Prospettive

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Beh. Credo che anche quando ci si lasci usare una certa forma di violenza (non parlo di quella occasionale, ma di quella reiterata, di quella che si alimenta anche grazie al fatto che la si culla, e la si porta avanti) sia presente l'ipocrisia del dire a noi stessi che va tutto bene. A noi stessi e agli altri. Sulla lunga strada può funzionare solo all'esterno, però. Anche oltre ogni evidenza, e lo so bene.
E' un meccanismo complesso quello a cui accenni.

E per analizzarlo io toglierei ogni tipo di giudizio di valore sui comportamenti, e guarderei semplicemente i fatti e la dinamica in cui si muovono.

Non penso che si tratti di ipocrisia...comunque.
Se devo essere sincera.

Il va tutto bene è uno dei modi della paura.
Che, per paradosso, fa molta meno paura il conosciuto, per quanto possa essere pesante, dello sconosciuto.

E questa è una di quelle educazioni che manca.
 

Skorpio

Utente di lunga data
, fa molta meno paura il conosciuto, per quanto possa essere pesante, dello sconosciuto.

.
Già...

E quante volte si sente o si legge:

Non lo capisco, e NON voglio capirlo!

Mi vien quasi da pensare (e pare una bestemmia, in questo 3D) che la violenza tutto sommato sia un argomento di alcun interesse... Da liquidare sommariamente e rapidamente, con imbarazzato disagio

Ed io galleggio sempre su questa cosa, pensando al perché, tra la paura e la convinzione di inutilità (a me non serve per la mia vita, e io non voglio comunque averci nulla a che fare..)

(Come se questo fosse un optional autonomamente sceglibile praticamente da tutti)
 
Ultima modifica:

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Già...

E quante volte si sente o si legge:

Non lo capisco, e NON voglio capirlo!

Mi vien quasi da pensare (e pare una bestemmia, in questo 3D) che la violenza tutto sommato sia un argomento di alcun interesse... Da liquidare sommariamente e rapidamente, con imbarazzato disagio

Ed io galleggio sempre su questa cosa, pensando al perché, tra la paura e la convinzione di inutilità (a me non serve per la mia vita, e io non voglio comunque averci nulla a che fare..)

(Come se questo fosse un optional autonomamente sceglibile praticamente da tutti)
Beh...voglio dire...siamo cresciuti con Georgie e Candy Candy :D:D

e il mulino bianco e il bianco che più bianco non si può, hanno fascino...vuoi mettere le nastrine calde appena svegli? ;)


EDIT: seriamente, sentirsi al sicuro...è stata ed è una bandiera. Togliersi da sotto quella bandiera, se non è necessario...dubito che sia di interesse. Lo comprendo anche per certi versi.
Fuori fa freddo.
 
Ultima modifica:

brenin

Utente
Staff Forum
Atteggiamento violento si concretizza nella creazione di condotte volte a limitare la libertà di scelta dall'altra parte. Per come la vedo io è violento pure quello che ti assume il marito per scopartisi al riparo da rappresaglie

Infatti. Mia figlia potrà uscire con chi vuole e tornare alle 5:00 di mattina. Ma mai disarmata.

Ti stupiresti cosa conferma della Becca se hai la giusta disposizione mentale. ;)
Guarda che una delle cose su cui non ringrazierò mai abbastanza i peggiori bar di Caracas come questo, sta nel fatto che, visto che la mia realtà quotidiana é mille miglia lontana da certe situazioni, ho maturato sufficiente consapevolezza per rinforzare difese che di mio non avrei mai avuto bisogno di utilizzare.


