contrattualistica fra individui che decidono di regolamentare la coppia secondo le loro regole. Che inevitabilmente derivano dal contesto in cui sono cresciuti, ma che se ne distaccano anche per certi versi.
Di mio non ho interesse al matrimonio o alla famiglia. Istituzionalmente definita.
Ma ho interesse a regole comuni e ufficiali. Che possono semplicemente essere stipulate con contratti more uxorio. Che infatti vengono sempre più utilizzati in sostituzione al contratto matrimoniale. E non per questo, come mi è stato spesso detto, evitano la responsabilità del legame.
Ma definiscono il legame a partire dal fatto che la certezze eterna di quel legame non è reale.
E da lì definiscono in partenza come saranno divisi gli impegni e le responsabilità in caso il legame si interrompesse, ed in particolare in presenza di figli. E io preferisco fedeltà a se stessi e agli impegni assunti e responsabilità di ciò che si dice e si fa, a vincolo e rinuncia. Che le imposizioni esterne, come la realtà spesso dimostrano, non funzionano se non sono vissute con senso di responsabilità e consapevolezza. Un vincolo assunto come rinuncia perchè non c'è altra via percorribile è ben diverso, in termini di affidabilità, da un fare che tiene presente le diverse opzioni e responsabilmente decide come esprimersi.
Alle persone, secondo me poco consapevoli e appoggiate sulla stampella dell'istituzione che si spezza improvvisamente, e che scaricano sui figli le loro frustrazioni e disillusioni di adulti, non c'è rimedio invece.
Nè con la famiglia tradizionale nè con le trasformazioni che stanno avvenendo.
E sono pure d'accordo con te sulla questione di eros come unica risposta. Missione impossibile.
Come lo era pensare che potesse reggere una istituzione costruita su una visione paternalistica e basata sull'eternità.
Si vedrà quel che uscirà...credo che siamo nel bel mezzo di un cambiamento epocale...e come in tutti i cambiamenti ci saranno, e ci sono un sacco di casini...credo che oggi, più che in altre epoche una variabile che può fare la differenza è la consapevolezza di sè dei singoli individui.