Personalmente trovo giusto responsabilizzare i gestori delle piattaforme per eventuali danni provocati dal modo in cui sono congegnate, soprattutto verso i minori.
Però dovrebbe essere anche protetto l'anonimato, perché è vantaggioso per la libertà complessiva della società.
Perciò dovrebbero trovare dei modi per conciliare le due esigenze.
Un lavoro importante è anche quello comunicativo/educativo. Ci sono ancora troppe persone che non capiscono che un uso eccessivo degli strumenti tecnologici impedisce ai bambini di sviluppare altre risorse.
Prima o poi storici e sociologi rifletteranno su come internet (
senza apostrofo) ha cambiato la società ma ancora non è il momento perché il cambiamento è ancora in atto: nel frattempo, accontentatevi di un riassunto fatto da un uomo qualunque.
Non sono un informatico, ma ho sempre vissuto in mezzo ai computer, da molto prima che esistesse internet. Ho mandato la mia prima e-mail nel 1989: prima che il WWW e il protocollo HTTP furono sviluppati da
Tim Berners-Lee al CERN tra il 1990 e il 1991. Ho anche conosciuto il
minitel francese: un progetto futuristico e all'avanguardia che però è morto sotto internet a causa del suo sviluppo autarchico e a pagamento per molti servizi, anche se l'accesso era gratuito.
I social sono esistiti fin dall'inizio di internet, ma in una forma molto diversa da come la intendiamo ora: esistevano i
newsgroups di Usenet.
La grande, grandissima differenza sostanziale era l'accesso ad internet: essenzialmente era limitato all'ambiente universitario e poche altre persone che si connettevano da casa con dei modem seriali, ma erano rarità. Questo faceva sì che i "novizi" generalmente erano le matricole settembrine delle università che venivano educate alla
netiquette dagli utenti più anziani (tra le varie regole c'erano anche quelle per le citazioni delle risposte alle mail e nei newsgroups, piuttosto diverse, per esempio, da quelle in uso su questo forum).
Tutto è cambiato circa a metà degli anni novanta quando gli internet provider, prima AOL poi gli altri, hanno dato accesso libero a tutti gli utenti a Usenet: siamo entrati nella fase del cosiddetto
"Eternal September": l'arrivo massiccio di una marea di persone che non conoscevano le regole che non è stato possibile educare alla netiquette.
Poco dopo, alla fine degli anni novanta, hanno iniziato a svilupparsi i social più o meno come li intendiamo noi ora, che però sono esplosi solo nel 2004 con (l'ormai quasi obsoleto) Facebook.
Questi due fenomeni combinati (massa di utenti ognuno in grado di dire la propria) oltre contribuire a realizzare la famosa premonizione di Andy Wharol sui 15 minuti di fama hanno sovvertito l'aspettativa iniziale: prima si pensava che internet sarebbe stato uno strumento di evoluzione ed educazione, poi ci si è accorti che in realtà internet serve soprattutto da cassa di risonanza per la maleducazione, la disinformazione e quant'altro di dannoso si possa immaginare.
Ora si potrebbe arrivare a trattare dell'anonimato, ma in realtà si salterebbe un argomento che, per quanto lo si possa ritenere sgradevole, è essenziale per internet: la pornografia. Uno dei primi meme di internet è stato
Naturalmente non faceva altro che parodiare ciò che, semplicemente, era un dato di fatto: il sesso è da sempre un decisivo fattore di interesse, per qualunque cosa. Le chat erotiche erano state un motore trainante del già citato minitel. La scelta dell'industria della pornografia del più economico VHS rispetto al più performante ma più costoso Betamax, determinò la
vittoria del primo sul secondo. I primi contenuti multimediali su internet sono stati pornografici, addirittura prima che esistesse la multimedialità: c'erano
foto porno su internet prima che venissero inventati i formati fotografici digitali che conosciamo ora.
Possiamo adesso passare alla questione dell'anonimato. Il fatto che l'anonimato sia vantaggioso per la libertà complessiva della società è la convinzione che esisteva su internet al suo inizio e ha resistito per lungo tempo. In realtà, resiste abbastanza tuttora. Proprio per ciò, ovviamente, è inviso a chi la società la controlla e, pertanto, vede di buon occhio solo la libertà che si muove entro i recinti che loro hanno stabilito. Per questo motivo, c'è sempre stata la ricerca di motivazioni per far passare regole per poter controllare i flussi di internet. Motivazioni che fossero digeribili per il grande pubblico: la massa votante.
Il primo grande cavallo di battaglia di chi voleva mettere dei lacci è stato il sesso. Naturalmente, non la pornografia: per quanto a parole la pornografia è condannata da una larghissima maggioranza, il meme che ho già citato mostra che l'argomento non avrebbe avuto presa nell'intimo. Ecco allora il ripiego su qualcosa su cui nessuno può avere qualcosa da ridire: la pedopornografia. Questo è stato a lungo il principale argomento di chi voleva mettere blocchi qua e là ad internet.
Poi è arrivato l'11 settembre che ha aggiunto un'altra freccia all'arco dei censori: il terrorismo.
Infine, l'accesso ad internet fin da giovanissimi e gli abusi che vengono fatti via social non solo tra adulti ma anche tra minori, hanno ultimamente fornito l'argomento che sta venendo usato: la protezione dei minori (principalmente, da loro stessi).
Si direbbe che è stata annusata una maggiore efficacia di questo argomento rispetto agli altri, visto che qualche risultato lo sta portando, a differenza degli argomenti precedenti.
Un'ultima considerazione sull'anonimato: si tratta essenzialmente di un'illusione, anche se ci viene fatto credere che esista.
Niente su internet è anonimo. A meno di usare molteplici strumenti (per esempio, almeno VPN+Tor), tutto e tracciabile e ricostruibile. In realtà, anche usando strumenti vari, se entri nel mirino di un'agenzia tipo la
NSA, è praticamente impossibile non essere tracciati. Solo che, di norma, non possono dire di farlo: da qui l'esigenza di introdurre strumenti che permettano di farlo alla luce del sole.
E questo senza considerare tutti i dati che noi forniamo in modo essenzialmente volontario a quasi chiunque: l'
analisi del traffico è una tecnica che è nata all'inizio del 1900 ma che è stata portata ad un livello superiore durante la seconda guerra mondiale da
Gordon Welchman in quel posto incredibile che è stato
Bletchley Park, ottenendo informazioni importantissime da dati apparentemente inutili.
Le nostre profilazioni fatte, con i dati da noi forniti, dalle varie società di internet (senza tirare in ballo la NSA) dicono di noi cose che non immaginiamo! Sono in grado di dire che uno è gay ancora prima che lui stesso se ne accorga! Sono piuttosto convinto che se un analista della NSA si mettesse a leggere questo mio messaggio sarebbe in grado di ricavare il mio codice fiscale anche se non ho dato alcuna informazione su di me...
