Cronaca nera

Andromeda4

Utente di lunga data
Io l’università non l’ho fatta
Non avevo voglia di studiare
E poi volevo lavorare ed andarmene di casa 😅
Mia sorella ha fatto lo stesso discorso. Infatti ha un lavoro, da poco anche una casa e sta ancora qua
La mia non era solo voglia di studiare. Se fosse così sarebbe riduttivo. Mi piaceva conoscere le cose, persone nuove, ero uscita da una sorta di bozzolo (@Nicky credo che tu mi possa capire) in cui ero stata al liceo. Per questo è stato il periodo migliore, sotto tanti aspetti. Anche se poi l'autorità famigliare è continuata.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Peggio. Se la giocano tutti col disturbo mentale.
Però abbiamo già discusso questo tema e ricordo Ipazia che se non erro è del mestiere, la quale sosteneva che se sai dove guardare i segni "premonitori" o comunque delle red flag ci sono quasi sempre. Sottolineato "se sai dove guardare"
 

Nicky

Utente di lunga data
Però abbiamo già discusso questo tema e ricordo Ipazia che se non erro è del mestiere, la quale sosteneva che se sai dove guardare i segni "premonitori" o comunque delle red flag ci sono quasi sempre. Sottolineato "se sai dove guardare"
Ma non sai dove guardare se vivi immerso in un mondo in cui è normale pensare che il ragazzo ti controlli il cellulare o che se ti metti insieme a dodici anni porti il fidanzato alle cene di famiglia come se foste sposati da vent'anni.
 

Rebecca89

Sentire libera
Però abbiamo già discusso questo tema e ricordo Ipazia che se non erro è del mestiere, la quale sosteneva che se sai dove guardare i segni "premonitori" o comunque delle red flag ci sono quasi sempre. Sottolineato "se sai dove guardare"
Ma non sai dove guardare se vivi immerso in un mondo in cui è normale pensare che il ragazzo ti controlli il cellulare o che se ti metti insieme a dodici anni porti il fidanzato alle cene di famiglia come se foste sposati da vent'anni.
E questo è un problema. Si è reso normale ciò che tanto normale non è.
 

Nicky

Utente di lunga data
Ma perché si disperano?
Credo che abbiano personalità fragili. Però è una generalizzazione.
Poi uccidono di più i maschi, perché hanno una maggiore aggressività e perché non hanno punti di riferimento maschili solidi.
Del resto sono molti di più anche gli uomini che si suicidano.
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Ma non sai dove guardare se vivi immerso in un mondo in cui è normale pensare che il ragazzo ti controlli il cellulare o che se ti metti insieme a dodici anni porti il fidanzato alle cene di famiglia come se foste sposati da vent'anni.
Certo! È quello che ho detto subito. Va insegnato il sacrosanto rispetto degli altri, ma anche il sacrosanto diritto di farsi rispettare. Non si mettono i piedi in testa agli altri, ma non devi permettere a nessuno di metterli in testa a te, salvo che non sia una strategia per farti sottovalutare momentaneamente e poter così piantare il colpo finale più facilmente
 

Andromeda4

Utente di lunga data
Ma non sai dove guardare se vivi immerso in un mondo in cui è normale pensare che il ragazzo ti controlli il cellulare o che se ti metti insieme a dodici anni porti il fidanzato alle cene di famiglia come se foste sposati da vent'anni.
Allora... a casa mia mio padre controllava tutti e sempre. Seguiva mio fratello quando usciva, leggeva i miei diari, ascoltava le telefonate da dietro le porte. Non era un discorso che ci faceva, era un comportamento che si ripeteva ogni giorno. Un imprinting, come piace dire oggi. Che mi sono portata dietro come una zavorra anche quando ho cominciato ad avere le mie esperienze sentimentali o altro. Ovvio che razionalmente sapevo che era tutto sbagliato, quel modo di comportarsi, ma non avevo gli strumenti per ribellarmi, perché qualcosa dentro di me mi bloccava, come a dire "è tuo padre che sta facendo questo e se ti ribelli è peggio". Sto esagerando volutamente, per far capire il concetto. Perciò quando ho avuto la storia con la bestia, non riuscivo a fargli comprendere, all'inizio, che mi stava umiliando. Poi è andato avanti, oltre alle umiliazioni, con i ricatti e le minacce facendosi forte del suo lavoro. E lì è stato ancora peggio.
 

