Ma il quesito iniziale non era cos'è amarsi un po' OGGI, ma in generale, se ho ben capito. Comunque, leggendo quello che scrivi mi viene da pensare che in passato non ci si separava perchè non si poteva o c'erano troppe pressioni culturali/sociali e quindi si restava insieme, proprio malgrado e INFELICI. Quindi quelle che oggi sono percentuali di separati allora erano le percentuali di infelici che non facevano statistica? Non sarà invece che in passato erano più sentiti concetti come "nella buona e nella cattiva sorte", "nella gioia e nel dolore" ecc ecc e tanti invece di essere infelici magari erano persone che sapevano superare le difficoltà insieme invece di buttare tutto all'aria alla prima?
La seconda che hai detto.
Vi era impegno. Ovviamente anche pressione sociale.
Ma adesso non vi è pressione sociale per essere diversi?
c'è una via di mezzo...concordo con te che oggi si fa anche troppo presto a buttare all'aria matrimoni...volevo solo farti notare che non è proprio paragonabile la situazione di oggi con quella del passato...sono cambiate tutte le dinamiche che nascono nel rapporto uomo donna...diciamo che la libertà delle donne è inversamente proporzionale alla facilità con cui regge un matrimonio...la donna prima non aveva altra scelta...molte donne dovevano restare anche in caso di maltrattamenti...i femminicidi a cui assistiamo oggi sono le donne che ieri erano obbligate a rimanere in casa...purtroppo sono cambiate molte cose a livello pratico ma la mentalità fa fatica ad evolversi.
È nota la denuncia che fece Pasolini nei confronti della modernità che stava distruggendo la cultura contadina.
Fece anche osservazioni su come la modernità avesse cambiato le donne diffondendo la libertà sessuale. Arbasino gli rispose in modo pesante.
Alberto Arbasino e Pier Paolo Pasolini: due modi diversi di concepire la "modernità".
Da una parte la riflessione caustica di un disordine sociale da cui attingere energie positive anche se contraddittorie, dopo aver scarnificato la realtà eliminando ogni convenzionale interpretazione.
Dall'altra il rifiuto di ogni compromesso con un falso progresso neocapitalista che ha defraudato l'umanità rendendo orrende le città e profonde le disuguaglianze sociali fra Nord e Sud del mondo.
Di seguito, qualche stralcio di un'intervista rilasciata da Pasolini ad Alberto Arbasino nel 1963, ancora di profonda attualità :
ARBASINO: Che giudizi generali dai sulla diffusione recente della ricchezza in Italia? Sull'accesso di larghi strati popolari a un benessere mai conosciuto, con la possibilità di comprarsi radioline e altre frivolezze dove fino a poco fa si cenava magari con un piatto di patate in cinque?
Secondo me naturalmente è un fatto positivo: l'essenziale mi pare la liberazione dal bisogno, dalla paura, dal ricatto per fame, a ogni costo. Sappiamo invece quanti nostri amici si preoccupano per le conseguenze : a posto con la casa, con l'impiego, magari con la macchina, soddisfatte comunque le necessità elementari, ecco spuntare bisogni più folli e spregevoli, aizzati dalla civiltà dei consumi, dalla cultura di massa...
Ma anche qui non mi sento di biasimare fumetti e transistors, perché calcolo il <<tempo lungo>>. L' America della febbre dell'oro era avida e volgare e materialistica come l'Italia del boom, né più né meno; ma sono bastati pochi decenni perché diventasse più seria e pensosa, e comprasse i classici per mezzo dollaro nei supermarkets.
Scusa la semplificazione orrenda, ma con tutti i nostri ritardi in ogni campo la situazione mi sembra parallela: <<se tanto mi dà tanto>>, i tuoi amati Bach e Vivaldi saranno apprezzati dai figli dei fanatici del festival di Sanremo d'oggi...
PASOLINI : Non ho esperienza diretta del benessere. Per me, non c'è. Non abito mica a Milano, io. E, d'altra parte, ricevo almeno quattro o cinque lettere al giorno, con richiesta di aiuti finanziari, e almeno sette o otto persone al giorno si rivolgono a me disperatamente per essere aiutate a trovare lavoro. È certamente un caso eccezionale, il mio. Ma io vivo immerso nel mondo della necessità più angosciosa.
