Una persona dal passato

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Eh...il problema è che mi sembra che la nostra nuova amica voglia tutt'altro che una storia tra amanti, si farà del male.
Come tutti quelli che ci passano.

Le lacrime, in queste cose, sono praticamente fisiologiche. Il punto non è evitarle, perché se entri in certe dinamiche pensando di uscirne stirata e profumata come da una spa, sei già scema in partenza. Il punto è non farsi inculare due volte.

La prima volta dal casino stesso: attese, telefono muto, promesse non dette ma immaginate, domeniche storte, lui che torna a casa e tu che resti col soffitto sopra la testa a chiappe aperte sul letto, con l'ultimo orgasmo che sfuma nell'inquietudine.

La seconda volta da quelli che, mentre stai male, ti si infilano sotto pelle e ti inoculano le grandi verità della vita. Secondo loro, naturalmente. Il tizio, la tizia, il gruppetto, il comitato etico da forum che ti sta vicino nel momento del bisogno e proprio per questo acquista ai tuoi occhi una patente di autorevolezza che magari non merita per un cazzo. Perché sì, ti hanno tenuta in piedi quando barcollavi, ma magari ti hanno aiutata per la discesa, non per la salita. :LOL:

Quindi secondo me l’amica nostra deve fare una cosa molto semplice: tenere gli occhi aperti, ragionare con la sua testa e prendersi il bello finché il bello c’è.

Puoi avere tutti i desideri che vuoi. È sano, è umano, è perfino inevitabile. Il problema sono le aspettative. Quelle ti fregano. Perché appena cominci a costruire la villetta mentale sul terreno dell’amante, sei già diventata la moglie di scorta: quella che aspetta, interpreta, giustifica, traduce, dà significati, vede spiragli, immagina dialoghi potenziali che magari non si realizzeranno neanche tra cent’anni.

In termini pratici vuol dire una cosa sola: continua a vivere come se fossi single. Non congelarti. Non metterti in attesa. Non diventare funzione della sua crisi, della sua coppia, della sua coerenza, della sua vigliaccheria o del suo coraggio.

Fai l’amante, se vuoi fare l’amante. Non la supplente della moglie, non la terapeuta, non la vestale del suo poliamore immaginario o no che sia. Che non è che se è tutto vero a te cambia niente (terza inculata potenziale).

Prenditi la bolla: il letto, le risate, la leggerezza, quello che c’è. E quando il bello smette di tornare indietro, staccati. Sei la sua vacanza? Bene, il mare è lì anche a dicembre quando le spiagge sono vuote, ma non viene definito dai bagnanti.

Non so se mi sono capito da solo.
 

danny

Utente di lunga data
Perché le persone non vogliono solo una persona che piace, ma anche una relazione che piace. E mi pare sano.
E' corretto, certo e sicuramente sano.
Ma corretto non sempre è la scelta migliore.
E' una scelta razionale, misurata, ponderata, giusta.
Limita eventuali sofferenze e questo rende il tutto sano.
Però è come col cibo: certe cose si sa che fanno male ma si mangiano lo stesso.
 

ToyGirl

Utente di lunga data
Vi scrivo per raccontarvi la storia che sto vivendo. Mi piacerebbe ricevere pareri e consigli: è la prima volta che vivo una storia come amante e non so come muovermi in questo ruolo, che non avrei mai pensato di incarnare.
Io e lui ci siamo conosciuti più di quindici anni fa in università, sicuramente ci piacevamo, ma eravamo troppo impacciati e all’epoca non successe nulla, se non qualche uscita serale. Insomma, una conoscenza superficiale, ma che in qualche modo è rimasta impressa a entrambi. Poi ci siamo persi per tutti questi anni, pur rimanendo legati sui social. Qualche messaggio e basta, veramente poche frasi, ogni tre, quattro anni. Io ero impegnata in una relazione e vivevo lontano; la mia sensazione è sempre stata di rammarico per non aver mai avuto il ‘momento giusto’ per conoscerci davvero.

