Tradimento tramite messaggi e telefonate

Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.

Irrisoluto

Utente di lunga data
E' che serve anche dirsi e concedersi di avere sentito male. E non voler comunque tenere il punto con se stessi. Come forma di autoaffermazione.

Che è concedersi di essere stati deboli in fondo.
Io ti mostro le mie debolezze. Fidandomi. Se tu mi fai male. Hai chiuso. Perchè mi riconosco proprio la debolezza.

E non mi metto in condizione di dover comunque dimostrare di essere forte e starci dentro comunque.

E' questo il meccanismo. La comprensione è il velo superficiale dell'autoaffermazione di sè negandosi la debolezza.

Nel momentoin cui non devo più dimostrare un cazzo a nessuno. Ma più che altro a me. Allora mi riconosco. E riconosco che se mi fai male puoi andare diretto e filato a fare in culo.

Anche se ci si ragiona poi. SE mi hai fatto male. Mi hai fatto male. E lo farai ancora. Quindi vaffanculo.
Posso ragionare e capire. Ma se mi voglio bene. Non permetto di farmi fare male.

E in un percorso di conoscenza, di sè e dell'altro, il male ci sta. Il punto è che ci sono dei "male" che non possono essere tollerati. Conoscersi è riconoscere quando il limite di tolleranza è superato. E a quel punto. Ripeto. Vaffanculo.

Io mi sto rendendo conto di essere sempre meno tollerante. Ci sono cose che solo un anno fa tolleravo. Ora non le tollero più. E non per scelta. Ho proprio il vomito.
Hai reso perfettamente l'idea. E' proprio quello che faccio, e non è che non me ne renda conto...lo so bene che il meccanismo sano è quello diretto: mi fai male e reagisco. Autoaffermarsi per vie tortuose (tipo appunto negando la propria debolezza, mostrandosi "forti" anche quando si riceve un torto ecc.) porta a vivere continuamente scissi.
Il problema è che non basta riconoscere la patologia per guarire...quel meccanismo controproducente è profondamente radicato, automatico, si sottrae al mio controllo.
Istintivamente sento che la reazione è segno di inadeguatezza. A volte mi sono forzato a mandare affanculo qualcuno....sono stato malissimo, mi sono sentito ingiusto e immaturo...quest'è. Ci devo lavorare ancora molto...
 

Horny

Utente di lunga data
Può darsi.
Sono cresciuto con il mantra "tu sei il fratello maggiore, devi capire e devi essere più assennato".
Quindi può darsi che questa impostazione (che adesso rifuggo al massimo con il mio figlio maggiore) mi abbia indotto a forzarmi di essere assennato anche con chi andava scotennato.
per me era mio padre che mi imponeva
di rendere felice mia madre.
 

Horny

Utente di lunga data
Esatto...vissuto simile, solo che in me questa tendenza alla comprensione ha assunto forme patologiche...per cui la corsa alla giustificazione del comportamento degli altri - e alla mia autocolpevolizzazione persino per i loro errori - per me è diventata forsennata...
ripetiamo quel meccanismo,
non è sano.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Hai reso perfettamente l'idea. E' proprio quello che faccio, e non è che non me ne renda conto...lo so bene che il meccanismo sano è quello diretto: mi fai male e reagisco. Autoaffermarsi per vie tortuose (tipo appunto negando la propria debolezza, mostrandosi "forti" anche quando si riceve un torto ecc.) porta a vivere continuamente scissi.
Il problema è che non basta riconoscere la patologia per guarire...quel meccanismo controproducente è profondamente radicato, automatico, si sottrae al mio controllo.
Istintivamente sento che la reazione è segno di inadeguatezza. A volte mi sono forzato a mandare affanculo qualcuno....sono stato malissimo, mi sono sentito ingiusto e immaturo...quest'è. Ci devo lavorare ancora molto...
Io credo che la via sia esattamente lì in mezzo. E non con l'intento di risolvere o modificare. Ma proprio semplicemente viversi quel sentire lì. Attraversarlo. Per il tempo che serve. Che è individuale.

Credo che quel sentire risalga a quando è stato insegnato. E liberarsene non è liberarsene. ma attraversarlo e farci pace. E lasciare dove è.

Concedersi di sentirsi malissimo, ingiusti e immaturi. E poi scoprire che non è esattamente così.

Non fare, è evitare. E evitare è un meccanismo di difesa. Che non sposta di un mm. Non c'è che fare.
Secondo me almeno.

che poi sia spiacevole...e doloroso anche. Non ci piove.
Lo è.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
ripetiamo quel meccanismo,
non è sano.
infatti.

Io credo che la via sia esattamente lì in mezzo. E non con l'intento di risolvere o modificare. Ma proprio semplicemente viversi quel sentire lì. Attraversarlo. Per il tempo che serve. Che è individuale.

Credo che quel sentire risalga a quando è stato insegnato. E liberarsene non è liberarsene. ma attraversarlo e farci pace. E lasciare dove è.

Concedersi di sentirsi malissimo, ingiusti e immaturi. E poi scoprire che non è esattamente così.

