La P2 di Licio Gelli "era una cosa seria"

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Mari'

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domenica, 26 settembre 2010 | 23:25

La P2 di Licio Gelli “era una cosa seria”




Ancora Licio Gelli!


Fascista ai tempi di Mussolini, combattente in Spagna in favore di Francisco Franco, dopo la morte di Mussolini sembra venga arruolato dalla CIA e dopo essere diventato direttore della Permaflex nel 1948 diventa portaborse di un deputato democristiano.
La fase successiva di Licio Gelli è la scalata alla massoneria, e la costituzione della loggia Propaganda 2 (P2), nella quale riuscì a fare entrare politici, ministri, generali, vescovi e imprenditori che secondo Gelli “volevano fare il bene del paese”, infatti prosegue “eravamo una loggia legata dall’anticomunismo e dall’alto senso dello stato, non come questa presunta p3 che è fatta solo da affaristi!”.
La loggia massonica P2 venne sciolta e accusata di un disegno eversivo volto a sovvertire il potere democratico in Italia.



In una perquisizione della guardia di finanza nella sua villa, venne trovata una lista di appartenenti alla P2 tra i quali figuravano anche Maurizio Costanzo, Vittorio Emanuele di Savoia, l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e Fabrizio Cicchitto.
Dopo essere stato arrestato mentre ritirava migliaia di dollari in Svizzera ed essere evaso e fuggito in sudamerica, Licio Gelli si costituì nel 1987.
Nel 1983, la commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi evidenziò responsabilità della P2 nelle vicende economiche italiane, in particolare nello scandalo del Banco Ambrosiano e nel condizionamento della vita politica italiana.
Ancora oggi quest’uomo dal passato torbido va in televisione e rilascia interviste, come nulla fosse accaduto. (fonte: corriere e wikipedia / foto: corriere.it)


http://notiziefresche.info/la-p2-era-una-cosa-seria_post-36219/
 

Mari'

Utente di lunga data
lunedì 27 settembre 2010

lunedì 27 settembre 2010

"Il fondo non è stato ancora toccato": parola di Licio Gelli





Siccome in Italia all'assurdità non c'è mai limite, credo valga la pena leggere quest' ultima intervista rilasciata da Licio Gelli all'Unione Sarda: un'Italia che agli occhi dell'ex Venerabile appare destinata ad affondare ed a diventare una colonia cinese, con un Berlusconi che sembra troppo incerto, con un Fini che ha tradito gli ideali che gli aveva insegnato Almirante, e con un'opposizione che non si capisce di cosa parli e cosa proponga al Paese.
La vera primizia è leggere il disappunto dell'intervistato quando si associa la P2 alla neofita P3: Gelli prima di tutto si offende quando il giornalista associa Flavio Carboni alla sua figura, e poi durante tutta l'intervista tende a differenziare la seria associazione massonica qual'era la sua P2, da quel sodalizio di affaristi per fare soldi, quale invece è la P3.

"Non scherziamo. Noi si aveva sei ministri, un'ottantina di generali, il mondo dell'economia e dell'editoria. Tutti legati da un'idealità: fare il bene del Paese e cercare di regalargli istituzioni più forti. Eravamo legati dall'anti-comunismo, non dalla voglia di fare affari" ribadisce l'ex Maestro Venerabile della P2.

Il 28 settembre del 2003, Gelli in un'intervista a Repubblica dichiarò: "Guardo il Paese e dico: avevo già scritto tutto trent'anni fa".

Oggi ne risente se viene associato a Carboni, difende con orgoglio la sua loggia massonica, si offende per il paragone tra la P3 ed i suoi massoni, tutte persone legate da un'idealità, e non dagli affari.

A leggerlo sembra che della P2, il più grande scandalo della storia repubblicana italiana, se ne debba avere quasi nostalgia: una loggia massonica che, a confronto con i vari sodalizi affaristici attuali, a leggere Gelli ne esce come un branco di bambini che si dilettavano al biliardino all'oratorio.

"Se avessi vent'anni di meno saprei cosa fare: mobiliterei i miei amici (e ne ho ancora molti, sa?) per un'azione di protesta non violenta contro l'ingerenza dell'Europa. Farei sdraiare migliaia di persone in strada per opporsi a chi vieta di esporre il Crocifisso negli edifici pubblici. È il segno del degrado nel quale siamo finiti. Stia sicuro che il fondo non è stato ancora toccato" dichiara l'ex capo piduista.

Invece ti sbagli caro Gelli: quel fondo molto probabilmente già è stato toccato. C'avrà pensato qualche tuo amico, molto probabilmente qualcuno con vent'anni in meno di te.

Ed il segno del degrado nel quale siamo finiti, in fondo è proprio questo.

http://www.agoravox.it/Il-fondo-non-e-stato-ancora.html


L'articolo del -L'UNIONE SARDA.it:

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/197358


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Mari'

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29 settembre, 2010 · 14:37

Il berlusconismo è trait d’union tra la P2 e la P3


Silvio Berlusconi





Esiste una «effettiva continuità» tra il piano di Rinascita democratica di Licio Gelli, la P2, scoperto dalla magistratura agli inizi degli anni Ottanta e «l’ipotesi di cambiamento del Paese messo in atto dai governi Berlusconi». A parlare senza troppe perifrasi non è Antonio di Pietro ma uno dei più accreditati teologi moralisti, don Gianino Piana che sul mensile Jesus tratteggia il berlusconismo, definendolo il «trait d’union tra la P2 e la P3». Sic et simpliciter. In questi sedici anni, sostiene, l’obiettivo perseguito, e cioè il «progressivo svuotamento dall’interno di ogni sostanza reale della democrazia parlamentare in favore di uno Stato populista» guidato da un capo carismatico col diretto controllo di tutte le leve del potere. La riflessione del sacerdote muove dalla constatazione di partiti ormai inesistenti, parlamentari designati dall’alto, sindacati lacerati, magistratura screditata, «Rai distrutta come servizio pubblico e si potrebbe pure continuare». La cosa che preoccupa il mondo cattolico di base è il silenzio, anzi l’indifferenza di gran parte degli italiani, oltre che lo «sconcertante servilismo di molti uomini pubblici» e «l’insufficiente reazione dei chierici», vale a dire vescovi e cardinali, «spesso tra loro divisi». Una fotografia decisamente impietosa e a tinte fosche come mai era apparsa su un periodico cattolico. Don Giannino Piana insiste soprattutto su un punto. Il vero danno è di natura morale: «bisogna ricostruire le fondamenta di una politica che concorra allo sviluppo di una serena convivenza civile».

