Sarà sempre così?

ParmaLetale

Utente cornasubente per diritto divino
Penso che tu abbia capito e elaborato in modo corretto quello che hai vissuto, andando avanti e cosi con te si puo' parlare, sai visa e' sbagliato ma non ti sei chiuso o incattivito.
Eh no, purtroppo il rischio è proprio quello di incattivirsi. A parte cose macro (tipo nonno Nanni nel lettone) che non dovrebbe esserci il bisogno di fare presente che sono sgradite, su tante cose micro, diciamo soggettivamente intollerabili, prima (intendo prima anche della mia ex moglie) ero molto più tollerante, forse troppo, nel senso che se non comunichi che la tal cosa micro ti dà fastidio presumendo che l'altro ci arrivi da solo, introduci il rischio serio di sconfinamenti sempre più profondi fino ad arrivare a cose macro, ovvero oggettivamente intollerabili, mentre la strategia corretta sarebbe stoppare subito i micro sconfinamenti facendo presente che la tal cosa non è gradita, prima con le buone (perchè l'altro potrebbe giustamente non sapere), poi come avvertimento e infine, se insiste, come ultimatum. Oggi come oggi il passaggio da micro sconfinamento ad ultimatum si è molto molto accorciato. Non so se ho reso idea.
 
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Jim Cain

Utente di lunga data
Intende dire che un tradito subisce la cosa, non la decide lui, gli viene imposta diciamo cosi. Quindi dal suo punto di vista è più normale che sia la vittima a porsi delle domande su ciò che ha subito. Mentre il carnefice (traditore) dal suo punto di vista non è che non puo’ porsi domande, ma gli suona più strano, perché è proprio il traditore che decide di fare le corna. Della serie: È una cosa che hai deciso tu, hai fatto tutto te e ti lamenti pure?

Grossomodo è un po’ il ragionamento che fanno certe persone quando il partner che lascia per primo il compagno/a perde automaticamente il diritto di starci male. “Eh ma sei tu che hai lasciato il tuo partner e ci stai pure male?” È un modo di vedere le cose al quanto limitato ed è un modo di vivere in un mondo privo di sfumature.

Un po’ come quelli che a me hanno detto “scopatele entrambe e non fare la lagna” è un modo di vivere e vedere le cose o in bianco o in nero. Non sto giudicando chi vive così, né sto dicendo che sia giusto o sbagliato, ma almeno dal mio punto di vista è un modo che non mi appartiene.

Scusa per le mille ripetizioni, sono un po’ cotto oggi.
Non intendevo dire che chi tradisce non possa farsi domande.
Il punto era un altro: chi subisce un tradimento si ritrova addosso una scelta presa da qualcun altro, quindi è quasi inevitabile che cerchi spiegazioni, conforto, un confronto per elaborarla.
Chi tradisce, invece, parte comunque da un’azione che ha scelto lui.
Questo non cancella dubbi, conflitti o sofferenze, ma rende diversa la natura di quelle domande.
Vivere una ferita subita e interrogarsi su una ferita provocata non sono esattamente la stessa esperienza.
 

danny

Utente di lunga data
Non intendevo dire che chi tradisce non possa farsi domande.
Il punto era un altro: chi subisce un tradimento si ritrova addosso una scelta presa da qualcun altro, quindi è quasi inevitabile che cerchi spiegazioni, conforto, un confronto per elaborarla.
Chi tradisce, invece, parte comunque da un’azione che ha scelto lui.
Questo non cancella dubbi, conflitti o sofferenze, ma rende diversa la natura di quelle domande.
Vivere una ferita subita e interrogarsi su una ferita provocata non sono esattamente la stessa esperienza.
In sintesi, chi arriva a tradire generalmente ha già portato avanti un processo di elaborazione per arrivare a scegliere.
Chi viene tradito si trova improvvisamente in una condizione non programmata e traumatica in cui non sa ancora cosa scegliere né perchè deve farlo.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
L'ho capita anche io così e non condivido. Penso che capire perché si fanno le scelte che si fanno sia fondamentale per chiunque e tutt'altro che immediato.
Ma ho capito che i cornafacenti vengono sempre criticati, si passa dal dire che non si interrogano su quello che fanno, perché sono egoisti e superficiali e non pensano, al dire che si interrogano troppo e si lamentano e si giustificano.
Quando si vuole leggere negativamente il comportamento di qualcuno, ogni cosa che fa è un buon pretesto.
Il problema non è che i 'cornafacenti' vengano criticati a prescindere.
C’è differenza tra interrogarsi davvero e costruire un monologo sofisticato per spiegare perché, in fondo, tradire era quasi inevitabile.
Quando il ragionamento serve più ad alleggerirsi la coscienza che ad assumersi responsabilità, è abbastanza normale che dall’esterno parta qualche sopracciglio alzato.
Non è il porsi domande a irritare, magari è il vedere le giustificazioni travestite da profondità emotiva.
 

