Avete relazioni con uomini sposati? Cerco confronto

danny

Utente di lunga data
Le differenze le vede chi le vede.
Credo tutti.
Un Troisi aveva una comicità diversa da un Pozzetto, un Totò da un Govi etc.
Non avrebbero neppure fatto film come un "Grosso grasso matrimonio greco" (ma anche "Il padrino"...) se non vi fossero caratteri identitari forti legati al luogo di nascita che definiscono l'individuo e il suo rapportarsi con gli altri.
La ragione per cui a un greco non puoi dire che esiste la Macedonia slava perché per lui la Macedonia è solo greca, e per la quale Istanbul in Grecia si chiama ancora Costantinopoli, il kebab pitta me giro mentre il caffè espresso è solo per i turisti incapaci di bere quello greco, la ragione per cui Napoli è diversissima da Milano e Torino da Venezia e Firenze da Palermo.
Questa è la ricchezza.
Le nostre identità, che vanno conservate, preservate, perché cultura ma anche forza, per l'individuo.
E' cultura il ramadan come tutta l'alimentazione di tutto il mondo, lo stato vaticano come i pope della chiesa ortodossa, sono cultura i riti, le feste, le differenze, le peculiarità, la concezione della famiglia, della vita, della morte. (basti pensare all'origine dei culti animisti, della santeria in sudamerica)
Ma addirittura la pornografia, per gli stati come la Danimarca dove è stata per prima resa legale e che infatti vanta a Copenaghen un museo in centro dove puoi vedere i primi film porno di 50 anni fa, e tanti altri reperti sull'erotismo.
Non è cultura Mac Donald o Starbucks, l'omologazione globale, la finta mescolanza globale che cancella la ricchezza di secoli di storia inseguendo un reddito da qualche parte nel mondo per comprarsi le maglietta da Zara o il cuscus vegano al Carrefour o al Lidl.
Se si va a Londra, zona 1, non si troveranno nessuno dei caratteri che noi consideriamo "tipici" degli inglesi e che Sordi descrisse in "Fumo di Londra".
La fila ordinata nell'area centrale di Londra non esiste più.
Perché non ci sono più inglesi (tutti stranieri, italiani compresi). Non esiste più un'identità forte, percepibile, comprensibile.
La perdita di identità (unità nella molteplicità secondo Aristotele) per tutti, immigrati compresi, produce alienazione. Questo accade quando vi è una privazione e non vi è riconoscimento di quanto invece si è acquistato (è il caso dell'incontro tra due culture profondamente diverse, come nel colonialismo).
L'incontro tra due identità differenti deve produrre uno scambio che sia pari, tra quanto si perde e quanto si acquista e non generare conflitti di identità (straniero che assume l'identità del paese ospitante, identità che però è anche razzista nei suoi confronti).
Se non vi è, subentra la nascita di risposte identitarie.
E' il motivo per cui i terroristi degli ultimi attentati sono immigrati di seconda generazione, nati e cresciuti negli stati in cui hanno effettuato attentati e che hanno cercato una soluzione al loro credito di identità cercando l'estremismo.
E' il motivo della diffusione del brigantaggio e della successiva mafia (anzi, delle mafie, perché ogni territorio ha creato la sua).
E non è un caso che Jannacci, che poteva benissimo cantare solo in italiano o dedicarsi alla canzone pugliese, fece canzoni meravigliose in milanese.
O che Piero Mazzarella fu uno degli interpreti più npti della commedia in dialetto (anche lui, però senza avere alle spalle una milanesità generazionale pura...).
 
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danny

Utente di lunga data
Da leggere Franz Fanon "Pelle nera maschere bianche" sul tema, per cogliere il profondo conflitto di identità dell'autore.

https://it.wikipedia.org/wiki/Frantz_Fanon

"Il Nero delle Antille sarà tanto più bianco, cioè si avvicinerà tanto più al vero uomo, quanto più avrà fatto sua la lingua francese. […] Un uomo che possiede il linguaggio possiede per immediata conseguenza il mondo espresso e implicato da questo linguaggio. […] Ogni popolo colonizzato, cioè ogni popolo in cui si sia instaurato un complesso di inferiorità a causa dell’avvenuta distruzione dell’originalità culturale locale, è posto di fronte al linguaggio della nazione civilizzatrice, cioè della cultura metropolitana. Il colonizzato si allontanerà tanto maggiormente dalla ‘foresta’ che gli è propria, quanto più avrà fatto suoi i valori culturali della metropoli. Sarà tanto più bianco quanto più avrà rigettato la sua nerezza, la sua ‘foresta’"


@twinpeaks che mi dici di Fanon?

