Lei.

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spleen

utente ?
Tu hai detto 'Protocollo'!!!

:D
Per protocollo intendevo le leggi della natura, non si era capito?

Comunque il rosso sintetizza abbastanza bene quel che penso (per ora :D).

L' altra faccenda invece ancora non mi vede persuaso. :)

Quella dell' inflazione delle informazioni intendo, perchè mi viene l'idea che se così fosse, il nostro cervello l'avrebbe con l'evoluzione già scapolata, la faccenda.

Insomma non ci vedo chiaro. Mi sa' che dovrò continuare a cercare la risposta....ops :D
 

giorgiocan

Utente prolisso
Per protocollo intendevo le leggi della natura.
Uhm. Stiamo entrando in un loop, qui? Paura! :eek:

Quella dell' inflazione delle informazioni intendo, perchè mi viene l'idea che se così fosse, il nostro cervello l'avrebbe con l'evoluzione già scapolata, la faccenda.

Insomma non ci vedo chiaro. Mi sa' che dovrò continuare a cercare la risposta....ops :D
Vedi che non l'hai ancora scapolata? :D
 

spleen

utente ?

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Il fatto di esistere (?) prima di tutto e di rispondere a quella "necessita" misteriosa e ancora ben lungi da essere rivelata completamente che è la legge che governa la natura.

O è troppo semplicistico? :)

La domanda che invece mi faccio io assiduamente è - Da dove viene questa nostra necessità di capire, di spiegare, di chiedersi ? -
Solo una sovrastruttura indotta?
E se fosse così, indotta da cosa, da cosa nasce questa induzione, dal momento che tutti i popoli della terra la sentono, al netto di differenti sovrastrutture?
:)
Io non credo che esistano leggi a governare la Natura. Noi utilizziamo traduzioni il più possibile ordinate e rappresentative per poterci spiegare, a noi stessi, e secondo il nostro linguaggio ciò che ci circonda. ovviamente semplificando e riducendo.

Il concetto di legge implica ripetibilità.
La Natura per sua essenza non è ripetibile.

La legge serve a noi per spiegarci secondo i nostri schemi.

Io non credo sia una sovrastruttura il sentire la necessità di chiedersi. Credo siano sovrastrutture i tentativi di spiegazione a nostra immagine e somiglianza. Riduttivi per necessità.

Io credo che essendo osservatori partecipanti, dai batteri agli esseri più complessi, semplicemente sentiamo la partecipanza. (non so se esiste 'sta parola) e proviamo a renderci partecipi. Esplicitandola. Con ogni linguaggio possibile.

La parte di comunicazione fra sistemi nella rete è interessante (e fondamentale alla sopravvivenza delle reti stesse e dei sistemi che le compongono) e secondo me è in termini comunicativi che nasce il chiedere/chiedersi/spiegare/spiegarsi.
 

brenin

Utente
Staff Forum
Io non credo che esistano leggi a governare la Natura. Noi utilizziamo traduzioni il più possibile ordinate e rappresentative per poterci spiegare, a noi stessi, e secondo il nostro linguaggio ciò che ci circonda. ovviamente semplificando e riducendo.

Il concetto di legge implica ripetibilità.
La Natura per sua essenza non è ripetibile.

La legge serve a noi per spiegarci secondo i nostri schemi.

Io non credo sia una sovrastruttura il sentire la necessità di chiedersi. Credo siano sovrastrutture i tentativi di spiegazione a nostra immagine e somiglianza. Riduttivi per necessità.

Io credo che essendo osservatori partecipanti, dai batteri agli esseri più complessi, semplicemente sentiamo la partecipanza. (non so se esiste 'sta parola) e proviamo a renderci partecipi. Esplicitandola. Con ogni linguaggio possibile.