Ti dirò una cosa un po' infantile. Era molto tempo che non passavo più per le strade delle borgate romane: ci sono passato l'altra notte, in macchina, con Fellini, per caso. Lo sai che mi sono messo quasi a piangere? Tiburtino era lì, davanti ai miei occhi, identico com'era dieci anni fa, come ai tempi, per me ormai così lontani - e conclusi - in cui scrivevo Ragazzi di vita. Maledetti!
Parlano di benessere: e per di più pretendono che se ne parli come di un fatto scientificamente provato, reale, palpitante, ferocemente attuale. Chi non lo ammette è fuori moda, squalificato. Sai come mi sembra l'Italia? Un tugurio i cui proprietari sono riusciti a comprarsi la televisione, e i vicini, vedendo l'antenna, dicono, come pronunciando il capoverso di una legge: <<Sono ricchi! Stanno bene>>.
Roma sta diventando una città orribile ( molto peggio di quel che appare dagli articoli di Cederna) : sulle vecchie borgate sopravvissute come un'indelebile città di sogno, arcaica, nella città, sorgono nuovi strati periferici, ancora più orrendi, se è possibile. Questo è lo spettacolo che mi si presenta ogni giorno davanti agli occhi.
Tu sai benissimo che il vostro <<benessere>> ( e mi fai rabbia, anche tu, che ne accetti la realtà, con tanto slancio ottimistico, come chi, mettendosi addosso una giacca di nuovo taglio, rende crudelmente antiquati coloro che ne hanno una dell'anno precedente), implica il <<malessere>>: ossia :il neocapitalismo rende più profonda la divisione tra Nord e Sud, man mano che il Nord arricchisce, il Sud - in senso relativo e assoluto - impoverisce. Io sono nelle condizioni di percepire solo questo regresso ( tu sai bene che il Sud comincia alla periferia di Roma): è l'impoverimento dell'Italia che è, per me, l'attualità, il fatto <<di moda>>.
[...]
ARBASINO : Perché giudichi ridicoli gli Anni Cinquanta? Li ho sempre trovati tragici, sinistri: l'immobilismo, il congelamento, la guerra fredda fuori, il quadripartito dentro; tutto fermo; il moto della Resistenza che si arresta, e bisogna aspettare dieci anni perché la Storia si rimetta in moto in qualche senso meno tetro; e intanto noi ci ammaliamo, o almeno ci vengono le rughe ...
PASOLINI : La parte <<negativa>> degli anni Cinquanta, quella che tu chiami <<sinistra>>, non la prendo neanche in considerazione: do per scontata la sua stupida tragicità. Io mi riferisco alla parte che abbiamo sempre considerata <<positiva>> di quel decennio: cioè la nostra sopravvissuta resistenza, la nostra opposizione, la nostra vitalità, il nostro rigorismo ideologico e civico, ecc. ecc.
ARBASINO : E adesso cosa fai allora?
PASOLINI : Nel mio prossimo futuro, conto di andarmene. Nella preistoria classica. Pubblicherò i miei ultimi versi, Poesia in forma di rosa : girerò Il padre selvaggio in Africa e Il Vangelo secondo Matteo in Medio Oriente. Poi c'è il vuoto, una vacanza, nel periodo dell'uomo in cui si muore d'infarto, o si raggiunge la promozione, o la commenda, o il successo ufficiale. Il vuoto al posto di tutto questo.
L'Italia è un corpo stupendo, ma dovunque lo tocchi o lo guardi, vedi, attorcigliate, le spire viscide e nere di un serpente, l'altra Italia. Come si può far l'amore con un corpo tutto avvolto da un serpente? Così comincia la castità.
( A. ARBASINO , Sessanta posizioni, Feltrinelli, Milano, 1971, ora in Saggi sulla politica e sulla società, a cura di W. Siti e Silvia De Laude, Mondadori).