 
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patroclo

Utente di lunga data
Il campo di gioco non è di nessuno, da nessuna parte

È terreno di scontro

Non conosco arbitro che fischi quando un giocatore "invade" una qualsiasi parte di campo

E a pallone io ci ho giocato 20 anni, quindi lo so :)

PS sto parlando di calcio

Ergo: il parallelismo è a dir poco avventuroso

A dir poco... :)
..... non ho mai giocato a calcio....per me il concetto è sempre stato l'attacco a tutto campo.....il campo dell'avversario è "roba mia".......e di bastonate sportive ne ho prese tante ma l'arroccamento in difesa non fa per me....per non parlare della "melina"

....e questo farebbe di me un accanito tentatore di mogli incorruttibili?????:D:D
 
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Skorpio

Utente di lunga data
..... non ho mai giocato a calcio....per me il concetto è sempre stato l'attacco a tutto campo.....il campo dell'avversario è "roba mia".......e di bastonate sportive ne ho prese tante ma l'arroccamento in difesa non fa per me....per non parlare della "melina"

....e questo farebbe di me un accanito tentatore di mogli incorruttibili?????:D:D
Dicono di si.. :cool:
 

Brunetta

Utente di lunga data
Credo tutti.
Un Troisi aveva una comicità diversa da un Pozzetto, un Totò da un Govi etc.
Non avrebbero neppure fatto film come un "Grosso grasso matrimonio greco" (ma anche "Il padrino"...) se non vi fossero caratteri identitari forti legati al luogo di nascita che definiscono l'individuo e il suo rapportarsi con gli altri.
La ragione per cui a un greco non puoi dire che esiste la Macedonia slava perché per lui la Macedonia è solo greca, e per la quale Istanbul in Grecia si chiama ancora Costantinopoli, il kebab pitta me giro mentre il caffè espresso è solo per i turisti incapaci di bere quello greco, la ragione per cui Napoli è diversissima da Milano e Torino da Venezia e Firenze da Palermo.
Questa è la ricchezza.
Le nostre identità, che vanno conservate, preservate, perché cultura ma anche forza, per l'individuo.
E' cultura il ramadan come tutta l'alimentazione di tutto il mondo, lo stato vaticano come i pope della chiesa ortodossa, sono cultura i riti, le feste, le differenze, le peculiarità, la concezione della famiglia, della vita, della morte. (basti pensare all'origine dei culti animisti, della santeria in sudamerica)
Ma addirittura la pornografia, per gli stati come la Danimarca dove è stata per prima resa legale e che infatti vanta a Copenaghen un museo in centro dove puoi vedere i primi film porno di 50 anni fa, e tanti altri reperti sull'erotismo.
Non è cultura Mac Donald o Starbucks, l'omologazione globale, la finta mescolanza globale che cancella la ricchezza di secoli di storia inseguendo un reddito da qualche parte nel mondo per comprarsi le maglietta da Zara o il cuscus vegano al Carrefour o al Lidl.
Se si va a Londra, zona 1, non si troveranno nessuno dei caratteri che noi consideriamo "tipici" degli inglesi e che Sordi descrisse in "Fumo di Londra".
La fila ordinata nell'area centrale di Londra non esiste più.
Perché non ci sono più inglesi (tutti stranieri, italiani compresi). Non esiste più un'identità forte, percepibile, comprensibile.
La perdita di identità (unità nella molteplicità secondo Aristotele) per tutti, immigrati compresi, produce alienazione. Questo accade quando vi è una privazione e non vi è riconoscimento di quanto invece si è acquistato (è il caso dell'incontro tra due culture profondamente diverse, come nel colonialismo).
L'incontro tra due identità differenti deve produrre uno scambio che sia pari, tra quanto si perde e quanto si acquista e non generare conflitti di identità (straniero che assume l'identità del paese ospitante, identità che però è anche razzista nei suoi confronti).
Se non vi è, subentra la nascita di risposte identitarie.
E' il motivo per cui i terroristi degli ultimi attentati sono immigrati di seconda generazione, nati e cresciuti negli stati in cui hanno effettuato attentati e che hanno cercato una soluzione al loro credito di identità cercando l'estremismo.
E' il motivo della diffusione del brigantaggio e della successiva mafia (anzi, delle mafie, perché ogni territorio ha creato la sua).
E non è un caso che Jannacci, che poteva benissimo cantare solo in italiano o dedicarsi alla canzone pugliese, fece canzoni meravigliose in milanese.
O che Piero Mazzarella fu uno degli interpreti più npti della commedia in dialetto (anche lui, però senza avere alle spalle una milanesità generazionale pura...).
L'identità milanese, per parlare di qualcosa che viviamo, è il risultato di mescolanza di culture, basta sentire il dialetto, così come la topografia e l'architettura e le tradizioni alimentari.
Il vino in Piemonte che ci sembra fortemente radicato ha una tradizione di pochissimi secoli.
Quello che è cambiato nel passato ora ci sembra identitario.
Ci saranno nuove identità.
È naturale che ci siano paure e incomprensioni e conflitti, ma non mi fanno paura.
 