Nicky

Utente di lunga data
Allora... a casa mia mio padre controllava tutti e sempre. Seguiva mio fratello quando usciva, leggeva i miei diari, ascoltava le telefonate da dietro le porte. Non era un discorso che ci faceva, era un comportamento che si ripeteva ogni giorno. Un imprinting, come piace dire oggi. Che mi sono portata dietro come una zavorra anche quando ho cominciato ad avere le mie esperienze sentimentali o altro. Ovvio che razionalmente sapevo che era tutto sbagliato, quel modo di comportarsi, ma non avevo gli strumenti per ribellarmi, perché qualcosa dentro di me mi bloccava, come a dire "è tuo padre che sta facendo questo e se ti ribelli è peggio". Sto esagerando volutamente, per far capire il concetto. Perciò quando ho avuto la storia con la bestia, non riuscivo a fargli comprendere, all'inizio, che mi stava umiliando. Poi è andato avanti, oltre alle umiliazioni, con i ricatti e le minacce facendosi forte del suo lavoro. E lì è stato ancora peggio.
Impariamo ad amare e essere amato in famiglia. A volte non ci vengono trasmessi gli strumenti più giusti.
 

The Reverend

Utente di lunga data
L'altro giorno sentivo a radio 24 un'intervista a un tizio, credo un neuropsichiatra, che ha appena scritto un libro sul tema di questi giovani omicidi. Sarebbe da leggere per farsi un'idea. Comunque sosteneva che quando l'esito di una situazione del genere è omicidio (o femminicidio per dare il contentino), a monte nella stragrande maggioranza dei casi c'è una situazione rilevante dal punto di vista clinico, o un disturbo di personalità o altri accidenti non diagnosticati in precedenza
Perché tutti noi qui non scriviamo un libro a 57 mani su "vita sul cornoforum"
Sarebbe un best seller🤣
 

Brunetta

Utente di lunga data
No, chi fa stragi e’ uno a cui hanno insegnato che una brava donna e’ quella che non la dà al pieno appuntamento e che non flirta, nemmeno per sbaglio con uno sconosciuto. Poi però si innamora porio di quella donna e vuole cambiarla. Lei si sottrae e lui la uccide.
Oppure lei resta lì perché le è stato insegnato che amore e’ sopportazione e che se lui si arrabbia per un sorriso fatto a un altro e’ normale perché lei ha esagerato.
E allora inizia a comportarsi come lui vorrebbe fintanto che ce la fa.
Del resto è giusto perché così le hanno insegnato.
Se ama deve sopportare.
Quando finalmente esce dal limbo si sottrae e lui la uccide.
Matematica
Amo l’odore di Napal al mattino e le semplificazioni.
Quindi tu credi alla educazione emotiva nelle scuole?
 

Brunetta

Utente di lunga data
No, però non è sbagliato dire che chi permane in una situazione tossica, se non altrimenti obbligato, ne diventa suo malgrado corresponsabile
Vengono ammazzate quando ne escono!
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Vengono ammazzate quando ne escono!
Ne escono quando purtrppo per loro, è troppo tardi. Ora ti faccio il paragone con la mia prima morosina, che fatte le DOVUTE PROPORZIONI era una storia a suo modo tossica. Prese le prime corna dove ogni eventuale dubbio derivante dal suo curriculum sarebbe stato fugato per qualsiasi persona normale, io mi ostinai (per evidenti mei limiti di autostima, legati forse alla nostra giovine età) a continuare a stare con lei e ovviamente potrei raccontare una escalation di vicende una peggio dell'altra. Allora la domanda che mi posi fu: sono io che faccio uscire il peggio dagli altri, o semplicemente restando lì ho permesso che certe cose accadessero rendendomi in qualche modo corresponsabile? Nessuno tranne la mia penosa autostima mi obbligava a stare con lei..
 

