Esempio di "sano" confronto (vero, reale e visto con i miei occhi)
Rifugio, pista da sci pausa pranzo:
Marito (sciatore ESPERTISSIMO): volevo portare Paolo (figlio di 8 anni - nome di fantasia) a fare con me la pista X oggi
Moglie: dove lo poooorti? Ma te sei tutto matto
Marito: ma guarda che secondo me ce la fa bene, non ha problemi
Moglie (occhi di fuori): ti ho detto di NO!
Fine discorso
Il colore della pista è irrilevante.
Per quanto capisco di sci io :rotfl:
La questione era un’altra ed era proprio una questione di uso del figlio a scopo proiettivo.
Siete voi che siete andati avanti pagine creando la contrapposizione e dando di default un giudizio negativo della posizione della madre.
Per forza non ci si capisce! Se si vuole vedere solo sempre secondo lo schema del gioco di potere.
L'argomento non era questo, quanto la difficoltà, o l'impossibilità di dialogare, che esiste in alcune coppie.
Tra adulti, un No non motivato come nell'esempio portato da Skorpio è indicativo per me di sfiducia e probabilmente anche di disistima di un elemento della coppia nei confronti dell'altro.
Che sia motivato o meno non ci è dato saperlo, ma è sicuramente un problema e una condizione che non fa bene al rapporto di coppia, che probabilmente quando arriva a quel punto è già compromesso.
Anche in un rapporto di coppia compromesso però non bisogna mai perdere di vista il proprio ruolo parentale, che deve continuare a funzionare cercando un equilibrio che permetta un confronto produttivo per entrambi i genitori.
A me non è mai capitato, dialogando con mia moglie su argomenti inerenti nostra figlia, di vedermi opporre un "no" come quello dell'esempio di Skorpio. Sia mia moglie che io ci confrontiamo e arriviamo insieme a una decisione sulla quale entrambi siamo d'accordo.
Non è da fighi quindi tentare di ristabilire un equilibrio di fronte a un "no" perentorio, ma una necessità per evitare un disequilibrio e una disarmonia delle figure parentali così palese. Entrambe le figure devono avere il loro ruolo definito che deve godere della medesima stima e fiducia da parte del figlio: ma se già una figura parentale getta un'ombra sull'altra figura il figlio apprenderà che, in questo caso, del padre non c'è da fidarsi. E questo è devastante, più di qualsiasi rischio che il bambino possa correre andando a sciare.
Sulla questione sesso: si è partiti da lì, dal solito dialogo che si consiglia alle coppie che vivono in un regime di castità problematica.
Dialogo che però anche in questi casi mostra i limiti e fallisce di fronte alle decisioni assolutamente non trattabili di un solo elemento della coppia.
Quando arrivati a frequenze ridicole dell'attività sessuale (una volta ogni mese o ogni due, tre mesi) si tenta di parlarne e dall'altra parte si ottengono risposte che non prevedono alcun tipo di volontà di ricercare una soluzione, il dialogo è sterile. E quando più avanti nel tempo si tenta ancora di comprendere dialetticamente cosa sta accadendo, e ci si vede opporre frasi come "ma tu pensi solo a quella cosa lì?" o "Ma sei un/a maniaco/a", ci s deve rendere conto che non vi sono soluzioni possibili da trovare col dialogo.
E che occorre pensare a sé, di cui l'altro non ha più alcuna intenzione di prendersi cura.