La parte di comunicazione fra sistemi nella rete è interessante (e fondamentale alla sopravvivenza delle reti stesse e dei sistemi che le compongono) e secondo me è in termini comunicativi che nasce il chiedere/chiedersi/spiegare/spiegarsi.
Leggendo il tuo post vedo un richiamo/collegamento forte a quanto affermato da Nietzsche secondo il quale " il cosmo non è un regno dominato da regole,da una ratio o da leggi. L'attribuzione di un'armonia è un'arbitraria proiezione dell'umano sul celeste, dal momento che il cosmo non vuol essere ne perfetto ne bello. Il mondo sussiste,esso diviene,perisce,ma non ha mai cominciato a divenire e non ha mai cessato di perire; si conserva nelle due cose ".
Ci sarebbe poi da citare Kant ( Critica della ragion pura ) senza tralasciare ovviamente Shopenhauer.
Grazie per questa interessantissima discussione,che seguo con estremo piacere. Ci sarebbe da scrivere per giorni.....
 

giorgiocan

Utente prolisso
Grazie per questa interessantissima discussione,che seguo con estremo piacere. Ci sarebbe da scrivere per giorni.....
Sei il benvenuto (anzi, sei incoraggiato!) a partecipare! Che ormai il thread langue un po'.
 

spleen

utente ?
Io non credo che esistano leggi a governare la Natura. Noi utilizziamo traduzioni il più possibile ordinate e rappresentative per poterci spiegare, a noi stessi, e secondo il nostro linguaggio ciò che ci circonda. ovviamente semplificando e riducendo.

Il concetto di legge implica ripetibilità.
La Natura per sua essenza non è ripetibile.

La legge serve a noi per spiegarci secondo i nostri schemi.

Io non credo sia una sovrastruttura il sentire la necessità di chiedersi. Credo siano sovrastrutture i tentativi di spiegazione a nostra immagine e somiglianza. Riduttivi per necessità.

Io credo che essendo osservatori partecipanti, dai batteri agli esseri più complessi, semplicemente sentiamo la partecipanza. (non so se esiste 'sta parola) e proviamo a renderci partecipi. Esplicitandola. Con ogni linguaggio possibile.

La parte di comunicazione fra sistemi nella rete è interessante (e fondamentale alla sopravvivenza delle reti stesse e dei sistemi che le compongono) e secondo me è in termini comunicativi che nasce il chiedere/chiedersi/spiegare/spiegarsi.
Io penso che invece questo “protocollo” molto probabilmente esista, perché vedo “ricorrenze” e “persistenze” ( scusa Giorgio:D). O meglio, che la nostra sostanziale incapacità a comprenderlo fino in fondo non escluda a priori la sua esistenza. Perche ogni volta, vedi, che diciamo –no – a qualcosa, finiamo nel paradosso di negare l’esistenza di quello che non conosciamo, di quello che non è scibile, che è anche un poco il paradosso di certi atei e dei credenti per partito preso, accomunati dal fatto di negare o abbracciare tassativamente, nel tentativo sterile, questo si, di dare un ordine precostituito alle cose, abbracciando o allontanando. ( E qui mi fermo perché non vorrei essere frainteso perché poi Giorgio mi tira le verdure:D ).

Poche cose in affetti riusciamo a “percepire”, immaginare, per ora:
Percepiamo che il tempo “trascina” l’universo, verso cosa non lo sappiamo.
Percepiamo che l’entropia aumenta il disordine di quello che osserviamo.
Pensiamo che la materia e l’energia siano la stessa cosa, abbiano la stessa essenza, che è quella rete che collega (?) tutto quello che esiste.
Osserviamo che fisicamente ci sono quattro /( tre) tipi di forze fondamentali e le abbiamo nominate. Pensiamo che ce ne potrebbe essere una, unificante. Il fatto che talvolta ci sembra che varino, non significa che non ci siano, potrebbero rispondere a regole che ancora non conosciamo.
E’ poco, lo so, ma questo è…. ed in quello che ho scritto ti prego di osservare che non troverai una sola parola sul fatto che l’universo sia stato fatto per me o io per lui, che ci sia una regia, o che non ci sia. Del resto ci mancano persino definizioni adatte a definire la “casualità” con cui spieghiamo certi fenomeni.
Ho usato le parole “percepire” e “protocollo” e soprattutto “probabilmente” perché nel mio limitato vocabolario mi sembrano le più adatte, perché manca proprio un vocabolario, credo, per descrivere compiutamente queste cose. Vi prego, non fraintendetemi, questo è quello che penso adesso, potrebbe cambiare. Come tante persone sono abbastanza convinto che io debba ancora “cercare” e il bello è che lo faccio anche quando non vorrei farlo… e credo che lo farò, come tutti, “per quel che resta del mio giorno”. :)
 