Non fare, è evitare. E evitare è un meccanismo di difesa. Che non sposta di un mm. Non c'è che fare.
Secondo me almeno.

che poi sia spiacevole...e doloroso anche. Non ci piove.
Lo è.
Come sempre, estremamente incisiva.
Capisco, ma io "faccio": di fronte a un torto io "adotto" l'altra persona, la trasformo in una sorta di fratello minore (nel mio vissuto mia sorella, che andava sempre e comunque capita e protetta, anche da me che ero solo di poco più grande) che va rieducato, dominato con una superiorità intellettuale (certo fittizia) che mi impedisce di mettermi sullo stesso piano. Evitare di reagire non significa non agire, ma agire diversamente, con una comprensione, in un certo senso genitoriale, nei confronti di tutti...

Però nella sostanza hai ragione: dovrei agire diversamente e accettare la sensazione di inadeguatezza ("se reagisco mi dimostro inferiore", è questo che mi scatta) che ne deriva.
 

Daniele34

Utente di lunga data
Ma cicci?
Ha scritto il primo post e poi basta.
secondo me ha dimenticato la password... e non riesce a recuperarla...

...o magari ha sistemato tutto cercando di dimenticare dall'oggi al domani... c'è gente che ci riesce... poi magari si ricrolla dopo qualche settimana o mese... però si può.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
infatti.


Come sempre, estremamente incisiva.
Capisco, ma io "faccio": di fronte a un torto io "adotto" l'altra persona, la trasformo in una sorta di fratello minore (nel mio vissuto mia sorella, che andava sempre e comunque capita e protetta, anche da me che ero solo di poco più grande) che va rieducato, dominato con una superiorità intellettuale (certo fittizia) che mi impedisce di mettermi sullo stesso piano. Evitare di reagire non significa non agire, ma agire diversamente, con una comprensione, in un certo senso genitoriale, nei confronti di tutti...

Però nella sostanza hai ragione: dovrei agire diversamente e accettare la sensazione di inadeguatezza ("se reagisco mi dimostro inferiore", è questo che mi scatta) che ne deriva.
Io credo che un po' si debba forzarsi a fare...ma dopo.

dopo essersi concessi il sentire il fastidio dell'altro. E c'è quel fastidio. Uno spazio piccolissimo prima di iniziare a utilizzare il solito meccanismo.
Concedersi di ascoltarsi. E fissare quel sentire per poterlo riconoscere e dargli sempre più spazio. La forzatura io credo si possa utilizzare quando quello spazio piccolissimo è diventa almeno piccolo. Ma quel fastidio deve essere ben presente e percepito. Che è la motivazione di fondo.

E sentire fastidio, ergo essere toccati dall'altro, è la prima forma di riconoscimento della propria debolezza.
 

Irrisoluto

Utente di lunga data
Io credo che un po' si debba forzarsi a fare...ma dopo.

dopo essersi concessi il sentire il fastidio dell'altro. E c'è quel fastidio. Uno spazio piccolissimo prima di iniziare a utilizzare il solito meccanismo.
Concedersi di ascoltarsi. E fissare quel sentire per poterlo riconoscere e dargli sempre più spazio. La forzatura io credo si possa utilizzare quando quello spazio piccolissimo è diventa almeno piccolo. Ma quel fastidio deve essere ben presente e percepito. Che è la motivazione di fondo.

E sentire fastidio, ergo essere toccati dall'altro, è la prima forma di riconoscimento della propria debolezza.
Meglio di una seduta di psicoterapia :up:
 

FataIgnorante

Utente di lunga data
non ho capito niente.
ma uno che nega di averci scopato a
maggior ragione negherà di averci una storia, no?
dovrebbe lei chiedere a lui se ha voglia di stare con lei???
semmai il viceversa.
e comunque tutti questi chiarimenti
è più che corretto si svolgano con lui domiciliato altrove.
tra le quattro soluzioni che proponi...la 3
è da brivido, da marito di diletta.
la 2 ridicola.
la 4 necessita toglierselo di torno.
Punti di vista diversi
 

Kid

Utente un corno
Avevo il sospetto che c'era qualcosa di strano, viveva col cellulare attaccato, non lo mollava mai nemmeno per andare in bagno; aveva tolto anche la suoneria e il Bluetooth della macchina. Allora ho deciso di mettere un registratore in casa quando io ero fuori e nel giro di 2 giorni l'ho beccato!!! Le mandava baci le diceva che gli piaceva così tanto....
Quando l'ho messo difronte alla verità senza però dire come l'avevo scoperto ovviamente ha prima negato e poi ha ammesso che durava da 1 mese ma che era finita ieri (strano, no?) sono stati solo messaggi... (si dimentica delle telefonate) e che non ci è andato a letto.
Alla mia richiesta di darmi il telefono anche nei giorni successivi ha sempre cambiato argomento, ho chiesto nome e cognome ma non vuole dirlo....
Io sono a pezzi!! è sempre stato un "piacione" ma avere la conferma è stato devastante....
Appena detto mi sono sentita bene sono entrata in una sorta di limbo....ora inizio a cedere...ma se da un lato non lo voglio più dall'altro mi freno, secondo voi perché?
Ora l'ho mandato via di casa per qualche giorno perché voglio capire....
Posso solo dirti che il 90% delle coppie sarebbe già scoppiato, se si potessero spiare i contenuti di whatsapp.
 

Simy

WWF
Stato
Discussione chiusa ad ulteriori risposte.
Top