Dopo tanti anni, qualche mese fa, mi trasferisco di nuovo in Italia, la mia lunga relazione finisce e mi ritrovo single. Un giorno vedo una sua foto per caso, su un social, e decido di scrivergli, pensando che non si sarebbe neanche ricordato di me. Con mio stupore, lui ricorda tutto e ricorda bene, anche i particolari che io ho dimenticato (persino come ero vestita il giorno del nostro primo incontro!) e tutte le cose che ci eravamo detti in quei pochi, timidi incontri da ragazzi. Parliamo per circa due mesi, anche se in modo non assillante. Mi racconta di essere fidanzato da quattro anni con una ragazza più giovane di dodici anni, dice che non convivono ancora, ma mi parla del progetto di una convivenza nel prossimo futuro e poi anche di avere dei figli. Mi dice che immagina con lei il suo futuro. Nei nostri messaggi si insinuano, lentamente, riferimenti erotici, anche immaginando cosa sarebbe successo se in una di quelle uscite, tanti anni prima, fossimo stati insieme. Decidiamo di vederci, consapevoli che qualcosa sarebbe potuto succedere. Viene a cena a casa mia e passiamo ore molto belle. Rivederci è emozionante, parliamo nello stesso modo affiatato di tanti anni prima, l’intesa sessuale è perfetta. Penso che lui avesse nei piani di vedermi solo quella sera, ma non riusciamo a trattenerci e ci vediamo ancora, sempre da me, di giorno. Ore stupende, sesso fantastico, coccole sul divano, chiacchiere emozionate. Ci vediamo anche una terza volta, ma quando la organizziamo lui mi dice che ci sta troppo male, che si sente malissimo all’idea di tradire la sua compagna e che questo deve essere l’ultimo incontro. Io gli scrivo una lettera, che gli do prima che vada via, sicura che non ci saremmo più rivisti, in cui ammetto di provare qualcosa e gli chiedo di venire a cercarmi se le cose con lei fossero cambiate. Lui mi risponde con un’altra lettera, dice di essere un po’ coinvolto anche lui, e che ha deciso di interrompere proprio per questo, per evitare di innamorarci e di vivere una cosa sporca, nascosta, che ci avrebbe solo fatto del male. Dice che se le cose dovessero cambiare vorrà certamente vivermi. Non ci sentiamo per un po', finché non scrivo un messaggio e gli dico che non riesco a non pensarlo. Ci vediamo una quarta volta, poi una quinta. Il sesso è fantastico e il coinvolgimento sale ancora, tanto che, gli faccio notare, io ho desiderio di fare qualcosa all’esterno e non vederci sempre e solo a casa mia, perché mi fa dubitare che possa essere solo interesse sessuale (anche se lui dice che non sa scindere la testa dal corpo). Ci vediamo una sesta volta per fare una passeggiata al mare… Parliamo tanto, ridiamo, ci baciamo. Gli dico che questa situazione non mi fa stare bene, né io né lui viviamo serenamente il fatto di essere diventati amanti, ma al tempo stesso non vorremmo perderci. Lui dice che è più giusto prendere una decisione insieme, paventa la possibilità di provare a diventare amici, ma entrambi ci crediamo poco. Gli dico che allora è meglio chiudere e stavolta glielo chiedo io: gli dico di cercarmi se e quando la sua vita sarà cambiata, lui sarà single e potremo viverci in libertà. Ci salutiamo con dolore.

