Prospettive

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ma perché gli uomini e le donne sono differenti per natura e poi per condizionamento ambientale/culturale.
Io credo che la violenza prescinde dal genere. Quella dell'uomo è più cruenta perché superiore fisicamente. E poi per me la violenza è proprio un atto di prepotenza non un dialogo distorto. Per me violenza è il decelebrato che a 14 anni mi ha chiesto indicazioni stradali masturbandosi in macchina non il cretino del professore che mi da appuntamento al bar x discutere della tesi. Il primo lo subisco, il secondo no se decido di non imbastire un dialogo su quel piano.
Ciao!!! (bello leggerti!) :)

Credo anche io che la violenza prescinda dal genere.
Ma credo anche che la modalità della sua espressione sia legata al genere.

E non intendo che un genere la esprime e l'altro no.
Intendo che per fisiologia, cultura, storia e psicologia la esprimano semplicemente in modo diverso.

Entrambi i generi, dai tempi dei tempi sono stati caratterizzati dalla ricerca del potere. E quella ricerca si è manifestata seguendo le disponibilità che il proprio genere di appartenenza permetteva.
Indipendentemente dal genere, quella ricerca di potere è caratterizzata da vessazione e da quel che ne consegue.

Semplicemente se da donna voglio confrontarmi fisicamente con un uomo, DEVO sapere in partenza che sono fisicamente inferiore. Mi riferisco ai termini di potenza fisica. Per struttura.
Questo non significa che sono inferiore. Semplicemente come femmina è fondamentale che io sappia trasformare i miei limiti fisici in risorse. E questo lo si ottiene solo addestrando il fisico e l'istinto combattente.

Addestramento da cui le donne sono state tendenzialmente escluse. A tutti i livelli.
Anche solo il pensiero di quel genere di addestramento per secoli è stato negato alla femmina socializzata.

Se da donna voglio confrontarmi in termini mentali, di Conoscenze, anche qui il campo è stato tendenzialmente ristretto nella storia.
E le donne che hanno ricercato Conoscenza ed hanno provato a confrontarsi con il mondo maschile hanno seguito sorti piuttosto avverse nella storia.

La sessualità invece...è un campo dove le donne "dominano", anche e soprattutto dominando dal basso.
E dove il maschio riesce a buttar fuori dominanza spesso e volentieri passando dalla fisicità pura.

Quello a cui mi riferivo parlando di stereotipi girava attorno a queste riflessioni.
Sulle responsabilità femminili riguardo a certi stereotipi, di cui secondo me loro stesse non sono consapevoli, ma che riproducono quel tipo di dominanza dal basso e dissimulata che come risultato ha di mantenere attive certe illusioni di predominio senza scontentare nessuno dei due.

Ma creando in realtà tutta una serie di equivoci e malcontenti che viaggiano sotto la coscienza. Se non ci si ferma un attimino, non si esce dalla prospettiva del conflitto di generi e non ci si guarda in modo paritario. Anche dal punto di vista delle responsabilità di fronte ad una "perversione" dell'assetto culturale e sociale che caratterizza il rapporto maschio-femmina anche nella nostra società.

Quindi quel "dico no, ma intendo sì" che io traduco con "(io femmina) mi aspetto che tu capisca che intendo sì e lascio a te il compito di "forzarmi" il giusto, con rispetto e con la giusta insistenza per lasciare a me la sensazione di rimanere onorevole e al sicuro (non esposta nei miei desideri e bisogni pulsionali) e a te la percezione di potere su di me, soddisfando anche il posizionamento nei ruoli tradizionali" e tutto quello che ne consegue in termini di dinamiche relazionali maschio-femmina di questo tempo, a cavallo fra vecchio e nuovo e senza parametri di riferimento definiti e precisi.

Io sto sostenendo che questo tipo di dinamiche di comunicazione nascoste, e spesso neanche consapevoli, siano il terreno su cui si "combatte" il potere.