di FR.GIA.
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/il-berlusconismo-e-trait-dunion-tra-la-p2-e-la-p3.html
 

Mari'

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P3: Carbone si dice “vittima di millantatori”
di Redazione Il Fatto Quotidiano 19 ottobre 2010

“Vittima di millantatori”. Così si definisce Vincenzo Carbone, accusato in concorso in corruzione, interrogato oggi per tre ore dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta P3. L’ex primo presidente della Corte di Cassazione è accusato di aver spostato senza giustificato motivo la causa Mondadori dalla sezione tributaria alle sezioni unite della Suprema Corte in cambio di un incarico di prestigio dopo la pensione. Carbone ha respinto l’ipotesi formulata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli che lo hanno interrogato, giudicandola “personalmente offensiva”.

“Ha risposto in modo puntuale e corretto a tutte le domande – ha detto l’avvocato Paola Balducci che lo difende assieme ad Antonio Fiorella -. Abbiamo spiegato il meccanismo decisionale della Suprema Corte e a breve presenteremo una memoria tecnica anche sulle Sezioni unite”. Con riferimento al Lodo Mondadori, la Balducci ha detto che “Carbone non decideva nulla in merito al calendario di udienza, lo aveva informato il presidente Prestipino (deceduto, ndr) come fosse una cosa normale, nulla di importante. Ci è stata fatta sentire una intercettazione del 28 ottobre 2009 quando la decisione sulla fissazione dell’udienza risale a otto giorni prima”.

Una parte delle domande riguardava anche il ricorso su Nicola Cosentino, il sottosegretario che i pm di Napoli avrebbero voluto arrestare per legami con la camorra: “C’è soltanto una chiamata fatta dalla segretaria del presidente Carbone che il giorno prima della discussione comunica la data dell’udienza a Lombardi”. Si tratta di Pasquale, accusato dalla procura di aver “sviluppato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica, da sfruttare per i fini segreti del sodalizio”.

Dunque, secondo la difesa, l’ex primo presidente della Cassazione sarebbe stato vittima di millantatori che “tiravano in ballo il suo nome per farsi belli e far vedere ad altri che si davano da fare. Ma si tratta di personaggi inattendibili”. L’avvocato Balducci ha voluto poi precisare che “Carbone non ha mai avuto a che fare con Arcangelo Martino né ha mai partecipato a incontri o pranzi in ristorante con soggetti finiti nell’inchiesta sulla P3″.

Precedenti di questo articolo


http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/19/p3-carbone-si-dice-vittima-di-millantatori/72519/

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Mari'

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P3: Marra si è dimesso dalla magistratura

Il presidente della corte d'Appello di Milano: "Mai venuto meno ai miei doveri"

21 ottobre, 15:24


Alfonso Marra durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario, Brescia, 30 gennaio 2010

ROMA - Il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, si è dimesso dalla magistratura. E' quanto si è appreso al Csm, dove oggi il magistrato era stato convocato per rispondere delle contestazioni che gli vengono mosse nell'ambito di una procedura di trasferimento d'ufficio. Procedura che era stata aperta dopo che il nome di Marra era comparso nelle carte della Procura di Roma che indaga sulla P3 e che ad agosto aveva sentito il presidente della Corte d'Appello di Milano come testimone.
Nemmeno 20 giorni fa 200 magistrati di Milano in una riunione indetta dall'Anm locale e alla quale erano presenti i vertici nazionali del sindacato delle toghe avevano chiesto a Marra di fare un passo indietro, insomma di lasciare la poltrona che occupa dal 3 febbraio scorso; il tutto per l'imbarazzo provocato dalle intercettazioni dell'inchiesta della Procura di Roma sulla P3 dalle quali emergerebbero le pressioni esercitate da uno dei componenti della "Loggia", Pasquale Lombardi, per favorire la nomina di Marra al vertice dell'ufficio giudiziario milanese. Proprio per questa vicenda a luglio il Csm aveva aperto nei confronti di Marra la procedura di trasferimento d'ufficio.
MARRA: MAI VENUTO MENO AI MIEI DOVERI - "Non sono mai venuto meno ai miei doveri". E' quanto scrive il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, nella lettera con cui ha rassegnato le dimissioni dalla magistratura. La missiva è stata consegnata al Csm dal collega Pier Camillo Davigo, che difendeva Marra nella procedura di trasferimento d'ufficio.Marra rivendica di aver esercitato il suo ruolo di magistrato sempre con "disciplina ed onore" ed esprime "sgomento" per la situazione in cui si è venuto a trovare. E contesta anche il Csm, sostenendo che la procedura di trasferimento è stata aperta nei suoi confronti fuori dai casi previsti dalla legge.
"Temo che nella situazione creatasi la mia permanenza alla presidenza della Corte d'Appello di Milano possa incidere sul buon andamento dell'amministrazione giudiziaria e sull'attività degli organi di autogoverno", scrive ancora Marra.affermando di aver
chiesto "il collocamento a riposo per anzianità con decorrenza immediata". "Mi sgomenta che colleghi con i quali ho condiviso
anni di impegno e ai quali sono legato da reciproca conoscenza - prosegue il magistrato - possano avere di me l'immagine di una persona disposta a sacrificare la propria libertà ed indipendenza per ottenere e mantenere una carica. Preferisco farmi da parte e riservare loro quel ricordo di affetto e colleganza che più di ogni cosa oggi mi costerebbe rinnegare". Nella lettera comunque Marra si dice sicuro che "il tempo ristabilirà la verità".
ANM, IN MAGISTRATURA OMBRE SONO INTOLLERABILI - ''Un gesto che pone fine a una vicenda che ha messo a serio rischio la credibilita' dell'intera istituzione''.Cosi' il presidente dell'Anm Luca Palamara commenta le dimissioni di Alfonso
Marra dalla magistratura. ''Il tema della questione morale e della correttezza dei comportamenti deve assumere carattere centrale nel dibattito all'interno della magistratura dove non possono essere tollerate zone d'ombra'', aggiunge Palamara.
ANM MILANO: UN GESTO DI RESPONSABILITA' - "Un gesto di responsabilità". Così Manuela Massenz, presidente dell'Anm di Milano, definisce le dimissioni dal suo incarico rassegnate ufficialmente da Alfonso Marra, presidente della Corte d'Appello di Milano, dopo che il suo nome era comparso nelle intercettazioni dell' inchiesta sulla cosiddetta P3. L'Associazione Nazionale Magistrati milanese qualche settimana fa, dopo un'assemblea a cui avevano preso parte moltissimi tra giudici e pm aveva 'sfiduciato' Marra e gli aveva chiesto di fare un passo indietro. Oggi ormai l'ex presidente ha formalizzato le sue dimissioni e, data l'età raggiunta, dovrebbe andare in pensione.
ANM, IN MAGISTRATURA OMBRE SONO INTOLLERABILI - "Un gesto che pone fine a una vicenda che ha messo a serio rischio la credibilità dell'intera istituzione".Così il presidente dell'Anm Luca Palamara commenta le dimissioni di Alfonso Marra dalla magistratura. "Il tema della questione morale e della correttezza dei comportamenti deve assumere carattere centrale nel dibattito all'interno della magistratura dove non possono essere tollerate zone d'ombra", aggiunge Palamara.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/10/21/visualizza_new.html_1729968675.html
 

