margherita
Utente di lunga data
Risposta ad Amoremio
Ti ringrazio dell’intervento, di estrema acutezza psicologica. Hai centrato in pieno e hai letto ottimamente fra le righe.
Mio marito si trascina dietro dalla giovinezza un complesso di inferiorità. Dice che detesta la competizione, sia all’epoca in cui andava a scuola sia sul lavoro e uno dei suoi grandi dispiaceri è aver interrotto gli studi universitari e non averli portati a termine per paura del “confronto”. Così si rifugia nel tempo libero nelle gite a contatto della natura (che non chiede competizione!!). Anche per le donne che ha avuto prima di sposare me mi ha detto che si era innamorato dei loro difetti o debolezze. Le storie poi finivano perché lui si stancava, l’innamoramento scemava…
Io non mi riconosco in quel clichè di donna Pur non fregandomene niente della competizione in sé, ho sempre lottato per le cose in cui credevo, ho due lauree, un lavoro dirigenziale e ho fatto fronte a tanti guai con le mie forze. In più ringrazio la natura di avermi dato un aspetto esteriore non ributtante.
Ho cercato sempre di aiutare mio marito a non angosciarsi delle sue paure, l’ho anche incoraggiato a continuare gli studi, ma senza forzare la mano, così come quando vedo che si angoscia perché ha “paura di competere” cerco di aiutarlo ad accettare questa sua paura e di considerarla una ricchezza anziché un handicap. Non gli ho mai fatto pesare la nostra diversa posizione sociale, semplicemente perché non credo che la mia sia una posizione di superiorità e la sua di inferiorità. Ognuno di noi ha delle caratteristiche proprie e siamo meravigliosi così come siamo.
La nostra intesa sessuale è ottima, abbiamo amici in comune, condividiamo gli stessi sentimenti e abbiamo lo stesso giudizio di fondo sulle maggior parte delle cose.
Evidentemente non sono riuscita a dargli sicurezza in se stesso, ma non posso neanche tirarmi il martello in testa, dopo tutto sono una donna e non una psichiatra (se fossi riuscita ad aiutarlo nei suoi complessi di inferiorità che sarebbe successo? Si sarebbe portato a letto una ventenne dal corpo di sirena??? Ah, ah! Magari la prossima volta si fa una modella!!)
Credo che sia stato sincero nel raccontarmi la dinamica della conquista della donna cinghiale, così come è capace di mentire, è a volte di una brutalità estrema nel raccontarmi la verità, anche perché ho letto le e mail che si sono scambiati (alcune) e lui le rivolgeva frasi affettuose da innamorato adolescente (il tuo sorriso, la tua presenza, mi manchi, non vedo l’ora di vederti, ti voglio bene, piripì, piripò) non contenevano sconcezze sessuali e lei rispondeva che voleva tenere il rapporto sul piano dell’amicizia, che lui spingeva troppo sull’acceleratore, ecc.
Penso anch’io che tutte le cattiverie che mi diceva, le diceva per auto-convincersi che faceva bene a conquistare la nuova donna, per auto-assolversi insomma.
Altrimenti non si spiega perché sia tornato con me. Io gli avevo anche proposto di prendersi un periodo di tempo, di stare lontano da casa e di approfondire il rapporto con il cinghiale, per verificare se, tolta la necessità del sotterfugio, frequentandola liberamente, era davvero l’amore della sua vita. Non avrei avanzato alcuna pretesa di carattere economico, avrebbe potuto tenersi anche la casa, i soldi, tutto… pur di finirla con tanto squallore di sotterfugi e palle poco dignitose per tutti, insomma, finirla con tanta miseria.
Non ha voluto. Adesso è con me, premuroso e “presente”.
Ma lui mi ama? Che ne so, non lo so. Boh!
Ma che razza di storia! Devo ancora digerirla, ogni tanto scoppio a piangere, prendo qualche goccia di tranquillante, mi fa male da morire il pensiero che lui si sia innamorato di un'altra e abbia amato il corpo di un'altra e soprattutto, a forza di tenere saldi i remi di questa barca, mi fanno male da morire le braccia e ho voglia di andare a riva a nuoto, da sola… ma, satanasso di un mondo, ci sono delle responsabilità, così continuo a remare…
Ti ringrazio dell’intervento, di estrema acutezza psicologica. Hai centrato in pieno e hai letto ottimamente fra le righe.
