La scelta

danny

Utente di lunga data
Sbagliato. In realtà è sempre una distribuzione normale gaussiana.
Non tenete conto però che l’attrazione fisica per le donne si intreccia con l’attrazione intellettuale che è basata su parametri diversi.
Ad esempio i ragazzi considerano un modello affascinante di maschio il bullo. Le ragazze lo considerano apprezzabile molto molto meno.
I partiti migliori si trovano dai 20 ai 30 anni, ma è anche il periodo in cui i parametri legati all'attrazione fisica e sessuale sono più importanti.
Dopo le probabilità di trovare persone con qualche problema aumenta mano a mano con il passare degli anni.
Col tempo e l'esperienza si diventa pertanto anche più diffidenti ed esigenti e si mettono in atto valutazioni di tipo intellettuale.
Che però dovrebbero avere ancora il supporto dell'attrazione fisica per generare coppie che possano funzionare sotto tutti i punti di vista.
 

CIRCE74

Utente di lunga data
Ciecamente non mi fido di nessuno.
Somiglia troppo alla fede dal mio punto di vista.

Diciamo che mi fido, a fronte dell'osservazione e della pratica concreta e quotidiana, della mia capacità di giudizio.

Di certo per me la fiducia non è qualcosa che data una volta, stretto il patto.
Sono una traditrice e non ho mai pensato che fosse una mia esclusiva esserlo e includo il tradimento nelle relazioni.
Anzi ti dico di più, il tradimento senza relazione non esiste perchè non avrebbe lo spazio in cui esprimersi. Il tradimento è connaturato alle relazioni.

Per me quindi la fiducia è un processo di costruzione lungo quanto la relazione in cui la colloco, è qualcosa di vivo e mutabile e che segue le trasformazioni degli individui e della relazione, tradimenti inclusi.

Il confronto aperto e chiaro, senza trattenere informazioni o almeno dichiarando che alcune le si stanno trattenendo, è la benzina per me.

E questo è il motivo per cui la questione della fiducia riguarda pochissime persone. Meno delle dita di una mano.

Col resto del mondo, va benissimo l'affidabilità funzionale agli obiettivi. :)

Il punto per me non è sbagliare o fare giusto, che è comunque qualcosa di relativo alla persona e al suo percorso.
Il punto è la titolarità delle scelte, conoscere il percorso attraverso cui si è arrivati ad una scelta piuttosto che ad un altra. Al netto del risultato.
È la considerazione del percorso come proprio.

Ho letto di là la questione dei figli. Ed è complessa, in particolare se si sta parlando di adolescenti che hanno innanzitutto un funzionamento neurologico diverso sia dai bambini sia dagli adulti, è una fase evolutiva che funziona in un certo modo e che si può dire venga attraversata svolgendo diversi compiti evolutivi finalizzati all'individuazione dell'individuo. Fra questi compiti c'è la trasgressione del sistema di riferimento.
In questi termini più che i consigli, dal mio punto di vista funziona la condivisione e la graduale assunzione di responsabilità delle proprie esperienze.
L'esperienza non è trasferibile. È un racconto da cui prender spunto.