E sostengo anche che a me piacerebbe invece che il potere fosse messo in mezzo.
E non per prenderselo facendo a chi arriva prima.

Ma per deciderne insieme la cessione e la ripartizione, come individui Pensanti e Consapevoli, anche degli stereotipi e dei condizionamenti che ci accompagnano.

E penso che la violenza di genere, in particolare in questo periodo storico, abbia radici non solo nella concezione di maschio e femmina ma anche (molto) nella comunicazione disfunzionale e slegata dal trascorrere del tempo.

In particolare sostengo che nei momenti di "alta tensione" si ricorra all'istinto. Che è a sua volta governato dai condizionamenti profondi e che gli agiti violenti (ossia le azioni che non passano al vaglio della ragionevolezza consapevole) spesso siano semplicemente emissioni incontrollate di inadeguatezza ai cambiamenti in cui siamo immersi.

Credo che l'uomo di oggi che picchia la donna di oggi, per dire, sia un uomo molto diverso da quello anche solo di 60 anni fa.
E credo anche che entrambi siano molto disorientati a riguardo.

Ai tempi di mia nonna era normale che se io femmina bruciavo il coniglio mi prendevo una mano di botte. Era nell'ordine delle cose. Era normale in particolare in termini sociali.

Tanto che anche dal punto di vista legislativo la questione veniva trattata in modo abbastanza diverso.

Adesso è ancora nell'ordine delle cose. Cioè esprime ancora la stessa affermazione di allora.
Ma non è più accettato socialmente nella misura in cui lo era una volta.

E anche dal punto di vista legislativo, seppur con un bel po' di dubbi, la questione viene trattata in altro modo.

Da pochissimo tempo comunque.
Se non sbaglio lo stupro fino al 98, 1998 intendo, era considerato un reato contro la morale. E non contro la persona.

AD oggi il reato di stalking non è ben definito ed ha rischiato di finire a esser punito con una multa. Credo che abbiano accomodato in questi giorni la questione.

L'annodamento di stereotipi, condizionamenti, habitus non è sciolto.
E le donne stesse talvolta si comportano in modo da ripetere i meccanismi che andavano bene quando ai tempi di mia nonna un uomo picchiava una donna.
Manipolandolo per esempio per evitare le botte. Usando in un certo modo la seduttività e la sessualità.
Anche se non siamo più ai tempi di mia nonna e come donne adesso abbiamo accesso all'addestramento fisico, alla Conoscenza e, seppur ancora con fatica, abbiamo accesso anche a posizioni di potere sociale.

Salvo quando noi stesse ci trattiamo come panda in riserva che hanno bisogno della protezione (che sia del maschio o che sia della legge, che è comunque espressione maschile) tipo con la questione delle quote rosa.

L'esempio era legato a queste riflessioni. Non all'esempio in sè. :)
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ma perché gli uomini e le donne sono differenti per natura e poi per condizionamento ambientale/culturale.
Io credo che la violenza prescinde dal genere. Quella dell'uomo è più cruenta perché superiore fisicamente. E poi per me la violenza è proprio un atto di prepotenza non un dialogo distorto. Per me violenza è il decelebrato che a 14 anni mi ha chiesto indicazioni stradali masturbandosi in macchina non il cretino del professore che mi da appuntamento al bar x discutere della tesi. Il primo lo subisco, il secondo no se decido di non imbastire un dialogo su quel piano.
Pensa che io, per esempio, non leggo violenza in nessuna delle due situazioni. Per il semplice motivo che in nessuna delle due situazioni la costrizione è tale da impedire una reazione indipendente e che risponde ai propri principi e alla propria posizione nel mondo.
Mentre violenza è esattamente andare a togliere qualunque possibilità possibilità di espressione indipendente e rispondente a sè.
Che sia attraverso la lenta disgregazione del sè (come accade per esempio nella violenza psicologica) che sia attraverso un agito esplosivo (il coltello, l'immobilizzazione, etc etc).