danny

Utente di lunga data
Brunetta;1813849[B ha detto:
]L'identità milanese[/B], per parlare di qualcosa che viviamo, è il risultato di mescolanza di culture, basta sentire il dialetto, così come la topografia e l'architettura e le tradizioni alimentari.
Il vino in Piemonte che ci sembra fortemente radicato ha una tradizione di pochissimi secoli.
Quello che è cambiato nel passato ora ci sembra identitario.
Ci saranno nuove identità.
È naturale che ci siano paure e incomprensioni e conflitti, ma non mi fanno paura.
L'identità milanese è frutto di dominazioni protratte per secoli:
spagnola, francese, austriaca.
Malgrado siano sopravvissute per secoli e siano passati secoli da quando sono terminate, noi non siamo divenuti né spagnoli, né austriaci, né francesi, pur essendo sottoposti alle loro leggi.
L'identità si è conservata semplicemente aggiungendo elementi culturali ma non sostituendo quelli di base.
Vuol dire che un milanese oggi rimane facilmente distinguibile da un austriaco, che Milano non è Vienna, che anche se io porto un cognome di origine spagnola non ho nulla che mi possa far definire spagnolo.
L'identità culturale sopravvive, si tramanda in linea parentale, promuove la ricerca di chi è più simile.
E' il motivo per cui mia zia che ha vissuto quasi 50 anni in Belgio è rimasta italiana e da vedova è tornata qui.
Il motivo per cui migliaia di persone nate in Italia ma aventi genitori albanesi sono andate a vivere in Albania (tornare è il verbo sbagliato). http://www.eastjournal.net/archives/79174
Il motivo per cui anche negli Stati Uniti oggi puoi facilmente distinguere la composizione della popolazione
(che è a maggioranza (40%) tedesca, esattamente come Trump).
 

