E durante la terapia di coppia sono emerse le ragioni che l'hanno portata alle corna?
Quello che e’ emerso e’ stata una maternita’ vissuta con molta fatica e anche dolore, tutto questo accadeva qualche anno fa. Non abbiamo fatto il salto necessario per ricongiungerlo ai giorni nostri, ma penso che la perdita di identita’ all’interno del ruolo di madre/moglie sia stato il primo tassello del domino.
Per me il dispiacere piu’ grande e’ stato che non siamo riusciti a parlarne quando eravamo ancora in tempo, che lei non si sia sentita di chiedermi aiuto e che io non sia riuscito a vedere che lei lo aveva.
Tu… ho avuto difficoltà a trovare un interprete così gelido, teso più che a ricostruire e chiedere limiti e sanzioni come precondizioni. Insomma più preoccupato di ottenere un risarcimento (questo spiega anche il ricorso alla giudiziale, come strumento di condanna simbolico, che per non dare un mantenimento economico.)
Per carità tu sei mosso da una ferita profonda, quindi il tuo atteggiamento è comprensibile.
Ma non pensare di avere fatto il possibile.
Il mio linguaggio emotivo e’ in costruzione, per storia familiare e personale mi manca e ho iniziato a lavorarci da poco in terapia individuale. Non mi stupisce quindi non essere riuscito a farlo passare: ma il mio intento in terapia era proprio la ricostruzione di un rapporto nuovo, piu’ libero e consapevole - ben sapendo che la mia parte di cambiamento sarebbe stata necessaria.
Anche cio’ che tu chiami limiti e sanzioni come precondizioni, non avevano un intento punitivo ma erano un mio bisogno di sentirmi al sicuro, sapendo di non essere preso in giro nel frattempo che la fiducia si ricostruiva. Sarebbero poi facilmente venute meno a fiducia ricostruita.
Ma nel frattempo che un percorso cosi fragile si stava ricomponendo, era necessario proteggerlo. Se il mio spazio mentale viene occupato interamente dai pensieri negativi di saperti fuori con anche l’ex-amante oppure sapendoti mentre lo guardi durante il corso (e’ l’insegnante) – come posso pensare di fare spazio a quei pensieri e quelle emozioni che possono guidare un percorso di ricostruzione?
Io ho fatto tutto cio’ che (mi) era possibile, con i miei limiti umani.
Non ho fatto cio’ che (mi) era impossibile: rimanere nel percorso, rinunciare alla giudiziale senza vedere del movimento che mi confermasse la volonta’ e l’impegno dell’altra persona alla ricostruzione.
Ed effettivamente questa volonta’ non c’era o quantomeno, per dirlo con parole sue: “Lo vorrei ma non ci riesco”. E quindi a quel punto io ho scelto di fermarmi.
Io non volevo semplicemente “tenere insieme” una relazione. Volevo costruirne una nuova, diversa, migliore. Non cambiare persona, ma cambiare le dinamiche tra noi. Crescere entrambi dentro qualcosa che avevamo scelto profondamente e che, proprio per questo, pensavo meritasse di essere difeso fino in fondo.
Questo e’ il motivo per il quale sono entrato in terapia con lei quando me lo ha proposto e sono contento di averlo fatto – nonostante l’esito non sia stato quello che avevo desiderato.