L'interessante esperienza formativa che traspare da questa discussione mi invita a fare un paio di semplici e brevi considerazioni.
La prima è sul tempo e sul luogo della formazione, intesa come rappresentazione sempre più dettagliata della propria forma, che ha l'ostinazione propria delle virtù instabili e la creanza che attanaglia anche gli spiriti incoscientoi altre a quelli che si stagliano alti.
Il tempo pare essere relegato ad una frazione della gioventù, periodo che, a onor del vero, si estende ormai senza soluzione di continuità da quando si abbandona il girello per imparare a camminare a quando lo si riprende perchè le anche sono consumate dall'osteoporosi, ma che si ferma di fronte alla maturità, che è quel concetto nebuloso e orrido nel quale non sono racchiuse tutte le cose serie e importanti, ma solo quelle senza ritorno, o meglio, senza ritrno indolore.
E' della maturità quindi il matrimonio ed un rapporto paritario, come se altri rapporti di socialità fra i sessi fossero una perenne forma di allenamento e palestra a questa definitiva forma di legame e se la parità e la reciprocità in un rapporto non fossero solo ed unicamente una rarissima e difficilmente funzionale fase relazionale entro un ventaglio di dominazioni e sottomissioni diversificate e contemporanee che funzionano benissimo e sono di una solidità e durata meravigliose.
Fare qualcosa fuori tempo è sconcertante, disturbante e persino ridicolo agli occhi di chi non capisce che ha un giusto e funzionale conformismo senziente senza saperne la ragione e, di conseguenza, un pessimo e geometricamente sbagliato anticonformismo nel tendere a qualcosa e nel manifestare una presunta originalità che è più disordine e cedimento alle circostanze che sintomo e fine di un'ìidea organica e alternativa di riorganizzazione intima e sociale.
In questo senso, sperimentare tregicomiche evoluzioni sessuali quando si è vicine alla menopausa è per le donne un indice ed un campanello d'allarme al tempo stesso per chi estrapola dati, senza avere un campione rappresentativo adeguato di valori, e ne proietta futuribili stravaganti conseguenze, sia di difformità dalle poche modalità sicure di interazione copulativa, sia della loro precarietà e, in questo senso, propedeuticità per la deflagrazione della attuale conformazione sentimental affettiva come concordata negli atti ufficiali ed accettata dal consorzio umano.
Il luogo ha le medesime caratteristiche ed assume connotati di scorrettezza e disfunzionalità simili al tempo, aggiungendovi una connotazione di subitanea e imprescindibile castigazione che non può essere procrastinata né negata.
Il talamo deve essere quello giusto e non va consumato qualsiasi genere di acrobatesco amplesso su un altro materasso, fra altre lenzuola e gualcendo cuscini diversi.
Esso poi deve essere al riparo da sguardi discreti ed indiscreti, quasi che soddisfare la propria fregola in metropolitana, nella sala d'aspetto del veterinario o sul banco di scuola del proprio figlio durante i colloqui rituali con gli insegnanti possa essere fonte di imbarazzo per i presenti e di discredito per i copulanti.
E questo solo per quanto riguarda le più semplici condizioni al contorno.
In merito alla questione più rilevante ed importante, cioè le modalità di formazione, il discorso si fa invece assolutamente più semplice.
In primo luogo, infatti, per ogni cammino che si intraprende è necessario che il primo passo prenda in considerazione una specie di regalità suprema che squarci i veli del negativo e includa in sé, comprendendole, ma mantenendole distinte e mutuamente esclusive le logiche dell'attivo e del passivo.
In questo senso è sempre una grande gioia e deve conseguentemente essere redarguita ogni forma palese od occulta di sua castrazione allorquando una donna si accinga a spogliarsi dei vecchi panni, non per restare ignuda, ma per indossarne di nuovi e di foggia più consona.
Secondariamente vi è la sapienza, intesa come conoscenza del principio maschile, nella sua forma positiva e mistica di grande megalite fallico che, piantato profondamente in terra, feconda con la sua punta il cielo tutto e tutti coloro che vivono fra questi due estremo ne traggono giovamento e fecondità.
Il vaso della femminilità che è il ventre della donna deve essere ben felice di raccogliere il rigoglioso e sprizzante succo che l'emanazione maschile della forma umana gli regala con nobiltà di gesti ed eleganza formale.
In terzo luogo va presa in considerazione la comprensione, quella forma contrappuntistica che è il principio passivo che ben si configura in un immobilismo fecondo e fruttoso, un po' come il placido mare che tutto contiene e tutto copre.
Il marito è quindi il più alto rappresentante e fattore di questa accettazione assolutamente passiva e dal significato così vasto e benigno, esso si fregia del titolo di comprensivo, sotto qualunque forma e destinazione.
In quarto luogo non può che esservi l'amore, una forza che protegge e costruisce, che ordina e dà e regola la giustizia degli atti e di ciò cui ben si ottempera nell'ottica di una forma che mai cede il passo alla sostanza.
Qui è facile ricoscere il ruolo di padre che presiede, quale Giove seduto sul suo trono, alla pace con piglio deciso e folgore in pugno, ma anche con un senso di equilibrio e prudenza che protegge e tutela chi ne ha bisogno.
In quinto luogo deve esserci, per forza, la bellezza che è il cuore del corpo in crescita e fusione di ciò che ha potestà con ciò che ha benevolenza.
Questa è senz'altro simboleggiata dal figlio, la vita generata che si alimenta e può venir inaridita se manca il cuore, il centro motore della creazione che tanto è stato artefice della sostanza quanto può esserne la terminatrice.
In sesto ed ultimo luogo bisogna tenere come punto fermo la pazienza, con le sie temperanze degli impulsi primordiali e delle inclinazioni bestiali, con tutta la sensualità e la passionalità della carne e della pancia, dell'istinto e del desiderio.
E c'è davvero da aver pazienza quando occorre perseverare nel contenere un impulso che è l'eco rafforzato di un altro che giunge per chissà quale ragione nel proprio letto con vigore e modalità inusitate.
Ma queste tappe che si rincorrono ciclicamente e talora si sovrappongono nei vari momenti della formazione hanno perlomeno quattro campi da gioco sui quali correre e librarsi.
Un mondo divino, di archetipi o di idee come lo definirebbe Paltone, ed in esso è difficile rispecchiare le umili ragioni dei sensi e le abiette tolleranze della carne, un continente creativo, con tutto il suo desiderio di esplicare le idee e le immagini perfette in atti concreti, incuneati nella realtà fattiva, uno stato di strutturazione, un etere createvo e alchemico che guarda con doppio occhio alla perfezione ed all'approssimazione con la quale esplicarsi e, infine, il mondo della materia, quello che si tocca e che si assaggia.
E non con una sola anima si periglia in queste forme ed in questi mondi, ma con tre.
Quella della vitalità psicofisica, che tanto ha in comune con le bestue che scodinzolano e con quelle che ruminano, quella dell0intelletto, che pesa e pondera col bilancino e si destreggia col pallottoliere ed infina quella trascendente che si regola coi concetti e dà natura etica a tutto il rimanente.
Ciò non toglie che la moglie di danny possa essere semplicemente una sguappola che non si fa di questi problemi.