Siamo più o meno sulla stessa linea, comunque. Il problema della capacità di gestire la sfera emotiva e sentimentale è evidentemente parte della mia generazione. Se vogliamo l'altra faccia di un individualismo che ci è stato quasi imposto, anche se magari con le migliori intenzioni (e spesso non è stato affatto così!). Ci illudiamo di poter vivere come non sapremmo fare, il tutto e subito ci ha diseducato a costruire su fondamenta solide.
Personalmente mi rendo conto che ho perso un sacco di tempo cercando forsennatamente di risparmiarne, fin dalla fine dell'adolescenza. Potremmo parlare per ore di modelli e condizionamenti, di ambiente e di imprevisti, ma mi rendo conto di iniziare a sentirmi adulto soltanto ora alla soglia dei quaranta. Mi viene da una parte da pensare che sono stato voluto, plasmato esattamente così, dall'altra che sono stato così ebete da abboccare e da convincermene anch'io.
Ma è difficile non divagare in luoghi comuni e frasi fatte, quindi passo.
Però lo ammetto, pensare alla premeditazione di quello stupido (non che non meriti di peggio, ma alla fine è stato sostanzialmente, enormemente, stupido) mi ha fatto pensare alla mia storia, a come nel mio piccolo io sia arrivato a recitare deliberatamente per un periodo di tempo che, seppur breve in sè, mi sembra adesso una lunga messinscena. Ora non reggerei il palco nemmeno per due ore, per dire. Se non altro, sentirmi cambiato, diverso, un po' di sollievo lo dà. Tra l'altro avevo più o meno l'età di questo pazzo furioso, quando mi produssi nelle mie patetiche peripezie. Bah, taglio qui che mi sale il magone.