Brunetta

Utente di lunga data
Io ho fatto caso che si suicidano gli adulti. Non i ragazzi. E l età si abbassa. Va di moda il raptus. Si fanno la galera 20 anni e poi stanno fuori. Chi è adulto è più propenso al suicidio, dopo.
Perché con il crescere dell’età, cresce lo smarrimento. E, forse, la consapevolezza dell’atto impulsivo.
Tutti “VERBALMENTE” vogliamo ammazzare o almeno picchiare o far morire qualcuno. Non lo facciamo. Non agiamo la rabbia non solo per paura della punizione, ma anche per l’orrore per la morte. Io fatico ad ammazzare gli scarafaggi e provo ribrezzo quando ammazzo una mosca. Essere causa di morte mi turba.
Certamente io ho sviluppato, come in palestra si sviluppano i muscoli, il lobo frontale del controllo e anche l’amore e la tenerezza per la vita. Ma non è in discussione ciò che faremmo noi, che non diventeremo mai assassini e ci limitiamo alle parole.
Dire “ti ammazzerei” non è una red flag. Che non ho chiaro cosa significhi in pratica PRIMA.
Per altro la canzone è stata scritta da due uomini.
 

Brunetta

Utente di lunga data
L'altro giorno sentivo a radio 24 un'intervista a un tizio, credo un neuropsichiatra, che ha appena scritto un libro sul tema di questi giovani omicidi. Sarebbe da leggere per farsi un'idea. Comunque sosteneva che quando l'esito di una situazione del genere è omicidio (o femminicidio per dare il contentino), a monte nella stragrande maggioranza dei casi c'è una situazione rilevante dal punto di vista clinico, o un disturbo di personalità o altri accidenti non diagnosticati in precedenza
Certamente non agisce così una personalità strutturata. GaC!
Ma se consideriamo una debolezza e una perdita di tempo riflettere sugli altri, figuriamoci come può una personalità fragile andare da uno psichiatra/psicoterapeuta, rischiando che tutti lo considerino un matto o un debole…
 

omicron

Pigra, irritante e non praticante
Mia sorella ha fatto lo stesso discorso. Infatti ha un lavoro, da poco anche una casa e sta ancora qua
La mia non era solo voglia di studiare. Se fosse così sarebbe riduttivo. Mi piaceva conoscere le cose, persone nuove, ero uscita da una sorta di bozzolo (@Nicky credo che tu mi possa capire) in cui ero stata al liceo. Per questo è stato il periodo migliore, sotto tanti aspetti. Anche se poi l'autorità famigliare è continuata.
Oddio… io ho fatto una scuola che mi ha dato una abilitazione, sono andata a lavorare e nel 2006 sono andata via di casa, non ci sono più tornata a stare coi miei, ho sempre lavorato e bastata a me stessa
Poi anche a me piace conoscere ed imparare, ma la scuola non la volevo continuare, volevo essere indipendente il prima possibile, già a 14 anni quando scelsi la scuola superiore, la scelsi proprio in quest’ottica
 

Brunetta

Utente di lunga data

Rebecca89

Sentire libera
Certamente non agisce così una personalità strutturata. GaC!
Ma se consideriamo una debolezza e una perdita di tempo riflettere sugli altri, figuriamoci come può una personalità fragile andare da uno psichiatra/psicoterapeuta, rischiando che tutti lo considerino un matto o un debole…
Non ci va. Non lo accetta.
Io al mio ci ho provato un paio di volte a fargli capire che c era un problema. E no, il problema ce l avevo io. Sai qual è la cosa più grave?

Quando ho scoperto tutto quello che mi faceva dietro, ho chiamato i genitori. Ho parlato prima con il padre. Con cui avevo un legame bellissimo in confronto alla madre che viveva altrove.
Un giorno in pieno scazzo, davanti a lui, ha cominciato a sfondare le porte di casa sua. Il padre mi ha bloccata quando mi ha visto alzarmi dal divano per andare al piano di sopra dove faceva casino dicendomi "no, lascia stare, non dirgli niente che peggioriamo le cose".
Quando li misi al corrente di quello che avevo trovato e dei comportamenti aggressivi che iniziava a manifestare verso di me (io gli ultimi giorni ho dormito chiusa a chiave in camera di mio figlio col coltello sotto il cuscino e non è piacevole) sai che mi ha risposto? A fronte della richiesta delle sue psicoterapiste di indirizzarlo al più presto da uno psichiatra in una RSA?
Mio figlio non è matto. Ma no. Ha solo un carattere particolare. Se ti mette una mano addosso chiamami subito.
Non possiamo del tutto capire cosa li porta a tanto, perché bisognerebbe scavare davvero a fondo.
 
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