Mari'

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Mari'

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P3: RIESAME, RESTANO IN CARCERE CARBONI E LOMBARDI

10:34 17 NOV 2010

(AGI) Roma - Restano in carcere il finanziere sardo Flavio Carboni e il giudice-geometra Pasquale Lombardi, due degli indagati dell'inchiesta sulla cosiddetta P3. Lo ha deciso il tribunale del riesame di Roma, presieduto da Guglielmo Muntoni, che ha respinto la richiesta delle difese di revocare o modificare la misura cautelare in carcere. Carboni e Lombardi erano finiti in manette il 7 luglio scorso, assieme all'imprenditore napoletano Arcangelo Martino (tornato poi in liberta'), con l'accusa di concorso in associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge sulle societa' segrete.


http://www.agi.it/rubriche/ultime-n...riesame_restano_in_carcere_carboni_e_lombardi

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Quibbelqurz

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Mari'

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Eccone altri piu' ricchi ;)

Inchiesta P3, restano in carcere Flavio Carboni e il magistrato Lombardi


Flavio Carboni
ultimo aggiornamento: 17 novembre, ore 14:33
Roma - (Adnkronos/Ign) - Il legale dell'imprenditore: "Non sta bene. Contro di lui accuse grottesche". Anche Verdini indagato per violazione della legge Anselmi: "Mai scaricato l'amico fraterno Dell'Utri''. (VIDEO). Sotto indagine Il sottosegretario alla Giustizia Caliendo


http://www.adnkronos.com/IGN/News/C...ni-e-il-magistrato-Lombardi_311265766662.html



Inchiesta P3, restano in carcere
Carboni e Lombardi: “societas sceleris”


Restano in carcere Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, indagati nell’inchiesta sulla ‘P3′. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame presieduto da Guglielmo Muntoni che ha respinto i ricorsi dei difensori. Per Carboni l’istanza era stata presentata dall’avvocato Renato Borzone, mentre per Lombardi aveva fatto ricorso l’avvocato Corrado Oliviero.

I due legali avevano sostenuto il venir meno dell’esigenze cautelari, la non utilizzabilità delle intercettazioni tra i due indagati e soggetti politici nonché le precarie condizioni di salute dei loro assistiti. A disporre una nuova pronuncia del Riesame era stata la Corte di Cassazione che il 9 settembre scorso, accogliendo una istanza delle difese, aveva stabilito la necessità di un nuovo esame da parte del Tribunale della libertà dei ricorsi (respinti nel mese di luglio) in diversa composizione del collegio.

Flavio Carboni, faccendiere sardo già condannato a otto anni e 6 mesi per la vicenda del fallimento del Banco Ambrosiano, è stato arrestato l’8 luglio scorso nell’ambito dell’inchiesta sull’eolico in Sardegna e su un presunto comitato d’affari che avrebbe gestito l’assegnazione di una serie di appalti pubblici. Secondo gli inquirenti, questo comitato era gestito da Flavio Carboni. Insieme a lui furono arrestati il geometra Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc, e l’imprenditore napoletano Arcangelo Martino, scarcerato il 28 settembre scorso.

Nell’ordinanza di arresto Il gip Giovanni De Donato scrive: “I tre indagati erano legati in un’associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti. Tale associazione era caratterizzata ‘dalla segretezza degli scopi’ e volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione”. Secondo il provvedimento del tribunale del Riesame di Roma “la P3 era ed è in grado di interferire, spesso determinandole, sulle scelte di organi costituzionali e di pubblica amministrazione”. Dagli atti “emerge un concreto, attuale, e molto allarmante pericolo di reiterazione del reato” per cui “appare assolutamente necessario impedire che la prosecuzione dell’attività delittuosa della ‘societas sceleris’ in contestazione condizioni ulteriormente gli equilibri istituzionali e l’affidabilità sociale e istituzionale di istituzioni pubbliche, anche di livello costituzionale, fra cui d’importanti uffici giudiziari”. ”L’organizzazione occulta era in grado di agire in autonomia, indipendentemente dai suoi referenti politici. Gli indagati appaiono spesso collegati a specifici ambienti politici dai quali sono comunque autonomi, tanto che possono anche agire conflittualmente, come accaduto nella vicenda Caldoro, rispetto ai medesimi ambienti politici quando i rispettivi interessi non collimino o configgano”.

Secondo il riesame,Nella stessa inchiesta è accusato di riciclaggio il coordinatore del Pdl Denis Verdini: secondo il giudice incontrò Carboni per stabilire un tentativo di avvicinamento ai giudici della Consulta. Secondo le ricostruzioni tra settembre e ottobre 2009 Carboni, Lombardi e Martino tentarono di avvicinare i giudici della Corte Costituzionale per influenzare il giudizio sul lodo Alfano. L’episodio si intreccia col tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, alla carica di presidente della Regione Campania, in cambio appunto degli interventi compiuti sulla Corte Costituzionale.