trilobita

Utente di lunga data
L'identità milanese è frutto di dominazioni protratte per secoli:
spagnola, francese, austriaca.
Malgrado siano sopravvissute per secoli e siano passati secoli da quando sono terminate, noi non siamo divenuti né spagnoli, né austriaci, né francesi, pur essendo sottoposti alle loro leggi.
L'identità si è conservata semplicemente aggiungendo elementi culturali ma non sostituendo quelli di base.
Vuol dire che un milanese oggi rimane facilmente distinguibile da un austriaco, che Milano non è Vienna, che anche se io porto un cognome di origine spagnola non ho nulla che mi possa far definire spagnolo.
L'identità culturale sopravvive, si tramanda in linea parentale, promuove la ricerca di chi è più simile.
E' il motivo per cui mia zia che ha vissuto quasi 50 anni in Belgio è rimasta italiana e da vedova è tornata qui.
Il motivo per cui migliaia di persone nate in Italia ma aventi genitori albanesi sono andate a vivere in Albania (tornare è il verbo sbagliato). http://www.eastjournal.net/archives/79174
Il motivo per cui anche negli Stati Uniti oggi puoi facilmente distinguere la composizione della popolazione
(che è a maggioranza (40%) tedesca, esattamente come Trump).
Volevo fare solo una precisazione.
Il vino,nella penisola italica ha una tradizione che supera i 2000 anni,Piemonte compreso.il vitigno del Cirò,credo sia in assoluto il più vecchio conosciuto.
La vinificazione che ha aumentato la qualità dei vini ha solo qualche secolo ed è importata dalla Francia da un certo Camillo Benso conte di Cavour.
Quindi è il metodo di vinificazione che relativamente recente.
Nessun bordeaux o altri vitigni francesi in italia.
Merlot e cabernet,vitigni ormai universali,unici superstiti dell'importazione post bellica.
Ora vi è la rincorsa a ritrovare vitigni autoctoni estinti per ricreare ciò che era.
Dai francesi abbiamo importato solo il modo di rendere più buono il Nostro vino.
Scusa l',OT.
 

Brunetta

Utente di lunga data
L'identità milanese è frutto di dominazioni protratte per secoli:
spagnola, francese, austriaca.
Malgrado siano sopravvissute per secoli e siano passati secoli da quando sono terminate, noi non siamo divenuti né spagnoli, né austriaci, né francesi, pur essendo sottoposti alle loro leggi.
L'identità si è conservata semplicemente aggiungendo elementi culturali ma non sostituendo quelli di base.
Vuol dire che un milanese oggi rimane facilmente distinguibile da un austriaco, che Milano non è Vienna, che anche se io porto un cognome di origine spagnola non ho nulla che mi possa far definire spagnolo.
L'identità culturale sopravvive, si tramanda in linea parentale, promuove la ricerca di chi è più simile.
E' il motivo per cui mia zia che ha vissuto quasi 50 anni in Belgio è rimasta italiana e da vedova è tornata qui.
Il motivo per cui migliaia di persone nate in Italia ma aventi genitori albanesi sono andate a vivere in Albania (tornare è il verbo sbagliato). http://www.eastjournal.net/archives/79174
Il motivo per cui anche negli Stati Uniti oggi puoi facilmente distinguere la composizione della popolazione
(che è a maggioranza (40%) tedesca, esattamente come Trump).
Se così è (ovvero che si mantiene una identità acquisita dalla famiglia) nonostante DOMINAZIONI che arrivano a imporre leggi e lingua, continuerà ad avvenire allo stesso modo solo con arricchimento reciproco.
Un motivo in più per non aver paura.
 

stany

Utente di lunga data
Volevo fare solo una precisazione.
Il vino,nella penisola italica ha una tradizione che supera i 2000 anni,Piemonte compreso.il vitigno del Cirò,credo sia in assoluto il più vecchio conosciuto.
La vinificazione che ha aumentato la qualità dei vini ha solo qualche secolo ed è importata dalla Francia da un certo Camillo Benso conte di Cavour.
Quindi è il metodo di vinificazione che relativamente recente.
Nessun bordeaux o altri vitigni francesi in italia.
Merlot e cabernet,vitigni ormai universali,unici superstiti dell'importazione post bellica.
Ora vi è la rincorsa a ritrovare vitigni autoctoni estinti per ricreare ciò che era.
Dai francesi abbiamo importato solo il modo di rendere più buono il Nostro vino.
Scusa l',OT.
Il barbera mi pare fosse un vitigno del nord Europa (territori barbari), importato dagli antichi romani nei tempi delle dominazioni di quei territori. Oggi ,è il vino popolare piemontese per antonomasia.
 

danny

Utente di lunga data
Se così è (ovvero che si mantiene una identità acquisita dalla famiglia) nonostante DOMINAZIONI che arrivano a imporre leggi e lingua, continuerà ad avvenire allo stesso modo solo con arricchimento reciproco.
Un motivo in più per non aver paura.

