La scelta

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Secondo me la zerbinaggine è uno stato d'animo, più che una realtà concreta.
Non è accettare un torto che ti rende zerbino, è accettare un torto perché hai paura.
Oltretutto non è neppure vero che una persona che ti ha fatto un torto, poi si sente superiore a te e ti vede come un perdente. Seriamente, tu ti sentiresti così con una persona alla quale vuoi bene o ti dispiacerebbe? Io penso la seconda. Altrimenti hai sposato Hitler!
Non credo sia una questione di vedere l'altro perdente, perchè ad esempio ci sarebbe anche il discorso dei tabù, una volta che rompi un tabù è difficile tornare indietro, se poi chi dovrebbe fartelo presente lascia correre, è un invito a nozze a ripetere, certo non consapevolmente e men che meno matematicamente per tutti eh
 

Nicky

Utente di lunga data
Non sei tu a dirlo ma è una teoria che aleggia spesso da queste parti.
Beh, in generale merito e demerito, come colpa e punizione, non fanno proprio parte del mio modo di vedere le relazioni.
Quello che ha senso fare, per me, è cercare, quando si verifica una situazione dannosa, di capire il processo di formazione, per elaborarla e riprendersi una forma di "agency" (non mi viene la parola italiana), che a volte si perde nel processo ordinario della vita.
Quindi posso dire con sicurezza che, quando parlo ad esempio delle cause del mio tradimento, non lo faccio mai per renderne responsabile mio marito, ma per capire la nostra relazione.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
allo stesso tempo magari ha sviluppato una certa avversione per certi comportamenti, chissà forse perchè non è la prima volta che gli capitano e ha già una vaga idea di dove portano certe scelte e non vuole ripetere il copione. Hai presente quando fai indigestione di qualcosa e poi ti viene il vomito solo all'odore? Ecco, qualcosa del genere. Si può condividere, si può non condividere, io non devo convincere nessuno.
Ecco, quello che mi è mancato (una delle cose che mi sono mancate) durante la gestione del tradimento è proprio l'esperienza.
Non ero mai stato tradito prima di quel momento (almeno, se è successo non l'ho mai saputo) e, se mi fosse capitato in passato, avrei forse avuto strumenti migliori per affrontarlo.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Sbagliato. Il mio pensiero è che i segnali, che è roba che hai tirato fuori tu, semplicemente non contano un cazzo perchè non sono predittivi, dunque per me è inutile la questione "ha sgamato ma dovrebbe chiedersi cosa non ha colto prima", e mi chiedo perchè non rispondi alla mia domanda "e quelli che non hanno mai sgamato? Cosa dovrebbero domandarsi?". Perchè tutte le considerazioni sulla superficialità di lei, dedotta dalle modalità con cui ha messo in atto il tradimento e dalle non risposte che poi ha dato a lui non sono altro che il collasso della funzione d'onda da prima a dopo lo sgamo. Lo sgamo è il nodo della situazione, l'apertura della scatola, solo dopo la quale il gatto di Schrödinger è o vivo o morto.
In questo tuo ragionamento ci sono alcune cose che non mi tornano:

Prima dici che i “segnali non contano un cazzo perché non sono predittivi”, però allo stesso tempo costruisci tutta la tua analisi attorno allo “sgamo” come evento decisivo. Se i segnali non contano perché non predicono con certezza, allora nemmeno lo sgamo aggiunge valore interpretativo: è solo un fatto avvenuto, non una chiave di lettura del prima.

Poi sostieni che tutto quello che si dice dopo lo sgamo sia solo una reinterpretazione a posteriori. Ma allora anche la tua posizione rientra nello stesso problema: stai usando lo sgamo per invalidare ogni lettura precedente, ma lo fai comunque a posteriori.

Inoltre, dici che i segnali sono inutili perché non predittivi. Ma confondi “non predittivo al 100%” con “inutile”. In qualsiasi relazione, i segnali non servono a prevedere con certezza matematica, ma a orientare la comprensione. Altrimenti dovremmo ignorare qualsiasi dinamica relazionale finché non succede qualcosa di eclatante.

Sulla tua domanda “e quelli che non hanno mai sgamato?”: proprio qui il tuo ragionamento si inceppa. Se neghi qualsiasi valore ai segnali, allora queste persone per definizione non hanno strumenti di lettura, quindi non c’è nulla da domandarsi. Ma questo è un vicolo cieco: stai implicitamente dicendo che la comprensione relazionale è impossibile finché non c’è una prova definitiva.

Infine, la metafora del gatto di Schrödinger non regge del tutto: in fisica il collasso elimina l’incertezza su uno stato già definito, mentre nelle relazioni il significato degli eventi si costruisce anche nel tempo, non esiste già “determinato” prima di essere osservato. Non è solo una rivelazione, è anche un processo interpretativo.

Cosa mi sfugge?
 
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