Mi ha sempre affascinato il significato etimologico di e-ducare: ex ducere, che significa condurre fuori.
Per anni si è pensato che invece l'educazione fosse il processo esattamente contrario, ossia mettere dentro.
A partire dalla concezione dei bambini come tabula rasa e passando dall'idea degli adolescenti come adulti inesperti.
Mi trovi d'accordo su tutto tranne che sulla educazione usando la condivisione delle proprie esperienze...non c'è altra cosa al mondo che annoia maggiormente gli adolescenti dello stare ad ascoltare vecchie storie, te ne accorgi subito, è palese che nel momento che sentono il verbo "raccontare" il loro cervello naviga altrove...e a ripensarci anche il mio cervello funzionava così.
Mi sono anche chiesta il perché e la risposta è stata anche abbastanza veloce da arrivare, quando un adolescente sente il bisogno di parlare con un adulto vuole parlare di se stesso e non dell'adulto che ha di fronte, a loro interessa il presente e il fatto che te sei li per loro, li ascolti, dai loro degli spunti su cui riflettere, non vogliono una risposta che potrebbe arrivare dalla nostra esperienza visto che per loro il nostro mondo è un qualcosa che non conoscono ancora e che per il momento non hanno interesse a conoscere.
I ragazzi apprendono dalla nostra esperienza più che altro guardando come ci muoviamo nella vita di tutti i giorni, per loro esistiamo solo nella figura che conoscono, il nostro percorso per arrivare ad essere quello che siamo nel presente interessa a loro il giusto (magari si divertono a sentire raccontare qualche cavolata commessa in gioventù ma i loro genitori sono altro), gli adolescenti chiedono solo "presenza", chiedono un dialogo che possa arricchirli, chiedono spesso solo di venire ascoltati.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Mi trovi d'accordo su tutto tranne che sulla educazione usando la condivisione delle proprie esperienze...non c'è altra cosa al mondo che annoia maggiormente gli adolescenti dello stare ad ascoltare vecchie storie, te ne accorgi subito, è palese che nel momento che sentono il verbo "raccontare" il loro cervello naviga altrove...e a ripensarci anche il mio cervello funzionava così.
Mi sono anche chiesta il perché e la risposta è stata anche abbastanza veloce da arrivare, quando un adolescente sente il bisogno di parlare con un adulto vuole parlare di se stesso e non dell'adulto che ha di fronte, a loro interessa il presente e il fatto che te sei li per loro, li ascolti, dai loro degli spunti su cui riflettere, non vogliono una risposta che potrebbe arrivare dalla nostra esperienza visto che per loro il nostro mondo è un qualcosa che non conoscono ancora e che per il momento non hanno interesse a conoscere.
I ragazzi apprendono dalla nostra esperienza più che altro guardando come ci muoviamo nella vita di tutti i giorni, per loro esistiamo solo nella figura che conoscono, il nostro percorso per arrivare ad essere quello che siamo nel presente interessa a loro il giusto (magari si divertono a sentire raccontare qualche cavolata commessa in gioventù ma i loro genitori sono altro), gli adolescenti chiedono solo "presenza", chiedono un dialogo che possa arricchirli, chiedono spesso solo di venire ascoltati.
È ovvio che il racconto calato dall'alto, come una lezione frontale sia noioso.
A me annoia anche adesso e sto in ascolto solo per buona educazione se il farlo mi serve a qualcosa. Diversamente blocco e mi allontano.

Ed è altrettanto vero che un adolescente ha estremo bisogno di parlare di sè, narrare la sua storia.

Ma, a me capita spessissimo che mi venga chiesto di raccontare invece :)
E sono molto curiosi del mondo in cui ho vissuto, di come l'ho vissuto. Almeno tanto quanto io sono curiosa del mondo in cui vivono loro, che mi piace immensamente. (anche se ho molta meno energia di loro)
Certo, il mondo che interessa a loro è quello che li riguarda nel presente: ossia il mondo dei casini relazionali, del divertimento, dello stare con gli altri, il mondo delle sostanze, della sessualità, del corpo, delle relazioni. E il racconto che serve a loro è un racconto vivo e attivo nel suo svolgersi, hanno bisogno di sentirci dentro le emozioni vissute.
Sono adulta, ma quando parlo con un adolescente quella che parla è la mia parte adolescente, l'adulta è lì e modula la mia espressione, la finalizza in alcuni casi, e loro lo sanno.
E la vogliono fortemente quella parte adulta che c'è. Quella che non giudica, perchè il mondo degli adolescenti è intriso dal giudizio e dal tribunale e li schiaccia e li fa incazzare a mina, giustamente anche. Non gli interessa l'adulta che usa la sua storia come insegnamento. Non gli interessa l'adulto che li usa come contenitore dei propri ricordi. Soprattutto non gli interessa un adulto che non sa affascinarsi del mondo che vivono loro.

Gli interessa l'adulta che non ha perso per strada l'adolescente, che non l'ha collocata nel passato, ma che ha attraversato quel periodo di vita ed è andata oltre integrando e non perdendo quella parte e traendone le basi per ciò che è.