Ci leggo un tentativo di vessazione, in entrambe invece, e sottolineo TENTATIVO.
E ritengo che come donna ho il diritto/dovere, verso me stessa innanzitutto, di mettere il puntino in entrambe le situazioni.
Prima che il tentativo divenga azione.

E credo che anche le ragazzine dovrebbe essere addestrate a riguardo. Fin dall'infanzia.

Ad ogni livello.

In primis a non sentire vergogna per azioni che non sono compiute da loro.
(vergogna più o meno consapevole, che magari si manifesta come imbarazzo o incapacità di reazione pronta in situazione).

E l'istinto di reazione lo si allena e lo si educa.

Un po' come sapere che se ti stanno scippando non è intelligente ri-tirare la borsa verso di sè perchè è sconfitta certa dal punto di vista fisico ma è più efficace invece usare il tirone dell'altro sommandolo alla propria spinta, che tradotto è lasciarsi tirare sommando il lanciarsi addosso per destabilizzare l'altro e disimpegnarsi dalla situazione.

E anche qui, saperlo nella testa è una cosa, altro discorso è il corpo che è allenato e agisce senza pensare anche bypassando l'istinto che in quel momento suggerisce forte di tirare invece di lanciarsi addosso.

Mi spiego?

Senza educazione ed allenamento, e io penso che sia responsabilità femminile darsi entrambi, la posizione femminile resta sempre quella di quella che si deve difendere.

Ed è una posizione fallata in partenza.

Perchè è una posizione di re-azione invece che di azione.

E le donne non sono per niente educate all'azione.
(e sono invece molto educate a usare il sotto traccia per ottenere quel che vogliono, partendo la maggior parte delle volte da una percezione di sè come inferiori, fisicamente, culturalmente, o quel che si vuole. Con quel che ne consegue in termini di immagine di sè come individuo forte e potente nel sociale).

Anche nelle situazioni più semplici. Tendono a contare, a mio parer troppo, sulla bontà del mondo e sul fatto che certe cose non sono giuste e quindi non dovrebbero accadere.

Ma io penso che le cose non smettono di accadere da sole. Mantenendo fermi i meccanismi.

O si cambiano i meccanismi o le cose restano semplicemente come sono.

Ecco perchè ho aperto il 3d puntando il faro su "cosa interessa alla donna violentata".
Ma violentata potrebbe anche essere messo fra parentesi.

Credo che la domanda sia "cosa interessa". E che possa essere rivolta sia a maschi sia a femmine.
Perchè ho la sensazione che il perbenismo, l'aggrapparsi agli stereotipi alla ricerca di sicurezze, sia diffusa in entrambi i generi.
E che raramente sia i maschi sia le femmine sappiano cosa vogliono.

In particolare nel campo della sessualità, dove la ragionevolezza se ne sta nell'angolino oscurata dai tabù, dai dictat e dagli obblighi di risposta ad una o l'altra immagine sociale.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ma entrambi sperano di "sfondare" il muro che gli si pone davanti.. . o no?

E ci mancherebbe altro che molti non si fermino alla fine, certo che si fermano...

Ma il discorso della "violenza" nasce da un muro.
E dal desiderio di abbatterlo, nonostante quel muro ti dica che è un confine invalicabile

Perché non ci credi.. perché sei convinto che invece NO non è invalicabile, ma si può fare.

È in molti casi è così! Ce la fai!

Come si suole dire: "alla fine ha capitolato"

Ma è il meccanismo che è insano, se ben ci si pensa.
Concordo. :)

La donna come terra di conquista. E che la conquista sia compito del maschio.
Noi femmine, al primo no, non ci esponiamo. Per dignità...o forse perchè le femmine non conquistano (attivamente ma sono storicamente abituate a conquistare passivamente?) :rolleyes:

E questa percezione è nelle donne che dicono no intendendo sì, e nei maschi che leggono i no interpretandoli sì.
Ma è una comunicazione disfunzionale che ha alla base certe immagini del maschile e certe immagini del femminile.