Nobody

Utente di lunga data
Leggendo il tuo post vedo un richiamo/collegamento forte a quanto affermato da Nietzsche secondo il quale " il cosmo non è un regno dominato da regole,da una ratio o da leggi. L'attribuzione di un'armonia è un'arbitraria proiezione dell'umano sul celeste, dal momento che il cosmo non vuol essere ne perfetto ne bello. Il mondo sussiste,esso diviene,perisce,ma non ha mai cominciato a divenire e non ha mai cessato di perire; si conserva nelle due cose ".
Ci sarebbe poi da citare Kant ( Critica della ragion pura ) senza tralasciare ovviamente Shopenhauer.
Grazie per questa interessantissima discussione,che seguo con estremo piacere. Ci sarebbe da scrivere per giorni.....
Pensa se invece fosse il contrario...
 

Spot

utente in roaming.
Io non credo che esistano leggi a governare la Natura. Noi utilizziamo traduzioni il più possibile ordinate e rappresentative per poterci spiegare, a noi stessi, e secondo il nostro linguaggio ciò che ci circonda. ovviamente semplificando e riducendo.

Il concetto di legge implica ripetibilità.
La Natura per sua essenza non è ripetibile.

La legge serve a noi per spiegarci secondo i nostri schemi.

Io non credo sia una sovrastruttura il sentire la necessità di chiedersi. Credo siano sovrastrutture i tentativi di spiegazione a nostra immagine e somiglianza. Riduttivi per necessità.

Io credo che essendo osservatori partecipanti, dai batteri agli esseri più complessi, semplicemente sentiamo la partecipanza. (non so se esiste 'sta parola) e proviamo a renderci partecipi. Esplicitandola. Con ogni linguaggio possibile.

La parte di comunicazione fra sistemi nella rete è interessante (e fondamentale alla sopravvivenza delle reti stesse e dei sistemi che le compongono) e secondo me è in termini comunicativi che nasce il chiedere/chiedersi/spiegare/spiegarsi.
Invece io ho alcuni dubbi sulla non ripetibilità della natura.
Per il semplice fatto che c'è la matematica, che come tu sottolinei giustamente è un linguaggio artificiale, esclusivamente nostro, e ripetibile, che tuttavia si presta in maniera assurdamente efficace a descriverla.
 

brenin

Utente
Staff Forum
Io penso che invece questo “protocollo” molto probabilmente esista, perché vedo “ricorrenze” e “persistenze” ( scusa Giorgio:D). O meglio, che la nostra sostanziale incapacità a comprenderlo fino in fondo non escluda a priori la sua esistenza. Perche ogni volta, vedi, che diciamo –no – a qualcosa, finiamo nel paradosso di negare l’esistenza di quello che non conosciamo, di quello che non è scibile, che è anche un poco il paradosso di certi atei e dei credenti per partito preso, accomunati dal fatto di negare o abbracciare tassativamente, nel tentativo sterile, questo si, di dare un ordine precostituito alle cose, abbracciando o allontanando. ( E qui mi fermo perché non vorrei essere frainteso perché poi Giorgio mi tira le verdure:D ).