Gli adolescenti hanno paura. Di non farcela, di non essere in grado, di non essere abbastanza bravi, capaci. Hanno paura di perdersi.
Un adulto che È, non che fa qualcosa necessariamente (anche se a volte ne hanno proprio estremo bisogno di un adulto che fa), e che in quell'essere ricorda il piacere adolescenziale che si fonda sulla meraviglia e ancora sa meravigliarsi, li affascina moltissimo e soprattutto li rassicura. :)

Poi non sono miei figli, quindi la relazione è profondamente diversa. Per i figli i genitori non sono adulti e basta. Per gli adolescenti figli i genitori sono eroi che si stanno rivelando esseri umani e tali devono rivelarsi per potersene liberare. Uno dei compiti evolutivi per eccellenza dell'adolescenza è esattamente distanziarsi dai propri genitori fisici, per liberare lo slot di quelli interiori e ricollocarci dentro degli esseri umani dando degna sepoltura agli eroi.

Un genitore in particolare ma gli adulti in generale, che raccontano la propria storia di vita elevandola ad esempio di vita nel suo racconto sta impedendo esattamente quel compito. E non soltanto, sta pure chiedendo conferme e rassicurazioni a degli adolescenti (compito che non riguarda un adolescente in relazione con un adulto).

E sono noiosissimi non soltanto per gli adolescenti. Sono proprio noiosi in generale. E rimandano l'immagine della nostalgia del bel vecchio mondo andato (che è poi una immensa cagata, non è vero che si stava meglio quando si stava peggio).
La nostalgia non è una strategia attiva.
 
Ultima modifica:

Jim Cain

Utente di lunga data
Questo lo vedo bene anche io, gente con competenze mediocri ma che viene da posti dove farsi largo a pugni nei denti è la norma veleggiano bene, nel mentre locali (gente del posto) che invece è abituata a vivere di rendita va a piagnucolare dal governo che, per tenersi i voti, legifera obbligando le aziende ad assumere solo locali che però non hanno voglia di sbattersi. I risultati te li lascio immaginare.
E non sono neanche sicuro una soluzione esista
D'accordo su tutto ma, nei casi cui facevo riferimento, non mi riferivo a 'competenze mediocri' quanto invece a gente in gamba che altrove* ha trovato un sistema che gli ha consentito di esprimersi al meglio.

* altrove per me è da Bologna in su.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Sbagliato. In realtà è sempre una distribuzione normale gaussiana.
Non tenete conto però che l’attrazione fisica per le donne si intreccia con l’attrazione intellettuale che è basata su parametri diversi.
Ad esempio i ragazzi considerano un modello affascinante di maschio il bullo. Le ragazze lo considerano apprezzabile molto molto meno.
Un quindicenne, forse.
 

CIRCE74

Utente di lunga data
È ovvio che il racconto calato dall'alto, come una lezione frontale sia noioso.
A me annoia anche adesso e sto in ascolto solo per buona educazione se il farlo mi serve a qualcosa. Diversamente blocco e mi allontano.

Ed è altrettanto vero che un adolescente ha estremo bisogno di parlare di sè, narrare la sua storia.

Ma, a me capita spessissimo che mi venga chiesto di raccontare invece :)
E sono molto curiosi del mondo in cui ho vissuto, di come l'ho vissuto. Almeno tanto quanto io sono curiosa del mondo in cui vivono loro, che mi piace immensamente. (anche se ho molta meno energia di loro)
Certo, il mondo che interessa a loro è quello che li riguarda nel presente: ossia il mondo dei casini relazionali, del divertimento, dello stare con gli altri, il mondo delle sostanze, della sessualità, del corpo, delle relazioni. E il racconto che serve a loro è un racconto vivo e attivo nel suo svolgersi, hanno bisogno di sentirci dentro le emozioni vissute.
Sono adulta, ma quando parlo con un adolescente quella che parla è la mia parte adolescente, l'adulta è lì e modula la mia espressione, la finalizza in alcuni casi, e loro lo sanno.
E la vogliono fortemente quella parte adulta che c'è. Quella che non giudica, perchè il mondo degli adolescenti è intriso dal giudizio e dal tribunale e li schiaccia e li fa incazzare a mina, giustamente anche. Non gli interessa l'adulta che usa la sua storia come insegnamento. Non gli interessa l'adulto che li usa come contenitore dei propri ricordi. Soprattutto non gli interessa un adulto che non sa affascinarsi del mondo che vivono loro.

Gli interessa l'adulta che non ha perso per strada l'adolescente, che non l'ha collocata nel passato, ma che ha attraversato quel periodo di vita ed è andata oltre integrando e non perdendo quella parte e traendone le basi per ciò che è.

