Se foste un libro ...

Brunetta

Utente di lunga data
a casa mia è buona educazione citare la fonte, se si decide di esplitare una citazione.

O spiegarne il significato se si pensa che l'interlocutore, impossibilitato ad accedere alal fonte, non possa comprendere il senso :rolleyes:
La fonte penso ti sia sconosciuta. Il senso mi pare chiaro.
Comunque la fonte è Cochi e Renato in Nebbia in Valpadana (chicca per gli altri che sanno chi sono...la barca di Pozzetto si chiamava Nebbia in Valpadana :rotfl:) erano le merci in vendita in un negozietto in uno sperduto paesino della Val Trompia, insieme a "un pacco di pasta, se qualcuno me lo chiede".
Sono stata esaustiva. Ti è stato utile?
 

brenin

Utente
Staff Forum
[MENTION=7087]Ms.Razionalità[/MENTION]

Aggiungo un altro libro....

Lo zen e il tiro con l'arco di Heugen Herrigel

Questo piccolo libro è un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen. Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. All'inizio con grande pena e sconcerto. Dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che fa centro, quello di cui gli arcieri Zen dicono: "Un colpo, una vita". In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso.

Lo Zen è stata definita la religione dei Samurai. La pratica dello Zen conduceva il guerriero ad ottenere quello stato di inconsapevolezza essenziale all'efficacia nel combattimento. Alla base dell'educazione Zen c’è la continua coscienza del proprio essere, unita alla ricerca di armonia ed efficienza. Ma accostarsi dal di fuori, agli scritti mistici dello Zen è difficile, soprattutto per un occidentale, estraneo al mondo e alla delicatezza gestuale nipponica. La sola via praticabile, è vivere di persona le esperienze dell’insegnamento. Ma non basta. Occorre un Maestro che ci accompagni nel viaggio. Con questo illuminante libercolo, Eugen Herrigel ci racconta, con semplicità e rigore, il suo personalissimo approccio alle conoscenze della dottrina. Naturalmente, Arco e Freccia sono pretesto per qualcosa che potrebbe accadere anche senza di essi. Infatti, ogni attività umana, d’arte o di mestiere, ha un risvolto di perfezione da raggiungere. Solo rinunciando alle distorsioni dell'Ego ed ai filtri che assorbiamo inconsciamente dall'ambiente, potremmo arrivare a colpire il bersaglio dell’eccellenza. Il successo è un processo che si compone di molte movenze: consapevolezza, pazienza, concentrazione, equilibrio interiore, duro esercizio, applicazione. Ma c’è qualcosa che trascende l’abilità tecnica: la capacità di accordare il nostro spirito, all’armonia della natura delle cose che ci circondano.
 

Brunetta

Utente di lunga data
@Ms.Razionalità

Aggiungo un altro libro....

Lo zen e il tiro con l'arco di Heugen Herrigel

Questo piccolo libro è un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen. Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. All'inizio con grande pena e sconcerto. Dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che fa centro, quello di cui gli arcieri Zen dicono: "Un colpo, una vita". In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso.

Lo Zen è stata definita la religione dei Samurai. La pratica dello Zen conduceva il guerriero ad ottenere quello stato di inconsapevolezza essenziale all'efficacia nel combattimento. Alla base dell'educazione Zen c’è la continua coscienza del proprio essere, unita alla ricerca di armonia ed efficienza. Ma accostarsi dal di fuori, agli scritti mistici dello Zen è difficile, soprattutto per un occidentale, estraneo al mondo e alla delicatezza gestuale nipponica. La sola via praticabile, è vivere di persona le esperienze dell’insegnamento. Ma non basta. Occorre un Maestro che ci accompagni nel viaggio. Con questo illuminante libercolo, Eugen Herrigel ci racconta, con semplicità e rigore, il suo personalissimo approccio alle conoscenze della dottrina. Naturalmente, Arco e Freccia sono pretesto per qualcosa che potrebbe accadere anche senza di essi. Infatti, ogni attività umana, d’arte o di mestiere, ha un risvolto di perfezione da raggiungere. Solo rinunciando alle distorsioni dell'Ego ed ai filtri che assorbiamo inconsciamente dall'ambiente, potremmo arrivare a colpire il bersaglio dell’eccellenza. Il successo è un processo che si compone di molte movenze: consapevolezza, pazienza, concentrazione, equilibrio interiore, duro esercizio, applicazione. Ma c’è qualcosa che trascende l’abilità tecnica: la capacità di accordare il nostro spirito, all’armonia della natura delle cose che ci circondano.
[video=youtube;DDMx6ozgC50]https://www.youtube.com/watch?v=DDMx6ozgC50[/video]
 

