Ben venga il divieto, invece, quando è accompagnato da una spiegazione esaustiva e sentita (non dalla ramanzina sterile e piena di luoghi comuni) e dalla convinzione che sia davvero educativo vietare.
Ricordo il mio ex marito e il modo autorevole e fermo che ha usato quando si è trattato di vietare videogiochi come Play, Wii e affini: disse ai nostri figli che il mondo è tanto bello e grande, pieno di possibilità e di esperienze sempre nuove. E invece nei videogiochi la realtà è piccola piccola, ristretta, ripetitiva... ed è un peccato passare il tempo così quando ci sono milioni di altre cose belle da fare.
I miei figli hanno percepito la convinzione che c'era dietro le parole del padre, hanno recepito la sua cura nei loro confronti... e sono cresciuti sereni senza videogiochi.
Il divieto è importante, eccome. Educativamente parlando è un segno di cura e di attenzione. Non è facile (io stessa ho difficoltà in questo), ma il conflitto che genera il divieto fa parte del rapporto adulto/ragazzo. Non si può non lasciare il proprio segno sulla vita di un figlio e sperare che se la cavi da solo.