danny
Utente di lunga data
Riflessioni (varie) sulle trasformazioni in atto della nostra società
Uno stralcio di un articolo tratto da Europa Oggi (magazine di impostazione cattolica liberale) su immigrazione:
"Alcuni dei benefici ndr dell'immigrazione) attesi sono dichiarati e li abbiamo esaminati in precedenza (manodopera, contributi pensionistici), evidenziando anche incongruenze e aspetti poco nobili (manodopera da sfruttare).
Altri "benefici" attesi da alcune élites di potere sono meno confessabili. In particolare, la destrutturazione delle società (attraverso l'indebolimento delle identità comunitarie provocato dal "multiculturalismo"), che abbiamo segnalato essere un gravissimo problema, viene considerato un obiettivo auspicabile dai centri di potere che vogliono una società "globalizzata" individualistica e massificata, un insieme di meri consumatori, anziché una società di cittadini consapevoli e solidali, con identità culturali e strutture sociali forti (la stessa destrutturazione viene perseguita con le teorie delgender, la lotta alla famiglia, le politiche antinataliste). In gran parte coincidente è il disegno di favorire l'immigrazione di matrice islamica, pensando con ciò di indebolire il tessuto culturale tradizionale di matrice cattolica e, quindi, la sua incidenza sociale e politica (spesso di ostacolo alle forme di sfruttamento sociale ed economico).
L'incoraggiamento del fenomeno migratorio da parte dei Governi occidentali non è solo una tendenza disorganica, ma un progetto politico attentamente pianificato: è l'applicazione della teoria del replacement ("sostituzione" di ampie fasce di popolazione autoctona, di cui viene scoraggiata la natalità, con popolazione immigrata); teoria formalizzata, ad esempio, dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu (Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations? http://www.un.org/esa/population/publications/migration/migration.htm)."
"le riflessioni sul tema di un insigne politologo Giovanni Sartori, il quale - dopo aver sottolineato la fondamentale differenza tra il benefico "pluralismo" (essenziale in una società aperta) e il distruttivo "multiculturalismo - si chiede "fino a che può la società pluralista può accogliere senza dissolversi "nemici culturali" che la rifiutano. Perché gli immigranti non sono tutti eguali. E l'immigrante di cultura teocratica pone problemi ben diversi dall'immigrante che accetta la separazione tra politica e religione"
"(...) Ancora papa Francesco, nella già citata conferenza stampa, ha ricordato: "Qual è il pericolo quando un rifugiato o un migrante – questo vale per tutti e due – non viene integrato, non è integrato? Mi permetto la parola – forse è un neologismo – si ghettizza, ossia entra in un ghetto. E una cultura che non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura, questo è pericoloso".
Cosa ne pensate di tutto questo, sulla base delle vostre esperienze?
L'intero articolo si può leggere qui:
http://www.europaoggi.it/content/view/1305/28/
Uno stralcio di un articolo tratto da Europa Oggi (magazine di impostazione cattolica liberale) su immigrazione:
"Alcuni dei benefici ndr dell'immigrazione) attesi sono dichiarati e li abbiamo esaminati in precedenza (manodopera, contributi pensionistici), evidenziando anche incongruenze e aspetti poco nobili (manodopera da sfruttare).
Altri "benefici" attesi da alcune élites di potere sono meno confessabili. In particolare, la destrutturazione delle società (attraverso l'indebolimento delle identità comunitarie provocato dal "multiculturalismo"), che abbiamo segnalato essere un gravissimo problema, viene considerato un obiettivo auspicabile dai centri di potere che vogliono una società "globalizzata" individualistica e massificata, un insieme di meri consumatori, anziché una società di cittadini consapevoli e solidali, con identità culturali e strutture sociali forti (la stessa destrutturazione viene perseguita con le teorie delgender, la lotta alla famiglia, le politiche antinataliste). In gran parte coincidente è il disegno di favorire l'immigrazione di matrice islamica, pensando con ciò di indebolire il tessuto culturale tradizionale di matrice cattolica e, quindi, la sua incidenza sociale e politica (spesso di ostacolo alle forme di sfruttamento sociale ed economico).
L'incoraggiamento del fenomeno migratorio da parte dei Governi occidentali non è solo una tendenza disorganica, ma un progetto politico attentamente pianificato: è l'applicazione della teoria del replacement ("sostituzione" di ampie fasce di popolazione autoctona, di cui viene scoraggiata la natalità, con popolazione immigrata); teoria formalizzata, ad esempio, dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu (Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations? http://www.un.org/esa/population/publications/migration/migration.htm)."
"le riflessioni sul tema di un insigne politologo Giovanni Sartori, il quale - dopo aver sottolineato la fondamentale differenza tra il benefico "pluralismo" (essenziale in una società aperta) e il distruttivo "multiculturalismo - si chiede "fino a che può la società pluralista può accogliere senza dissolversi "nemici culturali" che la rifiutano. Perché gli immigranti non sono tutti eguali. E l'immigrante di cultura teocratica pone problemi ben diversi dall'immigrante che accetta la separazione tra politica e religione"
"(...) Ancora papa Francesco, nella già citata conferenza stampa, ha ricordato: "Qual è il pericolo quando un rifugiato o un migrante – questo vale per tutti e due – non viene integrato, non è integrato? Mi permetto la parola – forse è un neologismo – si ghettizza, ossia entra in un ghetto. E una cultura che non si sviluppa in rapporto con l’altra cultura, questo è pericoloso".
Cosa ne pensate di tutto questo, sulla base delle vostre esperienze?
L'intero articolo si può leggere qui:
http://www.europaoggi.it/content/view/1305/28/
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