CIRCE74

Moderator
Staff Forum
Non intendevo dire che chi tradisce non possa farsi domande.
Il punto era un altro: chi subisce un tradimento si ritrova addosso una scelta presa da qualcun altro, quindi è quasi inevitabile che cerchi spiegazioni, conforto, un confronto per elaborarla.
Chi tradisce, invece, parte comunque da un’azione che ha scelto lui.
Questo non cancella dubbi, conflitti o sofferenze, ma rende diversa la natura di quelle domande.
Vivere una ferita subita e interrogarsi su una ferita provocata non sono esattamente la stessa esperienza.
Ho capito ma non è neppure vero che se un traditore parla della sua esperienza lo fa per sentirsi dire che il suo comportamento è giusto...avere dubbi o avere bisogno di riflettere penso che sia fisiologico al di là delle nostre azioni nella vita di tutti i giorni e chi non si mette in discussione non riuscirà mai a "crescere" come persona.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
In sintesi, chi arriva a tradire generalmente ha già portato avanti un processo di elaborazione per arrivare a scegliere
Generalmente ma neanche sempre, anzi.
Spesso l'unica cosa a cui si pensa sono le possibili conseguenze.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Ho capito ma non è neppure vero che se un traditore parla della sua esperienza lo fa per sentirsi dire che il suo comportamento è giusto...avere dubbi o avere bisogno di riflettere penso che sia fisiologico al di là delle nostre azioni nella vita di tutti i giorni e chi non si mette in discussione non riuscirà mai a "crescere" come persona.
Non intendevo dire che chi tradisce non possa farsi domande, l'ho scritto in premessa.
 

Nicky

Utente di lunga data
Il problema non è che i 'cornafacenti' vengano criticati a prescindere.
C’è differenza tra interrogarsi davvero e costruire un monologo sofisticato per spiegare perché, in fondo, tradire era quasi inevitabile.
Quando il ragionamento serve più ad alleggerirsi la coscienza che ad assumersi responsabilità, è abbastanza normale che dall’esterno parta qualche sopracciglio alzato.
Non è il porsi domande a irritare, magari è il vedere le giustificazioni travestite da profondità emotiva.
Ma non ti viene il dubbio che possa esserci un pregiudizio nella tua lettura, perché, in fondo, è tua l'ansia di giustificare le tue azioni e la proietti sugli altri?
Io posso dirti che a me non viene proprio da giustificarmi, poi con un gruppo di sconosciuti, men che meno.
 

Venice30

Utente di lunga data
Ti riferisci al fatto che ho detto che sto meglio perché non dipendo emotivamente solo da mio marito?
È la verità, ma non l'ho detto perché voglio essere compresa, anzi, sinceramente ci ho messo un bel po' a comprendermi io.
Ho comunque anche sempre detto che ho l'amante perché a me lui piace...quante volte me lo hai sentito dire?
E anche le altre non mi sembra che si siano mai giustificate buttando 💩 sul marito...mi sembra che tutte ci siamo serenamente sempre prese la responsabilità delle nostre azioni.
In realtà non dovresti dipendere emotivamente né da tu marito né dal tuo amante.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Ma non ti viene il dubbio che possa esserci un pregiudizio nella tua lettura, perché, in fondo, è tua l'ansia di giustificare le tue azioni e la proietti sugli altri?
Io posso dirti che a me non viene proprio da giustificarmi, poi con un gruppo di sconosciuti, men che meno.
Esattamente il contrario.
Io giustifico le mie azioni ? 😀
Quando ho messo le corna non sono stato a spaccare il capello in quattro, come accade ogni tanto a qualcuno altro.
Quando metti le corna c'è poco da raccontare e ancor meno da spiegare.
 

Brunetta

Utente di lunga data

Nicky

Utente di lunga data
Esattamente il contrario.
Io giustifico le mie azioni ? 😀
Quando ho messo le corna non sono stato a spaccare il capello in quattro, come accade ogni tanto a qualcuno altro.
Quando metti le corna c'è poco da raccontare e ancor meno da spiegare.
No, sto dicendo che leggi in questo modo le parole degli altri, perché in fondo i sensi di colpa sono i tuoi.
Poi, se preferisci dire che fai come ti pare senza motivo, perchè ti va, a me va bene comunque. Non sono io quella che critica.
 

Jim Cain

Utente di lunga data
Guarda, quando tu hai parlato della relazione con tua moglie, personalmente non ho mai pensato che tu volessi giustificare nulla di te e quando l'hai tradita, l'ho compreso. Capivo cosa ti era necessario.

Partiamo da una premessa semplice: sensi di colpa non ne ho avuti.
E, a differenza di chi qui ama spiegare, analizzare e spaccare il capello in quattro, non mi pare di aver mai scritto nulla che facesse pensare il contrario.
Quindi se si costruisce tutta questa lettura partendo dall’idea che io abbia vissuto chissà quali tormenti interiori, si sta proprio sbagliando bersaglio.
Mi si stanno attribuendo vissuti che non solo non ho raccontato, ma che non mi appartengono nemmeno.

Anche perché c’è una contraddizione abbastanza evidente: prima parli di miei sensi di colpa come chiave per leggere le mie parole, poi subito dopo scrivi che quando ho parlato della relazione con mia moglie non ti è mai sembrato che stessi giustificando nulla.
Due letture molto diverse tra loro.
 

Nicky

Utente di lunga data
Partiamo da una premessa semplice: sensi di colpa non ne ho avuti.
E, a differenza di chi qui ama spiegare, analizzare e spaccare il capello in quattro, non mi pare di aver mai scritto nulla che facesse pensare il contrario.
Quindi se si costruisce tutta questa lettura partendo dall’idea che io abbia vissuto chissà quali tormenti interiori, si sta proprio sbagliando bersaglio.
Mi si stanno attribuendo vissuti che non solo non ho raccontato, ma che non mi appartengono nemmeno.

Anche perché c’è una contraddizione abbastanza evidente: prima parli di miei sensi di colpa come chiave per leggere le mie parole, poi subito dopo scrivi che quando ho parlato della relazione con mia moglie non ti è mai sembrato che stessi giustificando nulla.
Due letture molto diverse tra loro.
E' uno spunto, un'ipotesi per capire perché provi fastidio per quello che raccontano gli altri di sé e della propria storia.
 
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