Poche cose in affetti riusciamo a “percepire”, immaginare, per ora:
Percepiamo che il tempo “trascina” l’universo, verso cosa non lo sappiamo.
Percepiamo che l’entropia aumenta il disordine di quello che osserviamo.
Pensiamo che la materia e l’energia siano la stessa cosa, abbiano la stessa essenza, che è quella rete che collega (?) tutto quello che esiste.
Osserviamo che fisicamente ci sono quattro /( tre) tipi di forze fondamentali e le abbiamo nominate. Pensiamo che ce ne potrebbe essere una, unificante. Il fatto che talvolta ci sembra che varino, non significa che non ci siano, potrebbero rispondere a regole che ancora non conosciamo.
E’ poco, lo so, ma questo è…. ed in quello che ho scritto ti prego di osservare che non troverai una sola parola sul fatto che l’universo sia stato fatto per me o io per lui, che ci sia una regia, o che non ci sia. Del resto ci mancano persino definizioni adatte a definire la “casualità” con cui spieghiamo certi fenomeni.
Ho usato le parole “percepire” e “protocollo” e soprattutto “probabilmente” perché nel mio limitato vocabolario mi sembrano le più adatte, perché manca proprio un vocabolario, credo, per descrivere compiutamente queste cose. Vi prego, non fraintendetemi, questo è quello che penso adesso, potrebbe cambiare. Come tante persone sono abbastanza convinto che io debba ancora “cercare” e il bello è che lo faccio anche quando non vorrei farlo… e credo che lo farò, come tutti, “per quel che resta del mio giorno”. :)
Inizio con una citazione di Feuerbach:
" il sentimento di dipendenza dell’uomo è il fondamento della religione; l’oggetto di questo sentimento di dipendenza, ciò da cui l’uomo dipende, e si sente dipendente, non è però altro, originariamente, che la natura. È la natura il primo, l’originario oggetto della religione, come è abbondantemente dimostrato da tutte le religioni di tutti i popoli (…)"
per poi passare a Kant
"

Non si può, quindi, interrogarsi sulla totalità del mondo perché qualora, come i metafisici pretendono di fare, si tenti di farlo si cade inevitabilmente nei reticolati logici delle cosiddette antinomie. Queste sono dei veri e propri [FONT=Times New Roman,Times New Roman][FONT=Times New Roman,Times New Roman]conflitti della ragione con se stessa[/FONT][/FONT], che si concretizzano in [FONT=Times New Roman,Times New Roman][FONT=Times New Roman,Times New Roman]coppie di affermazioni opposte [/FONT][/FONT]di cui una afferma e l’altra nega, ma tra le quali, in assenza di un’esperienza corrispondente, non è possibile decidere. La soluzione dell’idea cosmologica nega al mondo un limite e non lo considera infinito, mentre impone all’intelletto di non arrestare mai la ricerca che non predetermina la grandezza dell’oggetto dell’indagine. "

Alla fine penso che la nostra piacevolissima discussione possa per un attimo soffermarsi su questa conclusione che Kant fece alla sua " Critica della ragion pratica " :
"
due cose riempiono l'animo di ammirazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me ".
 

Nobody

Utente di lunga data
Sono uno zero totale in filosofia... ma a proposito di Kant, amo il suo imperativo categorico. E' una cosa che da speranza in qualcosa (e non parlo di Dio come comunemente inteso) di più grande di noi che possa trascendere l'intero mondo fisico.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Leggendo il tuo post vedo un richiamo/collegamento forte a quanto affermato da Nietzsche secondo il quale " il cosmo non è un regno dominato da regole,da una ratio o da leggi. L'attribuzione di un'armonia è un'arbitraria proiezione dell'umano sul celeste, dal momento che il cosmo non vuol essere ne perfetto ne bello. Il mondo sussiste,esso diviene,perisce,ma non ha mai cominciato a divenire e non ha mai cessato di perire; si conserva nelle due cose ".
Ci sarebbe poi da citare Kant ( Critica della ragion pura ) senza tralasciare ovviamente Shopenhauer.
Grazie per questa interessantissima discussione,che seguo con estremo piacere. Ci sarebbe da scrivere per giorni.....
Benvenuto! Filosofia...iniziavo a sentirmi sola in mezzo a tutta questa scienza:D

Indovinato! ;) (Schopenauer è stato probabilmente il mio primo amore:)).

Ma facciamo un passo indietro..."tutte le cose sono l'Uno e l'Uno tutte le cose". (cit.)

E mi sta incuriosendo parecchio la interazione fra osservato e osservatore consapevole e partecipante (sveglio). E le conseguenza che ne derivano. Da entrambi i punti di vista.