Sai che in questo discorso non mi ci trovo proprio? Non esiste la dimensione collettiva. Esiste la somma di migliaia di dimensioni individuali. Soprattutto in questi casi aggiornare caso per caso è un imperativo categorico.
Condivido parzialmente.... è vero che aggiornare caso per caso sia un imperativo categorico, ma i comportamenti della " dimensione collettiva " ( od almeno, parte di essi ) possono essere - a mio avviso - fortemente influenzati ( più o meno indirettamente ) da prese di posizione delle cosiddette istituzioni ( alle quali, in primis, mi riferivo con il sonno della ragione ) che lasciano a dir poco allibiti.
questa sentenza della suprema corte : http://www.altalex.com/documents/news/2007/04/04/cassazione-penale-sentenza-06-11-1998-n-1636

che presumo ti sia ben nota, ne è il classico esempio ( ho citato questa, ma ce ne sarebbero decine se non centinaia da evidenziare ).

Considerato poi il polverone che ne seguì, rettificarono il tiro....

E' però importante - secondo me - che ai " loro " intorpidimenti mentali non faccia seguito l'indifferenza e/o il menefreghismo della collettività.
 
Ultima modifica:

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Condivido parzialmente.... è vero che aggiornare caso per caso sia un imperativo categorico, ma i comportamenti della " dimensione collettiva " ( od almeno, parte di essi ) possono essere - a mio avviso - fortemente influenzati ( più o meno indirettamente ) da prese di posizione delle cosiddette istituzioni ( alle quali, in primis, mi riferivo con il sonno della ragione ) che lasciano a dir poco allibiti.
questa sentenza della suprema corte : http://www.altalex.com/documents/news/2007/04/04/cassazione-penale-sentenza-06-11-1998-n-1636

che presumo ti sia ben nota, ne è il classico esempio ( ho citato questa, ma ce ne sarebbero decine se non centinaia da evidenziare ).

Considerato poi il polverone che ne seguì, rettificarono il tiro....

E' però importante - secondo me - che ai " loro " intorpidimenti mentali non faccia seguito l'indifferenza e/o il menefreghismo della collettività.
la leggendaria sentenza dei jeans. Politica a parte, quando scrivi una strozata, scrivi una stronzata. Come quando spararono a Giuliani: Placanica venne assolto (giustamente) perchè l'accusa di volontario non stava in piedi. Però le zecche ancora ne chiedono la testa. Magguardaunpo'
La sentenza dei Jeans non stava in piedi, politica o non politica.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Condivido parzialmente.... è vero che aggiornare caso per caso sia un imperativo categorico, ma i comportamenti della " dimensione collettiva " ( od almeno, parte di essi ) possono essere - a mio avviso - fortemente influenzati ( più o meno indirettamente ) da prese di posizione delle cosiddette istituzioni ( alle quali, in primis, mi riferivo con il sonno della ragione ) che lasciano a dir poco allibiti.
questa sentenza della suprema corte : http://www.altalex.com/documents/news/2007/04/04/cassazione-penale-sentenza-06-11-1998-n-1636

che presumo ti sia ben nota, ne è il classico esempio ( ho citato questa, ma ce ne sarebbero decine se non centinaia da evidenziare ).

Considerato poi il polverone che ne seguì, rettificarono il tiro....

E' però importante - secondo me - che ai " loro " intorpidimenti mentali non faccia seguito l'indifferenza e/o il menefreghismo della collettività.
la leggendaria sentenza dei jeans. Politica a parte, quando scrivi una strozata, scrivi una stronzata. Come quando spararono a Giuliani: Placanica venne assolto (giustamente) perchè l'accusa di volontario non stava in piedi. Però le zecche ancora ne chiedono la testa. Magguardaunpo'
La sentenza dei Jeans non stava in piedi, politica o non politica.
Era una ragazzina di 18 anni.

Non una sentenza.

L'accozzaglia di cazzate di quella sentenza, e delle centinaia simili ma che non hanno fatto tanto scalpore, sono gli stereotipi e i condizionamenti di questa società qui.

Non riesco a dimenticare il caso di una ragazzina di 17 anni.
Violentata con il manico di una pala. Ad una festa. In mezzo a tutti i suoi amici.