Passa qualche giorno e gli scrivo ancora, mi fa troppo male, così non riesco. Gli dico che dobbiamo trovare un’altra soluzione. Dice che anche per lui è difficile, ma che dovremmo provare ad andare avanti.
Poi scopro di avere un impegno non lontano da casa sua (dove non sono mai stata - lui vive da solo) e gli chiedo se mi ospiti per la notte (certo, è una scusa per rivederci). Lui ci vuole pensare, per capire come gestire la cosa, dice, per non rimandare all’infinito questa situazione precaria e clandestina. Dice che non vuole perdermi.
Sulla sua relazione ha detto poco… solo che la ama, che va tutto bene, che forse manca solo un po' del divertimento dei primi tempi. So che prima di me l’aveva già tradita due volte, in due occasioni casuali e con due sconosciute che non ha mai rivisto. Di lei e della relazione non vuole parlare, con me, ma se faccio domande risponde sempre. Io sento e vedo che ha dei sentimenti, per me, ma al tempo stesso non ha mai messo in discussione la sua relazione, neanche a parole. Non so che pensare… A me lui piace tanto, ma odio questa situazione. Lo vedo confuso, tormentato dall’idea di tradire, ma al tempo stesso incapace di chiudere, anche se ci sta male. Mi sembra che questa cosa, che non aveva pensato potesse accadere, gli sia piombata addosso come un terremoto e che non sappia come gestirla.

Voi che ne pensate? Cosa dovrei fare? Rinunciare, chiudere, lasciarlo stare? So che forse sarebbe la cosa giusta, ma quando provo dei sentimenti per me è veramente difficile metterli a tacere…
Scusate il lunghissimo messaggio!
È tutto bellissimo perché siete amanti.

Perché dovrebbe lasciarla, scusami?

Gli manca un po' di friccicore, ma con lei ha dei progetti di vita, una stabilità.

Con te cosa avrebbe? Una sottòna che accetta di tutto pur di averlo? Non è intrigante. O meglio. Sei intrigante come amante, come persona che gli alza l'autostima e qualcos altro, come terapia di coppia, di certo non ti vuole come compagna di vita.
E ha ragione.

Comunque i ricatti emotivi sottili e patetici, evitali. Tanto non riesci a staccarti e accetteresti di tutto pur di avere quelle due bricioline.
 

CIRCE74

Utente di lunga data
Come tutti quelli che ci passano.

Le lacrime, in queste cose, sono praticamente fisiologiche. Il punto non è evitarle, perché se entri in certe dinamiche pensando di uscirne stirata e profumata come da una spa, sei già scema in partenza. Il punto è non farsi inculare due volte.

La prima volta dal casino stesso: attese, telefono muto, promesse non dette ma immaginate, domeniche storte, lui che torna a casa e tu che resti col soffitto sopra la testa a chiappe aperte sul letto, con l'ultimo orgasmo che sfuma nell'inquietudine.

La seconda volta da quelli che, mentre stai male, ti si infilano sotto pelle e ti inoculano le grandi verità della vita. Secondo loro, naturalmente. Il tizio, la tizia, il gruppetto, il comitato etico da forum che ti sta vicino nel momento del bisogno e proprio per questo acquista ai tuoi occhi una patente di autorevolezza che magari non merita per un cazzo. Perché sì, ti hanno tenuta in piedi quando barcollavi, ma magari ti hanno aiutata per la discesa, non per la salita. :LOL:

Quindi secondo me l’amica nostra deve fare una cosa molto semplice: tenere gli occhi aperti, ragionare con la sua testa e prendersi il bello finché il bello c’è.

Puoi avere tutti i desideri che vuoi. È sano, è umano, è perfino inevitabile. Il problema sono le aspettative. Quelle ti fregano. Perché appena cominci a costruire la villetta mentale sul terreno dell’amante, sei già diventata la moglie di scorta: quella che aspetta, interpreta, giustifica, traduce, dà significati, vede spiragli, immagina dialoghi potenziali che magari non si realizzeranno neanche tra cent’anni.

In termini pratici vuol dire una cosa sola: continua a vivere come se fossi single. Non congelarti. Non metterti in attesa. Non diventare funzione della sua crisi, della sua coppia, della sua coerenza, della sua vigliaccheria o del suo coraggio.

Fai l’amante, se vuoi fare l’amante. Non la supplente della moglie, non la terapeuta, non la vestale del suo poliamore immaginario o no che sia. Che non è che se è tutto vero a te cambia niente (terza inculata potenziale).

