Non penso di avere detto questo.
I miei insegnanti mi hanno trasmesso cose molto diverse, con il loro insegnamento e la loro personalità, e tra quelle cose ho scelto ciò che riconoscevo come mio e cosa no. Così come si è verificato in ogni incontro.
Non penso, però, che la scuola debba trasmettere specifici valori morali, soprattutto in campi personali come quelli della condotta sessuale o della fede, perché lo reputo troppo invasivo.
Vediamo se riesco a spiegarmi in breve.
Una classe è un insieme relazionale di persone.
Si potrebbe anche non parlare mai di sesso (anche se è difficile) esplicitamente, ma si comunica sempre il valore della persona e del genere.
Per questo quando sento parlare di progetti o di ore dedicate all’educazione ai sentimenti sono perplessa, così come quando si chiede di fare educazione civica, pensando a educazione, senza aggettivi. Infatti è stata riconosciuta la trasversalità.
Se invece si intende il funzionamento della democrazia, si tratta di diritto, così come per l’educazione sentimentale , non si deve pensare alle relazioni, bensì si intende educazione sessuale, già compresa in biologia.
Certamente, come dici, ogni persona (io dico o comunque penso sempre persona, più che bambino o alunno) ritiene ciò che è in grado, più che ciò che vuole. Si chiama matrice cognitiva.
Più si è giovani, più il cervello è immaturo, più è facile modificare la struttura mentale e più facilmente si impara. Questa è cosa nota a tutti per le lingue o la musica. Ma vale anche per la struttura della propria lingua, per matematica e per le strutture storiche, ma anche fisicamente per le abilità di base, i fondamentali di ogni disciplina sportiva.
Semplificando, in sintesi: si può imparare a non affogare a qualsiasi età, ma non si diventa un campione di nuoto se non si impara da bambini.
E non si impara con la teoria, ma facendo,
È lo stesso per le relazioni interpersonali che sono alla base delle relazioni e dei valori.