E' interessante nella sistemica ritrovare quel tipo di visione. A partire dall'affermazione per cui il "il tutto è più della somma delle sue parti" (proprio perchè introducendo il concetto di interazione e poi comunicazione diventa evidente come qualsiasi tipo di assioma sia riconducibile solo a se stesso ma perda buona parte della sua assolutezza nel suo dipanarsi all'interno del sistema e poi della rete.) fino ad arrivare ai sistemi complessi aperti in cui viene introdotto il caos come elemento creativo, che mentre dissipa energia produce cambiamenti profondi nel sistema stesso.

E di tutto questo la cosa che trovo più interessante è proprio il fuoriuscire dalla ricerca di una legge e di una definizione per limitarsi (se così lo si può definire, perchè dal mio punto di vista è invece aprirsi) alla semplice descrizione dell'osservabile. E quella descrizione prende significato solo all'interno di una rete che comunica aperta in ogni direzione percorribile sulla rete stessa ma anche traendo variabili dall'essere essa stessa immersa e in comunicazione con reti di reti di reti. In ogni direzione. E in ogni tempo (umanamente concepito).

E il significato ha fine ed inizio in se stesso, nell'accadere forse più che nel divenire.

Che mi piace molto l'idea di togliere il divenire e i legami con le proiezioni che riguardano il tempo come grandezza e inserirlo invece nella circostanza dell'accadere.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Invece io ho alcuni dubbi sulla non ripetibilità della natura.
Per il semplice fatto che c'è la matematica, che come tu sottolinei giustamente è un linguaggio artificiale, esclusivamente nostro, e ripetibile, che tuttavia si presta in maniera assurdamente efficace a descriverla.
Di dubbi io ne ho praticamente su ogni cosa..e anche sul suo contrario!! :D

La ripetibilità esiste nel passato.
Per vincoli legati alla nostra velocità di elaborazione delle informazioni.

La matematica elabora modelli, che ripetono una ripetibilità. Già in questi due semplicissimi passaggi avviene una dispersione di informazioni e a quelli è necessario aggiungere la limitatezza della prospettiva dell'osservatore/i che stende/ono i modelli.

E fra l'altro, il fatto di cercare la ripetibilità stessa, crea la situazione per cui non si può trovare che ripetibilità. perchè quello si sta cercando.

Io invece preferisco cercare per sendipità. Quando riesco e non vincolo me stessa ai vincoli da cui sono condizionata.

In tutto questo il mio principio non è l'esclusione. Ma è invece includere l'esclusione nell'inclusione. Lasciando ognuna libera di assolvere la sua funzione ma prestando attenzione alla comunicazione che si attiva e alle variabili di interazione.

Preferisco una ricerca di sistema alla ricerca per modelli.
Pur sostenendo che i modelli siano utili come semplificazioni. Momentanee. Nel riconoscimento dei miei limiti conoscitivi. (e della mia resistenza allo sconosciuto...i modelli sono un buon posto in cui prendere fiato!)
E prestando attenzione a non legarmi ai modelli interpretativi. Che sono sicuramente rassicuratori e rispondenti a bisogni umani profondi.

Osservatore consapevole e partecipante e osservato. In sintesi.

Rimango di quella scuola per cui bagnarsi per due volte nello stesso fiume non si può. Ma non per questo se ne esclude la possibilità.

Ecco perchè ritengo che una rete di rete di rete sia interessante da percorrere. Non riesco ad escludere che nella compresenza di stati possa essere invece possibile bagnarsi per due volte nello stesso fiume.
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Io penso che invece questo “protocollo” molto probabilmente esista, perché vedo “ricorrenze” e “persistenze” ( scusa Giorgio:D). O meglio, che la nostra sostanziale incapacità a comprenderlo fino in fondo non escluda a priori la sua esistenza. Perche ogni volta, vedi, che diciamo –no – a qualcosa, finiamo nel paradosso di negare l’esistenza di quello che non conosciamo, di quello che non è scibile, che è anche un poco il paradosso di certi atei e dei credenti per partito preso, accomunati dal fatto di negare o abbracciare tassativamente, nel tentativo sterile, questo si, di dare un ordine precostituito alle cose, abbracciando o allontanando. ( E qui mi fermo perché non vorrei essere frainteso perché poi Giorgio mi tira le verdure:D ).