Prenditi la bolla: il letto, le risate, la leggerezza, quello che c’è. E quando il bello smette di tornare indietro, staccati. Sei la sua vacanza? Bene, il mare è lì anche a dicembre quando le spiagge sono vuote, ma non viene definito dai bagnanti.

Non so se mi sono capito da solo.
Io ho capito benissimo quello che vuoi dire, la penso esattamente come te, quella che deve capire però è lei che mi sembra per il momento invece orientata a fare la moglie di scorta...per questo ho detto che se la situazione è realmente come l'ha descritta dovrebbe chiudere il prima possibile, perché è sbagliata l'impostazione che lei ha dato alla cosa.
 

ToyGirl

Utente di lunga data
Come tutti quelli che ci passano.

Le lacrime, in queste cose, sono praticamente fisiologiche. Il punto non è evitarle, perché se entri in certe dinamiche pensando di uscirne stirata e profumata come da una spa, sei già scema in partenza. Il punto è non farsi inculare due volte.

La prima volta dal casino stesso: attese, telefono muto, promesse non dette ma immaginate, domeniche storte, lui che torna a casa e tu che resti col soffitto sopra la testa a chiappe aperte sul letto, con l'ultimo orgasmo che sfuma nell'inquietudine.

La seconda volta da quelli che, mentre stai male, ti si infilano sotto pelle e ti inoculano le grandi verità della vita. Secondo loro, naturalmente. Il tizio, la tizia, il gruppetto, il comitato etico da forum che ti sta vicino nel momento del bisogno e proprio per questo acquista ai tuoi occhi una patente di autorevolezza che magari non merita per un cazzo. Perché sì, ti hanno tenuta in piedi quando barcollavi, ma magari ti hanno aiutata per la discesa, non per la salita. :LOL:

Quindi secondo me l’amica nostra deve fare una cosa molto semplice: tenere gli occhi aperti, ragionare con la sua testa e prendersi il bello finché il bello c’è.

Puoi avere tutti i desideri che vuoi. È sano, è umano, è perfino inevitabile. Il problema sono le aspettative. Quelle ti fregano. Perché appena cominci a costruire la villetta mentale sul terreno dell’amante, sei già diventata la moglie di scorta: quella che aspetta, interpreta, giustifica, traduce, dà significati, vede spiragli, immagina dialoghi potenziali che magari non si realizzeranno neanche tra cent’anni.

In termini pratici vuol dire una cosa sola: continua a vivere come se fossi single. Non congelarti. Non metterti in attesa. Non diventare funzione della sua crisi, della sua coppia, della sua coerenza, della sua vigliaccheria o del suo coraggio.

Fai l’amante, se vuoi fare l’amante. Non la supplente della moglie, non la terapeuta, non la vestale del suo poliamore immaginario o no che sia. Che non è che se è tutto vero a te cambia niente (terza inculata potenziale).

Prenditi la bolla: il letto, le risate, la leggerezza, quello che c’è. E quando il bello smette di tornare indietro, staccati. Sei la sua vacanza? Bene, il mare è lì anche a dicembre quando le spiagge sono vuote, ma non viene definito dai bagnanti.

Non so se mi sono capito da solo.
Ti sei sprecato.

Certe donne sono zerbini per natura, non lo vogliono capire un discorso così.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ma anche il tizio lasciasse la compagna per te, vista la già dichiarata poliamorosia o come si scrive, saresti pronta a una relazione del genere?
Se lascia la moglie per te, non è un Pollo Amoroso DOC. :LOL:

Il Pollo Amoroso vero non smonta una baracca per montarne un’altra uguale con un’etichetta più moderna sopra. Lascia in piedi tutte le cose e, soprattutto, la prima persona a cui lo spiega è la moglie. Non l’amante. Non il forum. Non sé stesso davanti allo specchio mentre cerca una parola elegante per dire che ha voglia di scopare altrove senza sentirsi Lino Banfi col cappotto sul braccio.