Ha dovuto cambiare scuola e paese.
L'hanno massacrata.

Letteralmente massacrata.

Amiche comprese.

E gli adulti del paese e il paese intero si sono schierati con i ragazzi, era una ragazza e in fondo lei se l'era cercata. Era ubriaca (la puttana.)

(puttana non lo dico io, è stato detto e scritto pubblicamente...e viva facebook e i social).

Quella ragazza si è dovuta guardare allo specchio. E si guarda anche adesso allo specchio.

Doveva uscire di casa. Andare a scuola.
Sognare ancora un morosetto. Una vicinanza.
Scoprire la bellezza del suo corpo. Il piacere che la penetrazione può dare.
Le amicizie dell'adolescenza, quelle che si credono eterne.

Ha imparato invece quanto pesa il giudizio sociale.
Come può annullare e erodere profondamente.
In particolare in quei momenti in cui avresti magari soltanto voglia di sparire tu stessa e non avere a che fare con il mondo. Non vedere o sentire nessuno. O magari avresti voglia di una parola gentile, una carezza, uno sguardo che Vede chi sei tutta intera.
Quando le difese sono state violate dove neanche tu sai bene ancora come arrivare.

Il manico della pala nella figa con cui si è svegliata, mi sa che è stato una carezza quasi piacevole, al confronto di tutto il resto.

Non sono sentenze.
Sono la rappresentazione di una cultura.
Il modo in cui la società tratta chi la compone.

E quando la società tratta chi la compone come un organismo esterno, da mettere fuori, che si veda il meno possibile...c'è un problema che tocca gli individui e la collettività, circolarmente.


Per la cronaca, i ragazzi non sono stati condannati praticamente a nulla. Erano ragazzi...

Lei condanna a vita.

Non era il lontano 1998....era intorno al 2003.

Se sarà brava, se si saprà fare aiutare, avrà due coglioni quadrati come quei ragazzi mai avranno.

Se no...cazzi suoi.
Nessuno se ne ricorda in fondo.

In quel paese, non la nomina nessuno.
Come non fosse mai neanche esistita.

E io ripropongo la domanda...cosa interessa a ...?
 
Ultima modifica:

Skorpio

Utente di lunga data
Ha imparato invece quanto pesa il giudizio sociale.
Come può annullare e erodere profondamente.
In particolare in quei momenti in cui avresti magari soltanto voglia di sparire tu stessa e non avere a che fare con il mondo. Non vedere o sentire nessuno.
Avresti voglia.. ma non si può.

E questa sarebbe una prima lezione da imparare anticipatamente, il prima possibile, per essere eventualmente un po' pronti e saldi

La società esiste e noi ne facciamo parte, non possiamo spegnerla come uno smartphone

Possiamo dargli poco peso.. anzi nessuno.. ma esiste

E può espellerti come una puttanella sfigata, o metterti in vetrina in prima serata a canale 5 come una vittima da decorare, ma è la stessa modalità precisa per comunicarti che esiste, e ci devi fare i conti, in qualche maniera, nel DOPO.. come ben dici

Anche se sarebbe bello sparire.. anche solo un paio di giorni.. :)rolleyes: ) a volte non si può..

E bisogna essere preparati a trovare confidenza, in talune circostanze, con l'odore della gabbia
 
Ultima modifica:

