È esattamente questo il senso e, sì, può anche arrivare a cambiare l'impostazione di alcuni rapporti interpersonali, tanto arriva a fondo. Perché "antipatia e simpatia" possono in realtà avere anche basi molto superficiali, che quello che parrebbe un semplice gioco può arrivare a scardinare, scavando in realtà molto più in profondità.
Per cui, rispondendo a [MENTION=4739]Brunetta[/MENTION], l'attinenza con la realtà c'è eccome, anche in un "banale" guardie e ladri. Basta spostarsi dall'azione ("ti ho beccato!/mi ha beccato!") alla sensazione: è quella che viene ascoltata e dà senso alla cosa.
I bambini sono appunto maestri in questo e il gioco, come per tutti i cuccioli, è la loro palestra per la vita.
Poi c'è chi ama continuare a farlo anche da adulto... e dal mio punto di vista, se si riesce a mantenere quell'ottica senza fermarsi alla superficie dell'azione in sé, può essere continua occasione di crescita.
Certo, a me sembra di quotidiana evidenza come fenomeno
E anche gli adulti "giocano" spesso inconsapevolmente, e quotidianamente, poiché hanno perso (non tutti) la decisiva prospettiva del bambino
Porto un esempio reale e attuale
Mio figlio, i suoi amichetti di campagna, ganzissimi fortissimi, simpaticissimi
Decidono di fare una capanna nel mio giardino, per poi.. (sogni)
Iniziano i lavori, compiti ripartiti tutto procede
A metà strada iniziano le grane, "dai rispettivi ruoli ognuno inizia a lasciare uscire antipatia, nervosismo, arroganza, etc.. etc..
Ci sono state anche un paio di colluttazioni fisiche :rotfl: (in campagna si è più spicci), gli urli e (purtroppo) le bestemmie non si contano
Morale: i lavori sono fermi da fine luglio, e io ho già detto che se il 1 settembre non si riprenderanno procederò alla demolizione dell' "eco-mostro" :carneval:
Non riescono a "concludere" l'attraversamento della loro esperienza
Mio figlio mi chiede: perché succede questo?
Io gli ho spiegato che succede anche da adulti, solo che non li chiamiamo più "giochi" ma in altro modo.
E nel "gioco" (o in come lo si voglia chiamare) quando si assume un ruolo, si scoprono inevitabilmente parti di noi e di chi gioca con noi.