Ms.Razionalità

Utente di lunga data
@Ms.Razionalità

Aggiungo un altro libro....

Lo zen e il tiro con l'arco di Heugen Herrigel

Questo piccolo libro è un illuminante, lucido e utile resoconto, scritto da un occidentale, di come un occidentale possa avvicinarsi allo Zen. Un professore tedesco di filosofia, Eugen Herrigel, vuole essere introdotto allo Zen e gli viene consigliato di imparare una delle arti in cui lo Zen da secoli si applica: il tiro con l'arco. Comincia così un emozionante tirocinio, nel corso del quale Herrigel si troverà felicemente costretto a capovolgere le sue idee, e soprattutto il suo modo di vivere. All'inizio con grande pena e sconcerto. Dovrà infatti riconoscere prima di tutto che i suoi gesti sono sbagliati, poi che sono sbagliate le sue intenzioni, infine che proprio le cose su cui fa affidamento sono i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire. Ma il tocco sapiente del Maestro aiuterà Herrigel a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che fa centro, quello di cui gli arcieri Zen dicono: "Un colpo, una vita". In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso.

Lo Zen è stata definita la religione dei Samurai. La pratica dello Zen conduceva il guerriero ad ottenere quello stato di inconsapevolezza essenziale all'efficacia nel combattimento. Alla base dell'educazione Zen c’è la continua coscienza del proprio essere, unita alla ricerca di armonia ed efficienza. Ma accostarsi dal di fuori, agli scritti mistici dello Zen è difficile, soprattutto per un occidentale, estraneo al mondo e alla delicatezza gestuale nipponica. La sola via praticabile, è vivere di persona le esperienze dell’insegnamento. Ma non basta. Occorre un Maestro che ci accompagni nel viaggio. Con questo illuminante libercolo, Eugen Herrigel ci racconta, con semplicità e rigore, il suo personalissimo approccio alle conoscenze della dottrina. Naturalmente, Arco e Freccia sono pretesto per qualcosa che potrebbe accadere anche senza di essi. Infatti, ogni attività umana, d’arte o di mestiere, ha un risvolto di perfezione da raggiungere. Solo rinunciando alle distorsioni dell'Ego ed ai filtri che assorbiamo inconsciamente dall'ambiente, potremmo arrivare a colpire il bersaglio dell’eccellenza. Il successo è un processo che si compone di molte movenze: consapevolezza, pazienza, concentrazione, equilibrio interiore, duro esercizio, applicazione. Ma c’è qualcosa che trascende l’abilità tecnica: la capacità di accordare il nostro spirito, all’armonia della natura delle cose che ci circondano.
Ti ringrazio molto per questa citazione. Non conosco il libro, ma mi affascina quanto hai scritto. Un tempo questi discorsi erano fuori dalla mia zona di comfort. Poi, tra altre vicende, lessi L'Isola del Tonal citato da [MENTION=5159]ipazia[/MENTION].
E imparai le tecniche di rilassamento, i sogni lucidi, l'ipnosi.

Credo che lo leggerò.

Grazie :rolleyes:
 

brenin

Utente
Staff Forum
Ti ringrazio molto per questa citazione. Non conosco il libro, ma mi affascina quanto hai scritto. Un tempo questi discorsi erano fuori dalla mia zona di comfort. Poi, tra altre vicende, lessi L'Isola del Tonal citato da @ipazia.
E imparai le tecniche di rilassamento, i sogni lucidi, l'ipnosi.