Presenti sia nei maschi sia nelle femmine.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Noi femmine, al primo no, non ci esponiamo. Per dignità...o forse perchè le femmine non conquistano (attivamente ma sono storicamente abituate a conquistare passivamente?) :rolleyes:.
Penso di sì.. così come penso chissà per quali altri mille fattori.. dipendenti da varie situazioni.

Immagina un primo no detto in una richiesta "proibita" (richiesta extraconiugale) quali ulteriori motivazioni si può portare in groppa...

Io appena presa visione di questo 3d mi sono andato (per non sbagliarmi, non si sa mai) a leggere su Wikipedia la definizione di "violenza"

"Azione volontaria, esercitata da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua volontà"

Ecco.. evidentemente nel meccanismo della "cortese insistenza", la "violenza" è tacitamente ammessa e promossa, eludendo la sostanza, per analizzare solo la forma.

Auspicando in ogni caso che la eserciti solo chi ha comunque "capito tutto" (il vero uomo) :cool:
 
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Skorpio

Utente di lunga data
Ad esempio questa...

È una scena di violenza sessuale?...

o è solo un "vero uomo" che ha capito tutto?

(Embè.. Olivier Martinez .. essù.. embè.. eddai.. :cool: :cool: :cool: )

[video=youtube;j-V12tL78Mc]https://www.youtube.com/watch?v=j-V12tL78Mc[/video]
 
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Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
È una scena di violenza sessuale?...

o è solo un "vero uomo" che ha capito tutto?

(Embè.. Olivier Martinez .. essù.. embè.. eddai.. :cool: :cool: :cool: )

[video=youtube;j-V12tL78Mc]https://www.youtube.com/watch?v=j-V12tL78Mc[/video]
É una scena di sesso intenso..adoro quel film e le scene di quel film
 

Skorpio

Utente di lunga data
É una scena di sesso intenso..adoro quel film e le scene di quel film
Indubbiamente.. anche per me.. :)

È anche a me il film è piaciuto moltissimo

Però se guardo un minuto prima il piedino sul cancello, oppure quando viene fisicamente bloccata quando esce sulle scale, potrei anche dire che A QUEL MOMENTO era una femmina sottoposta a "violenza fisica NON consenziente" (bloccata nel suo uscire da casa)

Per fortuna si trattava di un uomo che "aveva capito tutto" e quindi per questa volta possiamo dormire sonni tranquilli... :cool:
 
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Nocciola

Super Moderatore
Staff Forum
Indubbiamente.. anche per me.. :)

È anche a me il film è piaciuto moltissimo

Però se guardo un minuto prima il piedino sul cancello, oppure quando viene fisicamente bloccata quando esce sulle scale, potrei anche dire che A QUEL MOMENTO era una femmina sottoposta a "violenza fisica NON consenziente" (bloccata nel suo uscire da casa)

Per fortuna si trattava di un uomo che "aveva capito tutto" e quindi per questa volta possiamo dormire sonni tranquilli... :cool:
Io lo leggo molto come un “gioco”, non la vedo così non consenziente
 

ologramma

Utente di lunga data
Io lo leggo molto come un “gioco”, non la vedo così non consenziente
aldilà delle scene di sesso ad alto contenuto erotico , io sono rimasto colpito dalla sofferenza che ha provato il marito nel vedere il regalo che lui aveva fatto a lei e che aveva regalato al ragazzo e li è esploso il dramma , bella musica e un finale sconcertante
 

Skorpio

Utente di lunga data
colpito dalla sofferenza che ha provato il marito nel vedere il regalo che lui aveva fatto a lei e che aveva regalato al ragazzo
È stato peggio vedere quello, che sapere di 3746 scopate fuori.... vero?...
 
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Skorpio

Utente di lunga data
Io lo leggo molto come un “gioco”, non la vedo così non consenziente
È sicuramente una chiave di lettura....