In riferimento alle condizioni di salute di Carboni, il tribunale spiega che “emergono patologie per le quali gli accertamenti peritali disposti hanno attestato la compatibilità delle stesse con il regime carcerario condizionata al fatto che questo sia realizzato” in una struttura carceraria adeguatamente attrezzata.

L’avvocato Renato Borzone che con il collega Adelmo De Cataldo, assiste Flavio Carboni ha commentato: “Non mi aspettavo nulla di diverso. D’altra parte in un paese borbonico come l’Italia la concezione della custodia cautelare può essere questa: la pena prima del processo. Nel merito il legale ha specificato: “Rileviamo come si continui a ritenere esistente un’associazione segreta nonostante le chiare risultanze liberatorie e le dichiarazioni scagionanti di Arcangelo Martino ( il terzo indagato nella vicenda)”. Secondo Borzone infatti “Martino è stato liberato non perchè ha collaborato ma perchè secondo il parere della Procura sono venute meno le esigenze cautelari in modo oggettivo. Evidentemente le esigenze cautelari sono uguali per tutti gli indagati ma per alcuni sono più uguali degli altri”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/201...ere-flavio-carboni-e-pasquale-lombardi/77317/



Il Tribunale del Riesame conferma la custodia cautelare in carcere per Lombardi e Carboni

17 novembre 2010
Il Tribunale del Riesame di Roma, presieduto da Guglielmo Muntoni, ha confermato la custodia cautelare in carcere per Flavio Carboni e Pasquale Lombardi, due degli indagati nell'inchiesta sulla cosiddetta P3. A rimettere gli atti al Riesame era stata la Cassazione che lo scorso settembre aveva annullato con rinvio una precedente decisione del medesimo tribunale che aveva negato ai due indagati la revoca della misura cautelare.



Il Tribunale del riesame si è pronunciato sulle istanze presentate dai legali di Carboni e Lombardi, gli avvocati Renato Borzone e Corrado Uliveto, nelle quali le difese avevano sostenuto il venir meno dell'esigenze cautelari, la non utilizzabilità delle intercettazioni tra i due indagati e soggetti politici nonchè le precarie condizioni di salute dei loro assistiti.
L'affarista sardo e l'ex giudice tributario erano finiti in manette il 7 luglio scorso, assieme all'imprenditore napoletano Arcangelo Martino (tornato poi in libertà), con l'accusa di concorso in associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge sulle società segrete.


http://www.ilsole24ore.com/art/noti...-conferma-custodia-101941.shtml?uuid=AYM60KkC

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Mari'

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C'e' anche questo

Carboni e Lombardi restano in carcere
"Pericolo di nuove interferenze"


La decisione del Tribunale del Resame sull'uomo d'affari e l'ex giudice tributario, due dei principali indagati nell'inchiesta sulla P3. Nella motivazione anche il "rischio di reiterazione del reato" e la legittimità delle intercettazioni



Pasquale Lombardi



ROMA - L'uomo d'affari Flavio Carboni 1 e l'ex giudice tributario Pasquale Lombardi, 2 due dei principali indagati dell'inchiesta romana sulla cosiddetta P3 3, restano in carcere. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame presieduto da Guglielmo Muntoni. A rimettere gli atti al riesame era stata la Cassazione 4 che, lo scorso 9 settembre, accogliendo un'istanza delle difese, aveva annullato con rinvio una precedente decisione del medesimo tribunale che aveva negato ai due indagati la revoca della misura cautelare.

Il Tribunale si è pronunciato sulle istanze presentate dai legali di Carboni e Lombardi, gli avvocati Renato Borzone e Corrado Uliveto, nelle quali le difese avevano sostenuto il venir meno dell'esigenze cautelari, la non utilizzabilità delle intercettazioni tra i due indagati e soggetti politici nonché le precarie condizioni di salute dei loro assistiti.

Secondo il Riesame, invece, Carboni e Lombardi devono rimanere in carcere perché la P3 "era ed è in grado di interferire, spesso determinandole, sulle scelte di organi costituzionali e di pubblica amministrazione". Dagli atti "emerge un concreto, attuale, e molto allarmante pericolo di reiterazione del reato" per cui "appare assolutamente necessario impedire che la prosecuzione dell'attività delittuosa della 'societas sceleris' in contestazione condizioni ulteriormente gli equilibri istituzionali e l'affidabilità sociale e istituzionale di istituzioni pubbliche, anche di livello costituzionale, fra cui d'importanti uffici giudiziari".

In riferimento alle condizioni di salute di Carboni, il tribunale spiega che "emergono patologie per le quali gli accertamenti peritali disposti hanno attestato la compatibilità delle stesse con il regime carcerario condizionata al fatto che questo sia realizzato" in una struttura carceraria adeguatamente attrezzata.

Per il Riesame, inoltre, l'organizzazione occulta era in grado di agire in autonomia, indipendentemente dai suoi referenti politici. Gli indagati "appaiono spesso collegati a specifici ambienti politici dai quali sono comunque autonomi, tanto che possono anche agire conflittualmente, come accaduto nella vicenda Caldoro, rispetto ai medesimi ambienti politici quando i rispettivi interessi non collimino o confliggano".

Nel provvedimento di 98 pagine con cui motiva la decisione, il tribunale scrive anche che le intercettazioni utilizzate dai pm sono legittime: "Si può escludere che, nel caso in esame, le intercettazioni siano state disposte a carico degli indagati non tanto per registrare le loro conversazioni, quanto per captare indebitamente le conversazioni di parlamentari, così realizzando quella illecita forma di intercettazione 'indiretta' evidenziata".



(17 novembre 2010)
http://www.repubblica.it/politica/2...rcere_carboni_e_lombardi-9195919/?ref=HREC1-8

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Mari'

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P3, nuova ipotesi investigativa:
Dell'Utri e Verdini soci nell'eolico?



Il tribunale del Riesame anticipa quelle che potrebbero essere le nuove frontiere di un'inchiesta che non smette di riservare sorprese.

Di ANTHONY MURONI

Anche il senatore Marcello Dell'Utri e il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini erano della partita-eolico, non solo in veste di amici e sponsor di Flavio Carboni, ma in qualità di suoi soci. A ipotizzarlo, nell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il faccendiere sardo, è il tribunale del Riesame di Roma. Che anticipa, in maniera persino irrituale, quella che potrebbe essere la nuova frontiera di un'inchiesta che da ormai sette mesi squassa la politica nazionale e regionale.