Credo che lo leggerò.

Grazie :rolleyes:
Prego.

Carlos Castaneda, del quale ho molti suoi scritti, percorre - a mio avviso - una strada parallela allo zen, affascinante e coinvolgente che, seppur con un diverso percorso, si propone le stesse ( o quasi ) finalità dello zen. La vera grande differenza, secondo me, è che mentre le tecniche usate e spiegate da Castaneda raggiungono relativamente "poche" persone, la filosofia zen - nel caso specifico del popolo giapponese - è assurta a vero e proprio "maestro" di vita.
 

Ms.Razionalità

Utente di lunga data
...La vera grande differenza, secondo me, è che mentre le tecniche usate e spiegate da Castaneda raggiungono relativamente "poche" persone, la filosofia zen - nel caso specifico del popolo giapponese - è assurta a vero e proprio "maestro" di vita.
Castaneda a me infastidì subito, quando lo lessi. Troppe sostanza psicoattive, troppi espedienti letterari. Ma d'altronde era uno scrittore.

Ciò che mi affascinò era il concetto di estendere le proprie capacità percettive, senza droghe e folklore... Sarei potuta arrivarci da altre strade, invece ho iniziato da lì :rolleyes:
 

brenin

Utente
Staff Forum
Castaneda a me infastidì subito, quando lo lessi. Troppe sostanza psicoattive, troppi espedienti letterari. Ma d'altronde era uno scrittore.

Ciò che mi affascinò era il concetto di estendere le proprie capacità percettive, senza droghe e folklore... Sarei potuta arrivarci da altre strade, invece ho iniziato da lì :rolleyes:
Concordo pienamente, se avrai voglia,predisposizione,curiosità,tempo ( tantissimo, non conseguente ovviamente ma a " piccole dosi " ), pazienza,desiderio di introspezione, volontà di guardare ( e non solo " vedere " ), curiosità di "conoscerti", prova ad avvicinarti allo zen iniziando a leggere qualcosa ( vedi post precedente ad esempio ).
 

nina

Utente di lunga data
Meglio!
Più libri, più narrazioni, più pezzi di te :rolleyes:


...scegliere una multitudine di narrazioni, non una sola :rolleyes:

Come di dice... diffida di chi legge un solo libro... ovvero chi non esce mai dai propri schemi, abitudini, routine...



Non avevo dubbi :rolleyes:


Non speravo in tanta partecipazione e genoristà da parte di tante persone :D
No, il problema è che se poi li elenco tutti non finisco più. Comunque, fino a poco tempo fa non riuscivo nemmeno a fissarla, la pagina di un libro, adesso che non mi prende più il panico ho deciso di riprendere quello della Yourcenar, che è sempre stata un'autrice solo "mia", che mi mancava. Non tutto quello che ha scritto mi è piaciuto, alcune parti dellsa sua saga familiare le ho trovate abbastanza pedanti, insieme ad alcune parti della sua saggistica e a qualche racconto. "Moneta del sogno" mi sembra il suo romanzo meno riuscito, insieme all'opera teatrale che da esso ha tratto, che si chiama "Dare a Cesare". Non so, se imitare il linguaggio popolare era un suo obiettivo, l'ha proprio cannato. I monologhi della prostituta romana malata li poteva scrivere così solo una nobildonna mezza belga e mezza francese. Che peccato.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Hai scritto un po' "tacchi, dadi e datteri" cit.
a casa mia è buona educazione citare la fonte, se si decide di esplitare una citazione.