Non è questione di paura, ma di saper affrontare le diversità (tutte) in maniera da riuscire a limitare i problemi.
In quest'articolo ti porto un esempio, uno dei tanti, della nostra impreparazione di fronte a fenomeni nuovi e diversi.
https://medium.com/@mariateresasantaguida/pesca-di-frodo-23bf984da90e

Pescatori di frodo organizzatissimi fuggiti dal Danubio dove le leggi e i controlli troppo restrittivi avevano impedito loro di fare quello che ora stanno tranquillamente facendo in Italia.
Interessante anche vedere dove finisce quel pesce...
(io comunque ieri sul Po ho avuto paura... ce ne siamo fuggiti prima)
 
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Paolo78mi

Milano :-)
Buongiorno a tutti.

Io, traditrice per natura, stufa di menzogne e giri di parole, da diversi anni schivo relazioni ufficiali. Dando l'immagine della donna in carriera, dal 2010 mi sono concentrata su me stessa riufiutando qualasisi impegno.

Da qualche mese esco con uomo, sposato con due figli piccoli. Mentre all'inizio la sua condizione mi pareva perfetta, un rapporto senza impegni per antonomasia, adesso comincia a pesarmi. Mi pesa per ragioni diverse, che si contraddicono l'un l'atra.

Da un lato ha cominciato a darmi fastidio che lasciasse i bambini - di tre e sei anni - ad una baby sitter nel cuore della notte per venire da me. D'altro canto mi da fastidio quando all'una di notte si alza per tornare dalla famiglia.
Mentre nei primi mesi ho riufiutato qualsiasi suo invito fuori con i suoi amici perche non volevo in nessuno modo avvicinarmi a persone che potessero conoscere la sua famiglia, adesso mi da fastidio essere in luoghi pubblici e fingere di conoscerlo a malapena.

Confusissima da questi miei sentimenti contrastanti, gli ho chiesto di interrompere i rapporti.
In tutta risposta ieri si e' presentato a casa mia con tutti gli ingredienti per fare i tortelli agli spinaci.. dopo cena si stava alzando - sapevo sarebbe venuto verso di me.
Gli ho chiesto di stare fermo e gli ho detto chiaro e tondo che non voglio piu' vederlo. Ha sgranato gli occhi. Mi dice che non capisce, che ha fatto tutto quello che gli ho chiesto di fare, incluso non parlarmi in luoghi pubblici di fronte ai miei colleghi. E guarda in basso quando gli rispondo "adesso mi pesa troppo".

Mi ha detto che mi capisce. Ed e andato via.
eheheheheheeh
l'Amour............
 

twinpeaks

Utente di lunga data
Da leggere Franz Fanon "Pelle nera maschere bianche" sul tema, per cogliere il profondo conflitto di identità dell'autore.

https://it.wikipedia.org/wiki/Frantz_Fanon

"Il Nero delle Antille sarà tanto più bianco, cioè si avvicinerà tanto più al vero uomo, quanto più avrà fatto sua la lingua francese. […] Un uomo che possiede il linguaggio possiede per immediata conseguenza il mondo espresso e implicato da questo linguaggio. […] Ogni popolo colonizzato, cioè ogni popolo in cui si sia instaurato un complesso di inferiorità a causa dell’avvenuta distruzione dell’originalità culturale locale, è posto di fronte al linguaggio della nazione civilizzatrice, cioè della cultura metropolitana. Il colonizzato si allontanerà tanto maggiormente dalla ‘foresta’ che gli è propria, quanto più avrà fatto suoi i valori culturali della metropoli. Sarà tanto più bianco quanto più avrà rigettato la sua nerezza, la sua ‘foresta’"


@twinpeaks che mi dici di Fanon?