I TESTIMONI L'ipotesi, riferita ai pm Capaldo e Sabelli dagli imprenditori forlivesi Ragni, Cosmi e Alberani («Carboni ci disse che Verdini e Dell'Utri dovevano essere soci in iniziative legate all'eolico in Sardegna») è stata smentita dallo stesso coordinatore del Pdl nel corso del suo interrogatorio del luglio scorso: «L'uomo “verde” del quale Flavio parla al suo collaboratore Piana nel corso di una conversazione telefonica dell'agosto 2009, al quale era stata promessa una sua partecipazione nell'affare legato alle energie rinnovabili, non ero io. Al massimo poteva essere Gino Mariotti, che aveva difficoltà economiche e per il quale avevo chiesto aiuto a Carboni». E quando i pm gli contestano che anche il governatore Cappellacci ha lasciato intendere di un suo coinvolgimento nel piano-eolico, Verdini ne prende atto ma replica: «A Ugo mi sono limitato a chiedere di stare a sentire cosa voleva Carboni. Con Flavio ho mantenuto i rapporti soprattutto per via del legame che lo univa a Dell'Utri e allo stesso Cappellacci».



L'INDAGATO VERDINI Contro Verdini, mostrando di non credere alla sua ricostruzione, il giudice Muntoni (che ha motivato l'ordinanza firmata in accordo con gli altri componenti del collegio, Franca Amadori e Fabio Mostarda) rileva anche altri indizi: «Colpisce la tortuosità con la quale Carboni ha finanziato la Società Toscana di Edizioni, anche in considerazione delle dichiarazioni rilasciate dal forlivese Ragni e dagli altri finanziatori per la partita eolico - scrive il magistrato - i versamenti sono stati giustificati con la volontà di acquistare per due milioni di euro parte di un terreno per il quale Antonella Pau (compagna di Carboni) possedeva solo un contratto di compravendita a un prezzo inferiore di quello che Ragni doveva acquistare. Operazione conclusa con la promozione dello stesso imprenditore di Forlì a un ruolo di primo piano del Pdl romagnolo».


IL CASO EOLICO Nell'ordinanza sono anche richiamati i capisaldi della tranche sarda dell'inchiesta romana su P3 ed eolico, noti da mesi: le pressioni di Carboni a Verdini (e di quest'ultimo su Cappellacci) per la nomina di Ignazio Farris alla direzione dell'Arpas, il tentativo di far cambiare alla Giunta regionale la normativa in materia di autorizzazione unica sul rilascio delle concessioni per l'eolico, il ruolo dell'ingegner Franco Piga (che sarebbe stato l'uomo delegato dal governatore a tenere i rapporti con Carboni) e dell'ex assessore regionale all'Urbanistica Gabriele Asunis, i movimenti di Pinello Cossu e Marcello Garau (uomini di fiducia dell'uomo d'affari di Torralba, in carcere dai primi di luglio), i vertici nella casa romana di Verdini.


LA REGIONE C'è anche un passaggio nel quale il giudice Muntoni cita i comportamenti di Cappellacci, stigmatizzandoli e definendoli illeciti: «La documentazione acquisita dal pm presso la Regione evidenzia che la nomina di Farris all'Arpas è avvenuta sulla base della mera verifica della sussistenza del titolo formale richiesto dalla legge regionale, quindi senza alcuna valutazione comparativa condotta sulla base dei titoli posseduti dai numerosi aspiranti. L'elenco formato dalla commissione tecnica di valutazione è consistito non già in una graduatoria formata sulla base di punteggi attribuiti secondo criteri predeterminati ma in un mero elenco di candidati idonei. Va rilevato, ai fini della valutazione della legittimità di questa procedura, che la legge 6 del 2006 stabilisce che la nomina del direttore dell'Arpas debba avvenire con procedura a evidenza pubblica - scrive il magistrato nell'ordinanza - come osservato nella ricostruzione della vicenda, la nomina di Farris risulta essere stata disposta dalla Giunta regionale in violazione dell'articolo 323 del codice penale, in ragione delle pressioni esercitate da Carboni e dai suoi sostenitori e sodali».


LE ACCUSE Il Riesame ha posto anche altri punti fermi, che a suo avviso risultano ampiamente provati nei confronti dei tre indagati principali: l'esistenza di un sodalizio segreto che interferiva sull'esercizio di funzioni costituzionali, il fine di personale arricchimento e rafforzamento del potere, la permanenza di un vincolo associativo tra i sodali di particolare fisionomia, struttura e fine criminoso. Un quadro particolarmente dettagliato, che ora dovrà affrontare un nuovo passaggio davanti alla Corte di Cassazione. Anche perché pare certo che i difensori di Carboni e Lombardi, come da loro già preannunciato, non si arrenderanno.


Venerdì 19 novembre 2010 07.15
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/203669
 

Mari'

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Berlusconi, Dell’Utri e la P2: emergono testimonianze sulla setta segreta, la criminalità e il malaffare


pubblicata da Gianfranco Fini Presidente il giorno lunedì 22 novembre 2010 alle ore 11.48

di Alda Radaelli

Leggo, pubblicata con grande rilievo su tutti i giornali odierni, la notizia che Marcello Dell'Utri svolgeva un ruolo di mediazione tra Berlusconi e la mafia siciliana per oltre due decenni.

La notizia mette in ombra il fatto che Berlusconi era iscritto alla, e faceva affari con, o tramite, la P2 di Licio Gelli, oltre che con la mafia. Licio Gelli è oggi presidente onorario, cioè gran maestro, della Loggia massonica di rito scozzese.

Molti semplici cittadini italiani potrebbero portare testimonianza sui rapporti tra Berlusconi, la mafia e la P2, pur senza essere in grado di fornire prove valevoli in tribunale. Io sono uno di quelli.

