Non governo di tecnici, ma di politici, piuttosto estratti a sorte per evitare le porcherie delle nomine o i clientelismi delle preferenze, ma pescati fra persone che abbiano almeno requisiti minimi di competenza
Sai cosa penso? Non lo sai, ma mi attribuisci varie idee

Mi sono espressa come i bambini, perché mi fanno ridere quando dicono “Sai cosa mi è successo?” “E no, finché non me lo dici, non lo so!”
È divertente come i bambini imparino presto delle forme retoriche per guadagnare attenzione .
Lascia perdere l’esordio divertente solo per me.
Io sono sempre stata favorevole alla espressione delle preferenze come sistema democratico.
Poi sono stata candidata e rappresentante di lista (con le mani ciao ciao) e ho visto come funziona.
I seggi dividono la popolazione di una città in settori minuscoli. Così ho scoperto che la collega che tutta entusiasta mi aveva incoraggiata a candidarmi e poi mi aveva garantito il voto, non mi aveva votata. Come avevo fatto a sapere, se il voto segreto è garantito? Nel suo seggio non mi aveva votata nessuno e nessuno nemmeno la mia lista.
Ma ho anche osservato che le preferenze sono valide espresse in qualsiasi modo, basta che sia chiara la volontà dell’elettore.
Quindi è preferenza valida: Paolo Rossi, ma anche paolo Rossi, Rossi, Rossi Paolo, Rossi paolo, rossi, rossi Paolo, e poi scritto in stampato maiuscolo, stampato minuscolo, alternati e in corsivo.
Le combinazioni sono moltissime.
I rappresentanti di lista arrivano con schemi predisposti o fingono di segnarli a caso, ma è evidente che possono individuare benissimo le persone che hanno espresso preferenze per chi dovevano.
E il comune in cui mi sono candidata è prevalentemente scevro da possibilità di voto di scambio. Immagino in altri comuni intrinsecamente infiltrati dalla criminalità organizzata, chi possano essere gli eletti e chi possa ricevere benefici.
Sono uscita da quella esperienza con la mia convinzione sulla bontà preferenze volatilizzata.
E ho intuito che chi le voleva e criminalizzava le “liste bloccate“ forse non era proprio privo di interessi.
Quindi penso che non possa esistere un sistema buono in sé.
Il sorteggio poi mi fa ridere.
Appena arrivata nella mia ultima scuola sono stata messa nella commissione per la formazione delle classi.
Per garantire la neutralità le schede che corrispondevano ai bambini erano contrassegnate da un numero, non c’era modo di risalire al cognome. Io non conoscevo nessuno e non avrei potuto fare preferenze.
Quindi, seguendo i criteri saggi stabiliti dagli Organi Collegiali, avevamo formato i quattro mucchietti. Intanto ci venivano a salutare l’una o l’altra. Altro che prestigiatori! Alla fine tutti i bambini figli del farmacista o del medico ecc erano “casualmente“ nella stessa classe!
Non che io abbia mai desiderato avere i figli della presunta élite, ma quella che voleva la “classettina”, sì.
Quindi figuriamoci se non si potrebbe immaginare un modo utile a chi vuol il proprio utile, anche con l’estrazione.