Il punto delle forme di non monogamia etica è tutto lì: dovrebbero essere fatte senza inculare nessuno. Etica vuol dire che le persone coinvolte sanno dove stanno, cosa stanno accettando e quanto costa. Poi può piacere o fare schifo, ma almeno il tavolo è quello.

Il poliamoroso, se è davvero tale, ha bisogno di trasparenza prima ancora che di varietà. Perché se deve nascondere, mentire, fare i turni col telefono, inventarsi riunioni e campare con due versioni parallele di sé, sta male lui per primo. La sua struttura non regge il clandestino.

Quelli che fanno le cose di nascosto non sono poliamorosi. Sono traditori all'italiana, però al passo coi tempi.

Che va anche bene, eh. Basta non metterci sopra il fiocchetto antropologico. :LOL:
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Io ho capito benissimo quello che vuoi dire, la penso esattamente come te, quella che deve capire però è lei che mi sembra per il momento invece orientata a fare la moglie di scorta...per questo ho detto che se la situazione è realmente come l'ha descritta dovrebbe chiudere il prima possibile, perché è sbagliata l'impostazione che lei ha dato alla cosa.
No no, questo sicuramente no...ma nel momento che uno si rende conto che sta andando a spiattellarsi contro un muro forse è meglio chiudere il prima possibile.
Penso che certe cose si capiscano solo vivendole per vedere fino in fondo dove portano, poi lei mi pare anche giovincella, avrà tempo di meditare e trarre le opportune conclusioni
 

danny

Utente di lunga data
Perché il martirio è un piacere sottile. Nessuno dovrebbe saperlo meglio di te :LOL:
Non è un piacere, assolutamente.
E' un dovere, qualcosa che senti come giusto, corretto, la scelta migliore per chi pensi di amare più di te stesso, i figli solitamente, o la tranquillità di una posizione acquisita.
Ma gradualmente ogni giorno sceglierlo ti lascia un senso di vuoto.
Come tutti i doveri per i quali hai limitato il piacere nella tua vita.
Per me, rinunciare a una persona solo per incasellare la propria scelta in quello che si percepisce come legittimo è una cazzata.
Si dia la giusta collocazione alla relazione e si goda quel che offre.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ma gradualmente ogni giorno sceglierlo ti lascia un senso di vuoto.
Ha centrato il punto come poche altre volte da quando ti conosco :LOL:
Il che apre un fronte enorme se inseriamo come tema tutte le strutture e sovrastrutture che uno si inventa, crea, prende in prestito o copia pedissequamente per tappare quel senso di vuoto.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ti sei sprecato. Certe donne sono zerbini per natura, non lo vogliono capire un discorso così.
Il punto è più largo.

Il mondo, alla fine, è diviso tra servi e padroni. Ma non nel senso da romanzo sociale con il padrone col sigaro e il servo col cappello in mano. È una postura interiore. C’è chi nasce per chiedere permesso anche quando ha ragione, e chi nasce con l’istinto di occupare spazio. Poi la vita ti rifinisce, ti rovina, ti corregge, ti spezza o ti tempra. Ma il materiale di partenza quello è.

I Greci dicevano diventa chi sei. Che non vuol dire inventati una personalità su Instagram o appiccicati addosso due frasi motivazionali. Vuol dire riconoscere la tua natura e portarla a compimento. Se sei servo, puoi diventare un servo lucidissimo, dignitoso, utile, magari perfino necessario. Se hai stoffa da padrone, puoi diventare struttura, direzione, forza. Ma se passi la vita a fingere di essere quello che non sei, diventi solo una caricatura.

Ieri ne parlavo con la bionda, proprio su questo: la differenza tra aiutare i deboli e aiutare chi ha potenziale.

Perché sono due cose completamente diverse.