Mio marito si trascina dietro dalla giovinezza un complesso di inferiorità. Dice che detesta la competizione, sia all’epoca in cui andava a scuola sia sul lavoro e uno dei suoi grandi dispiaceri è aver interrotto gli studi universitari e non averli portati a termine per paura del “confronto”. Così si rifugia nel tempo libero nelle gite a contatto della natura (che non chiede competizione!!). Anche per le donne che ha avuto prima di sposare me mi ha detto che si era innamorato dei loro difetti o debolezze. Le storie poi finivano perché lui si stancava, l’innamoramento scemava…
Io non mi riconosco in quel clichè di donna Pur non fregandomene niente della competizione in sé, ho sempre lottato per le cose in cui credevo, ho due lauree, un lavoro dirigenziale e ho fatto fronte a tanti guai con le mie forze. In più ringrazio la natura di avermi dato un aspetto esteriore non ributtante.
Ho cercato sempre di aiutare mio marito a non angosciarsi delle sue paure, l’ho anche incoraggiato a continuare gli studi, ma senza forzare la mano, così come quando vedo che si angoscia perché ha “paura di competere” cerco di aiutarlo ad accettare questa sua paura e di considerarla una ricchezza anziché un handicap. Non gli ho mai fatto pesare la nostra diversa posizione sociale, semplicemente perché non credo che la mia sia una posizione di superiorità e la sua di inferiorità. Ognuno di noi ha delle caratteristiche proprie e siamo meravigliosi così come siamo.
La nostra intesa sessuale è ottima, abbiamo amici in comune, condividiamo gli stessi sentimenti e abbiamo lo stesso giudizio di fondo sulle maggior parte delle cose.
Evidentemente non sono riuscita a dargli sicurezza in se stesso, ma non posso neanche tirarmi il martello in testa, dopo tutto sono una donna e non una psichiatra (se fossi riuscita ad aiutarlo nei suoi complessi di inferiorità che sarebbe successo? Si sarebbe portato a letto una ventenne dal corpo di sirena??? Ah, ah! Magari la prossima volta si fa una modella!!)
Credo che sia stato sincero nel raccontarmi la dinamica della conquista della donna cinghiale, così come è capace di mentire, è a volte di una brutalità estrema nel raccontarmi la verità, anche perché ho letto le e mail che si sono scambiati (alcune) e lui le rivolgeva frasi affettuose da innamorato adolescente (il tuo sorriso, la tua presenza, mi manchi, non vedo l’ora di vederti, ti voglio bene, piripì, piripò) non contenevano sconcezze sessuali e lei rispondeva che voleva tenere il rapporto sul piano dell’amicizia, che lui spingeva troppo sull’acceleratore, ecc.
Penso anch’io che tutte le cattiverie che mi diceva, le diceva per auto-convincersi che faceva bene a conquistare la nuova donna, per auto-assolversi insomma.
Altrimenti non si spiega perché sia tornato con me. Io gli avevo anche proposto di prendersi un periodo di tempo, di stare lontano da casa e di approfondire il rapporto con il cinghiale, per verificare se, tolta la necessità del sotterfugio, frequentandola liberamente, era davvero l’amore della sua vita. Non avrei avanzato alcuna pretesa di carattere economico, avrebbe potuto tenersi anche la casa, i soldi, tutto… pur di finirla con tanto squallore di sotterfugi e palle poco dignitose per tutti, insomma, finirla con tanta miseria.
Non ha voluto. Adesso è con me, premuroso e “presente”.
Ma lui mi ama? Che ne so, non lo so. Boh!
Ma che razza di storia! Devo ancora digerirla, ogni tanto scoppio a piangere, prendo qualche goccia di tranquillante, mi fa male da morire il pensiero che lui si sia innamorato di un'altra e abbia amato il corpo di un'altra e soprattutto, a forza di tenere saldi i remi di questa barca, mi fanno male da morire le braccia e ho voglia di andare a riva a nuoto, da sola… ma, satanasso di un mondo, ci sono delle responsabilità, così continuo a remare…