Gli adolescenti hanno paura. Di non farcela, di non essere in grado, di non essere abbastanza bravi, capaci. Hanno paura di perdersi.
Un adulto che È, non che fa qualcosa necessariamente (anche se a volte ne hanno proprio estremo bisogno di un adulto che fa), e che in quell'essere ricorda il piacere adolescenziale che si fonda sulla meraviglia e ancora sa meravigliarsi, li affascina moltissimo e soprattutto li rassicura. :)

Poi non sono miei figli, quindi la relazione è profondamente diversa. Per i figli i genitori non sono adulti e basta. Per gli adolescenti figli i genitori sono eroi che si stanno rivelando esseri umani e tali devono rivelarsi per potersene liberare. Uno dei compiti evolutivi per eccellenza dell'adolescenza è esattamente distanziarsi dai propri genitori fisici, per liberare lo slot di quelli interiori e ricollocarci dentro degli esseri umani dando degna sepoltura agli eroi.

Un genitore in particolare ma gli adulti in generale, che raccontano la propria storia di vita elevandola ad esempio di vita nel suo racconto sta impedendo esattamente quel compito. E non soltanto sta chiedendo conferme e rassicurazioni a degli adolescenti.

E sono noiosissimi non soltanto per gli adolescenti. Sono proprio noiosi in generale. E rimandano l'immagine della nostalgia del bel vecchio mondo andato (che è poi una immensa cagata, non è vero che si stava meglio quando si stava peggio).
La nostalgia non è una strategia attiva.
l'hai detto da sola...non sei sua madre.
Il figlio ha bisogno di vedere nel genitore "la roccia", non sono ammessi scivoloni, sono molto giudicanti, la mamma o il papà devono restare credibili per dare loro senso di protezione che vuoi o non vuoi alle volte cercano.
Non mi capire male, anche le mie figlie sanno che né io né loro padre eravamo dei santi, sanno che siamo persone che sbagliano e che lo sbaglio serve a crescere se affrontato nella giusta maniera ma un genitore non può livellarsi al figlio perché di amici ne hanno già tanti, hanno bisogno di altro che poi con gli anni muta e cambia ma il ruolo del genitore deve restare tale, almeno per come la penso io.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Aggiungo che non c'è una sola testimonianza nemmeno qui dentro di donne che apprezzano la fauna maschile con distruzione gaussiana. @Brunetta per prima, quando dice che gliene piacciono pochissimi è la prima che confuta tale ipotesi. Per non parlare di @Gaia che ne ha avuti 4 in 45 anni. Comunque sono sempre pronto a cambiare idea se qualcuna mi smentisce dicendo che su 100 uomini di età confrontabile presi a caso se ne farebbe circa 40. Le adolescenti non sfuggono certo a questa logica, anzi probabilmente la estremizzano, tutte dietro al "figo" della sQuola...
Molte donne tendono a focalizzarsi sugli stessi uomini perché percepiti come più desiderabili.
Il fatto che siano già apprezzati da altre aumenta il loro valore percepito.
Ne deriva una concentrazione dell’attenzione su pochi individui e una distribuzione diseguale dell’interesse.
Gli anglosassoni lo chiamano 'mate choice copying', imitazione della scelta del partner.
 

Brunetta

Utente di lunga data

Jim Cain

Utente di lunga data
Anche dopo.
Basta leggere i fatti di cronaca. Fabrizio Corona ha chi lo ammira.
Se è per questo anche Totò Riina aveva qualche fan.
Ma qui si parlava di un giovane bullo, che sicuramente piace fino ad una certa età e soprattutto piace a quelli come lui o che, peggio, vorrebbero essere come lui.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Ma di questo si parla! Di 17enni con 17enni. Se un'adulta dichiara di ritenere interessanti 5/6 uomini su 100 e poi e poi, e intendo dopo averli vagliati per vedere se sono tali, figuriamoci delle ragazzine.
A me è sempre parso che mostrarsi quanto più possibile selettive (almeno a parole) sia una forma di messa in scena del prestigio personale nel gioco delle relazioni.
La selettività diventa un dispositivo simbolico per elevarsi rispetto agli altri, distinguersi dalla massa e posizionarsi come premio raro.
Ma magari mi sbaglio.😎
 

