La scelta

jack-jackson

Utente di lunga data
Ma no! 😂
Trovo misero essere orgogliose del culo o delle tette o del cazzo.
Lo so che non si capisce.
Ma pure se mi dicessero che mia figlia o mio figlio hanno un bel culo, mi offenderei. Eppure è merito mio 😃
Ognuno può essere orgoglioso del proprio punto forte, come aspetto fisico oppure peculiarità caratteriale ecc.. chi dice il contrario di solito rosica ma non perché sia da buttare ma manca del senso di autovalutazione. Una mia conoscente dice sempre che nella vita bisogna sapersi vendere
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Comunque, riassumendo, e correggetemi se sbaglio, Gaia dice che se uno non è disposto a giurare fedeltà eterna davanti a testimoni a casa sua non ci abita, Arci che il matrimonio è una questione prettamente legale che, a meno di questioni appunto legali, non ha più senso di esistere.

Ho capito tutto giusto?
Dal mio lato, assolutamente sì.
E la cosa è stata spiegata molto correttamente anche da @ipazia.

Il matrimonio in Italia è un bastardo giuridico, frutto di trecento compromessi successivi. Dottrina e giurisprudenza si sono piegate nel tempo a pressioni politiche, culturali e religiose, fino a produrre un ibrido che non è né carne né pesce.

Fuori, nei Paesi dove non c’è commistione tra religioso e civile, lo Stato si limita a normare senza delegare alla Chiesa. E lì puoi fare più o meno qualunque accordo che riguardi la tua vita sentimentale.

Negli Stati Uniti, per esempio, se hai patrimoni seri puoi fare accordi prematrimoniali chiarissimi: puoi anche fare quattordici figli, ma se ci lasciamo ognuno torna a casa a zero. Puoi scrivere che il tradimento è consentito, regolato, previsto. L’unica cosa non negoziabile — giustamente — è che se fai dei figli e li riconosci, li mantieni. Ma anche lì: a diciotto anni e un giorno, fine. Ognuno per cazzi suoi.

La logica anglosassone è semplice: lo Stato interviene in seconda battuta, quando i privati non hanno regolato da soli le proprie cose. Non prima.

E questo non vale solo per il matrimonio.
Sulle successioni, per esempio, siamo uno dei pochissimi Paesi in cui non puoi diseredare un figlio neanche se è una testa di cazzo e si sta mangiando l’azienda di famiglia. Anche lì: tutela a prescindere, responsabilità individuale azzerata.

Il problema non è l’idea di vincolo.
Il problema è l’idea che il vincolo debba essere uguale per tutti, rigido, moralizzato e imposto dall’alto.

Se rimani insieme perché hai paura delle conseguenze, tanto vale vincolarsi in banca con un mutuo a 30 anni cointestato il valore sentimentale è la stessa cosa.

Mi capitò anni fa una moglie che ragionava come Gaia e voleva un vincolo che la facesse dormire tranquilla. Nuda proprietà della casa ai figli, diritto di abitazione indiviso ad entrambi i coniugi. È l'unica formula con cui puoi garantire che potrete odiarvi per i prossimi 70 anni e nessuno vi romperà i coglioni :LOL:
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ma non è questione di esserne orgogliosi, è un complimento.
Se esci dal parrucchiere e uno ti dice "che bei capelli" mica sorridi perché sei orgogliosa dei capelli come Sansone, sorridi perché ti fa piacere. Anche se i capelli sono solo un pezzo di te
Non ti preoccupare appena Recalcati glielo spiega in un un libro lo capisce pure da sola
 

Gaia

Utente di lunga data
Comunque, riassumendo, e correggetemi se sbaglio, Gaia dice che se uno non è disposto a giurare fedeltà eterna davanti a testimoni a casa sua non ci abita, Arci che il matrimonio è una questione prettamente legale che, a meno di questioni appunto legali, non ha più senso di esistere.
Ho capito tutto giusto?
Emh, non è corretto. Io ho detto che uno per abitare la mia casa (e con casa intendo tutto il complesso della mia vita e non solo il luogo fisico) deve assicurarmi che ci sarà nel bene e nel male. Chiaramente il punto non è il fatto che poi quella promessa vada a schifio nel tempo come può accadere, il punto è che ci tiene talmente tanto in un dato momento, da rendermi destinataria di quella promessa. Mi sta dicendo in soldoni che mi ama e ci tiene talmente tanto da rinunciare alla via di fuga più facile che è quella di trasferirsi altrove senza alcun obbligo nei miei specifici confronti.
Era per specificare il mio punto di vista che non si esaurisce negli obblighi nascenti da questo negozio, ma che invece riverbera in me dei sentimenti preesistenti al matrimonio e che con esso si esplicitano alla comunità e allo Stato.
 

Gaia

Utente di lunga data
Questa non la sapevo 😮
Accade perché la famiglia impone l’obbligo di solidarietà. Succede pure al contrario che la legge possa obbligare un figlio indegno a occuparsi almeno economicamente del genitore malato o impossibilitato con rilievo minore rispetto all’obbligo del genitore che deve il mantenimento.
Il figlio deve assicurare gli alimenti (e cioè solo il necessario per vivere) che è cosa diversa dal mantenimento.
 

