Si dice gita scolastica ma si chiama viaggio d'istruzione.
E la scuola ha come obbligo e compito istituzionale, oltre che deontologico, perseguire linee guida e obiettivi ben chiari, dati dal ministero.
Fra cui "sviluppare il rispetto delle regole fuori dalle mura scolastiche", che poi vengono declinati per ogni viaggio progettato.
Lo stesso vale per gli enti che si occupano di viaggi di questo tipo.
Ogni anno vengono investiti nella scuola soldi pubblici per attuare progetti che riguardano la diversità, l'intercultura.
E siamo nel 2026 in un mondo che metterà questi ragazzi a contatto con le culture più disparate.
Quel che colpisce, me, è il ruolo dei docenti/accompagnatori in tutto questo.
Anche perchè dubito che gli insegnanti/accompagnatori, se non sono stati in grado di prevenire e gestire questi comportamenti, saranno in grado di elaborare insieme ai ragazzi quest'esperienza. Che potrebbe essere assolutamente formativa. È dalle cazzate che si impara di più.
Se questo è il modo in cui si portano i ragazzi a fare i viaggi di istruzione, non le gite, meglio non accompagnarli.
Fra l'altro sui viaggi d'istruzione, che sono una forma di volontariato istituzionalizzata e anche questo è un segnale non da poco, è ben aperto un dibattito.