Scusa il ritardo, ti rispondo in breve.
Ho letto Fanon molti anni fa, e non sono sicuro di ricordare perfettamente tutto l'essenziale. Dal punto di vista politico, penso che ogni popolo, quando si riconosce come tale e riesce a organizzarsi, abbia il diritto di rendersi indipendente, usando i mezzi necessari: che quasi mai sono mezzi pacifici. D'altro canto, i popoli e le civiltà da sempre tendono, di fatto, a espandere la loro sfera d'influenza, in ragione della loro forza materiale e non solo materiale.
Dal punto di vista psicologico, una risposta richiederebbe uno studio di qualche centinaio di pagine. Il tema è più che interessante, perchè uno degli elementi costitutivi fondamentali della psiche è proprio la cultura, in particolare nei suoi aspetti più legati alle dimensioni ancestrali dell'etnia, della religione, del linguaggio materno, che alimentano il sistema simbolico, cioè l'aria di cui gli uomini hanno bisogno per respirare la vita.
Lo sradicamento provocato dalla colonizzazione, anche non violenta, sconvolge nel profondo la psiche dei colonizzati. La tesi di Fanon, secondo il quale il colonizzato ha bisogno di usare una violenza estrema per liberarsi dalla colonizzazione interiore, è psicologicamente inesatta ma fattualmente corretta. Mi spiego. Psicologicamente inesatta, perchè la violentissima rivolta del colonizzato contro il colonizzatore diventa una lotta tra due fantasmi: il fantasma edenico che il colonizzato inventa per definire sè stesso e il suo popolo, situandolo di solito in un passato mitico di grandezza e/o di serenità, e il fantasma infernale, l'Ombra, che il colonizzato proietta sul colonizzatore. Dalla lotta tra due fantasmi di solito non risultano liberazioni interiori.
Fattualmente corretto, perchè molto spesso le lotte di liberazione cololoniale si svolgono proprio così, speciel quando la distanza culturale tra colonizzatore e colonizzato è molto grande: il che favorisce sempre la disumanizzazione del nemico.
Per concludere: per il colonizzato che si libera, il più difficile comincia sempre dopo.
 

danny

Utente di lunga data
Scusa il ritardo, ti rispondo in breve.
Ho letto Fanon molti anni fa, e non sono sicuro di ricordare perfettamente tutto l'essenziale. Dal punto di vista politico, penso che ogni popolo, quando si riconosce come tale e riesce a organizzarsi, abbia il diritto di rendersi indipendente, usando i mezzi necessari: che quasi mai sono mezzi pacifici. D'altro canto, i popoli e le civiltà da sempre tendono, di fatto, a espandere la loro sfera d'influenza, in ragione della loro forza materiale e non solo materiale.
Dal punto di vista psicologico, una risposta richiederebbe uno studio di qualche centinaio di pagine. Il tema è più che interessante, perchè uno degli elementi costitutivi fondamentali della psiche è proprio la cultura, in particolare nei suoi aspetti più legati alle dimensioni ancestrali dell'etnia, della religione, del linguaggio materno, che alimentano il sistema simbolico, cioè l'aria di cui gli uomini hanno bisogno per respirare la vita.
Lo sradicamento provocato dalla colonizzazione, anche non violenta, sconvolge nel profondo la psiche dei colonizzati. La tesi di Fanon, secondo il quale il colonizzato ha bisogno di usare una violenza estrema per liberarsi dalla colonizzazione interiore, è psicologicamente inesatta ma fattualmente corretta. Mi spiego. Psicologicamente inesatta, perchè la violentissima rivolta del colonizzato contro il colonizzatore diventa una lotta tra due fantasmi: il fantasma edenico che il colonizzato inventa per definire sè stesso e il suo popolo, situandolo di solito in un passato mitico di grandezza e/o di serenità, e il fantasma infernale, l'Ombra, che il colonizzato proietta sul colonizzatore. Dalla lotta tra due fantasmi di solito non risultano liberazioni interiori.
Fattualmente corretto, perchè molto spesso le lotte di liberazione cololoniale si svolgono proprio così, speciel quando la distanza culturale tra colonizzatore e colonizzato è molto grande: il che favorisce sempre la disumanizzazione del nemico.
Per concludere: per il colonizzato che si libera, il più difficile comincia sempre dopo.
Concordo.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Scusa il ritardo, ti rispondo in breve.
Ho letto Fanon molti anni fa, e non sono sicuro di ricordare perfettamente tutto l'essenziale. Dal punto di vista politico, penso che ogni popolo, quando si riconosce come tale e riesce a organizzarsi, abbia il diritto di rendersi indipendente, usando i mezzi necessari: che quasi mai sono mezzi pacifici. D'altro canto, i popoli e le civiltà da sempre tendono, di fatto, a espandere la loro sfera d'influenza, in ragione della loro forza materiale e non solo materiale.
Dal punto di vista psicologico, una risposta richiederebbe uno studio di qualche centinaio di pagine. Il tema è più che interessante, perchè uno degli elementi costitutivi fondamentali della psiche è proprio la cultura, in particolare nei suoi aspetti più legati alle dimensioni ancestrali dell'etnia, della religione, del linguaggio materno, che alimentano il sistema simbolico, cioè l'aria di cui gli uomini hanno bisogno per respirare la vita.
Lo sradicamento provocato dalla colonizzazione, anche non violenta, sconvolge nel profondo la psiche dei colonizzati. La tesi di Fanon, secondo il quale il colonizzato ha bisogno di usare una violenza estrema per liberarsi dalla colonizzazione interiore, è psicologicamente inesatta ma fattualmente corretta. Mi spiego. Psicologicamente inesatta, perchè la violentissima rivolta del colonizzato contro il colonizzatore diventa una lotta tra due fantasmi: il fantasma edenico che il colonizzato inventa per definire sè stesso e il suo popolo, situandolo di solito in un passato mitico di grandezza e/o di serenità, e il fantasma infernale, l'Ombra, che il colonizzato proietta sul colonizzatore. Dalla lotta tra due fantasmi di solito non risultano liberazioni interiori.
Fattualmente corretto, perchè molto spesso le lotte di liberazione cololoniale si svolgono proprio così, speciel quando la distanza culturale tra colonizzatore e colonizzato è molto grande: il che favorisce sempre la disumanizzazione del nemico.
Per concludere: per il colonizzato che si libera, il più difficile comincia sempre dopo.
Diciamo che non è stato difficile disumanizzare i colonizzatori.
 