Nicky

Utente di lunga data
Dal mio lato, assolutamente sì.
E la cosa è stata spiegata molto correttamente anche da @ipazia.

Il matrimonio in Italia è un bastardo giuridico, frutto di trecento compromessi successivi. Dottrina e giurisprudenza si sono piegate nel tempo a pressioni politiche, culturali e religiose, fino a produrre un ibrido che non è né carne né pesce.

Fuori, nei Paesi dove non c’è commistione tra religioso e civile, lo Stato si limita a normare senza delegare alla Chiesa. E lì puoi fare più o meno qualunque accordo che riguardi la tua vita sentimentale.

Negli Stati Uniti, per esempio, se hai patrimoni seri puoi fare accordi prematrimoniali chiarissimi: puoi anche fare quattordici figli, ma se ci lasciamo ognuno torna a casa a zero. Puoi scrivere che il tradimento è consentito, regolato, previsto. L’unica cosa non negoziabile — giustamente — è che se fai dei figli e li riconosci, li mantieni. Ma anche lì: a diciotto anni e un giorno, fine. Ognuno per cazzi suoi.

La logica anglosassone è semplice: lo Stato interviene in seconda battuta, quando i privati non hanno regolato da soli le proprie cose. Non prima.

E questo non vale solo per il matrimonio.
Sulle successioni, per esempio, siamo uno dei pochissimi Paesi in cui non puoi diseredare un figlio neanche se è una testa di cazzo e si sta mangiando l’azienda di famiglia. Anche lì: tutela a prescindere, responsabilità individuale azzerata.

Il problema non è l’idea di vincolo.
Il problema è l’idea che il vincolo debba essere uguale per tutti, rigido, moralizzato e imposto dall’alto.

Se rimani insieme perché hai paura delle conseguenze, tanto vale vincolarsi in banca con un mutuo a 30 anni cointestato il valore sentimentale è la stessa cosa.

Mi capitò anni fa una moglie che ragionava come Gaia e voleva un vincolo che la facesse dormire tranquilla. Nuda proprietà della casa ai figli, diritto di abitazione indiviso ad entrambi i coniugi. È l'unica formula con cui puoi garantire che potrete odiarvi per i prossimi 70 anni e nessuno vi romperà i coglioni :LOL:
Questa differenza di impostazione l'hai spiegata bene.
Io non ho un'idea chiara di cosa sia meglio, tra i due sistemi. Ci vorrebbe un po' di entrambi.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Ma non è questione di esserne orgogliosi, è un complimento.
Se esci dal parrucchiere e uno ti dice "che bei capelli" mica sorridi perché sei orgogliosa dei capelli come Sansone, sorridi perché ti fa piacere. Anche se i capelli sono solo un pezzo di te
Si faccia i fatti suoi.
 

Brunetta

Utente di lunga data

Gaia

Utente di lunga data
Questa differenza di impostazione l'hai spiegata bene.
Io non ho un'idea chiara di cosa sia meglio, tra i due sistemi. Ci vorrebbe un po' di entrambi.
Il punto è che se non vuoi obblighi nei confronti del tuo partner esiste già la convivenza. Se invece vuoi regolamentare allora ti sposi. Sono già due sistemi perfetti. Uno lascia completamente liberi, l’altro impone doveri e con essi fa nascere diritti.
Per questo nessuno dei due è giusto o sbagliato a priori incidendo sulla libertà di autodeterminazione. Dipende dalle scelte di ognuno e queste sono insindacabili. Discorso diverso per persone omosessuali che ad oggi non sono equiparate per questo aspetto alle coppie eterosessuali. Infatti quello che chiamano matrimonio gay non fa sorgere gli stessi diritti e doveri di un vero matrimonio.
Questo io lo trovo discriminatorio e aberrante tanto che mano mano la giurisprudenza ci sta mettendo una pezza.
 

Nicky

Utente di lunga data
Il punto è che se non vuoi obblighi nei confronti del tuo partner esiste già la convivenza. Se invece vuoi regolamentare allora ti sposi. Sono già due sistemi perfetti. Uno lascia completamente liberi, l’altro impone doveri e con essi fa nascere diritti.
Per questo nessuno dei due è giusto o sbagliato a priori incidendo sulla libertà di autodeterminazione. Dipende dalle scelte di ognuno e queste sono insindacabili. Discorso diverso per persone omosessuali che ad oggi non sono equiparate per questo aspetto alle coppie eterosessuali. Infatti quello che chiamano matrimonio gay non fa sorgere gli stessi diritti e doveri di un vero matrimonio.
Questo io lo trovo discriminatorio e aberrante tanto che mano mano la giurisprudenza ci sta mettendo una pezza.
Si, io mi riferivo in senso più ampio alla diversa impostazione sul matrimonio/regolarmentazione della famiglia nei paesi anglosassoni, rispetto ai nostri.
Se puoi essere diseredati, ad esempio, sarai più incentivato a darti da fare per avere un tuo patrimonio e, quindi, più produttivo. Ma al tempo stesso sei meno "libero" rispetto a chi sa di poter contare su un patrimonio alle spalle, perché dovrai fare scelte produttive.
Il bilanciamento tra libertà e sicurezza è sempre complesso.
 

