ipazia
Utente disorientante (ma anche disorientata)
provo. Ma nn so se riesco.puoi provare a spiegare meglio? E' davvero interessante :up:
Penso che il tempo, quello che scorre, sia molto diverso dalla misurazione del tempo che serve a noi per catalogare, spezzettare, ordinare i processi. Che siano produttivi, che siano evolutivi.
La differenza fra tempo interiore e tempo esteriore è lampante.
Esistono esempi veramente sciocchi di questa differenza. Una situazione è piacevole e il tempo ha una velocità, la situazione è spiacevole e il tempo assume un'altra velocità.
Noi ci appoggiamo sulla misurazione proprio per ovviare a questo. E poter stare in gruppi sociali organizzati.
Non a caso la misurazione è diventata mano a mano più precisa mano a mano che i meccanismi di convivenza umana si venivano a raffinare.
Se si vivesse solo del tempo interiore non esisterebbe un tempo condivisibile.
Se non il tempo che accade mentre accade e viene vissuto. In presenza.
In questi termini il passato non esiste, se non come risultante di un accumulo di esperienze che vengono però costantemente adattate ed adeguate al momento accadente. E il futuro diventa semplicemente una proiezione di quelle stesse esperienze ma però estrapolate dai nuovi apprendimenti in fieri.
La rete in tutto questo è un meccanismo precisissimo. Che rende possibile la presenza nell'assenza.
E parlo di ogni genere di reti. Da quelle neuronali a quelle sociali. Se ne avessi competenza penso che potrei parlare anche di reti universali.
Ogni presenza è nodo di rete. L'energia è una forma di comunicazione fra i vari nodi. E riporta velocemente informazioni da un nodo all'altro. Se la comunicazione funziona.
In natura funziona. Nel nostro sistema neuronale funziona. Nelle nostre reti sociali e conoscitive non tantissimo.
Ma è ormai appurato che proprio perchè la realtà è complessa un solo approccio non è sufficiente per descriverla.
Non a caso il lavoro di equipe è fondamentale in tutte quelle materie che si occupano appunto di vita/morte.
Quello che a noi secondo me sfugge, e a quella donna non sfuggiva invece, è che è nei cicli Vita/Morte/Vita, nella compresenza di tutti gli stati che esiste l'accadere.
Se ci osserviamo nel nostro "vivere" noi viviamo mentre moriamo e moriamo mentre viviamo, continuamente. E anche l'interruzione, ai nostri occhi, di quel ciclo con quella che noi chiamiamo morte è parte del ciclo e non è interruzione. in realtà. E non perchè esista una vita dopo la morte, la reincarnazione o altre storie del genere.
Ma semplicemente perchè essendo noi semplicemente insignificanti non è il ciclo in sè a interrompersi ma una componente che si trasforma in altro. Che sia vermi, terra, cenere. Energia in ogni caso. Che non va spersa.
Altro minestrone mi sa