twinpeaks

Utente di lunga data
Diciamo che non è stato difficile disumanizzare i colonizzatori.
La conquista di popoli e nazioni ad opera di altri popoli e nazioni è una regolarità storica da che mondo è mondo. Sono disumani tutti gli uomini? Disumano solo chi vince, umano solo chi perde? E se uno prima perde e poi vince, da umano diventa disumano, e viceversa?

"Disumanizzare il nemico" significa attribuirgli caratteri esclusivamente malvagi e/o inferiori, così giustificando agli occhi propri e altrui l'uso, nei suoi riguardi, della crudeltà più atroce, anche al di là delle necessità militari o politiche.

E' un fenomeno ricorrente, che ha conseguenze terribili, e dal quale nessuna etnia, nessun popolo, nessuna nazione, ideologia, religione va esente. E' quindi consigliabile cercare di prevenirlo, con tutti i mezzi atti allo scopo. Anzitutto, non si deve attribuire l'esclusiva della colpa a intere categorie sociali, popoli, nazioni, etnie, etc., a prescindere che siano storicamente più deboli o più forti, nel caso in esame colonizzatori o colonizzati.

Un esempio da meditare è il Sudafrica, dove, dopo la (benemerita) fine dell'apartheid, i bianchi vengono massacrati all'ingrosso da bande armate di neri, alcune delle quali politicizzate, altre di semplici criminali, con il tacito consenso del governo (infatti i bianchi che possono svendono tutto e se la danno a gambe).
 

trilobita

Utente di lunga data
La conquista di popoli e nazioni ad opera di altri popoli e nazioni è una regolarità storica da che mondo è mondo. Sono disumani tutti gli uomini? Disumano solo chi vince, umano solo chi perde? E se uno prima perde e poi vince, da umano diventa disumano, e viceversa?

"Disumanizzare il nemico" significa attribuirgli caratteri esclusivamente malvagi e/o inferiori, così giustificando agli occhi propri e altrui l'uso, nei suoi riguardi, della crudeltà più atroce, anche al di là delle necessità militari o politiche.