bettypage

Utente acrobata
Ciao!!! (bello leggerti!) :)Credo anche io che la violenza prescinda dal genere. Ma credo anche che la modalità della sua espressione sia legata al genere. E non intendo che un genere la esprime e l'altro no. Intendo che per fisiologia, cultura, storia e psicologia la esprimano semplicemente in modo diverso. Entrambi i generi, dai tempi dei tempi sono stati caratterizzati dalla ricerca del potere. E quella ricerca si è manifestata seguendo le disponibilità che il proprio genere di appartenenza permetteva. Indipendentemente dal genere, quella ricerca di potere è caratterizzata da vessazione e da quel che ne consegue. Semplicemente se da donna voglio confrontarmi fisicamente con un uomo, DEVO sapere in partenza che sono fisicamente inferiore. Mi riferisco ai termini di potenza fisica. Per struttura. Questo non significa che sono inferiore. Semplicemente come femmina è fondamentale che io sappia trasformare i miei limiti fisici in risorse. E questo lo si ottiene solo addestrando il fisico e l'istinto combattente. Addestramento da cui le donne sono state tendenzialmente escluse. A tutti i livelli. Anche solo il pensiero di quel genere di addestramento per secoli è stato negato alla femmina socializzata. Se da donna voglio confrontarmi in termini mentali, di Conoscenze, anche qui il campo è stato tendenzialmente ristretto nella storia. E le donne che hanno ricercato Conoscenza ed hanno provato a confrontarsi con il mondo maschile hanno seguito sorti piuttosto avverse nella storia. La sessualità invece...è un campo dove le donne "dominano", anche e soprattutto dominando dal basso. E dove il maschio riesce a buttar fuori dominanza spesso e volentieri passando dalla fisicità pura. Quello a cui mi riferivo parlando di stereotipi girava attorno a queste riflessioni. Sulle responsabilità femminili riguardo a certi stereotipi, di cui secondo me loro stesse non sono consapevoli, ma che riproducono quel tipo di dominanza dal basso e dissimulata che come risultato ha di mantenere attive certe illusioni di predominio senza scontentare nessuno dei due. Ma creando in realtà tutta una serie di equivoci e malcontenti che viaggiano sotto la coscienza. Se non ci si ferma un attimino, non si esce dalla prospettiva del conflitto di generi e non ci si guarda in modo paritario. Anche dal punto di vista delle responsabilità di fronte ad una "perversione" dell'assetto culturale e sociale che caratterizza il rapporto maschio-femmina anche nella nostra società. Quindi quel "dico no, ma intendo sì" che io traduco con "(io femmina) mi aspetto che tu capisca che intendo sì e lascio a te il compito di "forzarmi" il giusto, con rispetto e con la giusta insistenza per lasciare a me la sensazione di rimanere onorevole e al sicuro (non esposta nei miei desideri e bisogni pulsionali) e a te la percezione di potere su di me, soddisfando anche il posizionamento nei ruoli tradizionali" e tutto quello che ne consegue in termini di dinamiche relazionali maschio-femmina di questo tempo, a cavallo fra vecchio e nuovo e senza parametri di riferimento definiti e precisi. Io sto sostenendo che questo tipo di dinamiche di comunicazione nascoste, e spesso neanche consapevoli, siano il terreno su cui si "combatte" il potere. E sostengo anche che a me piacerebbe invece che il potere fosse messo in mezzo. E non per prenderselo facendo a chi arriva prima. Ma per deciderne insieme la cessione e la ripartizione, come individui Pensanti e Consapevoli, anche degli stereotipi e dei condizionamenti che ci accompagnano.
Ipazia cara la donna non è che dice no è intende sì, ma, semmai https://youtu.be/xCFEk6Y8TmM :DiA parte gli scherzi condivido molte tue considerazioni, da mamma di maschietti poi, sto cominciando a vedere le cose dall'altro punto di vista...che fatica!
 
Era una ragazzina di 18 anni.

Non una sentenza.

L'accozzaglia di cazzate di quella sentenza, e delle centinaia simili ma che non hanno fatto tanto scalpore, sono gli stereotipi e i condizionamenti di questa società qui.

Non riesco a dimenticare il caso di una ragazzina di 17 anni.
Violentata con il manico di una pala. Ad una festa. In mezzo a tutti i suoi amici.

Ha dovuto cambiare scuola e paese.
L'hanno massacrata.

Letteralmente massacrata.

Amiche comprese.

