E applicando tutto ciò al tema del forum per cui siamo più o meno tutti qui presenti, cosa si può dire ai cornuti o ai cornificatori che rimuginano sul passato ad esempio interrogandosi sul "se io, se lei" tipo Biagione?
A me sembra che si possa applicare serenamente la stessa prospettiva di processo.
Il punto, secondo me, non è interrogarsi o meno sul passato, ma la funzione che gli attribuiamo.
Se serve a rileggere il passato per comprenderne il processo, allora può essere uno strumento utile.
Se invece diventa il tentativo di riscrivere ciò che è già accaduto o di trovare il punto esatto in cui "si sarebbe potuto evitare", rischia di trasformarsi in uno schema che tiene il presente ostaggio del passato.
È la differenza tra usare il passato per capire e usarlo per rassicurare e confermare un'identità: quella del tradito, del traditore, della vittima o del colpevole.
Da qui, secondo me, nasce il rimuginio. Non tanto dal dolore in sé, ma dal tentativo di dare al passato una stabilità che i processi umani non hanno mai avuto.
Fra l'altro, qui si vede bene come anche l'obiettivo discenda dal parametro interpretativo che ci diamo.
Se l'obiettivo è "stare bene" o "andare oltre", ma questi vengono declinati in termini difensivi – cioè come protezione della propria identità o come bisogno di confermare la propria lettura della storia – allora perdono gran parte della loro efficacia.
È lì che il "se io..." e il "se lei..." diventano domande circolari. Non servono più a comprendere un processo, ma a difendere un'immagine di sé o dell'altro: il tradito, il traditore, la vittima, il colpevole.
Per questo credo che il punto non sia smettere di interrogarsi sul passato, ma cambiare la funzione di quell'interrogarsi.
In una lettura lineare il passato diventa un tribunale: si cercano la causa, il responsabile e la sentenza definitiva.
In una lettura per processi, invece, il passato torna a essere uno strumento: non serve a stabilire chi avevamo ragione di essere, ma a capire come siamo diventati ciò che siamo e quali trasformazioni erano già in atto.
Forse, allora, la domanda più interessante non è "se io..." o "se lei...", ma: "che cosa mi permette di vedere oggi quella storia che allora non potevo vedere?"
Quella è una domanda che apre. Le altre, molto spesso, servono solo a chiudere un'identità.
E si vede, no?, il risultato di una identità chiusa.
Come lo si vede a livello sociale: innovazioni ferme, diffidenza, mantenimento di strutture vetuste, etcetc