Per me non l'unica.. ma di sicuro c'è anche quella

Col senno di poi era anche quella giusta
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
La sconfitta della ragione. È ciò di cui ci parla la nostra epoca. Probabilmente la cifra portante che ne riassume il disastro.
Se il sonno della ragione genera mostri, come sosteneva qualcuno, la sua sconfitta si rivela come qualcosa di ancora più radicale e irrimediabile, capace di generare soltanto quel nulla in cui prospera la barbarie.
Questa sconfitta è stata prodotta da un tempo, il nostro, in cui si è volutamente sminuito (fino a mortificarlo) il pensiero come facoltà con cui riusciamo a risalire alle cause prime di un fenomeno.
Individuare queste cause prime non significa soltanto comprenderlo, quel fenomeno, ma anche fornirsi di una bussola con cui individuare le strade per affrontarlo.
Perché il pensiero incide eccome sulla realtà. La teoria costruisce e implica l’azione pratica.
E un’azione pratica senza un pensiero adeguato che la sorregga, può facilmente generare una cattiva azione.

La reazione di opportuna denuncia e indignazione per un fenomeno efferato quale la violenza sulle donne, che però rinunci alla comprensione delle cause prime e, quindi, ad affrontarlo con cognizione di causa, non fa nulla per combattere fattivamente quello stesso fenomeno. Ancora in tantissimi casi il pregiudizio contro la donna è troppo diffuso, atavico e radicale per potersi illudere di affrontarlo senza le armi adeguate.

Tutti questi episodi di violenza mettono in chaira evidenza ilfallimento culturale vissuto dalla nostra epoca.
Ossia della vittoria di tutto ciò che non mette al centro l’essere umano in quanto tale e la sua crescita. Da quella tragica vittoria deriva la sconfitta della ragione.
Una società che rinuncia alla conoscenza e all’educazione come fattori determinanti della crescita personale, è una società che si autocondanna a essere popolata da barbari. Con il pericolo, visto che " l'essere umano " è incapace di mantenere una visione sempre "fresca" della sua percezione di quanto lo circonda: l'abitudine lo conduce ad automatizzare tutto ciò che si ripete e che si ripresenta alla sua coscienza. Questa processo di automatizzazione ha il vantaggio di servire per la sopravvivenza, ma è anche ciò che conduce a perdere la capacità di stupirsi, e quindi di riflettere ed agire su determinate ( tragiche ) realtà, cadendo pertanto in una deleteria " familiarizzazione" , che purtroppo mi sembra stia già accadendo.
Completamente d'accordo...grazie per averlo detto in un modo così chiaro :)

E ti ringrazio anche per aver colto un nucleo di quel che ho scritto.

La sensazione che ho in questo ultimo periodo, è che la violenza sia stata come derubricata, appiattita, allineata alle esigenze di un sistema descrittivo che toglie intensità, potenza e di conseguenza anche significato e dignità.

E che spinge invece sullo "straordinario" inteso come sensazionale. Ma in quanto tale legato al momento. Alla sensazione impulsiva, che deriva da una qualche forma di identificazione ma che si spegne lì, nell'ennesima campagna promozionale a termine, a uso e consumo di una qualche finalità che poco ha a che vedere coi significati e con le presenze.

Il paradosso che ne deriva è il togliere dignità all'atto violento.
Togliere il potere, anche evocativo, che ha. Ma non eliminarlo, nasconderlo invece, come polvere sotto il tappeto.
Potenziando nella negazione dell'essenza.
Togliere dignità alla violenza è togliere la responsabilità, la comprensione...l'umano.
Abbassarne il volume, allinearlo ad un certo livello di percezione. E spostarne la comprensione.

E' aprire la porta agli antichi dei...scambiandoli per quelli attuali.
Penso non ci sia nulla di più pericoloso.

C'è la tendenza a stigmatizzare l'atto. Come se la violenza fosse l'atto.

Che è un po' come dire che si porta il pugno con la mano chiusa e non con tutto il corpo e con la tensione che si riesce ad imprimere al corpo, a partire da dentro.
Solo che come il pugno non è una mano chiusa, così la violenza non è riducibile all'atto violento in sè.