Aiutare i deboli a prescindere, quelli che vogliono restare deboli, quelli che usano la fragilità come rendita, che trasformano ogni mano tesa in un diritto acquisito, è una forma di complicità schifosa. Non li stai salvando. Li stai mantenendo nel loro brodo. E spesso lo fai perché ti piace sentirti migliore, perché il dolore degli altri ti dà una posizione, ti fa sentire meno stronzo, meno vuoto, meno inutile. È carità tossica, non nobiltà.

Aiutare chi ha potenziale invece è un’altra cosa. Lì non stai accarezzando una ferita, stai investendo su una possibilità. Oggi non ce la fai, domani magari arrivi più lontano di me. Oggi ti tengo in piedi io, domani magari il bene che ho fatto mi torna indietro in un’altra forma, oppure semplicemente resta nel mondo qualcosa che prima non c’era.

E questa è una differenza enorme.

Lo zerbino non è chi soffre. Lo zerbino è chi si innamora della propria posizione bassa, chi chiama amore il farsi calpestare, chi chiama dedizione la paura di alzarsi, chi scambia la propria incapacità di scegliere per profondità morale.

E lì sì, ti sprechi. Perché puoi spiegarglielo in tutti i modi, puoi portargli la logica, l’esperienza, il sangue, gli esempi. Ma se uno dentro è servo e ha deciso che la sua gabbia è una virtù, non vuole essere liberato.

Vuole solo che tu gli dica che le catene gli stanno bene.
 

Skorpio

Utente di lunga data
Buongiorno @Angy2026 sono il Presidente del comitato etico del forum: è un piacere averti tra noi.
Se tu lo ami davvero devi resistere e lottare fino alla vittoria completa, perché l'obiettivo finale è averlo tutto per te

Non devi assolutamente accettare compromessi, ma fargli pressione, la guerra è guerra, e l'amore la giustifica pienamente

Perché ti lo ami, vero?
 

Nicky

Utente di lunga data
E' corretto, certo e sicuramente sano.
Ma corretto non sempre è la scelta migliore.
E' una scelta razionale, misurata, ponderata, giusta.
Limita eventuali sofferenze e questo rende il tutto sano.
Però è come col cibo: certe cose si sa che fanno male ma si mangiano lo stesso.
Ma non si tratta di scelte razionali.
Non siamo obbligati a saper vivere tutto.
Obbligarsi a fare l'amante con leggerezza, a sapersi prendere il buono se quel buono non basta, non funziona.
Se si riesce, si fa, se è insostenibile, c'è altro.
L'altro che conviene che inizi a considerare, uscendo, dando spazio a nuove persone, vivendo la sua vita.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Buongiorno @Angy2026 sono il Presidente del comitato etico del forum: è un piacere averti tra noi.
Se tu lo ami davvero devi resistere e lottare fino alla vittoria completa, perché l'obiettivo finale è averlo tutto per te

Non devi assolutamente accettare compromessi, ma fargli pressione, la guerra è guerra, e l'amore la giustifica pienamente

Perché ti lo ami, vero?
Piacere, Perfidio Maria De Infamis :LOL:
 

danny

Utente di lunga data
Ma non si tratta di scelte razionali.
Non siamo obbligati a saper vivere tutto.
Obbligarsi a fare l'amante con leggerezza, a sapersi prendere il buono se quel buono non basta, non funziona.
Se si riesce, si fa, se è insostenibile, c'è altro.
L'altro che conviene che inizi a considerare, uscendo, dando spazio a nuove persone, vivendo la sua vita.
Una cosa non esclude l'altra.
La leggerezza arriva proprio nel momento in cui la relazione con l'amante non diventa l'unico sostegno affettivo della tua vita.
Certo, anche questo è sostanzialmente utopico.
Se una persona ti è entrata in testa, gli altri non li vedi.
Neppure se lo lasci.
 

Nicky

Utente di lunga data
Una cosa non esclude l'altra.
La leggerezza arriva proprio nel momento in cui la relazione con l'amante non diventa l'unico sostegno affettivo della tua vita.
Certo, anche questo è sostanzialmente utopico.
Se una persona ti è entrata in testa, gli altri non li vedi.
Neppure se lo lasci.
Ma no. Gli altri li vedi eccome, pure se non lasci.
E' solo questione di tempo.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Il punto è più largo.