Brunetta

Utente di lunga data
Vero.
Però senza la prima generalmente non si passa neanche ad esaminare la seconda.
L’attrazione fisica per una donna è una cosa complessa. Passa attraverso la postura, lo sguardo, la voce, le mani, in sintesi tutti gli aspetti che non dipendono direttamente dall’aspetto fisico, ma più dal senso di equilibrio che trasmette.
Per me questi sono aspetti più mentali che fisici.
Poi c’è anche una enorme variabilità di ciò che anche fisicamente viene considerato attraente.
Per questo non hanno senso le “scuole di seduzione“.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Molte donne tendono a focalizzarsi sugli stessi uomini perché percepiti come più desiderabili.
Il fatto che siano già apprezzati da altre aumenta il loro valore percepito.
Ne deriva una concentrazione dell’attenzione su pochi individui e una distribuzione diseguale dell’interesse.
Gli anglosassoni lo chiamano 'mate choice copying', imitazione della scelta del partner.
Si, se paradossalmente ogni donna, mettiamo su Tinder per fare un esempio, mettesse non più di 5/6 like su profili ritenuti "interessanti" ogni 100 profili consultati (che sono in effetti pochissimi rispetto a quelli che mette un uomo, che secondo me sono bel oltre i 50/60) ma del tutto soggettivi, come vorrebbero farci credere, allora qualunque uomo ogni 100 donne cui mette il like riceverebbe come minimo 5/6 match, matematicamente garantito, il che sarebbe un'enormità e in effetti ciò non accade quasi mai, perchè i 5/6 like di cui sopra col piffero che sono del tutto soggettivi, in realtà convergono su massimo il 10/15% dei soliti, da cui la distribuzione tipo Pareto, secondo la quale pochi prendono tutto e gli altri raspe.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Se è per questo anche Totò Riina aveva qualche fan.
Ma qui si parlava di un giovane bullo, che sicuramente piace fino ad una certa età e soprattutto piace a quelli come lui o che, peggio, vorrebbero essere come lui.
Fabrizio Corona è giovane?
 

Brunetta

Utente di lunga data
Si, se paradossalmente ogni donna, mettiamo su Tinder per fare un esempio, mettesse non più di 5/6 like su profili ritenuti "interessanti" ogni 100 profili consultati (che sono in effetti pochissimi rispetto a quelli che mette un uomo, che secondo me sono bel oltre i 50/60) ma del tutto soggettivi, come vorrebbero farci credere, allora qualunque uomo ogni 100 donne cui mette il like riceverebbe come minimo 5/6 match, matematicamente garantito, il che sarebbe un'enormità e in effetti ciò non accade quasi mai, perchè i 5/6 like di cui sopra col piffero che sono del tutto soggettivi, in realtà convergono su massimo il 10/15% dei soliti, da cui la distribuzione tipo Pareto, secondo la quale pochi prendono tutto e gli altri raspe.
Non credo che gli uomini che cercano di trovare donne online, possano vedere i “concorrenti“.
Penso che se li vedessero, capirebbero la selezione delle donne.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
L’attrazione fisica per una donna è una cosa complessa. Passa attraverso la postura, lo sguardo, la voce, le mani, in sintesi tutti gli aspetti che non dipendono direttamente dall’aspetto fisico, ma più dal senso di equilibrio che trasmette.
Per me questi sono aspetti più mentali che fisici.
Poi c’è anche una enorme variabilità di ciò che anche fisicamente viene considerato attraente.
Per questo non hanno senso le “scuole di seduzione“.
Al di là di quello che scrivi, e cioè com'è strutturata l'attrazione femminile, mi pare evidente che l'attrazione variamente definibile come intellettuale passi necessariamente da caratteristiche fisiche, posturali, chiamiamole come vuoi.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Al di là di quello che scrivi, e cioè com'è strutturata l'attrazione femminile, mi pare evidente che l'attrazione variamente definibile come intellettuale passi necessariamente da caratteristiche fisiche, posturali, chiamiamole come vuoi.
Mi sembra inevitabile visto che si tratta di aspiranti a una relazione con persone.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Non credo che gli uomini che cercano di trovare donne online, possano vedere i “concorrenti“.
Penso che se li vedessero, capirebbero la selezione delle donne.
Come no? Puoi sempre creare un profilo femminile se hai questa insana curiosità.. oppure puoi creare un tuo profilo fake maschile in modo da valutare diversi approcci possibili con diverse presentazioni e isolare le variabili (tentativi ed errori per capire dove sta lo sbaglio), sempre se hai del tempo da perdere
 
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