È ovvio che il racconto calato dall'alto, come una lezione frontale sia noioso.
A me annoia anche adesso e sto in ascolto solo per buona educazione se il farlo mi serve a qualcosa. Diversamente blocco e mi allontano.
Ed è altrettanto vero che un adolescente ha estremo bisogno di parlare di sè, narrare la sua storia.
Ma, a me capita spessissimo che mi venga chiesto di raccontare invece

E sono molto curiosi del mondo in cui ho vissuto, di come l'ho vissuto. Almeno tanto quanto io sono curiosa del mondo in cui vivono loro, che mi piace immensamente. (anche se ho molta meno energia di loro)
Certo, il mondo che interessa a loro è quello che li riguarda nel presente: ossia il mondo dei casini relazionali, del divertimento, dello stare con gli altri, il mondo delle sostanze, della sessualità, del corpo, delle relazioni. E il racconto che serve a loro è un racconto vivo e attivo nel suo svolgersi, hanno bisogno di sentirci dentro le emozioni vissute.
Sono adulta, ma quando parlo con un adolescente quella che parla è la mia parte adolescente, l'adulta è lì e modula la mia espressione, la finalizza in alcuni casi, e loro lo sanno.
E la vogliono fortemente quella parte adulta che c'è. Quella che non giudica, perchè il mondo degli adolescenti è intriso dal giudizio e dal tribunale e li schiaccia e li fa incazzare a mina, giustamente anche. Non gli interessa l'adulta che usa la sua storia come insegnamento. Non gli interessa l'adulto che li usa come contenitore dei propri ricordi. Soprattutto non gli interessa un adulto che non sa affascinarsi del mondo che vivono loro.
Gli interessa l'adulta che non ha perso per strada l'adolescente, che non l'ha collocata nel passato, ma che ha attraversato quel periodo di vita ed è andata oltre integrando e non perdendo quella parte e traendone le basi per ciò che è.
Gli adolescenti hanno paura. Di non farcela, di non essere in grado, di non essere abbastanza bravi, capaci. Hanno paura di perdersi.
Un adulto che È, non che fa qualcosa necessariamente (anche se a volte ne hanno proprio estremo bisogno di un adulto che fa), e che in quell'essere ricorda il piacere adolescenziale che si fonda sulla meraviglia e ancora sa meravigliarsi, li affascina moltissimo e soprattutto li rassicura.
Poi non sono miei figli, quindi la relazione è profondamente diversa. Per i figli i genitori non sono adulti e basta. Per gli adolescenti figli i genitori sono eroi che si stanno rivelando esseri umani e tali devono rivelarsi per potersene liberare. Uno dei compiti evolutivi per eccellenza dell'adolescenza è esattamente distanziarsi dai propri genitori fisici, per liberare lo slot di quelli interiori e ricollocarci dentro degli esseri umani dando degna sepoltura agli eroi.
Un genitore in particolare ma gli adulti in generale, che raccontano la propria storia di vita elevandola ad esempio di vita nel suo racconto sta impedendo esattamente quel compito. E non soltanto sta chiedendo conferme e rassicurazioni a degli adolescenti.
E sono noiosissimi non soltanto per gli adolescenti. Sono proprio noiosi in generale. E rimandano l'immagine della nostalgia del bel vecchio mondo andato (che è poi una immensa cagata, non è vero che si stava meglio quando si stava peggio).
La nostalgia non è una strategia attiva.