Il mondo, alla fine, è diviso tra servi e padroni. Ma non nel senso da romanzo sociale con il padrone col sigaro e il servo col cappello in mano. È una postura interiore. C’è chi nasce per chiedere permesso anche quando ha ragione, e chi nasce con l’istinto di occupare spazio. Poi la vita ti rifinisce, ti rovina, ti corregge, ti spezza o ti tempra. Ma il materiale di partenza quello è.

I Greci dicevano diventa chi sei. Che non vuol dire inventati una personalità su Instagram o appiccicati addosso due frasi motivazionali. Vuol dire riconoscere la tua natura e portarla a compimento. Se sei servo, puoi diventare un servo lucidissimo, dignitoso, utile, magari perfino necessario. Se hai stoffa da padrone, puoi diventare struttura, direzione, forza. Ma se passi la vita a fingere di essere quello che non sei, diventi solo una caricatura.

Ieri ne parlavo con la bionda, proprio su questo: la differenza tra aiutare i deboli e aiutare chi ha potenziale.

Perché sono due cose completamente diverse.

Aiutare i deboli a prescindere, quelli che vogliono restare deboli, quelli che usano la fragilità come rendita, che trasformano ogni mano tesa in un diritto acquisito, è una forma di complicità schifosa. Non li stai salvando. Li stai mantenendo nel loro brodo. E spesso lo fai perché ti piace sentirti migliore, perché il dolore degli altri ti dà una posizione, ti fa sentire meno stronzo, meno vuoto, meno inutile. È carità tossica, non nobiltà.

Aiutare chi ha potenziale invece è un’altra cosa. Lì non stai accarezzando una ferita, stai investendo su una possibilità. Oggi non ce la fai, domani magari arrivi più lontano di me. Oggi ti tengo in piedi io, domani magari il bene che ho fatto mi torna indietro in un’altra forma, oppure semplicemente resta nel mondo qualcosa che prima non c’era.

E questa è una differenza enorme.

Lo zerbino non è chi soffre. Lo zerbino è chi si innamora della propria posizione bassa, chi chiama amore il farsi calpestare, chi chiama dedizione la paura di alzarsi, chi scambia la propria incapacità di scegliere per profondità morale.

E lì sì, ti sprechi. Perché puoi spiegarglielo in tutti i modi, puoi portargli la logica, l’esperienza, il sangue, gli esempi. Ma se uno dentro è servo e ha deciso che la sua gabbia è una virtù, non vuole essere liberato.

Vuole solo che tu gli dica che le catene gli stanno bene.
Sono per lo più d'accordo, ma mi pare un tantino semplificatorio. Credo manchino all'appello almeno altre 5 figure oltre al servo e al padrone. Per esempio l'autonomo. Mentre il padrone ha bisogno di qualcuno da dirigere e il servo di qualcuno da seguire, per l'autonomo la sua unità di misura è l'autonomia, non il potere. Non vuole occupare lo spazio degli altri, ma vuole essere sovrano nel suo. È quello che, davanti alla scelta tra comandare o obbedire, risponde: "Nessuna delle due, preferisco andarmene per conto mio". Poi c'è il cooperante, figura che scardina l'idea che l'unico modo di stare al mondo sia "sopra o sotto". Il cooperante crede nella sinergia e capisce che due persone che collaborano alla pari producono più valore di un padrone che frusta un servo: è una forma di intelligenza sociale. Chi vede solo servi e padroni spesso scambia la gentilezza o la disponibilità del cooperante per servilismo, commettendo un errore di valutazione. Poi c'è il ribelle, che non vuole essere padrone, perché detesta le catene, comprese quelle che deve tenere in mano chi comanda, ma non è un servo, perché la sua natura è il rifiuto dell'autorità. Il custode, colui che protegge perché riconosce il valore intrinseco della vita e della fragilità. Il custode sa che un domani il "padrone" di oggi potrebbe essere il ferito di domani. Non investe sul "potenziale" per un ritorno futuro, ma agisce per un dovere etico che trascende la convenienza. E infine c'è l'indifferente che non ha alcuna ambizione di potere né alcuna vocazione al sacrificio. Sono persone che cercano solo di vivere la propria vita con dignità, godendosi le piccole cose, senza sentire il bisogno di definirsi attraverso una gerarchia. Per il "padrone" possono essere invisibili, ma sono loro che spesso mandano avanti il mondo nel quotidiano.
 