Poche cose in affetti riusciamo a “percepire”, immaginare, per ora:
Percepiamo che il tempo “trascina” l’universo, verso cosa non lo sappiamo.
Percepiamo che l’entropia aumenta il disordine di quello che osserviamo.
Pensiamo che la materia e l’energia siano la stessa cosa, abbiano la stessa essenza, che è quella rete che collega (?) tutto quello che esiste.
Osserviamo che fisicamente ci sono quattro /( tre) tipi di forze fondamentali e le abbiamo nominate. Pensiamo che ce ne potrebbe essere una, unificante. Il fatto che talvolta ci sembra che varino, non significa che non ci siano, potrebbero rispondere a regole che ancora non conosciamo.
E’ poco, lo so, ma questo è…. ed in quello che ho scritto ti prego di osservare che non troverai una sola parola sul fatto che l’universo sia stato fatto per me o io per lui, che ci sia una regia, o che non ci sia. Del resto ci mancano persino definizioni adatte a definire la “casualità” con cui spieghiamo certi fenomeni.
Ho usato le parole “percepire” e “protocollo” e soprattutto “probabilmente” perché nel mio limitato vocabolario mi sembrano le più adatte, perché manca proprio un vocabolario, credo, per descrivere compiutamente queste cose. Vi prego, non fraintendetemi, questo è quello che penso adesso, potrebbe cambiare. Come tante persone sono abbastanza convinto che io debba ancora “cercare” e il bello è che lo faccio anche quando non vorrei farlo… e credo che lo farò, come tutti, “per quel che resta del mio giorno”. :)
Facevo riferimento a leggi di natura umana. Le quali sono per ora le uniche a cui ci si può appellare. :)

E a queste leggi preferisco un no, per aprire sì ad altro.
Che non conosco. Ma ri-conosco. Proprio nelle ricorrenze...che sono legislate (per usare il termine umano) nell'imprevedibilità.
Perchè noi le chiamiamo ri-correnze, ma se osservo in modo partecipante mi rendo conto che anche questa definizione è limitante. Ricorrente forse è la forma ma la sostanza, seppur talvolta impercettibilmente, non è la stessa. SE mi concentro sulla ricorrenza (e quindi sulla ricerca di un modello rassicurante fondamentalmente) trovo sicuro uno schema, ma in quello schema perdo le variabili che rendono la ricorrenza soltanto un percorrere, ciclico. Spirale. Che ogni cosa somiglia a se stessa pur nella diversità. Ed è sulla compresenza di somiglianza/differenza che mi piace mettere l'accento, se penso alle ricorrenze. Che è in quello spazio che le separa e le unisce che di solito si apprende. E si incontra.

E questo è legato al tempo. Che noi utilizziamo come limite definitorio e unico contenitore di cambiamenti più o meno percettibili. E allo spazio.

Ma se tempo e spazio sono compresenti. Tutto questo decade. (e io non escludo che lo siano, per quanto io non riesca a percepirlo)

E preferisco quindi un no, non come negazione. Ma come "non aggrappamento" alla certezza della definizione.

Come dicevo ho qualche problemino con le definizioni e le leggi. Perchè ritengo limitino il campo di ricerca non tanto nei risultati. Quanto nelle condizioni iniziali della ricerca. E nello sguardo del ricercatore.

Se cerco una "legge" (e volente e dolente sono legato al suo significato umano che ho esperito nel mio brodo di appartenenza) la ricerca che vado a fare è già limitata in partenza. Condizionata. E condizionato è lo sguardo che porto nel ricercare.

E hai ragione, il nostro vocabolario è limitato e autolimitante. Che lasciare le parole a volte è come lasciare il porto e avventurarsi per mare, senza sapere nè dove, nè quando, nè come, nè perchè, nè cosa. :)

E sul cercare...sfondi una porta aperta....a volte c'è da semplicemente entrare nella stanza. O uscire. A seconda da come la si guardi. No?
 