In questo tipo di lettura, ogni atto diventa potenzialmente e contemporaneamente violento e non violento.
Legato semplicemente alla sensazione del momento.

Questo ha secondo me un interessante risvolto rispetto alla gestione del potere sociale. Ma andrei OT.
Anche se solo fino ad un certo punto.
E quel che si ottiene è l'appiattimento della descrizione. E della percezione.

E le persone scompaiono. E diventano pedine di un gioco che nulla ha a che vedere direttamente con loro, intese come individui, che compiono e subiscono violenza. E che ha invece molto a che vedere con loro intese come segmenti societari.

La violenza ha una sua dignità interna. E rimanda pienamente all'umano. All'essenza umana. Da questo si gira largo.
Girare largo dalla violenza, dal dolore, porta a quel che scrivi....la sconfitta della ragione.
E la vittoria di quelli che vengono chiamati sentimenti ed empatia e a me sembrano invece soltanto residui emozionali. E che si traducono nell'automatismo di cui parli.

Che come ben dici, tolto lo stupore di fronte alla portata di un atto, che è poi la tensione che trasforma una sostanza in forma, non resta che vedere la forma, e non la sostanza di cui è densa.

Chissà.
Forse "bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza..." (cit).

Non so se mi sono riuscita a spiegare :eek:
Grazie ancora.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Penso di sì.. così come penso chissà per quali altri mille fattori.. dipendenti da varie situazioni.

Immagina un primo no detto in una richiesta "proibita" (richiesta extraconiugale) quali ulteriori motivazioni si può portare in groppa...

Io appena presa visione di questo 3d mi sono andato (per non sbagliarmi, non si sa mai) a leggere su Wikipedia la definizione di "violenza"

"Azione volontaria, esercitata da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua volontà"

Ecco.. evidentemente nel meccanismo della "cortese insistenza", la "violenza" è tacitamente ammessa e promossa, eludendo la sostanza, per analizzare solo la forma.

Auspicando in ogni caso che la eserciti solo chi ha comunque "capito tutto" (il vero uomo) :cool:
E' una definizione interessante.
E mi trova anche abbastanza concorde. In particolare nel sottolineato.
Che credo sia una delle discrimini fondamentali. Se non LA discrimine.

Quel meccanismo del no che significa sì, preso superficialmente, è un rito fondamentalmente.
Ritualizza tutta una serie di posizioni del maschio e della femmina nella società. Stabilisce quel che è e quel che sarà.
In termini relazionali.

Ma il tutto riferito ad un certo tipo di società. In cui quel sistema aveva un significato radicato e bene preciso.

Io credo che si sia perso il significato di rito, e quindi anche il potere evocativo ed il significato e i significati che porta con sè, e sia restata una imitazione svuotata.

tipo le nonne che andavano in chiesa recitando la messa in latino senza neppure sapendo quel che dicevano, ma dicendolo solo per la fiducia e in osservanza del luogo e della veste dell'officiante e di quel che rappresentava ai loro occhi.

Il punto è che prendere i riti, svuotarli, e riprodurli in un contesto completamente diverso, in modo asettico e inconsapevole risveglia comunque cose profonde a cui quei riti si rivolgevano.

Il gioco del potere fra uomo e donna legislato in un certo modo. Legislatura riconosciuta. Nel bene e nel male.

Se si mette in discussione la legislatura, come è avvenuto negli ultimi 60 anni, ma si ripetono i riti di quel che si sta smantellando nei fatti senza neanche sapere cosa si sta riproducendo, e pensare che questo non porti conseguenze e, come minimo, dissonanze, in particolare negli individui meno "dotati" in termini di presenza e di costruzione di sè è quantomeno rischioso.

Riprodurre il gioco del NO che diventa SI' è evocativo.

In alcune situazioni più che in altre.
Ed è un po' la dissonanza che anche qui è stata talvolta descritta nel sesso post scoperta tradimento.
Quando, in particolare i maschi, si stupivano di determinati atti fatti, e subiti, dalla loro donna e se ne spaventavano.