ToyGirl

Utente di lunga data
Il punto è più largo.

Il mondo, alla fine, è diviso tra servi e padroni. Ma non nel senso da romanzo sociale con il padrone col sigaro e il servo col cappello in mano. È una postura interiore. C’è chi nasce per chiedere permesso anche quando ha ragione, e chi nasce con l’istinto di occupare spazio. Poi la vita ti rifinisce, ti rovina, ti corregge, ti spezza o ti tempra. Ma il materiale di partenza quello è.

I Greci dicevano diventa chi sei. Che non vuol dire inventati una personalità su Instagram o appiccicati addosso due frasi motivazionali. Vuol dire riconoscere la tua natura e portarla a compimento. Se sei servo, puoi diventare un servo lucidissimo, dignitoso, utile, magari perfino necessario. Se hai stoffa da padrone, puoi diventare struttura, direzione, forza. Ma se passi la vita a fingere di essere quello che non sei, diventi solo una caricatura.

Ieri ne parlavo con la bionda, proprio su questo: la differenza tra aiutare i deboli e aiutare chi ha potenziale.

Perché sono due cose completamente diverse.

Aiutare i deboli a prescindere, quelli che vogliono restare deboli, quelli che usano la fragilità come rendita, che trasformano ogni mano tesa in un diritto acquisito, è una forma di complicità schifosa. Non li stai salvando. Li stai mantenendo nel loro brodo. E spesso lo fai perché ti piace sentirti migliore, perché il dolore degli altri ti dà una posizione, ti fa sentire meno stronzo, meno vuoto, meno inutile. È carità tossica, non nobiltà.

Aiutare chi ha potenziale invece è un’altra cosa. Lì non stai accarezzando una ferita, stai investendo su una possibilità. Oggi non ce la fai, domani magari arrivi più lontano di me. Oggi ti tengo in piedi io, domani magari il bene che ho fatto mi torna indietro in un’altra forma, oppure semplicemente resta nel mondo qualcosa che prima non c’era.

E questa è una differenza enorme.

Lo zerbino non è chi soffre. Lo zerbino è chi si innamora della propria posizione bassa, chi chiama amore il farsi calpestare, chi chiama dedizione la paura di alzarsi, chi scambia la propria incapacità di scegliere per profondità morale.

E lì sì, ti sprechi. Perché puoi spiegarglielo in tutti i modi, puoi portargli la logica, l’esperienza, il sangue, gli esempi. Ma se uno dentro è servo e ha deciso che la sua gabbia è una virtù, non vuole essere liberato.

Vuole solo che tu gli dica che le catene gli stanno bene.
Io non credo in una suddivisione così radicale e netta. Non esiste una persona che è sempre serva con tutti.

Di solito queste donne così sono totalmente sottomesse agli uomini che le trattano come oggetti, e sono crudeli, insensibili e vipere verso le altre donne. Stupidamente le vedono come rivali e nemiche della loro felicità. Quando poi le prime a osteggiarsi da sole sono loro stesse.

Ma una che ha gli occhi a cuoricino e sogna la favola di amore monogamo verso un uomo che, magari, poche ore prima, ha leccato la vagina di un'altra donna e magari ci ha eiaculato dentro, cosa può capire?
Un conto è essere amanti trasgressivi e complici, un conto è accettare le bricioline e piangere.
 
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