Infatti, nel 1980 ero direttore della stampa e pubblicità della società farmaceutica Pierrel, una delle più conosciute nel settore. Il mio budget pubblicitario era intorno al miliardo di lire ( 500 000 euro). Un giorno venne da me il ragioniere responsabile per il settore commerciale dell'azienda. Era fuori di sé e teneva in mano un assegno di 700 milioni ( 350 000 euro) da versare pronta cassa al signor Dell'Utri, allora presidente di Rete Quattro, senza che a ciò corrispondessero servizi erogati da Rete Quattro all'azienda. L'assegno andava scalato dal budget pubblicitario, sul quale naturalmente non era stato preventivato. Io infatti non ne sapevo nulla.





La persona che faceva da tramite tra l'azienda e Dell'Utri si chiamava Stagni e partecipava come esterno alle nostre riunioni interne della società in veste di persona di fiducia, senza peraltro alcun incarico ufficiale, dell'amministratore delegato.

L'amministratore delegato si chiamava D'Arminio Monforte, nome che apparve in seguito nelle liste della P2 rinvenute a Castiglion Fibocchi.

Il socio di minoranza era il finanziere Jody Vender. Il socio di maggioranza era l'avvocato Santamaria, presidente della Bastogi. Io ho denunciato il fatto a queste due persone, e sono stata licenziata in tronco. Con me tutto lo staff dirigente. La società, un tempo fiorente, è stata svenduta qualche anno più tardi al suo maggior cliente, la svedese Pharmacia.

Mi sento in dovere di portare il mio piccolo contributo al quadro che sta uscendo, grazie alla stampa indipendente, sulla torbida storia d'Italia per il periodo che coincide con l'ascesa di Berlusconi.

Mi rendo conto che farei meglio a tacere, ma farei torto a quei cittadini, magistrati e poliziotti che con le loro denunce e interventi rischiano ben di più, ma non si tirano indietro.

http://www.nuovasocieta.it/attualita/9464-berlusconi-dellutri-e-la-p2.html


FONTE
http://it-it.facebook.com/notes/gia...sulla-setta-segreta-la-crimin/146748845373440

La notizia e' stata pubblicata da:

Nuova Società - 20 nov 2010

Logicamente e' stata fatta sparire dal giornale ;) come ben noterai, grazie a FaceBook qualcuno la catturata prima che sparisse :mrgreen:
 

Mari'

Utente di lunga data
Una lettera di Gelli svela i rapporti tra P2 e massoneria

La “messa in sonno” di Licio Gelli in un documento del 1981 in edicola sul mensile “Il Cagliaritano”. Il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia U.m.s.o.i. Gianfranco Pilloni spiega nell’intervista la vera natura della Massoneria e i rapporti con la Chiesa

Venerdí 26.11.2010 10:54
“Ritengo superfluo commentare tutto quello che è accaduto in Italia dopo la brutale vivisezione della Loggia Massonica ‘Propaganda n°2’ perché voi tutti ne siete più al corrente di me”. Sono le dichiarazioni che emergono dall’inedita lettera di “messa in sonno” che Licio Gelli inviò al Grande Oriente D’Italia nel 1981 quando scoppiò il caso P/2, dalla quale si evince che la P/2 era una loggia “regolare” del G.O.I. a tutti gli effetti, cosa che la Gran Maestranza dell’Ordine ha sempre negato. “Ho sempre adempito, nella più completa legalità, alle disposizioni che mi erano state impartite – spiega Licio Gelli nella lettera - comprese quelle di natura amministrativa che, secondo gli accordi, ho sempre assolto mensilmente e puntualmente”.
“E’ fuori dubbio che questo sconvolgimento – continua Gelli - è frutto di un’azione e di una volontà politica che hanno sferrato il loro duro attacco contro la ‘P/2’ sia per poter nascondere fatti di così eccezionale gravità da aver bisogno di una gigantesca e turbinosa cortina di fumo per essere occultati e sia perché si temeva che, attraverso la ‘P/2’, tutta la Massoneria italiana stava rafforzandosi essendo ormai noto che negli ultimi anni si era sviluppato un afflusso di proseliti che non solo erano altamente qualificati, ma che appartenevano a determinati settori o militavano in Partiti democratici che non avevano mai aderito all’Idea Massonica”.
La lettera, consegnata dal Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia U.m.s.o.i. Gianfranco Pilloni al mensile “Il Cagliaritano”, distribuito in tutta la Sardegna ed eccezionalmente per questo mese anche nelle edicole di Firenze, Milano e Roma, parla anche di una serie di “favori” che i membri dell’Ordine avrebbero chiesto a Propaganda n°2:“[…] ho commesso un solo errore: quello di aver avuto eccessiva fiducia in certi uomini che erano e sono alla guida del Grande Oriente d’Italia e che, fino a poco tempo fa, non soltanto erano sostenitori della Loggia P/2, ma che da essa, nella medesima parte, si sono rivolti per richiedere normali atti di solidarietà in favore di iscritti ed anche per ottenere l’intervento per questioni di carattere privato”.
Una lettera inedita che “Il Cagliaritano” pubblica a 29 anni dall’inchiesta della Magistratura che portò alla fine della P/2, nella quale Gelli non nasconde il suo sconforto per essere stato “abbandonato” dal Grande Oriente d’Italia: “La Grande Oriente avrebbe dovuto prendere con ogni mezzo a sua disposizione le difese di questi suoi iscritti – continua il “Maestro Venerabile” – la nostra Costituzione stabilisce che i Fratelli devono essere assistiti, quando si trovano ad essere inquisiti dalla Magistratura di un qualsiasi Paese, fino a tanto che non sia stata provata la loro colpevolezza – e aggiunge – Codesta Giunta sapeva perfettamente che la P/2 da oltre un secolo era una loggia ‘coperta’ e non ‘segreta’ ed avrebbe dovuto agire immediatamente e decisamente contro un verdetto errato e iniquo”.
La lettera è inserita all’interno di un’intervista al Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia U.m.s.o.i. Gianfranco Pilloni che, nelle otto pagine a lui dedicate, spiega la vera natura della Massoneria: “Non è una lobby d’affari – spiega Pilloni – La natura della Massoneria e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. Lascia a ciascuno dei suoi membri la scelta e la responsabilità delle proprie opinioni religiose. Stimola tolleranza. Pratica la giustizia, aiuta i bisognosi, promuove l’amore per il prossimo. E’ apolitica e impone ai suoi membri i doveri di lealtà civica”.
E sul rapporto tra la Massoneria e la Chiesa, il Gran Maestro Pilloni conclude “C’è un rapporto di rispetto assoluto. In Massoneria sono presenti anche dei preti cattolici, che occupano ruoli di rilievo nella Chiesa stessa, preti ortodossi e figure di tutte le religioni. Se si è atei non si viene ammessi in Massoneria”.