E gli adulti del paese e il paese intero si sono schierati con i ragazzi, era una ragazza e in fondo lei se l'era cercata. Era ubriaca (la puttana.)

(puttana non lo dico io, è stato detto e scritto pubblicamente...e viva facebook e i social).

Quella ragazza si è dovuta guardare allo specchio. E si guarda anche adesso allo specchio.

Doveva uscire di casa. Andare a scuola.
Sognare ancora un morosetto. Una vicinanza.
Scoprire la bellezza del suo corpo. Il piacere che la penetrazione può dare.
Le amicizie dell'adolescenza, quelle che si credono eterne.

Ha imparato invece quanto pesa il giudizio sociale.
Come può annullare e erodere profondamente.
In particolare in quei momenti in cui avresti magari soltanto voglia di sparire tu stessa e non avere a che fare con il mondo. Non vedere o sentire nessuno. O magari avresti voglia di una parola gentile, una carezza, uno sguardo che Vede chi sei tutta intera.
Quando le difese sono state violate dove neanche tu sai bene ancora come arrivare.

Il manico della pala nella figa con cui si è svegliata, mi sa che è stato una carezza quasi piacevole, al confronto di tutto il resto.

Non sono sentenze.
Sono la rappresentazione di una cultura.
Il modo in cui la società tratta chi la compone.

E quando la società tratta chi la compone come un organismo esterno, da mettere fuori, che si veda il meno possibile...c'è un problema che tocca gli individui e la collettività, circolarmente.


Per la cronaca, i ragazzi non sono stati condannati praticamente a nulla. Erano ragazzi...

Lei condanna a vita.

Non era il lontano 1998....era intorno al 2003.

Se sarà brava, se si saprà fare aiutare, avrà due coglioni quadrati come quei ragazzi mai avranno.

Se no...cazzi suoi.
Nessuno se ne ricorda in fondo.

In quel paese, non la nomina nessuno.
Come non fosse mai neanche esistita.

E io ripropongo la domanda...cosa interessa a ...?
ricordo il caso.
una ragazza lasciata lacerata in una pozza di sangue tra la neve e le famiglie dei ragazzi che invece di vergognarsi giudicavano lei.
non sono mai riuscita a dimenticarla
 

spleen

utente ?
ricordo il caso. una ragazza lasciata lacerata in una pozza di sangue tra la neve e le famiglie dei ragazzi che invece di vergognarsi giudicavano lei. non sono mai riuscita a dimenticarla
Una occasione persa per interrogarsi sul grado di civiltà che crediamo di possedere.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ipazia cara la donna non è che dice no è intende sì, ma, semmai https://youtu.be/xCFEk6Y8TmM :DiA parte gli scherzi condivido molte tue considerazioni, da mamma di maschietti poi, sto cominciando a vedere le cose dall'altro punto di vista...che fatica!
:D

beh...come mamma di maschietti hai secondo me la grande opportunità da un lato di scoprire il punto di vista maschile e dall'altra di poterlo indirizzare all'integrazione quello femminile...

In fondo, sono pur sempre le donne che educano. :)
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
ricordo il caso.
una ragazza lasciata lacerata in una pozza di sangue tra la neve e le famiglie dei ragazzi che invece di vergognarsi giudicavano lei.
non sono mai riuscita a dimenticarla
E' un territorio particolare, come tutti del resto, quello dove sono accaduti quei fatti.

Una terra ricca, industrializzata e cresciuta all'ombra del lavoro e dell'industria e del dio denaro.
A cui hanno sacrificato praticamente tutto, compresi i loro figli.
Che ha molto investito sull'economia, ma pochissimo sulla cultura e quindi sul futuro.
L'uso, fino a non molto tempo fa, era che appena terminata la scuola media, i ragazzi andassero a lavorare.

E avrebbero i soldi per mandare a studiare i figli ad Harvard...ma studiare, è perdere tempo. Bisogna lavorare.

