Continuo a ripetere che niente di tutto ciò è quello che ho scritto io.
Se ti attieni a quello che scrivo, si può anche parlare, se invece lo interpreti in modo fantasioso allora non ha senso parlare.
Lo hai scritto tu:
Il problema è che le modifiche proposte non toccano solo la separazione delle carriere ma intervengono pesantemente anche (e soprattutto) sugli organi di autogoverno della magistratura: con le modifiche proposte, gli organi diventano (in buona parte) di nomina politica.
Questo implica che è molto è più facile che la magistratura sia più serva della politica di quanto non lo sia adesso.
Non sono fantasioso.
Sto al significato delle parole e tu hai in sostanza affermato che la riforma oggetto del referendum causerebbe, se approvata, la nomina politica degli organi di autogoverno della magistratura. Così interpreto le tue parole evidenziate.
Quando usi il termine "politica " non fai evidentemente riferimento al potere esecutivo (governo) ma a quello del sistema "politico attuale", che è di tipo parlamentare.
Preferisci così che, piuttosto che il Parlamento, siano i magistrati a gestire, attraverso forme di rappresentanza correntizia interna la scelta politica nella gestione dell' organizzazione della giustizia, che riguarda tutti i cittadini.
Se non lo sapessi, i magistrati (giudici e PM) sono poco meno di 10.000 in Italia e la percentuale di iscritti alla ANM è divenuta nel tempo elevatissima (intorno al 94%), perché se non fai politica non fai carriera. Leggiti il libro di Palamara e Sallusti
"Il Sistema - Potere, politica, affari -Storia segreta della magistratura italiana"
E ti fai una idea di cosa succede.
Aggiungo, che i nominati dalla "politica" (sempre da sorteggiare da un elenco) sono circa 1/3 rispetto ai 2/3 dei sorteggiati tra i magistrati. La maggioranza è dunque più facile che sia espressione della magistratura, no ?
Non c'è l' ho con te, ti affidi a quello che viene propagandato in una campagna elettorale che ha perso di vista il contenuto tecnico della riforma per trasformare il dibattito (appunto prevalentemente di diritto costituzionale) in una rissa politica di bassa lega. Un referendum sul governo: con logiche del tipo "piove, governo ladro".
Hanno cominciato per primi quelli del NO, per recuperare lo svantaggio notevole iniziale, e quelli del SI si sono accodati, riuscendo ad essere anche più banali ed ignoranti dei primi. Tutti a cercare dichiarazioni ad effetto, perdendo di vista i problemi tecnici da risolvere. Si discute per i grandi sistemi, per gli ectoplasmi delle ideologie del secolo scorso.
Si è buttato tutto in caciara ed il voto diventa incentrato su un dibattito politico generale (come capitò per la riforma di Renzi), dove contano le antipatie più dei problemi reali.
Il voto così diventa falsato, chiunque vinca, impregnato di antichi rancori politici.
Per fortuna che finisce tutto tra pochi giorni, una settimana al massimo.