Jim Cain
Utente di lunga data
Non intendevo dire che chi tradisce non possa farsi domande.Intende dire che un tradito subisce la cosa, non la decide lui, gli viene imposta diciamo cosi. Quindi dal suo punto di vista è più normale che sia la vittima a porsi delle domande su ciò che ha subito. Mentre il carnefice (traditore) dal suo punto di vista non è che non puo’ porsi domande, ma gli suona più strano, perché è proprio il traditore che decide di fare le corna. Della serie: È una cosa che hai deciso tu, hai fatto tutto te e ti lamenti pure?
Grossomodo è un po’ il ragionamento che fanno certe persone quando il partner che lascia per primo il compagno/a perde automaticamente il diritto di starci male. “Eh ma sei tu che hai lasciato il tuo partner e ci stai pure male?” È un modo di vedere le cose al quanto limitato ed è un modo di vivere in un mondo privo di sfumature.
Un po’ come quelli che a me hanno detto “scopatele entrambe e non fare la lagna” è un modo di vivere e vedere le cose o in bianco o in nero. Non sto giudicando chi vive così, né sto dicendo che sia giusto o sbagliato, ma almeno dal mio punto di vista è un modo che non mi appartiene.
Scusa per le mille ripetizioni, sono un po’ cotto oggi.
Il punto era un altro: chi subisce un tradimento si ritrova addosso una scelta presa da qualcun altro, quindi è quasi inevitabile che cerchi spiegazioni, conforto, un confronto per elaborarla.
Chi tradisce, invece, parte comunque da un’azione che ha scelto lui.
Questo non cancella dubbi, conflitti o sofferenze, ma rende diversa la natura di quelle domande.
Vivere una ferita subita e interrogarsi su una ferita provocata non sono esattamente la stessa esperienza.