O spiegarne il significato se si pensa che l'interlocutore, impossibilitato ad accedere alal fonte, non possa comprendere il senso :rolleyes:
La fonte penso ti sia sconosciuta. Il senso mi pare chiaro.
Comunque la fonte è Cochi e Renato in Nebbia in Valpadana (chicca per gli altri che sanno chi sono...la barca di Pozzetto si chiamava Nebbia in Valpadana :rotfl:) erano le merci in vendita in un negozietto in uno sperduto paesino della Val Trompia, insieme a "un pacco di pasta, se qualcuno me lo chiede".
Sono stata esaustiva. Ti è stato utile?
[MENTION=7087]Ms.Razionalità[/MENTION] prima mi dici che sono maleducata, poi quando ti do la spiegazione non ringrazi? :eek::mad:
 

Ms.Razionalità

Utente di lunga data
@Ms.Razionalità prima mi dici che sono maleducata, poi quando ti do la spiegazione non ringrazi? :eek::mad:
Mi era sfuggita la tua risposta... E non ti ho ma dato della maleducata :rolleyes:

Ho cercato su internet il significato dell'espressione e non ho ancora capito se la tua era una critica o una considerazione positiva ;)

In ogni caso grazie del tempo dedicato a spiegare!
 

Brunetta

Utente di lunga data
Mi era sfuggita la tua risposta... E non ti ho ma dato della maleducata :rolleyes:

Ho cercato su internet il significato dell'espressione e non ho ancora capito se la tua era una critica o una considerazione positiva ;)

In ogni caso grazie del tempo dedicato a spiegare!
La mia considerazione è che se si citano libri molto diversificati si dà un'immagine di sé certamente complessa e sfaccettata, ma anche che dice tutto e niente.
Credo che tu non conosca i negozietti di montagna...:p
 

Ms.Razionalità

Utente di lunga data
La mia considerazione è che se si citano libri molto diversificati si dà un'immagine di sé certamente complessa e sfaccettata, ma anche che dice tutto e niente.
Credo che tu non conosca i negozietti di montagna...:p
Ma ciascuno di noi vive quotidianamente più ruoli, ha interessi lavorativi o personali, fantasie, desideri... Come potrebbe un solo libro parlare esaustivamente di noi?

Per questo ho chiesto anche un minimo di sottotitolo, per capire cosa ci racconta di te quel libro :rolleyes:

La mia domanda, al di là dello strillone scelto per il topic, non è "qual è il tuo libro preferito"...

Eh no, conoscenza negozietti di montagna rasente lo zero :D
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma ciascuno di noi vive quotidianamente più ruoli, ha interessi lavorativi o personali, fantasie, desideri... Come potrebbe un solo libro parlare esaustivamente di noi?

Per questo ho chiesto anche un minimo di sottotitolo, per capire cosa ci racconta di te quel libro :rolleyes:

La mia domanda, al di là dello strillone scelto per il topic, non è "qual è il tuo libro preferito"...

Eh no, conoscenza negozietti di montagna rasente lo zero :D
A me sembrava la richiesta di citare un libro che ci rappresentasse.
 

Ms.Razionalità

Utente di lunga data
...e così il libro, diventa uno strumento narrativo cartaceo per raccontare qualcosa di me, da condividere con chi scelgo io.

Ovviamente ciascuno di noi ha tanti Sè, ricopre tanti ruoli, ha tanti interessi, insomma ha tante storie a cui dar voce, quindi vi chiedo:

Quale libro suggerireste per far conoscere e dar voce ad una parte di voi? A chi? E quale parte?
A me sembrava la richiesta di citare un libro che ci rappresentasse.
In effetti avrei dovuto usare anche il plurare i"Libri" per sottolineare la pluralità delle voci narranti e relativi libri :carneval:
 

Ms.Razionalità

Utente di lunga data
sono arrivata alla QUARTA PARTE... un accesso molto più diretto del libro :up:

Grazie!
[MENTION=5308]marietto[/MENTION] sono arrivata alla 11esima parte... Mi piace leggerti.. Giusto per capire, quanti capitoli sono in tutto? così mi gestisco l'agenda dello svago :rotfl:
 

marietto

Heisenberg
@marietto sono arrivata alla 11esima parte... Mi piace leggerti.. Giusto per capire, quanti capitoli sono in tutto? così mi gestisco l'agenda dello svago :rotfl:
Nel primo thread mi pare venti o ventuno, nel secondo thread sono singoli racconti, mi pare sei o sette finora, ma ne aggiungeró altri, probabilmente...
 
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