Chiedendosi se fosse violento.

Mi sto spiegando?

Non discuto il giochetto.
Ognuno gioca con quel che gli piace.

Ma giocare a qualcosa senza sapere di star giocando...senza tener conto che certi giochi hanno risvolti ben più ampi del rapporto a due, ecco...lo discuto.
Anche perchè OGNI rapporto maschio femmina educa reciprocamente il maschio e la femmina e sono insegnamenti che si diramano socialmente oltre quel maschio e quella femmina e attraverso di loro. Che ne siano o meno consapevoli.
Quella che viene chiamata anche corresponsabilità sociale.

Discuto il non sapere da dove viene e a cosa porta in termini di costruzioni di immaginari sociali.
 
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ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
È una scena di violenza sessuale?...

o è solo un "vero uomo" che ha capito tutto?

(Embè.. Olivier Martinez .. essù.. embè.. eddai.. :cool: :cool: :cool: )

[video=youtube;j-V12tL78Mc]https://www.youtube.com/watch?v=j-V12tL78Mc[/video]
Non ho visto il film, quindi non so contestualizzare

Ma, così per quel poco, se brincassi il mio uomo con un'altra che fa lo svenevole e poi provasse pure a fare il saputo con me, in una situazione come quella, probabilmente si ritroverebbe col setto nasale rotto.

Ergo eviterei proprio tutta la tiritera, io, per evitarmi casini, che se gli rompi il naso poi piange pure.(a quel punto diventerebbe una situazione violenta, ma per opera mia) :D


Vista da fuori...no, a me non sembra violenza.
Semplicemente la dissonanza fra quel che si vuole riprendere e quel che si sente perso che cerca di essere ricomposta. Parlo di lei. In particolare. Sospesa fra il sì e il no.
Dolore e piacere nello stesso posto e nello stesso momento...uno degli afrodisiaci più diffusi e ricercati :rolleyes::carneval:...peccato che in quel modo sia solo adrenalina ed estemporenaeità..oltre che riproduzione di uno stereotipo...il canto del cigno, fondamentalmente.

Come donna...apprezzo un uomo che sa aver cura dei miei no. Che non se ne lascia sommergere. E li tratta per quel che sono. Espressioni di me. Preziose.
E allo stesso modo tratto i no dati a me.

Al pari dei sì.

Quindi pur non considerandolo violenza, e pur comprendendo che possa piacere in quelle situazioni come ricomposizione in sostituzione di altri livelli di comunicazione, non è roba che tollererei fatta a me.

Di per certo, non definirei quello un uomo che ha capito tutto. :cool:
 
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Skorpio

Utente di lunga data
Non ho visto il film, quindi non so contestualizzare
Diciamo che non era il suo "uomo" ma il suo amante e x giunta libero come il vento e ben più giovane di lei, mentre lei era sposata (tradimento extraconiugale)

È stata la scena di una disfida focosa (che ha innescato lei sorprendendo lui con una amica, come si è visto) in cui il sesso è stato parte della disfida.

Ed è stato condiviso come "momento di lotta" in cui si gode anche ma c'è la lotta tutta attorno

E lei "cedendo" e godendo, quella lotta l'ha ineluttabilmente persa

Ed è infatti stato l'ultimo passo verso la completa umiliazione di lei (nell'ottica in cui il regista l'ha posta) che in sequenza ha prima tradito il marito, poi si è lasciata coinvolgere, poi si è "inchinata al cazzo" dell'amante (vedi scena del video) pur nella beffa di sentirsi presa in giro, e precipitando a un livello autodistruttivo senza ritorno.

Infatti quella scena segna un non ritorno, poiché la fa decidere, in uno scatto di orgoglio, di troncare questa storia extraconiugale tossica

Peccato che nel frattempo.. quando ormai dopo questo episodio si era decisa a troncare, accade che......

(Se vuoi te lo guardi.. :D )
 
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