Ultima modifica:

spleen

utente ?
Facevo riferimento a leggi di natura umana. Le quali sono per ora le uniche a cui ci si può appellare. :)

E a queste leggi preferisco un no, per aprire sì ad altro.
Che non conosco. Ma ri-conosco. Proprio nelle ricorrenze...che sono legislate (per usare il termine umano) nell'imprevedibilità.
Perchè noi le chiamiamo ri-correnze, ma se osservo in modo partecipante mi rendo conto che anche questa definizione è limitante. Ricorrente forse è la forma ma la sostanza, seppur talvolta impercettibilmente, non è la stessa. SE mi concentro sulla ricorrenza (e quindi sulla ricerca di un modello rassicurante fondamentalmente) trovo sicuro uno schema, ma in quello schema perdo le variabili che rendono la ricorrenza soltanto un percorrere, ciclico. Spirale. Che ogni cosa somiglia a se stessa pur nella diversità. Ed è sulla compresenza di somiglianza/differenza che mi piace mettere l'accento, se penso alle ricorrenze. Che è in quello spazio che le separa e le unisce che di solito si apprende. E si incontra.

E questo è legato al tempo. Che noi utilizziamo come limite definitorio e unico contenitore di cambiamenti più o meno percettibili. E allo spazio.

Ma se tempo e spazio sono compresenti. Tutto questo decade. (e io non escludo che lo siano, per quanto io non riesca a percepirlo)

E preferisco quindi un no, non come negazione. Ma come "non aggrappamento" alla certezza della definizione.

Come dicevo ho qualche problemino con le definizioni e le leggi. Perchè ritengo limitino il campo di ricerca non tanto nei risultati. Quanto nelle condizioni iniziali della ricerca. E nello sguardo del ricercatore.

Se cerco una "legge" (e volente e dolente sono legato al suo significato umano che ho esperito nel mio brodo di appartenenza) la ricerca che vado a fare è già limitata in partenza. Condizionata. E condizionato è lo sguardo che porto nel ricercare.

E hai ragione, il nostro vocabolario è limitato e autolimitante. Che lasciare le parole a volte è come lasciare il porto e avventurarsi per mare, senza sapere nè dove, nè quando, nè come, nè perchè, nè cosa. :)

E sul cercare...sfondi una porta aperta....a volte c'è da semplicemente entrare nella stanza. O uscire. A seconda da come la si guardi. No?
Ciao, per la verità io no, facevo rifeimento alla natura o meglio a quello che dovrebbe tenere legate tutte le cose, noi compresi. (Noi e l'aragosta).:D
Del resto sulle leggi della natura umana non è che ci sia maggiore chiarezza, in me intendo, mi riesce più facile parlare del fatto che su giove e nettuno piovono diamanti....:)
Sul secondo neretto: OK.
Sul terzo, non sono del tutto d'accordo. Devi fare anche delle affermazioni, per poi riuscire a smentirle. (Sto sempre parlando di natura). E' l'atteggiamento libero che poi porta buoni frutti. Gli assunti, se è pur vero che potrebbero essere limitativi, ti consentono di porre una asticella da superare, quanto di positivo conosciamo è dovuto a questo atteggiamento, oltre le regole. Per superarle e andare appunto "oltre" devi conoscerle, prima.
E' come imparare a fotografare, per esempio, se non conosci le regole di base della composizione sarà difficile diventare un bravo fotografo, assimilate le regole, si sarà in grado di infrangerle ogni volta che serva all' economia dell'immagine creativa.
(Con tutto ciò, una buona foto può riuscire anche ad un principiante ma sarà un caso, nel caso).

Proprio parlando di fotografia, mi chiedo se quella che noi consideriamo una "bella immagine" derivi dalla nostra Educazione personale iconografica oppure tocchi corde interne e armonie che già abbiamo dentro.