http://www.affaritaliani.it/cronache/gelli_lettera251110.html


:)
 

Mari'

Utente di lunga data
Le prime ammissioni di Lombardi ai magistrati

Domenico Lusi
04 dicembre 2010

Dopo Arcangelo Martino, anche l'ex giudice tributario Pasquale Lombardi decide di collaborare con i pm di Roma che indagano sulla P3, la presunta organizzazione segreta che avrebbe fatto capo a Flavio Carboni. Interrogato ieri nel carcere milanese di Opera dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, Lombardi ha iniziato a fare le prime ammissioni. L'indagato, che ha compiuto ad agosto 77 anni e che è in carcere dall'8 luglio, avrebbe fornito risposte che hanno lasciato soddisfatto il magistrato. Tra i temi toccati ci sono le pressioni sui giudici della Consulta chiamati a decidere sul Lodo Alfano, le riunioni che si sarebbero svolte a casa del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, e le manovre per aggiustare il ricorso in Cassazione della Mondadori per un contenzioso tributario con l'Agenzia delle Entrate. Lombardi è stato anche chiamato a chiarire la natura dei rapporti che, secondo quanto riferito dall'imprenditore Martino, si sarebbe vantato di avere con il premier Silvio Berlusconi e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che hanno sempre smentito. «Lombardi – aveva raccontato Martino – mi disse che doveva incontrare Berlusconi, che lo doveva portare dal premier l'onorevole Nunzia De Girolamo. Disse anche che lui era in credito con Berlusconi e Letta». All'ex giudice tributario i pm hanno anche chiesto conto dello pseudonimo "Cesare" che gli indagati, secondo i carabinieri del Ros, avrebbero utilizzato per il premier. Per Lombardi potrebbero adesso presto dischiudersi le porte del carcere. Martedì i suoi legali presenteranno al gip istanza di scarcerazione, confidando nel parere favorevole della Procura.


http://www.ilsole24ore.com/art/noti...ombardi-magistrati-063918.shtml?uuid=AYZUfsoC
;)
 

Mari'

Utente di lunga data
Governo/ D'Alema: Cicchitto parla di complotti?Suo nome in atti P2

Il mio governo? Se la prenda con Cossiga

postato 3 ore fa da APCOM

Roma, 11 dic. (Apcom) - Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto ha parlato di "complotto" contro il governo, Massimo D'Alema gli risponde duramente, conversando con i giornalisti nel corso della manifestazione del Partito democratico. "L'ultima persona al mondo - afferma l'ex ministro degli Esteri - che può parlare di complotti è Cicchitto: il suo nome è citato ampiamente negli atti della Commissione parlamentare sulla P2".
Quanto alla citazione che Cicchitto ha fatto della nascita del governo D'Alema nel 1998, "se se la vuole prendere con qualcuno - commenta D'Alema - Cicchitto se la può prendere con il presidente Cossiga: quella fu una decisione sua".



http://notizie.virgilio.it/notizie/...i_complotti_suo_nome_in_atti_p2,27411182.html


;)
 

Mari'

Utente di lunga data
Nuova P2, Lombardi ottiene i domiciliari

Dopo cinque mesi di carcere è stata accolta la richiesta dell'ex giudice tributario, coinvolto nelle indagini sulla presunta associazione segreta
Arresti domiciliari al posto del carcere. E’ stata accolta la richiesta di Pasquale Lombardi, uno dei principali indagati nell’inchiesta sulla cosiddetta nuova P2. L’ex giudice tributario era stato arrestato l’8 luglio scorso insieme all’imprenditore Flavio Carboni e all’ex assessore di Napoli Arcangelo Martino.

Il gip del tribunale di Roma, Giovanni De Donato, ha accolto l’istanza presentata dal legale di Lombardi alla quale i pm che indagano sulla presunta associazione occulta avevano dato parere favorevole. Lombardi sarà ai domiciliari nella sua casa di Cervinara, in provincia di Avellino, e potrà comunicare solo con i familiari, i difensori e il proprio medico curante.

Nelle motivazioni il gip scrive che la decisione è legata ad “elementi nuovi” sopravvenuti nel corso dell’interrogatorio svolto il 3 dicembre scorso presso il carcere milanese di Opera, nel corso del quale Lombardi ha fatto “ammissioni esplicite” riguardo ad alcune vicende legate all’attività della P3. Nell’ordinanza viene ricostruita la rete di amicizie eccellenti con le quali Lombardi avrebbe messo in atto “attività illecite”, in concorso, tra gli altri, con il senatore Marcello Dell’Utri, il coordinatore del Pdl Denis Verdini e il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. L’attenuazione delle misure cautelari è dovuta anche “all’età del Lombardi e ai suoi problemi di salute”.

14 dicembre 2010
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/14/nuova-p2-lombardi-ottiene-i-domiciliari/81862/
 

Mari'

Utente di lunga data
È morto Giuseppe Anania
storica figura della massoneria


26 dicembre 2010

L’avvocato Anania, 83 anni, è deceduto la scorsa notte a Genova. È stato una delle figure più note della massoneria genovese “storica”, quella del Goi, il Grande Oriente d’Italia ricoprendo


Giuseppe Anania

incarichi ai vertici regionali e nazionali. Anania, noto nel mondo forense, di origini calabresi, è stato ai vertici del Grande Oriente d’Italia, ricoprendo la carica di primo sorvegliante. Negli anni ottanta e Novanta ha condiviso il processo di trasparenza e pubblicizzazione di molte iniziative della massoneria del Goi, seguendo a Genova sia il ritorno nella sede storica di Sampierdarena (un tempo sede del partito socialista) docon il trasferimento del “Tempio” massonico da via Fieschi e le iniziative svolte con il Gran Maestro del Goi, l’avvocato riminese Gustavo Raffi che hanno portato a Genova e in Liguria a molte iniziative pubbliche con la presenza di tutto il collegio dei venerabili e degli iscritti come accaduto nella manifestazione forse più importante per numeri e presenze, svoltasi all’auditorium del Carlo Felice quando tutti i “venerabili” della Liguria furono presenti alla manifestazione pubblica.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/12/26/AN79nnYE-storica_giuseppe_massoneria.shtml
 

Mari'

Utente di lunga data
Er sor Trecca, conduttore tv ed ex P2 alla corte di Silvio Berlusconi

Da anni Fabrizio Trifone Trecca presenta su Rete4 il programma "Vivere meglio". Iscritto alla loggia massonica di Licio Gelli. In una delle ultime trasmissioni dice a un disabile sulla sedia a rotelle: "Chi sta mejo de te?"