Brunetta

Utente di lunga data
Si, io mi riferivo in senso più ampio alla diversa impostazione sul matrimonio/regolarmentazione della famiglia nei paesi anglosassoni, rispetto ai nostri.
Se puoi essere diseredati, ad esempio, sarai più incentivato a darti da fare per avere un tuo patrimonio e, quindi, più produttivo. Ma al tempo stesso sei meno "libero" rispetto a chi sa di poter contare su un patrimonio alle spalle, perché dovrai fare scelte produttive.
Il bilanciamento tra libertà e sicurezza è sempre complesso.
È sempre il punto su cui ci si scontra o confronta.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Questa differenza di impostazione l'hai spiegata bene.
Io non ho un'idea chiara di cosa sia meglio, tra i due sistemi. Ci vorrebbe un po' di entrambi.
Anche perché è un discorso che penalizza solo i morti di fame. Se hai un patrimonio che ha un senso oltre alla casetta di famiglia ti organizzi all'estero. Io a inizio carriera non avrei mai fatto un trust su Londra per meno di 3 o 4 milioni di euro, adesso te lo chiede anche il dentista che fa un po' di nero che ha il terrore dell'Agenzia delle entrate
 

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Il punto è che se non vuoi obblighi nei confronti del tuo partner esiste già la convivenza. Se invece vuoi regolamentare allora ti sposi. Sono già due sistemi perfetti. Uno lascia completamente liberi, l’altro impone doveri e con essi fa nascere diritti.
Per questo nessuno dei due è giusto o sbagliato a priori incidendo sulla libertà di autodeterminazione. Dipende dalle scelte di ognuno e queste sono insindacabili. Discorso diverso per persone omosessuali che ad oggi non sono equiparate per questo aspetto alle coppie eterosessuali. Infatti quello che chiamano matrimonio gay non fa sorgere gli stessi diritti e doveri di un vero matrimonio.
Questo io lo trovo discriminatorio e aberrante tanto che mano mano la giurisprudenza ci sta mettendo una pezza.
Ma metti che io mi risposi con una che ha un figlio, come io ho un figlio. Perchè dovrei lasciare almeno un terzo del mio patrimonio obbligatoriamente alla mia eventuale seconda moglie? Se io dovessi morire prima di lei, una parte consistente del patrimonio della mia famiglia (aggiungi ciò che eredito dai miei genitori che si tramanda da generazioni) dovrebbe finire a uno (il figlio di lei) che non c'entra un tubo con la mia famiglia. Stessa cosa se mia eventuale seconda moglie dovesse morire prima di me: perchè suo figlio dovrebbe essere privato di un terzo del patrimonio della sua famiglia in favore del mio che non è nemmeno suo mezzo parente?
 

Gaia

Utente di lunga data
Si, io mi riferivo in senso più ampio alla diversa impostazione sul matrimonio/regolarmentazione della famiglia nei paesi anglosassoni, rispetto ai nostri.
Se puoi essere diseredati, ad esempio, sarai più incentivato a darti da fare per avere un tuo patrimonio e, quindi, più produttivo. Ma al tempo stesso sei meno "libero" rispetto a chi sa di poter contare su un patrimonio alle spalle, perché dovrai fare scelte produttive.
Il bilanciamento tra libertà e sicurezza è sempre complesso.
Dipende secondo me dal fatto che in Italia la famiglia è un vincolo riconosciuto dalla costituzione che ne esplicita, prima ancora dei diritto civile, gli obblighi e i diritti nascenti da quel vincolo.
A me sta bene perché in qualche modo è paritario ma soprattutto a livello patrimoniale assicura che i patrimoni non vengano dispersi verso lo Stato.
Così come assicura che la pazzia che magari può colpire un genitore si riverberi sui figli.
In Italia infatti ciò di cui non puoi disporre è la legittima, ma resta la disponibile. E di quella puoi fare ciò che vuoi per il tramite del testamento che è anch’esso un negozio solenne.
 

Arcistufo

Papero Talvolta Posseduto
Ma metti che io mi risposi con una che ha un figlio, come io ho un figlio. Perchè dovrei lasciare almeno un terzo del mio patrimonio obbligatoriamente alla mia eventuale seconda moglie? Se io dovessi morire prima di lei, una parte consistente del patrimonio della mia famiglia (aggiungi ciò che eredito dai miei genitori che si tramanda da generazioni) dovrebbe finire a uno (il figlio di lei) che non c'entra un tubo con la mia famiglia. Stessa cosa se mia eventuale seconda moglie dovesse morire prima di me: perchè suo figlio dovrebbe essere privato di un terzo del patrimonio della sua famiglia in favore del mio che non è nemmeno suo mezzo parente?
Infatti ti organizzi prima di sposarti spostando gli immobili
 
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