Sai cosa mi ha risposto il mio compare ed amico alla domanda di cosa ci lega alle aragoste, alle pietre e alle foglie degli alberi?
Mi ha detto: - Che sono tutte immagini create dalla nostra mente -
Figo no? e vero anche.:D
 

ipazia

Utente disorientante (ma anche disorientata)
Ciao, per la verità io no, facevo rifeimento alla natura o meglio a quello che dovrebbe tenere legate tutte le cose, noi compresi. (Noi e l'aragosta).:D
Del resto sulle leggi della natura umana non è che ci sia maggiore chiarezza, in me intendo, mi riesce più facile parlare del fatto che su giove e nettuno piovono diamanti....:)
Sul secondo neretto: OK.
Sul terzo, non sono del tutto d'accordo. Devi fare anche delle affermazioni, per poi riuscire a smentirle. (Sto sempre parlando di natura). E' l'atteggiamento libero che poi porta buoni frutti. Gli assunti, se è pur vero che potrebbero essere limitativi, ti consentono di porre una asticella da superare, quanto di positivo conosciamo è dovuto a questo atteggiamento, oltre le regole. Per superarle e andare appunto "oltre" devi conoscerle, prima.
E' come imparare a fotografare, per esempio, se non conosci le regole di base della composizione sarà difficile diventare un bravo fotografo, assimilate le regole, si sarà in grado di infrangerle ogni volta che serva all' economia dell'immagine creativa.
(Con tutto ciò, una buona foto può riuscire anche ad un principiante ma sarà un caso, nel caso).

Proprio parlando di fotografia, mi chiedo se quella che noi consideriamo una "bella immagine" derivi dalla nostra Educazione personale iconografica oppure tocchi corde interne e armonie che già abbiamo dentro.

Sai cosa mi ha risposto il mio compare ed amico alla domanda di cosa ci lega alle aragoste, alle pietre e alle foglie degli alberi?
Mi ha detto: - Che sono tutte immagini create dalla nostra mente -
Figo no? e vero anche.:D
Mi piace assai il tuo compare!!:D

Ed è esattamente in quei termini che facevo riferimento a leggi limitanti. Che anche quelle, le leggi, sono immagini/proiezioni della nostra mente, fondamentalmente.
E in quei termini hanno validità limitata alla mente che le produce e alla mente che le traduce a se stessa.

In questi termini sono di natura umana. Che qualunque spiegazione della Natura è per ora di natura umana.
Per il semplice motivo per cui, se anche siamo parte di una rete, non riusciamo a percepire l'interezza delle comunicazioni che in essa avvengono. Ma percepiamo solo la parte da cui siamo toccati.

E infatti un'aragosta ci sembra profondamente diversa da noi. :D

Io sto scoprendo lo sguardo di traverso. Comprendendo affermazione e negazione. In circolarità. E il cercare senza cercare. Partecipante.
Conoscere. Senza affermare e neanche negare. Per il puro e neutro conoscere.

Nessuna asticella. Da superare. Ma campo conoscitivo da esplorare.

Non so fare fotografia. E non mi piace molto fissare le immagini. Non ho foto.

Ma nel campo in cui sono novizia sto imparando che la mia ricerca costante di regole del fare..è assolutamente inutile e anche controproducente. Mi blocca.

Istintivamente io so già. Cosa fare. Se lo lascio salire.

Però mi sa che sono cose diverse. Nel campo in cui sono novizia è il mio corpo che sa cosa fare. Non ha praticamente bisogno di me per farlo. La me che regolamenta intendo.

La fotografia è una tecnica. Che usa strumenti tecnici e esterni al corpo. Prolungamenti con cui è necessario entrare in comunicazione. Per poi attraverso loro entrare in comunicazione col mondo.

Ed è una tecnica che deve arrivare ad un prodotto. Riconosciuto e riconoscibile.

Che poi, un bravo fotografo per chi?

Per chi guarda? O per chi fotografa che, a prescindere, si gode quello che ha voluto fissare?

Credo ci siano un sacco di vincoli nella bravura.

Io invece mi chiedo, se questo oltre...non sia esattamente dove si è. E se non basti semplicemente vedere e ascoltare. Proprio eliminando le leggi e le regole.
 

Tradito?

Utente di lunga data
Mi piace assai il tuo compare!!:D

Ed è esattamente in quei termini che facevo riferimento a leggi limitanti. Che anche quelle, le leggi, sono immagini/proiezioni della nostra mente, fondamentalmente.
E in quei termini hanno validità limitata alla mente che le produce e alla mente che le traduce a se stessa.
Se avessero validita' limitata alla nostra mente non riusciremmo a mandare un razzo sulla luna.
 
Stato
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