E' un fenomeno ricorrente, che ha conseguenze terribili, e dal quale nessuna etnia, nessun popolo, nessuna nazione, ideologia, religione va esente. E' quindi consigliabile cercare di prevenirlo, con tutti i mezzi atti allo scopo. Anzitutto, non si deve attribuire l'esclusiva della colpa a intere categorie sociali, popoli, nazioni, etnie, etc., a prescindere che siano storicamente più deboli o più forti, nel caso in esame colonizzatori o colonizzati.

Un esempio da meditare è il Sudafrica, dove, dopo la (benemerita) fine dell'apartheid, i bianchi vengono massacrati all'ingrosso da bande armate di neri, alcune delle quali politicizzate, altre di semplici criminali, con il tacito consenso del governo (infatti i bianchi che possono svendono tutto e se la danno a gambe).
Paro paro ai partigiani del CLN,che a guerra finita decretarono aperta la caccia ai preti e ai simpatizzanti,veri e presunti,del fascismo,compiendo veri e propri omicidi di massa.
 

twinpeaks

Utente di lunga data
Paro paro ai partigiani del CLN,che a guerra finita decretarono aperta la caccia ai preti e ai simpatizzanti,veri e presunti,del fascismo,compiendo veri e propri omicidi di massa.
La cosa importante è questa: che il conflitto si può limitare solo quando tutti ammettono che è una dimensione permanente della vita e della storia. Se si pensa che senza questa o quella categoria sociale, razza, religione, il conflitto cesserebbe e sopravverrebbe l'armonia universale; se si pensa che basti sottacere o negare il conflitto perchè questo non si verifichi; se insomma non lo si assume e non lo si integra nella cultura e nel linguaggio ufficiale, il conflitto si manifesterà, prima o poi, con forza moltiplicata, devastante. La stessa cosa avviene nella personalità individuale, che sino a quando non ha almeno iniziato a fare i conti con le sue dimensioni meschine, malvage, ripugnanti, terribili (nel linguaggio junghiano, con l'Ombra) non sarà più buona e innocente, ma al contrario sarà più pericolosamente persuasa di aver ragione anche nella bassezza e nella crudeltà, che proietterà sugli altri, così giustificandola; mentre, quanto meglio avrà integrato l'Ombra, tanto più sarà in grado di dominare e anche di volgere a proprio e altrui vantaggio anche gli aspetti inferi della sua personalità.
 

danny

Utente di lunga data
La cosa importante è questa: che il conflitto si può limitare solo quando tutti ammettono che è una dimensione permanente della vita e della storia. Se si pensa che senza questa o quella categoria sociale, razza, religione, il conflitto cesserebbe e sopravverrebbe l'armonia universale; se si pensa che basti sottacere o negare il conflitto perchè questo non si verifichi; se insomma non lo si assume e non lo si integra nella cultura e nel linguaggio ufficiale, il conflitto si manifesterà, prima o poi, con forza moltiplicata, devastante. La stessa cosa avviene nella personalità individuale, che sino a quando non ha almeno iniziato a fare i conti con le sue dimensioni meschine, malvage, ripugnanti, terribili (nel linguaggio junghiano, con l'Ombra) non sarà più buona e innocente, ma al contrario sarà più pericolosamente persuasa di aver ragione anche nella bassezza e nella crudeltà, che proietterà sugli altri, così giustificandola; mentre, quanto meglio avrà integrato l'Ombra, tanto più sarà in grado di dominare e anche di volgere a proprio e altrui vantaggio anche gli aspetti inferi della sua personalità.
D'accordo.
Ma come?
Per esempio, alla scoperta di un tradimento, come evitare che la reazione possa essere violenta (sugli altri) o si rifletta sul fisico (con malattie psicosomatiche)?
 

twinpeaks

Utente di lunga data
D'accordo.
Ma come?
Per esempio, alla scoperta di un tradimento, come evitare che la reazione possa essere violenta (sugli altri) o si rifletta sul fisico (con malattie psicosomatiche)?
La scoperta di un tradimento ti fa incontrare l'Ombra dell'altro, non la tua. Se con la tua hai già fatto un po' di conti, il colpo resta durissimo, ma è possibile che tu continui a considerare il traditore/trice come un essere umano e non come un mostro. Poi puoi anche decidere di farlo fuori, ma decidi di farlo fuori consapevolmente, non lo fai fuori in un raptus.
 
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