Sono per lo più d'accordo, ma mi pare un tantino semplificatorio. Credo manchino all'appello almeno altre 5 figure oltre al servo e al padrone. Per esempio l'autonomo. Mentre il padrone ha bisogno di qualcuno da dirigere e il servo di qualcuno da seguire, per l'autonomo la sua unità di misura è l'autonomia, non il potere. Non vuole occupare lo spazio degli altri, ma vuole essere sovrano nel suo. È quello che, davanti alla scelta tra comandare o obbedire, risponde: "Nessuna delle due, preferisco andarmene per conto mio". Poi c'è il cooperante, figura che scardina l'idea che l'unico modo di stare al mondo sia "sopra o sotto". Il cooperante crede nella sinergia e capisce che due persone che collaborano alla pari producono più valore di un padrone che frusta un servo: è una forma di intelligenza sociale. Chi vede solo servi e padroni spesso scambia la gentilezza o la disponibilità del cooperante per servilismo, commettendo un errore di valutazione. Poi c'è il ribelle, che non vuole essere padrone, perché detesta le catene, comprese quelle che deve tenere in mano chi comanda, ma non è un servo, perché la sua natura è il rifiuto dell'autorità. Il custode, colui che protegge perché riconosce il valore intrinseco della vita e della fragilità. Il custode sa che un domani il "padrone" di oggi potrebbe essere il ferito di domani. Non investe sul "potenziale" per un ritorno futuro, ma agisce per un dovere etico che trascende la convenienza. E infine c'è l'indifferente che non ha alcuna ambizione di potere né alcuna vocazione al sacrificio. Sono persone che cercano solo di vivere la propria vita con dignità, godendosi le piccole cose, senza sentire il bisogno di definirsi attraverso una gerarchia. Per il "padrone" possono essere invisibili, ma sono loro che spesso mandano avanti il mondo nel quotidiano.
Maschio Sigma?
Non mi piace la definizione. Sa di classificazione da forum americano per gente che vuole sentirsi lupo solitario perché non regge il branco.
Il punto è che i maschi sono definiti dalla gerarchia, e la gerarchia vera non è quella del potere astratto, del “comando io perché comando io”. È gerarchia di competenze. Di peso specifico. Di capacità di stare dentro una cosa e farla funzionare meglio degli altri.
Quindi l’autonomo esiste, certo. Ma se è altamente competente, prima o poi diventa alfa nel suo campo anche senza volerlo. Non perché si metta a frustare servi o a fondare sette, ma perché gli altri lo guardano, lo misurano e capiscono che lì c’è struttura. Il chirurgo bravo, l’avvocato bravo, l’artigiano bravo, il comandante bravo, perfino il solitario bravo: non hanno bisogno di gridare. Occupano spazio per densità.
Se invece l’autonomo è a bassa competenza, non è un sovrano del proprio regno. È uno che si è ritirato dalla competizione perché non reggeva il confronto. E allora diventa un servo a bassa intensità: magari non obbedisce a un padrone diretto, ma campa dentro sistemi costruiti da altri, regole fatte da altri, soldi prodotti da altri, Stato, famiglia, rendite, paracadute vari. Non comanda e non serve in modo plateale. Galleggia.
Il cooperante, il ribelle, il custode, l’indifferente: tutte figure interessanti, per carità. Ma non escono davvero dalla gerarchia. La colorano. La complicano. La rendono meno rozza. Però restano dentro il problema del peso.
Il cooperante competente vale. Il cooperante molle è solo uno che chiama sinergia la propria paura del conflitto.
Il ribelle competente spacca il tavolo e ne costruisce un altro. Il ribelle incapace fa casino al bar.
Il custode forte protegge. Il custode debole si fa mangiare dai feriti e poi chiama etica la propria estinzione.
L’indifferente può essere uno in pace col mondo o uno che ha rinunciato a misurarsi e si racconta la favola delle piccole cose perché non ha mai avuto fame vera.
Quindi sì, la distinzione servo/padrone è brutale e semplifica. Ma semplifica nel punto giusto: alla fine bisogna vedere se dentro la vita produci direzione o la subisci.
Tutto il resto sono sottocategorie. Belle, anche eleganti. Ma quando arriva la botta, quando il mondo smette di essere un seminario e torna a essere carne, soldi, tempo, rischio, figli, lavoro, malattia, desiderio, competizione, si vede subito chi regge il peso e chi invece ha solo trovato una definizione più carina per non ammettere dove sta.