Pur avendo vicina la città, sono restati piuttosto chiusi su stessi. E fieri di essere chiusi.
Pur avendo vicino il lago, e quindi il turismo, non è gente aperta al nuovo e all'innovazione, in particolare quella sociale.

Fuori dalla valle c'è il mondo. Ma la valle non è interessata al mondo se non come fonte di guadagno economico.

Questo dando una lettura veloce e generalista.

Quel fatto...io penso si siano profondamente vergognati, talmente tanto da non potersi proprio riconoscere in quella vergogna.
E credo che non siano riusciti a prendere atto della mostruosità dell'accaduto.
Non ce l'hanno proprio fatta, gli adulti, a prendersi la responsabilità dei loro figli e a guardarli per quello che erano.

Non è una novità...non volersi rendere conto che le ombre sono dentro ognuno di noi e non appartengono solamente allo "straniero". (non mi riferisco all'extracomunitario, mi riferisco allo "sconosciuto", che alberga in ognuno di noi ma che si preferisce guardare dentro l'altro).

Hanno deciso di usare come latrina la ragazza, che fra l'altro non viveva neppure in valle. (e quindi era comunque una "straniera").

Io non riesco a dimenticare non la violenza in sè, ma l'incapacità degli adulti di essere adulti. E genitori. E membri di una comunità.

E come adulta ho semplicemente sentito lo schifo e la nausea per una società che non sa confrontarsi coi suoi mostri e preferisce girare lo sguardo. Togliendo insegnamenti ai suoi figli. E futuro a se stessa.

Non ho mai tollerato l'ignavia. E più invecchio, meno la tollero.
Insieme all'accidia.

Mi fa molta impressione pensare che quei ragazzi avranno fatto famiglia nel frattempo. O ci sono quasi.
Seguiranno il grande libro della vita e faranno a loro volta figli. E figlie.
Che avranno scopato con altre ragazze.
All'ombra del silenzio e dell'indifferenza del mondo adulto di fronte ai loro atti. E anzi, riparati e protetti.
Hanno imparato a nascondere la polvere sotto il tappeto e a farla franca.

Non esiste bestia che usa il branco come è stato usato in quel gruppo di ragazzi, dai loro genitori e dalla comunità tutta.

Un branco che non riconosce i suoi stessi membri.

Questo continua ad impressionarmi, per quanto l'abbia visto accadere più e più volte.


D'altra parte il giudizio serve esattamente a questo: sfuggire a se stessi e alle proprie ombre.
 

spleen

utente ?
già. Ma pare che non piaccia interrogarsi. Le domande non piacciono. Si preferiscono le risposte.
Ciao!!! Beh dai non essere troppo dura con i paesani che poi tutto il mondo è paese. Quello che hai detto è sicuramente vero ma scorgo nelle persone di queste parti recentemente anche qualche segno positivo, primariamente la fame di storia, intesa come ricerca delle proprie origini per validare il proprio ruolo sociale ritengo, poi la relativa a-classistica che ci contraddistingue. In altre parti d' Italia uno appena fa qualche palanca sembra ritenersi Dio in terra, cambia persino frequentazioni, qui conosco molti che no. Ma per tornare sul caso specifico della ragazza non credo che a tutte le coscienze la cosa sia filata liscia, preferisco immaginare (e ne sono quasi sicuro) che qualcuno sia rimasto turbato dalla faccenda. Perchè i comportamenti poi sono una cosa che non sempre coincide con le prese di coscienza.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Non ce l'hanno proprio fatta, gli adulti, a prendersi la responsabilità dei loro figli e a guardarli per quello che erano.

.
Hai riportato un esempio clamoroso, ma il meccanismo che si porta appresso è di una ripetitività sbadiglievole

Tutti conosciamo genitori che sono preoccupati del fatto che i figli frequentino cattive compagnie.

Ma devono ancora nascere i genitori di quei figli che sarebbero "le cattive compagnie" da evitare...
 
Top