Questo si ricollega al discorso che facevo sulla costruzione, sulla rete che costituisce una relazione e, a volte, una gabbia.
Sembra strano ma in queste costruzioni di inglobano tante cose, amicizie, consuetudini, amanti, cani, parenti.
Probabilmente la rottura con tuo padre non è stata causa, ma conseguenza.
Al limite potrebbe essere un modo per riequilibrare la costruzione che già aveva perso, per causa di forza maggiore, il suo padre, cosa che hai sempre trovato come fattore scatenante di reazioni varie, tra cui l'amante.
Illuminazione: in effetti lei nel cercarsi un amante ti ha collocato nel ruolo di padre.
Non proprio così, ma forse ci siamo vicini.
Lei dopo aver perso il padre ha cercato qualcuno che riempisse quel vuoto che era sopraggiunto.
Ricordo sempre le sue frasi che non capivo "Non ho più nessuno", rivolte a me.
In me però non ha potuto trovare il padre o, più correttamente, non ha trovato compensazione, in questo senso l'ho tradita (valutazione inconscia), perché io ero già padre di Emma, e questo spiega anche un certo allontanamento anche da lei.
Il padre (la compensazione del) l'ha trovato nell'amante, uomo più grande non per niente, ma è stata delusa anche qui, perché "lui non ascoltava i suoi consigli, faceva di testa sua", non amava i bambini, non li sopportava etc. e poi la situazione è crollata quando lui ha chiesto di diventare marito "Ma io un marito ce l'ho già".
Tradita due volte: in quell'occasione, nelle aspettative, dopo, quando lui si è sposato un'altra.
E' tornata a chiedere di fare il padre a me, inconsciamente, ponendosi nella condizione più congeniale per riuscirci.
Ma ovviamente io sono ancora padre di Emma, e talvolta in questo dimostra fastidio.
E' una situazione complicata, soprattutto difficile da scardinare senza fare troppo male, o meglio, cercando di fare del bene a tutti quelli coinvolti, che sono persone importanti per me.
Mio padre... il problema è che non è mai stato un padre quando io ne avevo bisogno, nell'infanzia. Come mia madre.
Sono stati assenti. Lui è tornato proponendosi come modello nell'adolescenza e questo ha causato un mio disequilibrio: in quella fase il padre "si uccide" metaforicamente, non lo si adotta. Ma questo era il ruolo che voleva lui: non essere padre, ma modello, nella fase sbagliata e io avrei fatto qualsiasi cosa per avere il "premio", l'affetto negato.
Nella lite lui infatti ha riportato alla luce tutto quello che aveva fatto fino ai miei 17 anni, negando la mia esistenza successiva, il mio ruolo non più di figlio adolescente ma di adulto, di marito e infine di padre di una bambina vicina all'adolescenza.
Il tempo passa, ma qui lui non se ne è accorto, perché ha cristallizzato il suo ruolo per decenni.
Ho dovuto "ucciderlo" ora, perché quel ruolo era sorpassato, inadeguato da anni, solo che io non avevo smesso di recitare il teatrino, come lo chiami tu. Una finzione che ho dovuto far crollare, perché ora non potevo anche assumermi un altro problema, le continue richieste di mio padre di adesione a quel modello sorpassato, dal momento che devo già risolvere il mio, la mia vita.
Questo il quadro più credibile della situazione, o almeno forse lo è, ma è comunque il frutto di un'osservazione, un tentativo di sciogliere alcuni nodi complessi. Manca la fase evolutiva. La soluzione.