Fabrizio Trifone Trecca, è un presentatore tv che parla come mangia. Alla ‘vaccinara’ direbbero a Roma. Medico chirurgo, prima che conduttore, possiede una calata romanesca che è divenuta la cifra stilistica che contraddistingue il suo programma tv su Rete4, “Vivere meglio”. Una trasmissione, in onda da anni tutti i sabato mattina, su cui ci sarebbe tanto da discutere per capire quanto ci sia di divulgazione medico-scientifica e quanto di sponsorizzazione più o meno occulta, visto il grande spazio che viene riservato al settore estetico e del benessere.

Lo stile di conduzione, come lo hanno definito alcuni critici televisivi, è ‘ruspante’. Trecca ascolta poco e parla sempre sopra l’intervistato. E anche quando è spinto da un intento magnanimo, Trifone Trecca incappa in gaffe topiche. Una delle ultime è targata 6 novembre, ci viene segnalata da un lettore del nostro online e grazie alla rete siamo riusciti a recuperare il frammento video della trasmissione su Youtube. Il medico ha invitato in studio Andrea Stella, un ragazzo bolognese che si è inventato, attraverso la sua associazione no profit, un progetto straordinario: ‘Lo spirito di Stella’, un’imbarcazione a vela senza barriere architettoniche che possa ospitare i ragazzi disabili, senza costi per gli stessi.

Il ragazzo è sulla sedia a rotelle da 10 anni, da quando nell’agosto del 2000 si trovava a Miami, in Florida, per un viaggio premio per la laurea conseguita in giurisprudenza. Andrea sorprende una sera tre ladri in un parcheggio che stanno per rubargli l’automobile. Grida, uno dei tre gli punta una pistola contro e spara alcuni colpi in rapida sequenza. Il ragazzo viene ridotto in fin di vita. Per fortuna i medici lo salvano ma al risveglio scopre che vi è una lesione alla colonna spinale. La condanna per lui, da sempre uno sportivo praticante, amante della vela, è quella di vivere su una sedia a rotelle. Ma non si perde d’animo. Lotta tanto per realizzare un sogno: creare una barca che possa permettere ai ragazzi di disabili di comandarla. Mettersi al timone come un normale skipper. Ci riesce, raccoglie i fondi, investe del suo, coinvolge assi della vela come Mauro Pelaschier e Giovanni Soldini e, finalmente, il catamarano salpa in mare. Stella con la sua barca tocca le coste italiane per sensibilizzare la gente contro l’abbattimento fisico e culturale delle barriere architettoniche.

Comincia a tappeto una campagna sui media per far conoscere il suo progetto e viene ospitato anche nello studio tv di Trecca. Trifone Trecca con Stella non si smentisce e da il meglio di se stesso, anzi il peggio. “Senta Stella hai fondato la scuola, hai fatto di tutto, perché uno deve dii ‘poraccio’?”, il ragazzo è imbarazzato ma Trecca non molla “chi sta mejo de te? Eh? Ciai pure la faccia de uno coi sordi” il ragazzo tentenna, esclama “‘beh, ho la fortuna di stare bene di famiglia” un ‘assist’ per il presentatore formidabile “lo vedi, lo vedi che non me sbajo mai io” e ancora “oh portame in barca Stella. Oh ma ‘ndo sta a fidanzata?” la ragazza è nel dietro le quinte, rossa in viso, il conduttore urla “pure bella a fidanzata, cose da pazziii…”.

http://www.youtube.com/watch?v=CI1OrnfPcfE

Come sia arrivato a Mediaset Fabrizio Trifone Trecca, è facilmente spiegabile nella relazione trentennale che lega il medico a Silvio Berlusconi. I due infatti sono stati due ‘grembiulini bianchi’ nella loggia massonica Propaganda 2, nota come P2. La loggia segreta nata con fini di sovversione dell’assetto socio-politico-istituzionale italiano. E’ lo stesso ‘gran maestro venerabile’, Licio Gelli, a ricordarlo ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. “Fabrizio Trifone Trecca era mio medico personale a Roma. Era un iscritto alla Loggia, l’ho conosciuto nel ’72 o ’73. E’ un caro amico, una persona perbene, anche se non ci sentiamo da tempo, resta un amico” e alla domanda se sia stato Trecca ad avergli presentato il Cavaliere, Gelli risponde: “Può darsi, può darsi”.

http://www.youtube.com/watch?v=b3sTGQbZ0xs

Il ruolo di Trecca nella P2 è da ricercare nelle carte della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2. “Ti esprimo il più vivo ringraziamento per il tuo solerte lavoro che, in questo scorcio del 1979, hai svolto in favore del gruppo che ti è stato affidato”, la frase è estratta da una lettera che Gelli indirizzò al medico, messo a capo del gruppo numero 17 della Loggia (tessera n.1748) e che si occupava del settore ‘stampa e tv‘. Un settore ritenuto strategico dai massoni per il buon esito del ‘piano di rinascita democratica’.

Nello stesso gruppo figuravano tra gli altri anche Franco Di Bella, ex direttore del Corriere della sera, dove Trecca scriveva, Silvio Berlusconi (tessera n.1816), Gustavo Selva (tessera n.1814), Roberto Gervaso (tessera n.1813) e Maurizio Costanzo (tessera n. 1819). Costanzo portato proprio da Trecca nella loggia e anche lui per decenni tra i volti noti, insieme a quello di Gervaso che conserva da tempo una rubrica fissa su Rete4, sui canali Mediaset di Silvio.


David Perluigi
5 gennaio 2011
http://www.ilfattoquotidiano.it/201...-ex-p2-alla-corte-di-silvio-berlusconi/80092/

:mrgreen:
 

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